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mercoledì 12 giugno 2019

Riduzione delle accise, non è tutto oro quel che luccica?

L'entrata in vigore della nuova disciplina sulle accise, che prevede una riduzione del 40% per i birrifici al di sotto dei 10.000 hl annui di produzione, mi ha spinta a chiedere ai diretti interessati che prospettive ponesse loro questa novità. In altri termini: come prevedevano di impiegare il risparmio derivante dal taglio della tassazione - che più o meno tutte le analisi sono concordi nello stimare attorno ad una media di 15.00 euro annui? Davvero, come negli auspici, prevedevano di riuscire ad investirli per la crescita dell'azienda? Ho così fatto circolare un rapido sondaggio tra i birrifici di mia conoscenza (prendetelo dunque per quello che è, dato che non si tratta di un campione statisticamente costruito).


Certo la notizia è stata in generale ben accolta, e le buone intenzioni su questo fronte ci sono: chi si propone di poter contare su ulteriore manodopera almeno nei frangenti più impegnativi, chi di investire in marketing e comunicazione, ricerca e sviluppo, cantina e attrezzature, certificazione biologica delle materie prime; chi, molto banalmente, prevede semplicemente di poter dormire sonni più tranquilli a fronte di situazioni finanziarie non sempre stabili - basti pensare a chi ha aperto da poco e deve ancora rientrare dei costi di avvio dell'attività. Solo due hanno accennato all'opportunità di ridurre anche il prezzo al consumatore (per quanto si tratti di un risparmio di pochi centesimi se quantificato sulla singola birra). Ma se diffuso è l'apprezzamento per il provvedimento, altrettanto diffuse sono le perplessità.

Molti infatti hanno evidenziato come non sia ancora chiara la modalità secondo cui questo regime fiscale più vantaggioso verrà applicato; con il rischio che possa in realtà risolversi in oneri maggiori dei risparmi. "Il mio timore è che non rimangano affatto tesoretti da investire - ha affermato Carlo Antonio Venier di Villa Chazil -: per gestire i registri di carico e scarico così come prefigurato potrebbe essere necessario impiegare part time una persona, e inoltre potrebbe anche essere necessario installare un nuovo contalitri". La questione della tipologia di contalitri richiesta, non ancora chiarita, è infatti essenziale. Come spiega Gianpaolo Tonello, tecnico consulente di numerosi birrifici sia in Italia che all'estero, "la paventata possibilità che il pagamento torni sul controllo del mosto tramite contatori MID può essere un boomerang. Se così fosse il risparmio sarà nulla a confronto delle spese che si dovranno affrontare per avere dei sistemi di conteggio del mosto certificati MID, che si aggirano sui 17.000 euro. Inoltre, operativamente parlando, la sanificazione impiantistica sarebbe più a rischio, e di conseguenza la salubrità delle birre. Ripeto che al momento si tratta soltanto di una possibilità, e come tale va considerata; ma se dovesse essere confermata, per i piccoli birrifici sarebbe un aggravio pesantissimo. Attendiamo chiarimenti". 

Tutti i birrai sia friulani che veneti che mi hanno risposto si sono detti preoccupati dei costi burocratici della nuova disciplina di gestione del magazzino (l'accisa non verrà infatti più pagata sul mosto, ma sul magazzino), e appunto della questione contalitri; senza contare che, come ha osservato con cupo sarcasmo Severino Garlatti Costa del birrificio omonimo, "non è nemmeno chiaro se si possa rinunciare al nuovo regime nel caso in cui, come per molte piccole realtà potrebbe accadere, i costi di gestione del tutto siano superiori al beneficio". Commento sostanzialmente analogo è arrivato anche dalle Marche con Alessandro Dichiara del birrificio Sothis, che a fronte di queste stesse perplessità ha affermato di non voler fare alcuna previsione su futuri guadagni o perdite. Così anche i fratelli Covolan del birrificio La Ru, affermando che "non crediamo sia giusto che il beneficio economico sia solo a vantaggio dell'azienda, ma vada diviso anche con il cliente", si chiedono se questo davvero accadrà: "Abbiamo sempre detto che la birra italiana è tra le più care in Europa a causa delle accise - hanno osservato - ma adesso staremo a vedere se davvero sarà così. Prima dobbiamo capire come verrà applicata esattamente la normativa". Peraltro, ha osservato Lorenzo Serroni di The Lure, i birrifici non sono nuovi alle incertezze burocratiche: "In questi anni è stata fatta ad esempio molta confusione in tema di registri - ha spiegato -, dapprima con obbligo del solo registro cartaceo, poi duplice insieme al digitale, ma non in tutte le Regioni; con differenze tra provincia e provincia e software spesso incompatibili con lo stesso sito delle Dogane. Un bel labirinto, dove però ogni errore è punito con una multa. Per cui questa volta la speranza è quello di avere una vera spinta per il settore, non un ulteriore affossamento con la burocrazia".

Si potrà dire che stiamo al momento speculando sul nulla, dato che non sono ancora arrivati tutti i chiarimenti relativi ai punti sollevati; ma sicuramente tra i birrai la preoccupazione è palpabile,e si tratta a mio avviso di un dato di fatto che non può essere ignorato. L'auspicio è pertanto che sia fatta chiarezza quanto prima sui punti del decreto che, almeno ad alcuni birrai, risultano ancora ambigui.

lunedì 14 settembre 2015

Degustando a Friulidoc

Ad ulteriore dimostrazione del maggiore spazio che la birra artigianale ha avuto quest'anno a Friulidoc, anche Confartigianato ha organizzato tre degustazioni: la prima dedicata al birrificio Grana 40, la seconda a Villa Chazil, e la terza a Garlatti Costa. Personalmente sono riuscita a partecipare soltanto alle ultime due, e non me ne voglia il Grana 40; ma il buon numero di partecipanti a tutte e tre le serate conferma l'interesse diffuso per la birra artigianale anche nell'ambito di un evento come Friulidoc, tradizionalmente più incentrato sul mondo del vino.

La prima degustazione a cui personalmente ho preso parte, dicevamo, è stata quella di Villa Chazil. Il birraio Carlo Antonio Venier, con inaspettate doti istrioniche, ha raccontato ai presenti come è nata la sua azienda agricola e che cosa si intenda per agrobirrificio, illustrato la sua coltivazione di luppolo chinhook, cascade e willamette, nonché alcuni aspetti tecnici della produzione; sucitando l'interesse e la curiosità anche dei "non addetti ai lavori", e coinvolgendo l'uditorio nella discussione. Le birre in degustazione erano tre - sambuco, lager e pale ale -; la prima - definita dal birraio "una birra da aperitivo" -, con il suo aroma floreale, il corpo leggero e la chiusura dolce del sambuco; la seconda con gli aromi delicati del willamette, ed una persistenza assai meno amara della media delle lager chiare (al di là dell'estrema variabilità all'interno del genere); e l'ultima caratterizzata dall'agrumato del luppolo citra e dalle note speziate del lievito. Il raccolto di luppolo, ha assicurato Antonio, è andato bene; chissà che non possa uscire un'edizione limitata di lager con luppolo a km zero, come "chicca" della produzione del birrificio.

La seconda degustazione è stata dedicata a Garlatti Costa, con il buon Severino la cui imponenza fisica, se mi consentite l'ironia, è inversamente proporzionale alle doti brassicole e di conferenziere: dalla storia della birra, agli aspetti tecnici della produzione, fino ad arrivare ai lambic e a ricordi del tipo "quando ho cominciato a fare birra io, i libri per imparare erano ancora solo in inglese", Severino ha intrattenuto a tutto tondo una platea ancora più numerosa di quella del giorno precedente. La degustazione è partita dalla birra di frumento Opalita, la cui peculiarità è l'aggiunta di avena; per proseguire con la ale chiara Lupus - in cui si riconosce l'uso dello stesso lievito della Opalita, dato che Severino ha scelto di mantenerlo identico per tutte le sue birre "perché lo conosco ed è consono al mio stile" - pur essendo intensi anche gli aromi del luppolo; passare poi alla Liquidambra, in cui i toni di caramello e di lieve tostato che caratterizza le ambrate si fa notare già all'olfatto per poi essere confermato nel corpo rotondo e dalla persistenza lunga; e chiudere con la Orzobruno, una nera dai profumi intensi di tostato e di caffè, a cui si aggiunge il cioccolato nel corpo per poi chiudere nuovamente sul caffè. Pare che a riscuotere successo siano state soprattutto quest'ultima e la Lupus, ma si sa, è questione di gusti.

Un'ultima nota va riservata agli accompagnamenti proposti da Confartigianato, una coppetta di patate, formaggio e salsa di fichi la prima sera, e una di polenta, formaggio e funghi la seconda. Certo era impossibile, data l'eterogeneità delle birre, pensare ad uno stuzzichino che andasse bene per tutte; ma sono stati comuqnue graditi, se non altro perché espressione del territorio in cui la manifestazione si è svolta.

giovedì 3 settembre 2015

E sarà l'Aurora

No, non sono una particolare fan di Eros Ramazzotti; il riferimento è alla quarta nata tra le etichette di Villa Chazil, che ho avuto occasione di provare domenica scorsa alla festa del luppolo e della birra agricola organizzata in quel di Nespoledo. Il birrificio, cogliendo l'occasione dei due anni di attività e del raccolto di luppolo - potete vedere i filari sulla destra nella foto -, ha infatti organizzato una giornata di festa coinvolgendo una serie di produttori - sia birrari che non - della zona. Oltre alle birre della casa erano infatti disponibili anche la Tripel di Zanna Beer e la Slap di Garlatti Costa - nonché i vini e le grappe dell'azienda Beltrame, per chi non avesse voluto rimanere monotematico in quanto al bere; e giusto per non rimanere a pancia vuota, l'azienda agricola Calligaris ha provveduto alla carne alla griglia, la fattoria Gortani a frico e formaggi, e l'apicoltura Mamma Ape al miele - che ho avuto modo di assaggiare direttamente dal favo: un'esprienza da provare, se vi capita l'occasione. Il tutto completato da laboratori di degustazione e dimostrazioni pratiche di arte brassicola di Severino Garlatti Costa e Antonio Zanolin, nonché da musica dal vivo in serata.

Sono arrivata giusto in tempo per l'ultima parte del laboratorio mattutino di degustazione, in cui le birre di Garlatti e Zanna venivano abbinate a salumi e formaggi delle aziende presenti; e se ormai era tardi per assaggiare, mi sono comunque goduta la dotta dissertazione dei due mastri birrai che ha spaziato su raggio assai ampio - da come si fa la birra, all'ingresso della birra artigianale nella ristorazione, fino alle birre a fermentazione spontanea e barricate. Un uditorio assai interessato che, devo dire, mi ha dato buone speranze in quanto alla crescente sensibilità verso la birra artigianale in questa zona.

A fine laboratorio però, dato che non avevo bevuto ancora nulla, la sete iniziava a farsi sentire; e così il padrone di casa, il buon Carlo Antonio Venier, mi ha invitata ad assaggiare l'ultima nata, la Aurora. Trattasi di una lager chiara all'arancia, che mi ha parecchio incuriosita e attirata dato il caldo africano della giornata; perché la radler l'abbiamo provata tutti, però è tutt'altra cosa. Già all'olfatto qualche nota d'arancia arriva; però è parecchio delicato, e potrebbe quasi confondersi con gli aromi agrumati tipici di alcune varietà di luppolo. Anche nel corpo abbastanza esile il sapore d'arancia rimane defilato, quasi sullo sfondo, armonizzandosi delicatamente con il malto pur senza sparire; così come nel finale fa da contrappunto all'amaro del luppolo, con una persistenza agrumata leggera ma ben riconoscibile che arriva solo dopo il sorso. Detta in poche parole, l'ho trovata una birra fresca e dissetante, che ha il merito di armonizzare in maniera delicata e senza strafare l'aromatizzazione - perché se è birra deve rimanere birra, non diventare aranciata -; cosa che avevo peraltro avuto modo di osservare già quando avevo assaggiato la birra al sambuco di Villa Chazil. Si direbbe quindi che a Villa Chazil abbiano un buon tocco per le aromatizzazioni: resta da scoprire quale sarà prossima...