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lunedì 14 novembre 2016

All'assalto delle spine di Borderline

Ok, pessima traduzione - per quanto ironica - di "Borderline tap takeover": che era il titolo della serata organizzata al Monsieur D. di Spilimbergo sabato scorso, quando sono state messe alla spina sette birre del birrificio Borderline di Buttrio. In rappresentanza del birrificio c'era Marco che, dopo l'accoglienza come sempre calorosa da parte di Paola e Cristiano, mi ha illustrato le creazioni prescelte.

Siamo partiti con la Golden Ale (sulla destra, naturalmente), brassata con il malto dell'orzo coltivato a Villa Chazil: luppolatura morbida e delicata su toni floreali, corpo apparentemente scarico ma che rivela in un secondo momento sapori di cereale e di miele millefiori, prima di chiudere con un amaro appena percettibile e poco persistente. Quai "inusuale" per un birrificio come Borderline, avvezzo a giocare ben più duro sopprattutto sul fronte dei luppoli, ma personalmente ho apprezzato la sobrietà e l'armonia di questa birra. Ben più riconoscibile come "figlia" di questo birrificio è invece la Pale Ale, dalla classica luppolatura americana intensa - in cui, tra l'agrumato, il resinoso e la frutta tropicale, ho sentito spiccare soprattutto il mango - e che al corpo scarico fa seguire un amaro citrico abbastanza deciso sul finale. Non è comunque una birra che "stroppia", per cui rimane gradevole ed accessibile anche per chi è un po' allergico alle luppolature sopra le righe - sia in aroma che in amaro.

In terza battuta è arrivata la Ginger Ale (sulla destra), una golden ale con zenzero e lime: sia l'agrume che la spezia sono delicati ma ben riconoscibili all'aroma, e si amalgamano piacevolmente con i toni fruttati del luppolo Eldorado; e dopo il corpo esile rimane la nota finale di zenzero, sempre tenue per coerenza. Una birra di cui ho apprezzato l'equilibrio tra le tre polarità dell'agrume, della spezia e del luppolo. Di tutt'altro genere la Ipa successiva, alla quale faccio tanto di cappello (letteralmente) per la schiuma persistente come poche: luppolatura di un agrumato intensissimo (simcoe, citra e equinox i luppoli utilizzati) in cui si notano bene però anche i profumi tra il tostato e la frutta secca del malto; e dopo un corpo che appare più scarico di quanto non sia data l'intensità degli aromi che l'hanno preceduto, arriva al retorogusto una sferzata di amaro di quelle per gli amanti dei toni forti. Personalmente l'ho trovata un po' squilibrata su quest'ultimo fronte, ma la pongo come un'opinione personale dato che nello stile e nell'insieme un finale del genere non può essere definito tout court fuori luogo.

Quinta birra è stata la American Session Brown Ale (sulla sinistra), anche questa in "stile Borderline" con la generosa luppolatura di centennial, simcoe e mosaic, ma con allo stesso tempo evidenti note di cereale già all'olfatto - tra la frutta secca e il pane tostato, che permangono anche nel corpo leggero ma non evanescente. Anche la chiusura è di un amaro morbido, non troppo netto, che contrasta sì ma non sovrasta i sapori che l'hanno preceduto. "Pezzo da novanta" invece la Cream Peated Stout, una stout dalle intense note torbate già all'olfatto, che nel corpo ben robusto e pastoso si sposano con l'orzo arrostito per una birra degna dei palati forti: soprattutto perché rimane molto ben peristente, e sia in bocca che al retrolfatto. Da riconoscere c'è il fatto che per quanto intensa non appare "spigolosa", ma mantiene una certa rotondità nonostante sapori così forti.

Da ultimo la Red Ale, che già avevo provato la sera prima allo Yardie in una versione diversa: questa infatti era passata da una botte di whisky del 2000. Per amor d'onestà, devo dire che avevo apprezzato di più quella della sera prima: nella seconda ho infatti percepito aromi meno intensi - anche se con il salire della temperatura qualcosa in più è arrivato, soprattutto in quanto a profumi torbati e di legno, oltre al caramello - e di conseguenza ho trovato che anche il corpo beneficiasse di meno della rosa di profumi per guadagnare in vigore. C'è da dire però che forse non l'ho degustata nella migliore delle condizioni, avendola bevuta dopo una birra dai sapori forti come la torbata ed essendo ormai la settima - c'è chi dice che dalla quinta in poi hanno tutte lo stesso sapore. E no, lo giuro, non ero ubriaca, chi c'era m'è testimone.

Chiudo rinnovando il ringraziamento a Mauro, Paola e Cristiano, sia per l'accoglienza che per la professionalità nel servizio.

lunedì 16 giugno 2014

Una birra...abrasiva

Anche quest'anno, come lo scorso giugno, la Brasserie di Tricesimo ha organizzato la manifestazione "Birra artigianale in festa": peccato per la pioggia, ma nemmeno quella ha scoraggiato gli appassionati. Tanto più che, oltre agli amici di vecchia data Garlatti Costa e Foglie d'Erba - sui quali non mi dilungherò non perché non meritino, ma perché delle loro delizie ho già avuto modo di dissertare ampiamente - c'erano due novità: il birrificio Antica Contea di Gorizia, e il Borderline di Buttrio.


Quest'ultimo ospitava allo stand anche il Grana 40, sempre del Manzanese, che imbottiglia però a Bernareggio (MB). Il nome deriva dall'impiego originario del birraio Emanuele, che lavora in una ditta che produce prodotti abrasivi per la lavorazione di legno e metallo; e di qui anche l'aggettivo che ha dato alla sua birra, "abrasiva".

Le birre disponibili alla spina erano due, la Orange Ipa di Borderline e la Mar Giallo di Grana 40. La prima è una buona Ipa che, pur facendo onore a dei birrai ancora giovani, non mi ha colpita forse perché rimane un "classico del genere", senza note che la contraddistinguano in maniera particolare; di più mi ha colpita invece la Mar Giallo, per quanto meno vicina ai miei gusti personali. Non era particolarmente "aggressiva" come la definizione di Emanuele avrebbe potuto far supporre; del tutto peculiare sì però, perché questa single hop blonde ale ha come unico luppolo una specie a me assolutamente sconosciuta, il sorachi (nella foto). A me come a molti, almeno a sentire Emanuele: "E' un luppolo giapponese usato pochissimo - ha spiegato -, ma quando mi è capitato di provarlo per caso, in unione con altri tre luppoli, ho sentito che questo proprio spaccava. E così sono arrivato alla single hop".

Nel berla, non fatevi ingannare dall'iniziale scarsa consistenza del corpo: subito subentrerà una certa dolcezza fruttata, che vira poi al cocco - particolarità di questo luppolo - per chiudere in maniera secca, lasciando un amaro discreto. Forse non la mia birra preferita, ma ho dovuto ammettere di non aver mai bevuto nulla di simile, per la gioia di Emanuele: "Proprio questo è il mio intento - ha affermato soddisfatto - fare qualcosa che nessun altro fa. Questa è la qualità, perché di fare la loro "ipa ignorante" - suppongo intendesse "una birra del tutto ordinaria", ma non ho osato interromperlo - sono capaci tutti".

Una rivelazione che potrebbe ritorcermisi contro, ma che va fatta in onore del birraio in questione, è che si tratta di una persona molto generosa: preso dall'entusiasmo per la sua opera a suon di assaggi ci ha fatto bere più di quanto avremmo voluto, nonostante le nostre insistenze. Così che abbiamo dovuto fare una "sosta tecnica patatine" prima di passare alla conoscenza successiva, l'Antica Contea...