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venerdì 28 febbraio 2020

Al Cucinare e al Beer Attraction...meglio tardi che mai, parte prima

Con più o meno colpevole ritardo dovuto ad altri impegni di lavoro concomitanti, coronavirus, asili nido chiusi, eccetera eccetera, eccomi a scrivere qualcosa sulle nuove birre assaggiate al Cucinare di Pordenone - dove ho tenuto alcune degustazioni - e al Beer Attraction - nella toccata e fuga che sono riuscita a fare.

Inizio appunto dal Cucinare, dove ho assaggiato le ultime creazioni di birrifici che già conoscevo. Per prima la HopAle, black Ipa di Meraki ben riuscita nella sua semplicità e pulizia, di cui ho apprezzato in particolare il giusto equilibrio tra il tostato e l'agrumato della luppolatura sia in aroma che in amaro; seguita dalla Pink Moon di Galassia, una american wheat con ibisco, in cui a mio avviso si fondono in maniera molto interessante all'aroma lo speziato del lievito e l'acidulo dell'ibisco e del luppolo lemondrop; per poi amalgamare il tutto al palato con il cereale fresco. Un esperimento forse audace, ma senz'altro da provare per gli amanti del genere. Così come interessante per gli amanti del genere è la Nova brettata, dopo oltre un anno in botte: alla base di summer ale è stato aggiunto appunto il brett, che con l'invecchiamento risulta discretamente morbido e adeguatamente sostenuto dall'acidità elegante di base.

In quel di B2O ho invece assaggiato la nuova Vienna con mais rosso di San Martino e luppolo Lubelski: per quanto lo stile di base rimanga pienamente riconoscibile, costituisce comunque una sui generis all'interno della categoria, in quanto il mais conferisce sia all'aroma che al palato un particolare tocco "verace" di cereale. Interessante in particolare per gli abbinamenti a tavola: al Cucinare l'abbiamo accostata al risotto alla stout Renera e formaggio marinato sui lieviti preparato dallo chef di B2O Galdino Aggio, ma la vedrei molto bene anche con preparazioni in umido di pesce - penso alle seppie - o di carne - spezzatino e affini. Ancor di più mi ha colpita però la Honey Ale al miele di barena. Se pensate che tutte le honey ale siano dolci, ricredetevi: questa esibisce un potente balsamico al naso dato da questo particolare miele presidio Slow Food (tanto che non vengono utilizzati luppoli in aroma), e dopo aver concesso un breve passaggio ai toni biscottati del malto, vira di nuovo su un deciso taglio amaro sempre balsamico. Consigliata a chi cerca una birra al miele fuori dai canoni, e soprattutto provare un sapore diverso - non so voi, ma io il miele di barena manco sapevo cosa fosse.

Un ultimo appunto lo devo al Birrificio Agro e alla sua Saison, di cui - in questo post scritto in occasione della Fiera della birra artigianale di Pordenone - avevo criticato "una speziatura un po' sopra le righe": l'invecchiamento ha giovato dato che, assaggiando una bottiglia dello stesso lotto, ho trovato un maggiore ed apprezzabile equilibrio. Considerazione simile per Birra Follina, con un plauso al nuovo team del birrificio per i miglioramenti apportati alla dubbel Giana, che ora presenta un profilo aromatico decisamente più pulito senza "sbavature fenoliche" sempre in agguato in questi stili.

Per ora mi fermo qui, nella seconda puntata Beer Attraction...

martedì 14 maggio 2019

Birre "ancestrali"

La seconda tappa del mio tour nelle Marche è stata al birrificio IBEER di Fabriano, che già avevo visitato un paio d'anni fa in occasione dell'assemblea annuale dell'associazione Le Donne della Birra; e da allora sono rimasta in contatto con Giovanna Merloni, la birraia, avendo modo di apprezzare sia le sue creazioni brassicole che la sua notevole inventiva nel promuoverle - cito su tutte "La Borsa della Birra", con le quotazioni delle diverse birre che variano nel corso della serata. E' stato quindi un onore per me essere invitata da lei, da poco diventata campionessa italiana dei biersommelier, a condurre una degustazione a Lo Sverso - locale in centro città: diciamo che ero incerta se sentirmi come ai tempi dell'università, davanti ad una professoressa all'esame, o estremamente soddisfatta di essere stata ammessa nel vip club. Scherzi a parte, davvero è stato un piacere; e preparare e condurre la degustazione con lei è stata una preziosa occasione di scambio e di apprendimento da qualcuno che ha un'esperienza più lunga della mia e un bagaglio di conoscenze più vasto.

Il tema scelto per la degustazione è stato "Birre ancestrali", facendo rientrare in questa definizione sia alcune di quelle che il Bjcp inserisce nella categoria delle birre storiche, sia alcuni stili o metodi di produzione poco utilizzati; e facendo riferimento sia a birre di IBEER che di altri birrifici. A ciascuna è stato poi accostato un abbinamento gastronomico, preparato dalle abili mani di Donatella Bartolomei. Hanno così "sfilato" nell'ordine la Grodziskie di B2O abbinata ad un tipico salume locale, la Gose all'ananas di Evoqe con un'insalata di legumi e mango, la Never Mild - una mild, naturalmente - di IBEER accanto ad un crostino con burro e alici, il Sahti di Bionoc'-Asso di Coppe accostato a dei bocconcini di cinghiale, e la Iga "A testa in giù" con Lacrima di Moro d'Alba, sempre di IBEER, con una mousse al cioccolato bianco e frutti di bosco.

Della Grodziskie di B2O ho già parlato diverse volte: semplice e beverina per lo stile, con una componente affumicata tutto sommato delicata, ha aggiunto una leggera nota di carattere al salume contribuendo allo stesso tempo a "sgrassarlo" con il suo tono acidulo. Più "originale" la Gose di Evoqe, che riprendendo la tradizione di salare la frutta tipica di alcune tradizione culinarie ha, per così dire, salato l'ananas con un finale del tutto peculiare molto rinfrescante; e che si amalgamava bene con l'insalata, unendo anch'essa fruttato e salato. Nel caso dell'abbinamento tra Mild e crostino il "rapporto di forza" tra birra e cibo tornava di nuovo a favore del cibo, essendo la Never Mild - come da stile - di una dolcezza biscottato-caramellata elegante e non invadente; che ha fatto da buono "sfondo" alla sapidità delle alici sul crostino, con la dolcezza salata del burro a fare da legante.

Due parole a parte merita il Sahti di Bionoc'-Asso di Coppe, realizzato appunto da Nicola Coppe all'interno del progetto portato avanti congiuntamente da lui e dal birrificio. Pur essendo realizzato nella maniera quanto più tradizionale possibile - cereali misti cotti per ore ad un singolo step di temperatura, senza mai arrivare ad ebollizione, in una botte di rovere per simulare i tronchi anticamente usati; e filtrata con i rami di ginepro lasciati in infusione - è stato poi fatto fermentare con miele di melata di bosco e maturato per oltre un anno in botti di rovere, dove ha continuato a fermentare per ben otto mesi raggiungendo il ragguardevole traguardo degli oltre dieci gradi alcolici. Il risultato è quindi un Sahti sui generis, molto diverso da altri che mi era capitato di assaggiare in precedenza; in quanto a dominare sulla notevole complessità sia del corpo che dell'aroma - dal cereale puro, a note quasi caramellate, a quelle balsamiche - sono i toni elegantemente aciduli del legno. Indovinato anche l'accostamento al cinghiale, in quanto la robustezza sia della birra che del cibo andavano di pari passo.

Da ultimo la Iga di IBEER, inserita nella degustazione non perché si tratti di uno stile storico, quanto perché è storico il procedimento con cui Giovanna l'ha realizzata: la birra ha infatti riposato "a testa in giù", come nel metodo classico di produzione dei vini spumanti, sulle fecce del vitigno, per oltre un anno. Il risultato è stata una birra intrigante e complessa, in cui la Lacrima di Moro d'Alba - vitigno a bacca rossa tipico della zona di Jesi - si fa sentire bene ed è chiaramente distinguibile, pur ben armonizzato nell'insieme, anche da chi - come me - non l'avesse mai provato prima. L'abbinamento con il dolce ha fatto il paio in particolare con i frutti rossi, nel gioco di contrasti tra l'acidulo fruttato e la dolcezza grassa del cioccolato bianco.

A conclusione del tutto, un piacevole finale con i cocktail elaborati con la Mild di Giovanna da Silvia Piergigli, del Corallino Coffe'n'cocktails di Falconara Marittima: un capitolo, quello della mixology, che per quanto riguarda la birra mi ha sempre lasciata personalmente un po' sulla difensiva; ma che si sta rivelando terreno fertile per le idee di chi si occupa di questo settore e ci sa fare.

Nell'insieme devo dire di aver trovato un pubblico decisamente interessato - oltre che "fidelizzato", essendo questo incontro parte di un ciclo organizzato da Giovanna a Lo Sverso - , anche se non necessariamente esperto di birra nel senso tecnico del termine; che infatti si è accostato con spirito di curiosità a birre anche non facili. Sicuramente anche il contesto è stato adatto, in quanto Lo Sverso è un locale accogliente ma non troppo grande, che si presta a simili eventi essendo strutturato su due sale. Una formula che mi è sembrata insomma ben riuscita, e che sicuramente può offrire in futuro altre occasioni per fare cultura birraria.

Ringrazio di nuovo Giovanna e tutto lo staff de Lo Sverso per la cordiale ospitalità!

martedì 12 febbraio 2019

Qualche pensiero sul Cucinare

Finita l'edizione 2019 del Cucinare, il salone dell'enogastronomia organizzato dalla Fiera di Pordenone, non posso non fare qualche considerazione su come sono andate le cose e sulle nuove birre degustate.

Innanzitutto è balzato all'occhio il notevole aumento nella partecipazione alle degustazioni: non solo sono andate tutte quante esaurite (con tanto di lista d'attesa), ma il pubblico si è dimostrato particolarmente interessato - sia chi già aveva una conoscenza pregressa, sia chi era nuovo al mondo birrario. E non è stata questione, come a volte malignamente si osserva, che è facile fare il tutto esaurito quando si tratta di mangiare e bere gratis: come ben sa chi organizza simili eventi, anche degustazioni decisamente allettanti e del tutto gratuite possono andare deserte se non viene creato il giusto interesse. Tanto è vero che anche la lezione sugli stili birrari della domenica - che sulla carta avrebbe dovuto attirare meno pubblico, non prevedendo abbinamenti gastronomici e avendo un approccio didattico - è stata tanto affollata quanto le altre, nonostante in contemporanea ci fosse anche un'altra degustazione a tema birrario: una prova che la curiosità e la domanda di saperne di più c'è, e che gli addetti ai lavori stanno anche imparando a stimolarla meglio. Io stessa, lo ammetto, ho rivisto la maniera di presentare queste degustazioni, rendendomi conto di come nel mondo della birra artigianale non si possa più (già da tempo, a onor del vero) giocare sull'effetto novità, ma ci sia piuttosto una richiesta di capirne di più "su tutti questi birrifici artigianali che ci sono adesso" e su come si degusta e si valuta una birra - prova le tante domande rivolte sia a me che ai birrai. Tanto più se il contesto non è quello di una fiera dedicata esclusivamente alla birra, ma all'enogastronomia in senso lato.

Detto ciò, devo ringraziare sia i birrai che chi ha fornito gli abbinamenti gastronomici - Roncadin per le pizze del sabato, e Adelia Di Fant per il cioccolato del lunedì. Mi permetto di riservare una particolare nota di merito all'abbinamento tra il cioccolato salato al rosamarino e la nuova Blanche del birrificio Il Maglio, particolarmente incentrata sull'arancia e sullo spaziato con l'aggiunta di pepe di Sichuan (assente invece il coriandolo): il rosmarino e il sale da un lato, infatti, facevano perfettamente il paio con la componente citrica e quella pepata dall'altro, valorizzandosi reciprocamente. Sempre apprezzatissimo anche il cioccolato al pimenton de la vera - un particolare tipo di paprika dolce -, che in precedenza avevo abbinato a barley wine o belgian strong ale: questa volta l'ho accostato alla natalizia xmaStrong di B2O, con le sue note fruttate dal figo moro di Caneva e quelle di legno. Tra le nuove birre provate, la 14th, "hoppy lager" di B2O. Dalla definizione, ammetto che mi sarei aspettata una lager chiara dalla luppolatura esuberante: invece rimane una lager pulita che al naso rende giustizia prima di tutto al cereale, nonostante le evidenti note tra il fruttato, l'erbaceo e lo speziato dell'ekuanot in monoluppolo. Leggera e scorrevole nel corpo, rimane molto secca anche grazie al riso - che non è però evidente al palato - chiudendo su un amaro netto ma non persistente in cui si coglie soprattutto la componente speziata.

Interessante anche la Urban Saison, nata all'Urban Farmhouse e presentata da Birra Galassia: base di Saison, con fermentazione secondaria in botti di rovere che hanno contenuto Chardonnay, maturata nove mesi. Una sour delicata che unisce all'aroma qualche tono speziato della base Saison alle note fruttato-acidule, che al palato risultano ancora più morbide di quanto ci si potrebbe aspettare. Nuove birre anche in quel de Il Maglio: oltre alla già citata Blanche, la Oatmeal Stout - fondamentalmente in stile, dalla tipica rotondità, più qualche nota dolce data dall'aggiunta di lattosio. Unico appunto, si sente che è ancora molto giovane: sicuramente tra qualche mese esprimerà al meglio le sue potenzialità. Ad avere espresso bene le sue potenzialità appunto grazie all'invecchiamento è stata la imperial stout di Meni, di cui già avevo parlato in questo post lo scorso maggio: il tempo ha fatto uscire in forze le note di liquirizia e finanche di legno, pur non avendo questa birra mai visto una botte.

Concludo, di nuovo, con un ringraziamento a tutti i partecipanti.

La foto in alto è di Ferdi Terrazzani per Fiera Pordenone

domenica 16 dicembre 2018

Novità dalla cucina della Brussa

Ho colto l'occasione di una delle serate a tema organizzate dal birrificio B2O - per la precisione la "Serata veneta", una cena con piatti di pesce della tradizione locale rivisitati secondo la "sensibilità birraria" ed abbinati alle birre della casa - per provare la cucina del nuovo chef, Galdino Aggio. Nell'intervistarlo per conto del birrificio - intervista che trovate a questo link - mi era infatti sorta di conseguenza la curiosità di provare le sue creazioni; tanto più che, in questo caso, c'era anche l'effetto sorpresa, avendo Galdino e collaboratori scelto di non rendere noto come la birra sarebbe stata usata nelle preparazioni e come sarebbe stata abbinata ai piatti.

La serata è iniziata con un aperitivo di benvenuto, la Helles Sibilla accompagnata dal baccalà mantecato. Una birra semplice e delicata per un baccalà che in effetti lo era altrettanto; e anche se personalmente avrei osato una blanche, la Terra - che lo staff del birrificio mi ha però riferito di aver scartato perché, data la sua speziatura abbastanza importante, andava a sovrastare il baccalà stesso - devo dire che si è trattato di un gradevole connubio tra i due sapori. Nota di merito anche per il pane artigianale del forno di Lugugnana, che tiene insieme in maniera magistrale la croccantezza saporita della crosta con la morbidezza neutra dell'interno.

Più elaborato l'antipasto, un bis di sarde - in saor, come da tradizione veneta, e "rivisitate" alla blanche e scorza di limone - abbinate alla weizen Jam Session. Ottima l'idea di far sposare la tradizionale ricetta veneta con l'agrumato e lo speziato della blanche, che fa molto bene il paio con il frumento della weizen - della quale in questo caso non risultava nemmeno troppo percepibile l'amaro finale più netto per la media dello stile, "marchio di fabbrica" della Jam Session. Per quanto l'abbinamento non risultasse fuori luogo nemmeno per le sarde in saor, ho ammesso che le avrei viste meglio con la red ale Brussa, così da accompagnare l'agrodolce del pesce con il corpo maltato e "pulire" con l'amaro finale; Brussa che mi è stata gentilmente fornita in assaggio, e che - almeno per quella che è la mia personale sensibilità - ha confermato ciò che avevo pensato.

La portata più sorprendente è però risultata essere il primo, i tagliolini al nero di seppia abbinati alla Grodziskie - un accostamento al quale ammetto che non avrei mai pensato. L'affumicato della birra si accompagnava infatti benissimo alla pastosità della seppia, dandole un tocco di sapore del tutto peculiare, e "tagliando" al tempo stesso la persistenza del pesce. Nota di merito peraltro ai tagliolini in sé e per sé, di cui si coglieva bene la freschezza.

Di nuovo un bis di pesce della tradizione per il secondo - classico baccalà alla vicentina da un lato, e quello alla veneziana sfumato con la Helles dall'altro - accompagnati dalla polenta e abbinati alla apa Edgard. Un abbinamento con cui direi che si è riusciti nella non facile impresa di coniugare due preparazioni così diverse, in quanto al baccalà alla vicentina rendeva meglio giustizia il taglio amaro agrumato sul finale, e a quello alla veneziana la componente maltata del corpo discretamente robusto ma scorrevole. Cruciale poi il ruolo della polenta nell'amalgamare tutti i sapori e fare da ponte.

Da ultimo il dolce, i biscotti al radicchio di Treviso abbinati alla natalizia xmaStrong. Ammetto di non aver colto moltissimo l'amaro del radicchio; ad ogni modo la frolla può accompagnare bene una birra importante come questa - con figo moro di Caneva Igp e maturata in botti di rovere, dai sentori fruttati e liquorosi -; così come ancor meglio potrebbe accompagnarsi ad un panettone.

Nel complesso, non posso che definirla (e con piacere) una cena degustazione ben costruita, in cui lo staff ha dato prova di competenza sia sotto il profilo culinario che sotto il profilo brassicolo; e c'è da augurarsi che questo filone possa sempre meglio svilupparsi - in B2O nello specifico, data la nuova avventura appena intrapresa, ma anche nelle tante altre realtà che si sono avviate su questa strada.

Concludo con un ringraziamento a tutto il personale per la sua cordialità e disponibilità; e congratulazioni al nuovo cuoco, che sono certa porterà interessanti novità alla cucina del birrificio.

mercoledì 3 ottobre 2018

Una cena in Brussa

La settimana scorsa ho avuto finalmente occasione di provare la cucina che il birrificio B2O ha aperto quest'estate - insieme a Enrico ed Emma, peraltro, in una serata in famiglia. Come chi mi segue già sa, il birrificio ha inaugurato la sua nuova sede giusto un anno fa, all'interno della barchessa ristrutturata di una vecchia casa contadina nell'oasi naturale della Brussa; e, tassello dopo tassello, ha prima aperto la tap room e poi appunto la cucina, che utilizza ingredienti provenienti dall'azienda agricola stessa o da altre del circondario.

Accolti con il consueto calore da Gianluca, abbiamo iniziato con un tagliere di salumi e formaggi per accompagnare l'aperitivo. Io e Enrico ci siamo divisi  una helles Sibilla e una Grodziskie - come da usanza si fa beer sharing per assaggiare di più...dopotutto anche il marito bisogna sceglierselo bene, specie se hai pure una pupa di nove mesi che sgrana gli occhi e cerca di afferrare il bicchiere rischiando di farsi consegnare seduta stante ai servizi sociali. Se la Sibilla si conferma una birra sostanzialmente "buona per tutte le stagioni" in virtù della sua versatilità, e del peculiare taglio amaro finale dai toni quasi balsamici del luppolo Sybilla che "puliscono" il salume, devo dire che anche la Grodziskie nell'accompagnare un tagliere ha naturalmente il suo perché: le note di affumicato, in particolare con la pancetta, fanno uno sposalizio degno di nota.

Siamo poi passati al piatto principale - petto di pollo alla griglia con verdure per me, e grigliata mista per Enrico. Io ho scelto la Gabi, ragionando che una pilsner dal corpo un po' più robusto e tostato e un amaro più deciso di quelle canoniche avrebbe accompagnato a dovere una carne sì bianca, ma che è pur sempre grigliata, e quindi necessita di una birra più importante che se fosse cotta in altra maniera; mentre Enrico è andato sul classico con la Brussa, una Irish Red Ale, che con la carne rossa non è mai un errore - corpo tra il tostato e caramellato e finale di un amaro non invasivo, ma sufficiente a chiudere la bevuta aprendo al boccone e al sorso successivi. Anche in questo caso due scelte indovinate, e complimenti al cuoco per l'ottima cottura.

La sorpresa è stato in realtà il dolce, il birramisù con la stout Renera. Io ho ordinato d'istinto appunto una Renera, data l'associazione scontata tra un dolce con il cacao e le birre scure; Gianluca mi ha per contro suggerito la blanche Terra, che esibisce peraltro una speziatura discretamente robusta per lo stile. E' finita che io ed Enrico abbiamo anche questa volta scelto due birre diverse, così da poter provare entrambe le opzioni. E devo dire che mi sono trovata a dare ragione a Gianluca: se l'accompagnamento con la Renera non è sgradevole, tende a risultare però ripetitivo rispetto al fatto che è già presente nel dolce - che peraltro non ha moltissimo cacao, per cui il gusto del cioccolato non risulta dominante. Più dominante risulta invece quello della crema, rispetto alla quale l'accostamento con la speziatura tra arancia e coriandolo della Terra è stata una rivelazione: direi che si valorizzavano a vicenda per contrasto prima, e finendo per amalgamarsi poi, come se la speziatura "entrasse" nella crema.

Insomma, una cena "impegnativa" ma senz'altro interessante; di nuovo un grazie a Gianluca per averci accompagnati nel percorso degustativo.


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martedì 19 giugno 2018

L'arte dell'abbinamento a Easy Fish

Come chi mi segue già sa, il 17 giugno scorso ho condotto una degustazione a Easy Fish - manifestazione organizzata a Lignano Sabbiadoro dalla Fiera di Pordenone - con i birrifici B2O, Couture, Cittavecchia e Galassia: quattro birre con altrettanti abbinamenti gastronomici. Una degustazione che è partita come tante altre, ma che mi ha poi particolarmente colpita per la buona riuscita degli abbinamenti; portandomi quindi a chiedermi che cosa, al di là delle felici intuizioni che possono capitare per caso, abbia consentito di raggiungere questo risultato.


 Va detto innanzitutto che ciascuno degli stand birrari portava degli abbinamenti gastronomici da sé - Galassia -, in accordo con aziende partner - è il caso di B2O con Sassilat - oppure presentandosi direttamente in abbinata - Couture e Billy Mio, Cittavecchia e Natural Street Food: il che ha fatto sì che lo essere a Easy Fish nascesse già come connubio tra la birra e i piatti presentati, elaborando sin dal principio proposte che valorizzassero al meglio le due componenti. Di conseguenza è stato naturale lavorare a tre parti, portando ognuno - birraio, chef e biersommelier - la propria specifica competenza professionale. Pare scontato da dire, ma non sempre questo accade: così che ciascuno finisce per operare in maniera slegata con risultati, come facilmente intuibile, al di sotto non solo delle aspettative ma anche delle potenzialità. Nota di merito quindi alla Fiera, ai birrifici e agli operatori della ristorazione che hanno messo in pratica questo principio.


Altro punto che ho trovato di interesse è stato l'unire, sia sotto il profilo birrario che sotto quello gastronomico, i "classici" con altre creazioni più originali, e di farlo in maniera accorta. Si è partiti con la pils di Couture, una pils ceca fondamentalmente in stile, discretamente ricca, abbinata alla mortadella di Billy Mio tagliata a coltello: una fetta più spessa, da addentare, che insieme alla ricchezza di cereale della pils dava proprio l'idea della fetta di pane con il salume, pulendo poi con l'amaro finale. A seguire la Colony di Galassia, una bitter che i ragazzi della beerfirm hanno interpretato utilizzando cinque luppoli di altrettante colonie inglesi, abbinata ad un crostino di roast beef e avocado. Data la luppolatura su toni agrumati presente ma non invasiva, e il corpo tostato ma snello, è stato un richiamare il limone con cui tradizionalmente si condisce questa carne; accompagnandola, trattandosi pur sempre di carne rossa, con un corpo che facesse il paio e un finale di un amaro netto sui toni più erbacei. Quindi la novità di B2O, la Grodziskie: una birra tradizionale polacca - la cui peculiarità è quella di essere fatta unicaente con malto di frumento affumicato - in cui il birraio Gianluca ha scelto di privilegiare la componente affumicata sia all'aroma che nel finale, tenendo quella acidula percepibile ma sullo sfondo, con un corpo fresco ed eccezionalmente scorrevole. Indovinato l'abbinamento con il culatello di Sassilat, a cui l'affumicato ha dato un ulteriore tocco di carattere. Infine la Formidable, belgian strong ale di Cittavecchia dagli intensissimi aromi di spezie, frutta sotto spirito, caramello, finanche amarene e legno, e un corpo caldo sulle stesse note; insieme ad un panino con spalla di manzo e crauti creato a Natural Steet Food, in cui il caramello della birra e le reminescenze dolci della carne si sono sposati alla perfezione.


Con questo non voglio indulgere in autocompiacimento rispetto ad una degustazione che ho condotto io, per quanto la genuina soddisfazione ci sia; ma piuttosto riconoscere il buon lavoro fatto da tutti gli attori in campo, perché - in una fase in cui si fa un gran parlare di come la birra artigianale debba sapersi proporre al meglio, e di come non ci siano spesso le idee e competenze per farlo - questa volta ho visto dei professionisti che si sono genuinamente spesi per questo. Utilizzando un format forse abusato, quello della degustazione con abbinamento gastronomico, in una maniera che ha saputo dire qualcosa di nuovo anche a chi di degustazioni già ne ha viste a centinaia. E sta qui la chiave per questo rinnovamento del mondo della birra artigianale di cui tanto di parla, dopo lo sgonfiamento del boom e la ricerca del vero saper fare.

Foto: Easy Fish e Cittavecchia. Un grazie a tutti i partecipanti!


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lunedì 30 ottobre 2017

Un intenso weekend di fine ottobre

Dopo uno stop forzato, posso dire di aver recuperato in grande stile lo scorso weekend con ben due eventi - la Fiera della Birra Artigianale di Pordenone, e la visita guidata con showcooking al birrificio B2O nell'ambito della manifestazione WeFood.

Al di là delle degustazioni che ho condotto (e per le quali ringrazio i birrifici che hanno collaborato e il pubblico, che si è dimostrato particolarmente numeroso e interessato), la Fiera - pur nel breve tempo che ho potuto passarci - è stata comunque l'occasione per assaggiare un paio di novità: nella fattispecie la Crossing Ipa del birrificio Jeb - aromi fruttati vellutati, che altri birrai avrebbero forse definito più da apa (ma si sa, il confine è labile); corpo moderato sui toni dolci del cereale, quasi con una punta di miele, bilanciato da un amaro finale delicato così da mantenere l'equilibrio in una birra che si capisce voler essere dai toni sobri e ben bilanciata -; la London Fog de L'Inconsueto - una torbata dalla buona bevibilità per il genere -; e la Vergine dei Chanti Brew Fighters - una blanche in stile e dalla buona secchezza, a beneficio di bevibilità.

Per quanto riguarda invece la degustazione con showcooking che ho condotto al birrificio B2O, ho visto con piacere che si è subito creata una buona intesa con Alessandro, lo chef di Natural Street Food - che ha intrattenuto i partecipanti non solo con le sue doti culinarie, ma anche con la sua verve espositiva. Il percorso degustativo prevedeva di partire con due mini hamburger gourmet: il primo con pollo, funghi, rucola, pecorino e salsa al lime, il tutto con marinatura nella blanche Terra a cui era abbinato; e il secondo con manzo, crauti, gorgonzola fuso e cipolla caramellata e marinatura nella apa Edgard. Devo dire di aver apprezzato in particolare la "fusione" al palato tra i pollo, i funghi, la salsa al lime e la speziatura agrumata della Terra, che al boccone hanno fatto un tutt'uno lasciando una gradevole persistenza citrica; ma anche la Edgard, con la sua buona secchezza amara, ha fatto il suo lavoro nel chiudere in contrasto sapori forti come quelli del manzo, della cipolla e del gorgonzola.

Siamo poi passati al burrito con riso, fagioli neri, bocconcini di pollo e crauti, marinati nel lime e weizen Jam Session. Qui la cosa inizialmente mi aveva lasciata un po' più perplessa perché, data la complessità del burrito che accostava sapori anche molto diversi tra loro, pensare a che birra abbinarci poteva diventare difficile; ma la Jam Session si è in fondo rivelata una buona soluzione data la freschezza e il lieve amaro acidulo finale, che con il suo effetto di pulizia va a smorzare appunto questa complessità.

Da ultimo il risotto con zucca, salsiccia e pecorino sfumato con la Irish Red Ale Brussa. Particolarmente interessante qui come l'ingresso dolce - tra il caramello e il toffee - della birra accompagnasse il boccone di riso - anche quello sui toni dolci della zucca, mentre la salsiccia rimaneva a dare una nota di sapore ma quasi senza farsi notare -, per poi chiudere con la luppolatura leggera sul finale, quasi a voler mettere un punto fermo all'esperienza gustativa dopo aver sviluppato la frase. Forse l'abbinamento più degno di nota dei quattro sotto il profilo puramente tecnico.

Di nuovo un ringraziamento a tutti, e una doverosa nota di merito ad Alessandro per i piatti.

lunedì 9 ottobre 2017

Un nuovo corso per il Birrificio B2O

Chi segue la mia pagina Facebook già avrà letto qualcosa in merito all'inaugurazione della nuova sede del Birrificio B2O in quel di Caorle, nell'oasi della Brussa, lo scorso sabato 7 ottobre. Fortunatamente il bel tempo ha benedetto l'evento: e bisogna riconoscere che in una bella giornata autunnale questo tratto di costa non urbanizzata tra Caorle e Bibione ha il suo fascino. Ad ospitare il birrificio è ora la barchessa restaurata di una vecchia casa padronale: un edificio che senz'altro può suscitare l'interesse degli appassionati di edilizia sostenibile ed energie rinnovabili, dato che il lavoro è stato portato avanti secondo queste direttrici - dall'ampio utilizzo del legno, all'installazione di pannelli solari e fotovoltaici; e non a caso uno dei soci che hanno sostenuto il birraio Gianluca Feruglio nell'impresa - Giovanni Bartucci, insieme a Giuseppe Lovati Cottini e Michael Cortelletti - lavora proprio in questo settore come ingegnere.

Il fatto di aver nominato i tre soci (qui nella foto insieme a Gianluca) dà peraltro occasione, in un periodo di cessioni, acquisizioni e affini, di fare una considerazione in merito ai possibili canali di finanziamento per i birrifici artigianali che vogliano investire: in questo caso imprenditori e professionisti di diversi settori - Lovati Cottini è avvocato ma anche proprietario di alcuni terreni agricoli in Brussa, Cortelletti opera nella ristorazione, e Bartucci è appunto ingegnere - che hanno trovato un interesse più o meno diretto nel progetto e ci hanno creduto. Una via magari non facile dato che deve tenere insieme interessi potenzialmente diversi, ma che per i "piccoli" rappresenta un'opzione senz'altro meno controversa rispetto all'indebitamento massiccio con le banche o la cessione di quote più o meno consistenti ad aziende più grandi - e non a caso ho notizie anche di altri birrifici che stanno battendo la stessa strada.

Tornando alla nuova sede di B2O, è composta di una tap room al piano terra arredata con gusto in cui predomina il legno, e una sala da utilizzare per incontri, degustazioni ed eventi al piano superiore; con tanto di terrazza interna che si affaccia sulla zona produzione con un impianto da 20hl.

Da segnalare anche la "chicca tecnologica", ossia l'imbottigliatrice Ricamo brevettata dall'azienda veronese Dr Tech, che consente di imbottigliare sottovuoto e senza che la cannuccia di riempimento tocchi la birra per evitare ossidazione e contaminazioni. All'esterno si apre un ampio spazio verde, dove sono in progetto delle parcellizzazioni con colture di grani antichi da utilizzare in alcune birre (oltre all'orzo già coltivato nei campi circostanti), e per l'anno prossimo anche il luppoleto. Dato poi che la zona è conosciuta per i percorsi ciclabili e a cavallo, l'idea è che il birrificio si presti anche ad essere "tappa di turismo sostenibile" in sinergia con gli altri operatori della zona; con spazi anche per poter lasciare il cavallo o la bicicletta, o dove prendere la bicicletta in bike sharing. In occasione dell'inaugurazione parte di questo spazio è peraltro tornato buono per ospitare diversi food truck e stand gastronomici - dal toro allo spiedo alla frittura di pesce - nonché, sotto il porticato della barchessa, animazione per bambini e il concerto degli Absolute5.

Venendo alla birra, per l'occasione era stata messa alla spina - oltre a tutte le altre del repertorio - la nuova Bitter, che Gianluca mi aveva anticipato essere "una bitterina tranquilla tranquilla". In effetti lo era: luppolatura delicata tra l'erbaceo e il terroso, senza particolari toni tostati di sottofondo nonostante il color tonaca di frate potesse far presagire una maggior presenza di malto; corpo scarico e leggero (anche troppo per i miei gusti, ma si capiva essere questa l'intenzione del birraio nel costruirla) ed un finale di un amaro acre e netto ma non persistente né invadente, così da non risultare eccessivo rispetto alla levità del corpo. Da bere in quantità e senza troppe pretese, data la semplicità e leggerezza sotto il profilo gustativo.

Chiudo con una nota di merito a tutti coloro che hanno lavorato per la buona riuscita dell'evento e durante la serata stessa, date le sfide organizzative di non poco conto postesi sia prima che durante dato l'afflusso di pubblico.

mercoledì 22 marzo 2017

Birra nera e ostriche, le mie impressioni

Ho avuto il piacere di condurre venerdì scorso al Plus di Portogruaro la degustazione "Birra nera e ostriche", promossa dal Birrificio B2O - con la presenza del birraio Gianluca Feruglio -  e dallo spazio di coworking di cui sopra, con la partecipazione del Benaco 70 e Birra di Meni. Per il resoconto della degustazione rimando al post pubblicato sul sito del B2O; qui mi limito a qualche considerazione che la degustazione mi ha suscitato.


Innanzitutto, ho trovato indovinata la scelta delle birre sotto il profilo "didattico": tre birre nere sì, ma diversissime l'una dall'altra - una schwarz "sui generis" la Pirinat di Meni, una stout la Renera di B2O, e una porter torbata la Smoked Porter di Benaco 70. Per chi quindi si fosse sempre e solo limitate alla classica stout di impronta Guinness, l'occasione era ottima per scoprire che varietà di stili e sottostili si celino sotto al comun denominatore del colore nero.

In secondo luogo, le ho trovate essere tre birre che esprimono bene la "personalità", se così la possiamo definire, di ciascun birrificio e ciascun birraio. Ricca e robusta ma con una pulizia e "austerità" di fondo la Pirinat, a conferma del fatto che Meni gioca sì anche con sapori forti, ma rifuggendo "fronzoli" eccessivi; morbida e raffinata la Renera, con i toni di caffè, cacao e liquirizia che si armonizzano nel finale liquoroso e secco al tempo stesso - "emanazione" di un birraio che mi ha a volte dato l'idea di uno stilista che cerca di vestire le birre alla sua elegante maniera, spingendosi magari anche sulla linea del fuori stile (penso ad esempio alla Jam Session). Sperimentale infine, ma senza allontanarsi dallo stile di riferimento, la Smoked Porter: in coerenza con un birrificio che ha chiamato le sue birre con i nomi degli stili, pur senza esimersi dal darvi il proprio tocco.

In quanto all'abbinamento, ammetto che quello tra Pirinat e ostrica gratinata - per quanto azzeccato nell'usare il pane come "trait d'union" tra l'ostrica e il tostato della birra - ha forse scontato un po' il sapore molto deciso della gratinatura; che è arrivato quasi a sovrastare quello di una birra pur robusta, e che venerdì ho trovato peraltro particolarmente "in forma". Classico il secondo tra ostrica al naturale e Renera, che ha esemplificato in una maniera "da manuale" il contrasto tra il sapore del mare e quello dei malti scuri; e "da manuale" anche l'ultimo, che ha accompagnato con i sapori torbati la nota affumicata della pancetta. Al di là di questo, c'è da dire che parliamo di tre birre che si prestano ad essere apprezzate appieno anche da sole: cosa che del resto c'è stata la possibilità di fare, non essendo la quantità di ostriche tale da "assorbire" l'intero bicchiere.

Un complimento lo riservo poi al cuoco Paolo Gianola, che ha fatto un lavoro di fino tra ostriche, risotto al nero di seppia e focaccia, e a tutto lo staff del Plus.

Per concludere, interessante come sempre lo scambio che si crea tra conduttore della degustazione, birraio e partecipanti in questi casi: un confronto che non si è limitato alle birre nere, ma a questioni molto più ampie che hanno toccato l'iintero settore della birra artigianale italiana. Una volta di più un'occasione per fare cultura, che sarà tanto più valida quanto più riusciremo a portare queste degustazioni al di fuori dei loro spazi usuali.

Un ringraziamento a Vudù Films per le immagini.

mercoledì 15 febbraio 2017

Quattro giorni a...cucinare

Beh, chi mi conosce sa che come titolo sarebbe poco credibile: mai e poi mai passerei quattro giorni ai fornelli, già è tanto se riesco a mettere insieme (anzi, "mettere vicino", come dicono qui in Friuli) il minimo sindacale per il pranzo e per la cena. Mi sto riferendo ai quattro giorni della fiera Cucinare a Pordenone - dall'11 al 14 febbraio -, dove anche quest'anno ho avuto il piacere di condurre le degustazioni per i birrifici presenti.

La degustazione del sabato è stata dedicata al Birrificio Italiano e a Birra Galassia, andando ad unire uno dei marchi "storici" della birra artigianale italiana ad uno di quelli più recenti. Ho avuto il piacere di assaggiare la Dunkelweiss Vudù, una weizen scura che ai "canonici" profumi del lievito - banana matura, crosta di pane - unisce quelli del malto scuro che vanno dal tostato dalla caramella  - meglio definito come "toffee"...ma personalmente preferisco il termine "caramella". A questa è seguita la Bibock, una bock che, pur non discostandosi troppo dallo stile, vede nel finale più secco, netto e delicatamente amaro il tocco personale di Agostino Arioli. Galassia ha portato due birre di cui già ho parlato a più riprese nel blog, la saison ipa Galassia e belgian stout Maan; entrambe si confermano come birre se non fuori stile quantomeno sui generis, che incontrano sempre il favore del pubblico. Di rilevanza anche gli abbinamenti, dal carpaccio di manzo cotto a bassa temperatura della macelleria Vincenzutto per la Bibock, alla focaccia di Marazzoli per la Vudu, al frant dell'azienda agricola Gortani per la Galassia, fino al cioccolato fondente di Pura Delizia per la Maan.

La domenica ha visto in scena Birra di Naon e Birra di Meni. Il primo ha portato la sua common lager Medunia, di cui già avevo parlato, e la nuova nata Blecs, che ho assaggiato per la prima volta: un'american red ale che mette insieme l'orzo torrefatto non maltato coltivato nelle valli bellunesi, il grano saraceno (di qui il nome "Blecs", in riferimento ai tipici maltagliati friulani a base di grano saraceno) e il cumino coltivato ad Andreis. Se l'aroma fa risaltare di più la componente tra il dolce e l'arrostito del malto, è assai notevole il finale in cui le note balsamiche del cumino vanno a sposarsi con la delicata luppolatura americana, per chiudere in maniera "pulita". Una birra che mi sento di poter definire un passo avanti nel percorso birrario di Paolo Costalonga, sia in termini di originalità della ricetta che di equlibrio del risultato finale. Qui meritano una nota gli abbinamenti, ossia il trancetto di trota affumicata e la polenta con ragù di trota e pomodorino confit preparati da Alberto di Trota Blu: delle piccole opere d'arte anche a vedersi, oltre che buoni e assai azzeccati nell'accostamento. Meni ha invece portato Siriviela e Grava, già note ai lettori di questo blog; e anche in questo caso non posso non citare l'ultimo abbinamento, ossia Grava con Frant alle noci e pere candite di Les Trois Chef Fvg, che ha davvero creato - grazie alla frutta secca e al sapore deciso del formaggio - un gioco di contrasti forte ed assai interessante con questa ipa molto decisa.

Lunedì è stata la volta di birra Praforte con la Alpina, versione più leggera e fresca della Bionda con note agrumate date dal Mandarina Bavaria in dry hopping, abbinata al formaggio a latte crudo della latteria di Aviano; e di B2O, con la blanche Terra - caratterizzata dal connubio tra coriandolo e scorza d'arancia, evidente all'olfatto ma che dona una sensazione di pulizia anche sul finale - e abbinata al crostino di trota affumicata di Trota Blu. Istruttivo poi l'accostamento tra la Nera di Praforte, che utilizza sì un lievito da alta fermentazione ma a temperature da bassa, e la stout Renera di B2O - entrambe accompagnate dalla cioccolata fondente di Adelia Di Fant -: meno aromatica e dai sapori più arrostiti e di caramella la prima, intensamente profumata di cacao, liquirizia e caffè la seconda. Se la prima risulta peraltro molto secca, anche la seconda è discretamente attenuata per il genere.

Da ultimo, due birrifici per me nuovi: Il Maglio di Galliera Veneta e Birra del Grillo di San Pietro di Cadore. Il primo è per ora un beerfirm - ma l'impianto è in arrivo, e i cinque soci non sono "novellini" avendo perfezionato anni di homebrewing con la scuola Dieffe - ed ha meno di un anno di vita; mentre il secondo è attivo già dal 2007 e prende il nome da Maurilio De Zolt, detto "Grillo", campione di sci di fondo e padre del titolare. Il Maglio ha portato la Summer Ale e la Saison, abbinate rispettivamente ad un crostino con il prosciutto cotto del prosciuttificio Branchi e alla ricotta di Friulmont: entrambe birre in stile, senza particolari fronzoli, e con la filosofia della semplicità di beva - una nota merita la luppolatura agrumata della Summer Ale, che ho trovato particolarmente delicata ed elegante. Birra del Grillo ha portato invece la pils Par Nei ("per noi" nel dialetto locale, intesa come birra conviviale) e l'ambrata belga Piai - abbinate rispettivamente ai crostini di mais del Molino De March e ai canederli della ditta Croera su letto di cavolo viola, abilmente preparati dallo chef - nonché titolare - presente. La prima è una birra che vuol essere appunto semplice e conviviale, la classica pils di impronta tedesca, "misurata" sotto il profilo del'aroma, della corposità del cereale e dell'amaro; la seconda è invece decisamente dolce, dall'aroma tra la frutta matura e il liquoroso, con i toni caramellati che la fanno da padroni sia al palato che al retrolfatto.

Sicuramente ci sarebbe molto altro da dire, ma per ovvie ragioni di leggibilità mi fermo qui. Concludo però, oltre che con un doveroso ringraziamento a tutto lo staff del Cucinare, ai birrai, ai ragazzi delle scuole alberghiere e ai sommelier che hanno fatto servizio, con una piacevole considerazione su come nelle quattro serate si sia sempre creata una buona intesa tra il pubblico, i birrai e me che conducevo: il che è certamente la maniera migliore per fare quella "cultura della birra artigianale" di cui tanto si parla, promuovendo non solo il prodotto che si sta bevendo ma il settore nel suo insieme.

mercoledì 28 dicembre 2016

Che anno è

Ebbene sì, anch'io sono caduta nel vizio: fine anno è tempo di bilanci, e guardando al mio blog ho sentito anch'io l'istinto a fare il punto su un anno che, almeno sotto il profilo birrario, per me si è rivelato assai più ricco dei precedenti. Per ogni mese ho individuato una birra e un birrificio che ritengo significativi - permettendomi in alcuni casi anche qualche citazione in più, se necessario. Chiedo scusa se, per ovvi motivi, non nominerò tutti: l'intenzione non è assolutamente quella di sminuire, ma le ragioni di spazio mi impongono una scelta. Vi invito quindi a seguirmi in questo mio diario del 2016.

Gennaio è stato il mese della mia trasferta al birrificio Jeb: una due giorni alla scoperta non solo della birra ma anche della gastronomia locale - per la quale ringrazio Chiara Baù - e coronata da una fugace ma piacevole sosta sul Lago di Garda a salutare gli amici del Benaco 70. Come birra del mese ne scelgo però una che non fa parte di questi viaggi, la Orodorzo di Garlatti Costa.

Febbraio è stato il mese segnato dalla conduzione delle quattro degustazioni al Cucinare in Fiera a Pordenone. Diventa difficile, tra i tanti birrifici presenti, nominare una sola birra: scelgo la Qirat, la stout alla carruba del Birrificio Tarì, che mi ha colpita per la sua originalità e "pulizia tecnica" al tempo stesso. Non posso poi non citare il Beer Attraction, all'interno del quale nomino birrificio del mese tra le nuove conoscenze il Birrificio del Doge.

Marzo ha visto tra i nuovi amici Sebastian Sauer di Freigeist Bierkultur ai Mastri d'Arme di Trieste; come birra del mese identifico però la Pat at a Tap di Antica Contea, la loro nuova oatmeal stout presentata in occasione della festa di San Patrizio.

Aprile mi ha vista presa dalla Fiera della Birra Artigianale di Santa Lucia di Piave. Anche qui scegliere diventa arduo: dopo numerosi ripensamenti ho quindi deciso di nominare birra del mese la Mutta Affumiada del Birrificio di Cagliari, una rauch alle bacche di mirto. Mi permetto però in questo caso di nominare anche il birrificio del mese, ossia il Diciottozerouno, consciuto in quella occasione: e che si era distinto in tale sede per come aveva saputo presentarsi e valorizzare la qualità complessiva dell'offerta.

Di Maggio ricordo la visita al Cooper's di Usago, piacevole sia sotto il profilo gastronomico che sotto quello birrario; e nomino di conseguenza birra del mese la loro bionda, una Helles sui generis che si pone come marchio di fabbrica del brewpub.

Giugno è stato il mese dell'Arrogant Sour Festival, e capirete come nominare una birra del mese diventi impossibile: giocoforza, ma proprio giocoforza, sceglierei la Irish Heather Sour Ale del birrificio irlandese The White Hag, ma è un proforma. Aggiungo però il birrificio del mese, il Maniago, giovane promessa a cui non posso che augurare un futuro ricco di soddisfazioni.

Luglio è stato segnato dalla conoscenza del Birrificio di Pejo; e come birra del mese mi trovo a scegliere la loro dark ale Aquila, originalissima ricetta ispirata ai vini rossi. Anche qui però devo nominare il birrificio del mese, The Lure, che si aggiudica la menzione per la qualità complessiva delle birre.

Agosto mi ha vista sconfinare fino in Svezia per la piacevolissima visita al birrificio Nils Oscar, occasione per conoscere non solo l'azienda ma anche il territorio (e anche qui continuo a ringraziare Kjell); e come birra del mese scelgo - non senza difficoltà - la Rokporter, per la maniera in cui sa unire due stili diversi (rauch e porter) senza creare pasticci ma pervenendo anzi ad un risultato originale.

Settembre è il mese di Friulidoc, che mi ha vista condurre la degustazione di apertura per Confartigianato; ma è stato in generale un mese intensissimo, con Gusti di Frontiera, il BeVe, e l'apertura di Urban Farmhouse. Come birra del mese devo però identificare la Thomas Hardy's Ale, al cui ri-debutto ho assistito a Milano: e non perché sia stata quella che più ho apprezzato (e non voglio con questo far torto a chi l'ha rilanciata, ma semplicemente esprimere una mia opinione), ma perché senz'altro è stata quella che più si è imposta all'attenzione. Nomino però il birrificio del mese in quanto a presentazione e qualità complessiva dell'offerta il Couture, conosciuto al BeVe.

Anche Ottobre è stato ricchissimo di eventi, con Nonsolobirra, la Fiera della Birra Artigianale di Pordenone, e degustazioni al Palagurmé. Fare delle scelte diventa quindi anche qui difficile. Come birra del mese, dopo numerose ed attente valutazioni, nomino la Sour all'Amarone del Mastino; e come birrificio del mese, se la palma di qualità complessiva rimane appannaggio del Il Birrone a Nonsolobirra, non posso comunque non riservare una mezione a una delle nuove conoscenze, il San Giovanni, per la maniera lodevole in cui ha saputo presentarsi e valorizzare al meglio la produzione al Palagurmé.

A Novembre è proseguito Mastro Birraio, e diversi locali hanno organizzato eventi e degustazioni. Come birra del mese, dato che rivedendo i post l'ho nominata coome "una di quelle da assaggiare una volta nella vita", nomino la Maan di Galassia; mentre come birrificio del mese cito la Brasseria della Fonte, conosciuta a Pordenone, altra ottima giovane promessa che mi auguro faccia strada.

Infine, a Dicembre, la birra del mese non può che essere una natalizia ossia la xmaStrong di B2O (che ho finalmente avuto il piacere di visitare); ma non posso non citare la visita al Birrificio San Gabriel e all'Osteria della Birra, nonché la partecipazione con il titolare Gabriele Tonon e altri collaboratori alla trasmissione tv La Zanzega.

Come dicevo, sono molti gli eventi, i birrifici, le birre e le persone che ho dovuto tralasciare e che avrebbero meritato una menzione e un ringraziamento: dallo staff di Post Editori con cui ho lavorato alla Guida a Tavola delle Venezie per la sezione birrifici, a quello del Palagurmé e The Good Beer Society - con cui si apre un 2017 ricco di progetti, su tutti il corso di degustazione Beer Lover -, a locali come La Brasserie, il Monsieur D e lo Yardie che si sono impegnati con passione nella promozione della birra artigianale. Il pensiero va poi a tanti altri birrifici che non si sono imposti all'attenzione di queste righe solo perché lo stesso mese c'erano stati altri eventi o birre che per qualche motivo sono stati per me più significativi, o perché hanno lavorato "sottotraccia" ma non per questo meno bene dei birrifici citati - penso ad esempio a Zahre, al Campestre, al Legnone, a Sognandobirra, al Borderline o al Grana 40.

Per il 2017 ci sono tante idee che frullano per la testa e tanti progetti in campo: prenderanno forma man mano...per ora mi limito ad augurarvi buon anno!



mercoledì 14 dicembre 2016

Il Natale quando arriva arriva

Eh già, ormai è ora di pensare anche alle birre di Natale; e se gli anni scorsi mi sono dilettata con piacere tra nomi come la Rudolph di Garlatti Costa e la Gioiosa di Camerini (per citarne solo due), quest'anno ho invece provato la xmaStrong del B2O. Devo dire che Gianluca, il birraio, non mi aveva anticipato molto; per cui è stato interessante bere prima "alla cieca" e confrontarsi poi sulle impressioni.

A colpirmi, appena stappata la bottiglia, è stato l'aroma particolarmente intenso tra il maltato, uno speziato delicato, la frutta sotto spirito, finanche al chinotto: ed è stato infatti questo il primo arcano che ho voluto svelare con Gianluca, chiedendogli a che cosa potesse essere dovuto. Abbiamo trovato una spiegazione nel connubio tra lo zucchero Cassonnade, i luppoli - mi ha riferito di aver usato Magnum e Fuggle,che in effetti hanno dei profumi tra il fruttato e l'erbaceo, anche speziato nel caso del Fuggle - e le schegge di quercia scura, che hanno aggiunto profumi di legno del tutto peculiari. Ben percepibile è anche la componente speziata del lievito - che in questa sorta di gioco a indovinelli avevo correttamente individuato come belga, Abbey per la precisione - sia in aroma che al palato; dove arrivano anche i sapori della frutta sia secca che sotto spirito, tra cui spiccano quelli dei fichi neri - effettivamente aggiunti. E' da notare peraltro come il corpo, pur robusto nel suo sposare (con giusto equilibrio, devo dire) le note tostate, caramellate e di frutta, risulti assai facile a bersi per una birra di nove gradi alcolici e così complessa; salvo chiudere su sentori liquorosi e alcolici abbastanza importanti, cosa che - pur da considerarsi in stile per una strong ale invernale - personalmente ho trovato un po' troppo spinta, specie perché fa appunto seguito ad un corpo tutt'altro che invasivo. Si tratta comunque dell'unica "sbavatura", se così la possiamo definire, in una birra che nel complesso sa gestire in maniera equilibrata toni forti.

Ottimo peraltro l'abbinamento con i biscotti alle noci e nocciole - gentilmente offerti dagli amici Teresa e Stefano -, a completare l'atmosfera natalizia. Buon Natale...e cheers!

martedì 1 marzo 2016

B2O, ovvero "questione di stile"

Uno dei birrifici che - al di fuori di Beer&Co, essendo presente allo stand di Eurobevande distribuzione - ho conosciuto al Cucinare è il birrificio B2O di Bibione; e la degustazione delle birre è stata accompagnata da un piacevole chiacchierata con il birraio Gianluca Feruglio (a destra nella foto), nonché dall'invito - accolto con piacere - di intervenire alla presentazione delle creazioni del B2O in sala. E devo dire che la chiacchierata con Gianluca è servita per capire meglio la sua opera e condividere con lui le mie impressioni, perché altrimenti - lo ammetto - sarei rimasta più perplessa di quanto non lo sia stata alla fine.


La prima birra che mi ha fatto assaggiare è stata la Jam Session, presentatami come una weiss "reinterpretata" tramite l'utilizzo di luppoli americani - magnum e cascade - e di una piccola quantità di malto scuro - che la rende infatti di un colore tendente al dorato invece che al calssico paglierino delle weizen. Già prima di avvicinare il bicchiere al naso ce ne sarebbe stato abbastanza da far tremare i puristi: e in effetti, per quanto all'aroma un qualche profumo di banana si colga come da manuale, a fare da padrone è la luppolatura americana. Anche nel corpo - ben caldo, in cui l'alcol è percepibile più di quanto non lo sia normalmente nelle weizen - la componente del frumento stenta ad emergere, per chiudere su un amaro finale piuttosto netto. Naturale dunque la domanda sulle ragioni della scelta di fare, sostanzialmente, una fuori stile: motivata con la volontà, dato che Gianluca non apprezza molto le birre di frumento, di partire da questo genere per sperimentare una strada diversa. Mi prendo la libertà di dire, dato che è stato l'oggetto della franca discussione che ne è seguita tra me e Gianluca, che personalmente avrei ritenuto più opportuno - visto che non esiste alcun obbligo per un birrificio di fare birre di frumento - cimentarsi su altri stili, invece di creare ibridi che possono finire per risultare piuttosto improbabili; ma la chiudo qui, non volendo degenerare in questioni di lana caprina su purismo e non purismo - e ringraziando Gianluca per l'interessante e apprezzato confronto.

Assai meglio accolta la seconda birra che ho provato, la stout Renera: la schiuma nocciola prelude a profumi di tostato, cacao, caffè e liquirizia che si accompagnano poi nel corpo ben caldo e robusto, dal finale sorprendentemente secco per il genere. Una birra in cui, più che in altre, è interessante sperimentare l'evoluzione di aromi e sapori con la temperatura, e che immagino possa riservare interessanti sorprese se invecchiata.

Qualche riga infine per le altre due birre assaggiate durante la presentazione (perdonerete se sarò più approssimativa, perché non ho potuto prendere appunti). In primo luogo sulla american ipa Edgar che, pur aprendo in forze con la generosa luppolatura americana tra l'agrumato e il fruttato, vira poi su un corpo maltato più gentile ed un finale di un amaro elegante - direi la più gradevole, "facile" e beverina tra le birre di B2O; e infine la birra natalizia, caratterizzata dall'uso - forse un po' troppo evidente al palato, a mio modo di vedere - dei fichi secchi, con notevoli sentori zuccherini e di frutta sotto spirito. In tutto ciò, rispetto al B2O mi porto a casa l'impressione di un birrificio a cui piace sperimentare e vuole farlo con tutto ciò che ne consegue: risultati a volte "estremi", a volte "stravaganti", rispetto ai quali è difficile rimanere neutrali - finendo per amare o odiare senza mezze misure le birre che escono da questi fermentatori. A voi - se ancora non le avete mai provate - l'ardua decisione: osare o non osare?