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martedì 3 aprile 2018

Un assaggio di Reservoir Dogs

Dopo un periodo di latitanza, sono tornata a bazzicare anche dalle parti dell'Associazione Homebrewers Fvg. L'occasione è stata la cena alla Birreria Brasserie accompagnata dalle birre di Reservoir Dogs, birrificio di Nova Gorica divenuto in breve tra i più noti della Slovenia - e che da tempo mi riprometto di visitare, accogliendo il gentile invito di Uros e soci. Il birrificio è peraltro conosciuto per la creatività sia nel battezzare le proprie birre che nella grafica delle etichette, motivo in più di curiosità.

La serata si è aperta con una gose, la Cum Grano Salis. All'aroma si avvertono i toni pungenti dell'acidità lattica e del frumento, come da manuale; ma al corpo risulta decisamente snella e delicata per il genere, per chiudere su una salatura molto sobria, così come lo è l'acidità. Fresca, delicata e dissetante, adatta anche a chi si accosta per la prima volta allo stile.

A seguire la session ale Conqueror: aromi di pompelmo puro, corpo scorrevole in cui il cereale si avverte appena, per poi tornare sull'amaro acre degli agrumi. Ammetto di aver trovato la luppolatura, sia in amaro che in aroma, un po' troppo robusta rispetto al corpo evanescente; per quanto si capisca, per come è costruita la Conqueror, che questa era l'intenzione di chi l'ha creata.

In terza battuta la ipa Lone Wolf, una monoluppolo styrian wolf: aromi intensi di frutta, in particolare uva spina; che aprono la strada ad un corpo questa volta più robusto, in cui la caramellatura del malto di fa sentire, prima di chiudere sugli stessi toni dell'aroma. Più equilibrata, per chi ama sì le ipa, ma fatica a digerire le luppolatura dall'amaro aggressivo.

Sale ancora di intensità la ipa Grim Reaper, dalla luppolatura più "classica" - anche qui ho comunque colto l'uva spina in particolare, per quanto accompagnata da una rosa di frutti e di resine più ampia - e dal corpo adatto a supportare una luppolatura di questa forza, con note tostate. Finale di un amaro acre e persistente.

Sempre una ipa, ma questa volta una black, la Starvation: luppolatura sempre tra l'agrume e la frutta tropicale, che non farebbe presagire un corpo che invece rivela tutta la forza del tostato, con toni tra il caffè e il cacao, prima di chiudere su un amaro che richiama l'aroma.

Di tutt'altro genere invece l'ultima, la imperial stout Batch 50: aromi intensi di liquore al cioccolato, e finanche qualche nota di vaniglia, rivela un corpo caldo e vellutato tendente al caffè. Chiude in maniera piuttosto secca per il genere, su un amaro sempre da caffè, così da non pregiudicare il sorso successivo.

Nel complesso, le definirei tutte birre tecnicamente ben fatte, gradevoli, e pensate per una beva facile e al tempo stesso non banale; unica perplessità che solleverei, il fatto che per la maggior parte esibiscano luppolature sul genere fruttato - dando la sensazione di una certa monotematicità sotto questo profilo, per quanto ciò finisca per diventare al tempo stesso una sorta di "marchio di fabbrica" di Reservoir Dogs.

Nota finale per la cucina della Brasserie, come sempre ben curata - antipasto di salumi e formaggi misti, crepe agli spinaci, spiedino di carne mista con patate fritte e crostata alle albicocche. Un grazie all'Associazione Homebrewers Fvg e a tutto lo staff della Brasserie.

lunedì 30 maggio 2016

Una birra oltre confine

Cogliendo l'invito di alcuni amici, sono stata ieri a fare ina pedalata nei dintorni di Caporetto; e una volta rientrati, data l'ovvia necessità di reintegrare i sali minerali perduti, la birra d'ordinanza non poteva mancare. Ci siamo così fermati in un bar nella piazza del paese che i nostri amici stessi ci avevano suggerito, dato che tiene - sia in bottiglia che alla spina - le birre di due birrifici sloveni: il locale Pivovarna 1713, e il più noto Reservoir Dogs di Solkan - a pochi km da Gorizia. Abbiamo puntato dritti alle spine, tra le quali c'erano disponibili la ipa Bloody Executioner del primo, e la pale ale Warrior del secondo.

Tra le due, diciamo che la Warrior era quella che più poteva starci per dissetarsi dopo la pedalata: aroma fruttato - più tendente verso la frutta tropicale che verso gli agrumi - ed elegante, che si amalgama con quello leggermente caramellato del malto; che non prelude però ad un corpo eccessivamente dolce, ma che anzi rimane leggero e rinfrescante pur mantenendo sullo sfondo i toni del caramello e del miele. La componente amara, tra il citrico e il resinoso, arriva solo nella chiusura moderatamente secca; senza comunque risultare intenso né persistente, coerentemente con una birra che vuole rimanere facilmente bevibile ed evitare di conseguenza sapori ed aromi troppo forti. Semplice e gradevole, con un buon equilibrio tra le varie componenti.

Di altro genere la Bloody Executioner, che fa subito sentire in forze la buona dose di luppoli americani in aroma con la componente agrumata che la fa da padrona. Anche il corpo è discretamente robusto, con le note di caramello e biscotto del malto che vanno quasi a sovrastare la componente luppolata; tanto che persino la chiusura, che pur rimane di un amaro resinoso, quasi non appare tale, lasciando l'impressione di una birra nettamente più dolce della media delle ipa. Comunque discretamente beverina nonostante i sapori più forti, complice anche la buona carbonatazione. Anche questa piacevole, ma meno "elegante" della Warrior, nella quale mi è sembrato di percepire un maggiore sforzo tendente a raggiungere l'equilibrio dell'insieme - ma stiamo parlando di due generi diversi, per cui si tratta di fatto di un confronto improprio.

Chiudo con un grazie agli amici Marco e Anna Maria che ci hanno guidati in questa scoperta...un saluto e alla prossima!