Si sa che uno dei grandi mali nel giornalismo è l'autocitazione; e in effetti, al di là del narcisismo connaturato alla nostra razza, riconosco che non è una gran bella abitudine. Dato che ho però ricevuto diversi solleciti in questo senso, vengo meno ai miei principi postando qui un articolo scritto per Città Nuova: Udine, il tempo del silenzio.
Sono righe nate dall'esperienza fatta questa settimana, in seguito all'omicidio di Mirco Sacher: una storia poco chiara, sulla quale ancora non si è fatta luce. Come spiego nel testo, mi era stato chiesto un articolo in merito, ma ho ritenuto che, in questo caso di specie, fosse meglio tacere - leggendo capirete il perché.
Per carità, non pretendo di pontificare su come i giornali molto spesso farebbero meglio a stare zitti, sulla sovraesposizione mediatica delle famose tre S - sesso, soldi e sangue - e via discorrendo: se ne è parlato già troppo, e non avrei nulla da aggiungere. L'intento è solo quello di condividere le ragioni di una scelta, perché credo che anche questo sia un contributo valido verso i lettori di un giornale. Buona lettura.
Il mio blog di avventure birrarie, descrizioni di birre, degustazioni, e notizie dal mondo della birra artigianale.
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domenica 14 aprile 2013
martedì 12 febbraio 2013
Anche la Pravda se la ride
Ebbene sì, a quanto pare ieri Benedetto XVI ha colto tutti di sorpresa: e se la prima ad annunciare l'elezione al soglio pontificio di Joseph Ratzinger via sms al buon don Fabio Mantese (che all'epoca non era ancora don) fu proprio la sottoscritta, ieri è stato lui il primo ad annunciare a me le dimissioni del pontefice. Vedi un po' tu i casi della vita.
A parte questo, ieri pomeriggio mi sono dedicata ad una rassegna stampa internazionale sull'argomento per Città Nuova: come potete leggere qui, ho decisamente avuto di che divertirmi nel vedere come il resto del mondo ha reagito alla notizia - vi consiglio di leggere la parte sulle quotazioni degli allibratori sui papabili...
Pensavo di essermela spassata abbastanza, quando ho aperto - tanto per curiosità - anche la pagina del quotidiano russo Komsomol'skaja Pravda: e lì, dulcis in fundo, ho trovato la chicca della giornata. In apertura a caratteri cubitali campeggiava il titolone «Silvio Berlusconi: vi restituirò il Papa», citando gli sfottò che circolano in rete sulla restituzione dell'Imu. Anzi, secondo la Pravda sarebbe stato Berlusconi stesso a mettere in giro la battuta, alludendo alle barzellette su una sua possibile salita al soglio pontificio (col nome di Pio Tutto, come vuole la vulgata).
Per carità, l'umorismo è umorismo: ma che certe battute riescano a scalzare addirittura nel titolo il contenuto dell'articolo, dà quantomeno da pensare sia sulla reputazione che come Paese ci portiamo dietro, sia sui meccanismi che governano l'informazione ai tempi dei social network. Perché una cosa è Facebook e le relative goliardate, e un'altra è un giornale.
A parte questo, ieri pomeriggio mi sono dedicata ad una rassegna stampa internazionale sull'argomento per Città Nuova: come potete leggere qui, ho decisamente avuto di che divertirmi nel vedere come il resto del mondo ha reagito alla notizia - vi consiglio di leggere la parte sulle quotazioni degli allibratori sui papabili...
Pensavo di essermela spassata abbastanza, quando ho aperto - tanto per curiosità - anche la pagina del quotidiano russo Komsomol'skaja Pravda: e lì, dulcis in fundo, ho trovato la chicca della giornata. In apertura a caratteri cubitali campeggiava il titolone «Silvio Berlusconi: vi restituirò il Papa», citando gli sfottò che circolano in rete sulla restituzione dell'Imu. Anzi, secondo la Pravda sarebbe stato Berlusconi stesso a mettere in giro la battuta, alludendo alle barzellette su una sua possibile salita al soglio pontificio (col nome di Pio Tutto, come vuole la vulgata).
Per carità, l'umorismo è umorismo: ma che certe battute riescano a scalzare addirittura nel titolo il contenuto dell'articolo, dà quantomeno da pensare sia sulla reputazione che come Paese ci portiamo dietro, sia sui meccanismi che governano l'informazione ai tempi dei social network. Perché una cosa è Facebook e le relative goliardate, e un'altra è un giornale.
martedì 5 febbraio 2013
Un colpo di sole sotto la pioggia
Per proseguire la serie «non è vero che Udine culturalmente parlando è la morte civile», sabato scorso ho avuto il piacere incontrare l'amico cantautore Giacomo Lariccia, in Italia per un paio di date con il suo album Colpo di sole. Mi permetto di spezzare una lancia - o meglio, un post - in suo favore, dato che davvero lo merita (tanto è vero che è arrivato in finale al Premio Tenco). L'ho conosciuto a Bruxelles, dove vive da quando si è trasferito in Belgio per studiare chitarra jazz; e ricordo ancora con piacere il primo incontro con lui in un bar di fronte a Bourse, quando l'avevo intervistato per questo articolo di Città Nuova sui cervelli in fuga. Da allora è nata un'amicizia, così mi ha invitata ad ascoltarlo. Serata meteorologicamente pessima a dispetto del titolo dell'album, anche se, date le condizioni climatiche belghe, Giacomo ha assicurato di sentirsi a casa (e chi è stato da quelle parti sa bene di che cosa parlo).
Avevo già sentito dal vivo Colpo di sole ad un suo concerto a Roma; per cui, dopo una buona mezz'ora passata a cercare inutilmente il locale - ben nascosto in fondo al parcheggio di un supermercato - stavo seriamente pensando di tornarmene a casa. Alla fine però devo dire che è valsa la pena di non desistere, e non solo perché mi è stato fatto omaggio del cd per ripagarmi della perseveranza (grazie Giacomo): ho potuto sentire in anteprima Sempre avanti, la canzone che dà il titolo al suo nuovo album, in uscita nell'autunno del 2013.
Il testo mi ha ricordato Povera Italia, della raccolta precedente: se in quel caso si parlava dell'Italia che aveva «sbandato» ed era «in ginocchio», ma che alla fine «ha il coraggio di rialzare la testa», è da lì che idealmente - e anche letteralmente, dato che riprende le stesse parole - riparte Sempre avanti. Archiviati quindi i tanti piccoli e grandi difetti dell'Italia, visti con lo sguardo critico e disincantato di chi li osserva dall'estero, si passa ad una sorta di incoraggiamento a mettere a frutto le potenzialità che nel nostro Paese ancora ci sono: d'altronde, il titolo della canzone parla da sé. Melodia orecchiabile, che si presta a coinvolgere il pubblico - sulla scia di Freddo, che, come ebbe a dire il buon Giacomo al concerto a Roma, «imparano anche i fiamminghi» -, ed esecuzione appassionata ne fanno indubbiamente un pezzo che fa presa sull'uditorio.
Altra cosa curiosa di Giacomo è che finanzia i suoi lavori con un sistema di crowdfunding: il pubblico può cioè partecipare alla creazione del disco con una piccola quota, e poi il nome di chi ha contribuito compare nella lista dei produttori. Un sistema già utilizzato con successo per Colpo di sole e ora riproposto per Sempre avanti, proseguendo nell'idea di rendere chi ascolta "azionista" di un progetto che diventa in qualche modo condiviso. In più è partita anche l'iniziativa Un concert chez moi: in soldoni, è possibile invitare Giacomo a casa per un concerto privato - ok, diciamo che porta i suoi concerti nelle case per far conoscere la sua musica...però fa un certo che dire di avere un concerto privato a casa propria.
Se vi siete incuriositi, dal sito di Giacomo è scaricabile l'album Colpo di sole, mentre sul sito di Sempre avanti trovate tutte le informazioni sul nuovo album.
Avevo già sentito dal vivo Colpo di sole ad un suo concerto a Roma; per cui, dopo una buona mezz'ora passata a cercare inutilmente il locale - ben nascosto in fondo al parcheggio di un supermercato - stavo seriamente pensando di tornarmene a casa. Alla fine però devo dire che è valsa la pena di non desistere, e non solo perché mi è stato fatto omaggio del cd per ripagarmi della perseveranza (grazie Giacomo): ho potuto sentire in anteprima Sempre avanti, la canzone che dà il titolo al suo nuovo album, in uscita nell'autunno del 2013.
Il testo mi ha ricordato Povera Italia, della raccolta precedente: se in quel caso si parlava dell'Italia che aveva «sbandato» ed era «in ginocchio», ma che alla fine «ha il coraggio di rialzare la testa», è da lì che idealmente - e anche letteralmente, dato che riprende le stesse parole - riparte Sempre avanti. Archiviati quindi i tanti piccoli e grandi difetti dell'Italia, visti con lo sguardo critico e disincantato di chi li osserva dall'estero, si passa ad una sorta di incoraggiamento a mettere a frutto le potenzialità che nel nostro Paese ancora ci sono: d'altronde, il titolo della canzone parla da sé. Melodia orecchiabile, che si presta a coinvolgere il pubblico - sulla scia di Freddo, che, come ebbe a dire il buon Giacomo al concerto a Roma, «imparano anche i fiamminghi» -, ed esecuzione appassionata ne fanno indubbiamente un pezzo che fa presa sull'uditorio.
Altra cosa curiosa di Giacomo è che finanzia i suoi lavori con un sistema di crowdfunding: il pubblico può cioè partecipare alla creazione del disco con una piccola quota, e poi il nome di chi ha contribuito compare nella lista dei produttori. Un sistema già utilizzato con successo per Colpo di sole e ora riproposto per Sempre avanti, proseguendo nell'idea di rendere chi ascolta "azionista" di un progetto che diventa in qualche modo condiviso. In più è partita anche l'iniziativa Un concert chez moi: in soldoni, è possibile invitare Giacomo a casa per un concerto privato - ok, diciamo che porta i suoi concerti nelle case per far conoscere la sua musica...però fa un certo che dire di avere un concerto privato a casa propria.
Se vi siete incuriositi, dal sito di Giacomo è scaricabile l'album Colpo di sole, mentre sul sito di Sempre avanti trovate tutte le informazioni sul nuovo album.
mercoledì 23 gennaio 2013
La carica dei 1100
Ok, in realtà questo era un post che avrei dovuto pubblicare ieri; ma, ammettiamolo, ero troppo impegnata a passare la giornata insieme alla famiglia, essendo il giorno libero di Enrico...
L'occasione del post è, udite udite, il superamento della fatidica soglia delle 1000 visite per il blog (al momento 1100, per l'esattezza) dopo due settimane di vita: è quindi doveroso un grazie non solo ai 910 dall'Italia, ma anche agli 80 dagli Stati Uniti, ai 40 del Regno Unito, ai 26 dalla Germania, ai 17 dal Belgio, ai 5 dalla Francia, ai 3 dalla Svizzera, ai 2 da Canada e Danimarca, e a quegli unici solitari da Australia, Spagna, Portogallo e Norvegia. Davvero da questo punto di vista la rete non smette di stupirmi.
Se volete qualche altra curiosità, in merito ai browser Firefox la fa da padrone con il 50%, staccando di parecchie lunghezze Chrome con il 19%, mentre Internet Explorer con il 9% sembra avviato verso il declino...in compenso tiene Windows in quanto a sistemi operativi, con il 50%, seguito da Mac con il 20%. Peccato per Linux che si ferma al 3%, confortato però dall'8% di Android e dal 10% di altri sistemi Unix.
Ok, basta numeri: ora rilassatevi con questo articoletto che ho scritto ieri per Città Nuova, con tutte le bizzarrie del giuramento di Obama...buona lettura!
L'occasione del post è, udite udite, il superamento della fatidica soglia delle 1000 visite per il blog (al momento 1100, per l'esattezza) dopo due settimane di vita: è quindi doveroso un grazie non solo ai 910 dall'Italia, ma anche agli 80 dagli Stati Uniti, ai 40 del Regno Unito, ai 26 dalla Germania, ai 17 dal Belgio, ai 5 dalla Francia, ai 3 dalla Svizzera, ai 2 da Canada e Danimarca, e a quegli unici solitari da Australia, Spagna, Portogallo e Norvegia. Davvero da questo punto di vista la rete non smette di stupirmi.
Se volete qualche altra curiosità, in merito ai browser Firefox la fa da padrone con il 50%, staccando di parecchie lunghezze Chrome con il 19%, mentre Internet Explorer con il 9% sembra avviato verso il declino...in compenso tiene Windows in quanto a sistemi operativi, con il 50%, seguito da Mac con il 20%. Peccato per Linux che si ferma al 3%, confortato però dall'8% di Android e dal 10% di altri sistemi Unix.
Ok, basta numeri: ora rilassatevi con questo articoletto che ho scritto ieri per Città Nuova, con tutte le bizzarrie del giuramento di Obama...buona lettura!
giovedì 17 gennaio 2013
American friends, I want you
Ok, American readers: this post is for you - and, indeed, for all those interested in the subject. (Ok, se non sapete l'inglese pazientate, poi traduco...). I would really appreciate it if you gave me some feedback on the gun control measures proposed by president Obama. From what I can tell from the media, the public opinion is rather split between enthousiastic support and bitter opposition: but it's quite hard to tell from here. Apart from your personal opinion - which is more than welcome in your comments -, what is your sense of the mood in the States? Do tragedies such as Newton, Aurora or Columbine really have an impact, or is it just a matter of time before support for these measures fades? By the way, as Italians, we can't turn a blind eye on the issue of arms production and trade: according to the Stockholm International Peace Research Institute, the eighth largest arms-producing company in the world is the Italian Finmeccanica (partly government-owned), with a total arms sales of 14,410 $ m and a profit of 738 $ m. Needless to say, most of our production is intended for the export: according to the government report on import and export of weapons for 2011, the biggest markets are Algeria (477 m euros), Singapore (395 million) and India (250 million). Moreover, several Italian banks have meade heavy investments in the sector: according to the report, Bnp Paribas Italy invested 490 m euros in 2011, Bnl 223 million, and many others are involved - albeit at a lesser degree. So, what else? I'm looking forward to hearing from you!
Ok, ora in Italiano...dicevo, stamattina mi sono trovata a fare per Città Nuova una rassegna stampa internazionale (che potete leggere qui) sulle misure per il controllo delle armi proposte da Obama. Il che mi ha portato a domandarmi come gli americani stanno vivendo questo dibattito, al di là di ciò che si legge sui media. Di qui l'invito agli amici e lettori americani ad inviarmi le loro impressioni.
L'invito però è rivolto anche agli italiani, dato che non possiamo certo far finta che la produzione e il commercio di armi non ci riguardi: secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, l'ottavo produttore mondiale di armi è la partecipata Finmeccanica, con un volume di vendita di 14.410 milioni di dollari e utili per 738 milioni. Inutile dirlo, la maggior parte di queste armi viene esportata: secondo il Rapporto 2011 del Consiglio dei ministri sull'importazione ed esportazione di armi, i maggior mercati sono l'Algeria (477 milioni di euro), Singapore (395 milioni) e l'India (250 milioni). Inoltre, diverse banche hanno generosamente investito nel settore: sempre secondo il rapporto, Bnp Paribas Italia ha ottenuto autorizzazioni per 490 milioni di euro, Bnl per 223 milioni, e molte altre sono coinvolte - seppur in misura minore. Per cui, che dire? Anche i vostri commenti sono i benvenuti!
mercoledì 16 gennaio 2013
Braccia...tornate all'agricoltura
Eppure un minimo di attenzione la meritavano, dato che, a vedere i numeri forniti dal servizio statistica della regione, c'è poco da stare allegri: dopo una crescita del Pil dello 0,6 per cento nel 2011, il 2012 l'ha visto cadere del 2 per cento; e anche il 2013, per quanto (secondo un'indagine della stessa Confindustria Udine) quasi la metà degli imprenditori preveda un aumento della produzione, dovrebbe portare un timido miglioramento soltanto nella seconda parte dell'anno.
Eppure, in mezzo ad indicatori quasi interamente con il segno meno, un settore che se la cava meglio di altri c'è: guarda un po' te, è quello agricolo, che nel 2011 ha messo a segno un +1,8 per cento nel valore aggiunto, addirittura un + 4 per cento nel 2012, e prevede un +1,6 per il 2013. Forse anche i tanti disoccupati dovrebbero farci un pensierino, visto che le assunzioni sono cresciute del 15,2 per cento. Numeri che stridono con quelli del settore industriale: ha perso il 5,1 per cento lo scorso anno, prevede un – 0,5 per il 2013, e ha visto le assunzioni diminuire del 17,6 per cento; per non parlare di quello delle costruzioni, il cui valore aggiunto è diminuito del 5,8 per cento nel 2012, e ha tagliato addirittura del 24,7 per cento le assunzioni. Non a caso anche l'industria alimentare, che a rigor di logica si suppone strettamente collegata, è stata uno di quelle che se l'è passata meglio: a trainarla sono state soprattutto le esportazioni, cresciute dell'8,9 per cento. In fondo, lo sapevamo che le bontà italiane all'estero fanno gola.
I prodromi di un ritorno alla terra? Presto per dirlo, anche perché come sempre i numeri vanno interpretati prima di trarre conclusioni; però ci sono diversi casi di giovani che ci fanno un pensierino. Mi limito a citare il caso dei fratelli De Rosso di Farra di Soligo (di cui ho parlato in questo articolo su Città Nuova, insieme a Maddalena Maltese), che dopo aver preso in mano il vigneto di un anziano agricoltore hanno aperto la loro cantina, lanciando il proprio brand (le Volpere) con tanto di sito internet. A sentir loro, le nuove generazioni possono giocare un ruolo importante nel rilanciare il settore, con la loro volontà di aprirsi al nuovo pur senza stravolgere le tradizioni e saperi atavici appresi dai più vecchi: magari le famose braccia rubate all'agricoltura torneranno davvero nei campi, non in senso dispregiativo, ma per fare quel lavoro in cui possono dare del loro meglio.
domenica 13 gennaio 2013
Giglio, un ricordo a modo mio
Sì, lo so, Enrico ha ragione a lamentarsi: a tenermi compagnia durante i pasti sono solo le rassegne stampa di RaiNews, e così anche oggi, come ogni mattina, ho fatto colazione con la Tv sintonizzata.
Come presumibile, buona parte della rassegna era dedicata all'annivesario del naufragio della Concordia, e alle celebrazioni sull'isola del Giglio. Per carità, giusto e doveroso ricordare: il dolore dei parenti delle vittime non è certo diverso un anno dopo, né chi ha vissuto quei momenti li ha meno vivi nella propria memoria. Però suppongo siano in tanti a trovare limitativo raccontare soltanto di Schettino, inchini e riverenze: personalmente preferisco ricordare questo anniversario con le parole di uno dei pescatori che quella notte c'era e non si è fatto domande prima di mettersi in mare per dare una mano, riportate in questo articolo di Città Nuova.
Sia chiaro: le parole dell'articolo non aggiungono nulla al già detto, né possono rendere giustizia fino in fondo a quanto parlare con lui mi abbia colpito; ma al di là di ciò che il pescatore mi ha raccontato, si capiva come nell'animo non solo suo, ma di tutta la popolazione del Giglio, non c'era né ci sarebbe stato tempo né intenzione di andare a distribuire colpe: anche il clamore mediatico sul comportamento dell'equipaggio è notevolmente ridimensionato nelle parole di chi ha visto di persona.
Per questo, piuttosto che ricordare quella «piccola parte dell'equipaggio che non ha fatto il suo dovere», preferisco ricordare i molti di più che nel cuore della notte sono saliti sulle loro barche, hanno aperto le porte delle loro case, e offerto cibo e coperte ai superstiti. Credo lo meritino molto di più. Non è questione di buonismo: giustizia non è solo riconoscere le responsabilità di chi ha sbagliato, ma anche i meriti di chi ha fatto il bene.
Come presumibile, buona parte della rassegna era dedicata all'annivesario del naufragio della Concordia, e alle celebrazioni sull'isola del Giglio. Per carità, giusto e doveroso ricordare: il dolore dei parenti delle vittime non è certo diverso un anno dopo, né chi ha vissuto quei momenti li ha meno vivi nella propria memoria. Però suppongo siano in tanti a trovare limitativo raccontare soltanto di Schettino, inchini e riverenze: personalmente preferisco ricordare questo anniversario con le parole di uno dei pescatori che quella notte c'era e non si è fatto domande prima di mettersi in mare per dare una mano, riportate in questo articolo di Città Nuova.
Sia chiaro: le parole dell'articolo non aggiungono nulla al già detto, né possono rendere giustizia fino in fondo a quanto parlare con lui mi abbia colpito; ma al di là di ciò che il pescatore mi ha raccontato, si capiva come nell'animo non solo suo, ma di tutta la popolazione del Giglio, non c'era né ci sarebbe stato tempo né intenzione di andare a distribuire colpe: anche il clamore mediatico sul comportamento dell'equipaggio è notevolmente ridimensionato nelle parole di chi ha visto di persona.
Per questo, piuttosto che ricordare quella «piccola parte dell'equipaggio che non ha fatto il suo dovere», preferisco ricordare i molti di più che nel cuore della notte sono saliti sulle loro barche, hanno aperto le porte delle loro case, e offerto cibo e coperte ai superstiti. Credo lo meritino molto di più. Non è questione di buonismo: giustizia non è solo riconoscere le responsabilità di chi ha sbagliato, ma anche i meriti di chi ha fatto il bene.
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