Parto da qui per rendere conto dei numerosi birrifici trovati e ritrovati al Beer Attraction di Rimini in ossequio a quella che pare essere ormai una tendenza consolidata nel panorama birrario italiano, ossia una sempre maggiore e sempre più riconosciuta presenza femminile: ha fatto notizia quest'anno la vittoria di Luana Meola con la Fabbrica della Birra di Perugia, che alla kermesse riminese si è aggiudicata il titolo di birrificio dell'anno. Non a caso ad avere un proprio stand era anche un'associazione volta a promuovere questa presenza, Le Donne della Birra; e una delle socie è Giovanna Merloni, titolare di una delle nuove conoscenze fatte a Rimini - il birrificio I Beer di Fabriano (nella foto mi vedete con Giovanna a destra e la presidente dell'associazione Elvira Ackermann al centro).
Il birrificio è nato nel 2015 all'interno di un'azienda agricola, che fornisce le materie prime non solo in quanto all'orzo, ma anche in quanto ad una serie di altre aggiunte che la fantasia della birraia suggerisce - per le aromatizzazioni, o per esaltare alcune note particolari nell'aroma o nel sapore delle sue creazioni. Ho assaggiato per prima la Octobeer, una saison alla zucca - il nome è un omaggio all'Oktoberfest, dato che la zucca matura in ottobre. All'aroma risalta il mix di spezie tipico del genere, a cui si uniscono i toni fruttati del luppolo australiano, senza evidenziare il dolce della zucca; che si fa invece sentire al palato, prima di chiudere con un lieve tocco di pepe. In seconda battuta ho provato la imperial stout Special One: qui già iniziano le curiosità, perché Giovanna per conferire i toni amari che accompagnano quelli di cioccolata, vaniglia e cacao usa la buccia delle melanzane essiccate della sua azienda, finendo l'opera con dei sigari cubani in dry hopping. Ammetto di non aver colto molto la parte di tabacco, percependo di più la liquirizia sul finale; ad ogni modo, è degna di nota la volontà di recuperare l'uso di erbe od altri vegetali diversi dal luppolo così come si faceva prima dell'introduzione di questa pianta - nei progetti di Giovanna c'è una linea di "birre veggie", ossia ciascuna con uno o più erbe o ortaggi nella ricetta.
Da ultima la Lady Acid, una ale a cui l'aggiunta di purea di barbabietola conferisce non solo un caratteristico colore rosa, ma anche toni acidi simili a quelli delle fermentazioni spontanee. Al naso risulta infatti quasi acetica - ad Elvira, da brava tedesca, ha ricordato i cetriolini sott'aceto -, e personalmente ho colto degli aromi che ho associato ai petali di rosa; e mentre al palato si fa sentire in maniera distinta ma non soverchiante la barbabietola, il finale è una sorpresa con un piccante deciso dato dal peperoncino abruzzese in dry hopping. Da persona non particolarmente amante del piccante né della barbabietola, l'ho trovata una birra per stomaci forti, e inevitabilmente nel berla ne sono stata influenzata; a Giovanna va comunque riconosciuto il merito non solo della fantasia, ma anche di aver saputo trovare la giusta morbidezza per quanto riguarda la componente acida data dalla barbabietola.
Un'ultima nota meritano i formaggi e i salumi dell'azienda agricola, con cui abbiamo accompagnato le birre: un viaggio a tutto tondo nei campi di Fabriano, da quello che sta nel bicchiere a quello che sta nel piatto.
Il mio blog di avventure birrarie, descrizioni di birre, degustazioni, e notizie dal mondo della birra artigianale.
Visualizzazione post con etichetta oktoberfest. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta oktoberfest. Mostra tutti i post
mercoledì 24 febbraio 2016
Beer Attraction parte prima: la birra è donna
Etichette:
barbabietola,
Beer Attraction,
Elvira Hackermann,
Fabriano,
Giovanna Merloni,
I Beer,
Lady Acid,
Le donne della birra,
melanzana,
Octobeer,
oktoberfest,
peperoncino,
Rimini,
Special One,
zucca
mercoledì 4 giugno 2014
Cesky Pivnì Festival, dove la bibita verde non è acqua e menta
Nel sito lo descrivono come "L'Oktoberfest di Praga", dotato di tendone con 4500 posti a sedere, cibo e birra a volontà, e un palco su cui si sono alternate 45 band: ma dato che l'aver presenziato il celebre evento bavarese è una gravissima lacuna che purtroppo non sono ancora riuscita a colmare, non posso dire se i promotori del Cesky Pivnì Festival - o Festival ceco della birra, per i non indigeni - dicano il vero. Quel che è certo è che, qualunque cosa accada a Monaco ad ottobre, nemmeno quel che accade a Praga nelle ultime due settimane di maggio lascia a desiderare.
Tanto per cominciare, erano circa un centinaio i tipi di birra disponibili: inutile specificare che ce n'era davvero per tutti i gusti, per quanto con una nettissima predominanza delle tipiche lager ceche. Non fatevi ingannare, però: le interpretazioni sono così varie che non possono dirsi nemmeno parenti l'una dell'altra, e anzi, molte sono così corpose che le si potrebbe quasi prendere per belghe. Dato che i boccali erano solo da litro, abbiamo deciso di condividere, scegliendo peraltro abbastanza alla ceca - oops, cieca....scusate la gag: scelta che è caduta sulla Musketyr della Krusovice, una lager non filtrata, dal colore che vira quasi verso l'ambrato e una schiuma molto consistente. Il corpo è ben pieno e rende giustizia ai numerosi malti boemi e moravi pubblicizzati nella descrizione (che in realtà abbiamo visto solo a posteriori), e pur essendo piuttosto dolce è ben bilanciato dalla luppolatura decisa che chiude il sorso. Forse non troppo beverina, ma gradevole.
Ad attirare la nostra attenzione sono stati però dei bicchieri pieni di una bibita verde, che ci hanno fatto domandare come mai l'acqua e menta avesse diritto di cittadinanza ad un festival della birra. Ebbene, perché acqua e menta non era: trattasi della Zelene Pivo - appunto "birra verde" -, produzione del birrificio Starobrno nonché creazione speciale per la primavera del birrificio Malastrana. E' una lager chiara a cui Starobrno aggiunge una miscela - naturalmente segreta, sennò non c'è gusto - di erbe e un goccio di liquore, mentre Malastrana ottiene il tipico colore grazie alla clorofilla. Il risultato è comunque una birra dalle notevoli note erbacee - perdonate il gioco di parole - e dalla persistenza amara assai decisa, pur se diversa nell'uno e nell'altro caso. Insomma, le curiosità non mancavano.
Per chiudere, nota di merito e di encomio all'organizzazione: ciascun avventore viene dotato, al momento di pagare l'ingresso al festival, di una tessera magnetica tipo carta di credito, su cui caricare i propri "tol" - sorta di "gettoni", del valore di 45 corone l'uno. Al momento di ordinare qualcosa, la carta viene strisciata dai camerieri provvisti di palmare, e i "tol" sono automaticamente scalati dal credito disponibile. Niente contanti che girano, né resti da dare, tutto è molto più rapido. Se poi vi servissero altri "tol" lo stesso cameriere che vi prende l'ordinazione vi può anche ricaricare la carta, e se viceversa a fine serata ve ne fossero rimasti non avete che da farveli rimborsare alla cassa. Insomma, non saranno tedeschi, ma il senso dell'ordine e dell'efficienza ce l'hanno. Pienamente soddisfatti poi anche del cibo, nella fattispecie un goulasch che non aveva assolutamente nulla da invidiare a quello di un ristorante pur essendo stato servito sotto un tendone. Insomma, altro che le patatine fritte e una birra qualsiasi alle sagre...
Ad attirare la nostra attenzione sono stati però dei bicchieri pieni di una bibita verde, che ci hanno fatto domandare come mai l'acqua e menta avesse diritto di cittadinanza ad un festival della birra. Ebbene, perché acqua e menta non era: trattasi della Zelene Pivo - appunto "birra verde" -, produzione del birrificio Starobrno nonché creazione speciale per la primavera del birrificio Malastrana. E' una lager chiara a cui Starobrno aggiunge una miscela - naturalmente segreta, sennò non c'è gusto - di erbe e un goccio di liquore, mentre Malastrana ottiene il tipico colore grazie alla clorofilla. Il risultato è comunque una birra dalle notevoli note erbacee - perdonate il gioco di parole - e dalla persistenza amara assai decisa, pur se diversa nell'uno e nell'altro caso. Insomma, le curiosità non mancavano.
Per chiudere, nota di merito e di encomio all'organizzazione: ciascun avventore viene dotato, al momento di pagare l'ingresso al festival, di una tessera magnetica tipo carta di credito, su cui caricare i propri "tol" - sorta di "gettoni", del valore di 45 corone l'uno. Al momento di ordinare qualcosa, la carta viene strisciata dai camerieri provvisti di palmare, e i "tol" sono automaticamente scalati dal credito disponibile. Niente contanti che girano, né resti da dare, tutto è molto più rapido. Se poi vi servissero altri "tol" lo stesso cameriere che vi prende l'ordinazione vi può anche ricaricare la carta, e se viceversa a fine serata ve ne fossero rimasti non avete che da farveli rimborsare alla cassa. Insomma, non saranno tedeschi, ma il senso dell'ordine e dell'efficienza ce l'hanno. Pienamente soddisfatti poi anche del cibo, nella fattispecie un goulasch che non aveva assolutamente nulla da invidiare a quello di un ristorante pur essendo stato servito sotto un tendone. Insomma, altro che le patatine fritte e una birra qualsiasi alle sagre...
sabato 21 settembre 2013
Un assaggio di Oktoberfest
Si sa che Trieste, per gli Udinesi, è terra nemica; ma per fortuna nel nostro caso qualche amico triestino ce l'abbiamo, così qualche giorno fa siamo stati a farci un giro in questa città che - lo ammetto - mi ha sempre colpita con il suo fascino mitteleuropeo. Il nostro amico Gabriele peraltro, da bravo conoscitore del luogo, ci ha accompagnati in una stupenda passeggiata tra vie e viuzze assai pittoresche poco conosciute ai turisti, con tappa finale sulle rive a vedere un tramonto i cui colori avevano dell'incredibile. Insomma, a un anno dal mio trasferimento a Udine, proprio non riesco ancora a capire cosa mai ci sia che non va nel capoluogo giuliano.
Dato che ormai era ora di cena, abbiamo chiesto alla nostra guida di portarci in un locale che meritasse: e la sua scelta è caduta sulla birreria Paulaner, che si trova appunto sulle rive. Vabbè, non sarà birra artigianale: ma la Paulaner è sempre la Paulaner, per cui non ce lo siamo fatti dire due volte.
Le prime due pagine del listino erano interamente occupate dalle birre - appunto - Paulaner, in una varietà tale che alcune non le avevo mai nemmeno sentite nominare; curioso poi che, oltre al prezzo della birra piccola, da mezzo e da litro, sia riportato anche quello del fusto. Insomma, se siete una compagnia numerosa o se vi è piaciuta così tanto da volervela portare a casa in quantità industriali, sappiate che c'è anche questa opzione.
In quanto al cibo, vi avverto: se avete fretta, cambiate locale. Non perché siano lenti a servire, ma perché la lista di antipasti, insalate, piatti bavaresi, panini, e soprattutto di pizze, è così lunga che difficilmente arriverete a leggerla tutta, e se proprio volete farlo dovrete prendervi il vostro tempo. Ammetto di essere rimasta piuttosto disorientata, e infatti la scelta non è stata facile per nessuno dei tre. Dopo vari tentennamenti, io ho optato per una tagliata di pollo con verdure grigliate, rucola e pomodorini, Enrico per una pizza Cleo - come al solito leggerina: radicchio di Treviso, speck e formaggi - e Gabriele per un panino blues (e qui lo ammetto, non ricordo che cosa ci fosse dentro...). Tutte ottime scelte, peraltro: la tagliata era ben cotta e saporita, e anche la pizza - almeno così mi ha detto la mia dolce metà - ha superato l'esame sia in quanto a fragranza della pasta che a farcitura. Altro suggerimento, andate affamati: le porzioni sono assai generose, tanto che persino Enrico ha dovuto dare del suo meglio per arrivare in fondo.
In quanto a birra, invece, siamo andati sul sicuro: la Paulaner Salvator, una rossa a bassa fermentazione, dal malto molto spiccato - così come il grado alcolico, dato che ne fa 8. Insomma, roba tosta: in fondo, come ricorda il sito della Paulaner, "nel periodo di digiuno per i frati di San Francesco di Paola la Salvator sostituiva il nutrimento". Ah, ecco, si spiegano tante cose: dopo che ti sei bevuto una birra così corposa - non a caso fa 71 kcal per 100 ml, con tutto quell'orzo - vai avanti per una giornata intera. "Il birraio più famoso - prosegue poi il sito - è stato frate Barnaba, che ha diretto dal 1773 la birreria Paulaner del monastero. La sua ricetta originale è rimasta fino ad oggi pressoché immutata". Un pezzo di storia, insomma, oltre che un piacere per il palato. Certo non è il miglior abbinamento con il pollo: con quello sarebbe stata più indicata la birra dell'Oktoberfest, disponibile dato il periodo, una chiara molto beverina nonostante il tenore alcolico (6 gradi) e il gusto più maltato rispetto alle altre birre dello stesso genere. Ma per quella aspetteremo di andare davvero all'Oktoberfest...
Dato che ormai era ora di cena, abbiamo chiesto alla nostra guida di portarci in un locale che meritasse: e la sua scelta è caduta sulla birreria Paulaner, che si trova appunto sulle rive. Vabbè, non sarà birra artigianale: ma la Paulaner è sempre la Paulaner, per cui non ce lo siamo fatti dire due volte.
Le prime due pagine del listino erano interamente occupate dalle birre - appunto - Paulaner, in una varietà tale che alcune non le avevo mai nemmeno sentite nominare; curioso poi che, oltre al prezzo della birra piccola, da mezzo e da litro, sia riportato anche quello del fusto. Insomma, se siete una compagnia numerosa o se vi è piaciuta così tanto da volervela portare a casa in quantità industriali, sappiate che c'è anche questa opzione.

In quanto a birra, invece, siamo andati sul sicuro: la Paulaner Salvator, una rossa a bassa fermentazione, dal malto molto spiccato - così come il grado alcolico, dato che ne fa 8. Insomma, roba tosta: in fondo, come ricorda il sito della Paulaner, "nel periodo di digiuno per i frati di San Francesco di Paola la Salvator sostituiva il nutrimento". Ah, ecco, si spiegano tante cose: dopo che ti sei bevuto una birra così corposa - non a caso fa 71 kcal per 100 ml, con tutto quell'orzo - vai avanti per una giornata intera. "Il birraio più famoso - prosegue poi il sito - è stato frate Barnaba, che ha diretto dal 1773 la birreria Paulaner del monastero. La sua ricetta originale è rimasta fino ad oggi pressoché immutata". Un pezzo di storia, insomma, oltre che un piacere per il palato. Certo non è il miglior abbinamento con il pollo: con quello sarebbe stata più indicata la birra dell'Oktoberfest, disponibile dato il periodo, una chiara molto beverina nonostante il tenore alcolico (6 gradi) e il gusto più maltato rispetto alle altre birre dello stesso genere. Ma per quella aspetteremo di andare davvero all'Oktoberfest...
Iscriviti a:
Post (Atom)