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mercoledì 31 maggio 2017

Fvg, la birra artigianale è legge

Ebbene sì, ora è legge: il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato ieri il già noto progetto di legge per la tutela della birra artigianale, a forma dei consiglieri Emiliano Edera e Enzo Marsilio. Con 30 voti a favore e soltanto un contrario, il testo entra ora a tutti gli effetti nel corpus normativo regionale. Come si legge nel comunicato stampa diramato, tra i punti fondamentali della legge ci sono "la promozione delle produzioni di qualità attraverso la concessione di incentivi ad hoc su infrastrutture e impianti; l'istituzione di un registro dei birrifici artigianali del Friuli Venezia Giulia, l'avvio di percorsi di formazione e aggiornamento professionale degli operatori di settore. L'Aula, prima del voto, ha perfezionato il testo approvando alcuni emendamenti; uno dei quali estende alla birra artigianale l'utilizzo del marchio Agricoltura Qualità Ambiente (AQUA), certificazione di qualità concessa dall'Ersa in presenza di specifici requisiti, tra i quali la tracciabilità totale della filiera e il ridotto raggio di sviluppo della stessa, non superiore ai 90 chilometri. Un'ulteriore modifica interessa la definizione stessa di "birra artigianale del Friuli Venezia Giulia" che potrà essere utilizzata per un ciclo produttivo svolto interamente nel territorio regionale, a eccezione non del solo processo di maltazione, ma anche della produzione del luppolo - modifica ad hoc, mi si permetta di osservare, dato che altrimenti nessun birrificio sarebbe mai potuto rientrare in tali parametri -. Viene inoltre stanziato un finanziamento complessivo di 135mila euro per le finalità previste dalle norme: 45mila euro all'anno per il triennio 2017-2019".

Grande naturalmente  la soddisfazione da parte dei proponenti e dei birrai tutti; anche perché, pur in presenza di diverse proposte di legge regionale in Italia (ricordo il Veneto, il Piemonte e la Sardegna) il Fvg è il primo ad arrivare all'approvazione in aula. Ho avuto modo di contattare il consigliere Emiliano Edera, al quale ho rivolto alcune domande.

Consigliere Edera, come mai, tra le tante produzioni artigianali in Regione, si è scelto di puntare proprio sulla birra?
Insieme a un gruppo di consiglieri abbiamo incontrato alcuni rappresentanti dell'Associazione artigiani birrai del Friuli Venezia Giulia, che ci hanno esposto le loro esigenze. Data la forte crescita del settore, che rappresenta un fiore all'occhiello per la Regione, abbiamo ritenuto opportuno dare un quadro normativo.

Che contributo ha portato la discussione in aula rispetto a quanto già avvenuto in Commissione?
La modifica principale consiste nella questione del marchio: si è scelto di puntare su di uno già rigistrato come AQUA, invece di crearne uno nuovo, per evitare potenziali impugnazioni di un marchio legato al territorio - rispetto alle quali esiste peraltro già una certa giurispridenza. Lo sforzo è comunque stato quello di coprire tutti i tipi di realtà, pur in assenza di un marchio specifico.

C'è poi la questione dei fondi e dei criteri con cui vengono ripartiti: 45 mila euro l'anno sono sicuramente una buona notizia, ma con oltre 30 birrifici in Regione il rischio di dare finanziamenti a pioggia o comunque in maniera non del tutto efficace è un nodo da tenere presente. Come agirete?
Innanzitutto va precisato che si tratta di una cifra iniziale, per dare il via a questa legge, e l'obiettivo è quello di aumentare la dotazione. Per il resto, saranno i regolamenti attuativi a definire in maniera dettagliata i criteri da utilizzare. La cosa che più mi ha fatto piacere è stato che anche i diretti interessati, i birrai, durante le auduzioni hanno espresso soddisfazione: il che mi conforta rispetto al fatto che stiamo andando nella direzione giusta.


Ho poi avuto modo di contattare anche Enzo Marsilio, l'altro firmatario del testo.

Consigliere Marsilio, lo chiedo anche lei: come mai tra le tante produzioni si è scelta la birra artigianale?
Innanzitutto perché, pur essendo un settore che in quanto a dimensioni può essere considerato di nicchia, abbiamo delle punte di eccellenza che hanno ottenuto riconoscimenti anche a livello europeo; e in secondo luogo perché, se pensiamo al percorso di valorizzazione del vino che è stato fatto con successo, è ora evidente la necessità di un analogo accompagnamento da parte della Regione anche per quello birrario. Penso in particolare alla definizione di una filiera regionale, sia per il luppolo - specie ora che si sta lavorando per superare alcuni limiti normativi a livello europeo - che per l'orzo e la maltazione: un micromaltificio in Regione ci può stare, dando seguito a quelli che sono i progetti già avviati.

Qual è a suo avviso il maggior punto di forza, e quale invece la criticità più significativa, di questa legge?
Il maggior punto di forza è proprio il fatto stesso di aver approvato la legge: siamo la prima Regione in Italia a farlo, e questo significa trasmettere un messaggio molto forte. La maggior criticità è la mancanza, al momento, di una chiara definizione della filiera già nel testo di legge, come avrei invece auspicato. Già diversi enti, in primo luogo l'Ersa, stanno lavorando in questa direzione: penso ad esempio a ciò che già ha fatto e sta facendo per quanto riguarda l'orzo. Ora rimane da incrementare il settore del luppolo. Non sarà un percorso breve, ma aver definito questo quadro di base è comunque un punto di partenza.

Quando prevede che si potrà andare a regime?
I regolamenti devono essere operativi entro 180 giorni, per cui contiamo di partire entro la fine dell'anno. Sono comunque già accessibili ai birrifici sia i bandi rivolti alel aziende artigiane che, per gli agribirrifici, quelli ricolte alle aziende agricole: il che va ad aggiungersi alla dotazione economica prevista da questa legge.

venerdì 31 marzo 2017

Birrai di tutte le regioni, unitevi

E' di un paio di giorni fa la notizia del deposito di una proposta di legge regionale in Fvg, a firma dei consiglieri Marsilio, Gerolin ed Edera, per la creazione di un marchio unico della birra artigianale Fvg e il sostegno finanziario per l'acquisto di attrezzatura. Una proposta a cui si lavorava da tempo e che fa il paio con altre iniziative analoghe, come quella in Veneto - di cui avevo scritto qui - e che ha fatto trarre un "finalmente" di soddisfazione a produttori ed appassionati.

Secondo quanto scrive Il Piccolo, "La bozza di legge prevede allora la creazione di un marchio collettivo che identifichi chiaramente prodotti e produttori, accompagnato dall'istituzione di un apposito registro dei birrifici. La promozione del marchio sarà affidata all'Ersa, che già si occupa di spingere la produzione vitivinicola regionale. L'altro asse della legge è il supporto all'innovazione delle lavorazioni, con finanziamenti ad hoc per l'acquisto di macchinari e la formazione degli operatori. Come spiega Marsilio, «verranno usati i capitoli di spesa già previsti per il sostegno alle aziende artigiane, ma chi investe nella filiera della birra potrà contare su punteggi aggiuntivi nelle graduatorie. Vogliamo favorire la nascita e lo sviluppo di aziende in un segmento in grande crescita, che permetterà inoltre di avviare interessanti filiere produttive in campo agricolo»".

I contenuti sono quindi leggermente diversi da quelli del Veneto, pur rimanendo lo scopo sostanzialmente il medesimo; ad attirare la mia attenzione è stata in particolare la parte riguardante il finanziamento per l'acquisto di macchinari e la formazione. Diciamocelo, la coperta è corta: infatti vengono usati capitoli di spesa già previsti per le aziende artigiane. Non essendo quindi stato stanziato un solo centesimo in più, gioco forza il legislatore si è trovato a fare una scelta, destinando questo denaro ai birrifici piuttosto che ad altre aziende. E fin qui, si dirà, buon per i birrifici - che magari si inimicheranno qualche altra azienda, ma questo è un altro discorso. Interessante sarà però vedere all'opera i criteri con cui questi punteggi aggiuntivi nelle graduatorie saranno assegnati. Se l'intento è quello di "favorire la nascita e lo sviluppo di aziende in un settore in grande crescita", è altretttanto vero che c'è chi accusa come questa crescita sia già eccessiva, con microbirrifici che spuntano ogni giorno come funghi e magari senza solide basi. Di qui l'importanza appunto dei criteri: se si vuole davvero favorire il settore, è evidentemente cruciale evitare finanziamenti a pioggia che rincorrano mille realtà diverse senza davvero sostenerne alcuna in maniera significativa. Come identificare dunque i "meritevoli" è una buona domanda: sulla base di un credibile e dettagliato progetto di investimento per la crescita dell'azienda? Su parametri indicativi della performance dell'azienda (trend del volume di produzione e delle vendite, riconoscimenti ricevuti, ecc)? Naturalmente qualsiasi parametro è discutibile, mi chiedo quali saranno poi alla prova dei fatti: ricordiamoci che stiamo parlando di un progetto di legge, per cui si vedrà soltanto dopo l'approvazione - data praticamente per certa dati i numeri in Consiglio dei gruppi che hanno espresso il loro sostegno - e in sede di applicazione dove si andrà effettivamente a parare.

Per intanto si tratta comunque di un gol messo a segno per i friulani, e che conferma come il Nordest sia tra le zone d'Italia più attive su questo fronte.