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venerdì 12 dicembre 2014

Un Natale...da latinisti

Si, va bene, lo so: il buon prof Mauro Coppola, alla scuola di giornalismo, i miei titoli li bocciava sempre, e sicuramente questo sarebbe andato incontro allo stesso triste destino. Però a mia discolpa posso dire che non ho tutti i torti, dato che la birra di cui sto per parlare ha a tutti gli effetti un nome latino: se non altro, ho dalla mia un dato di fatto. Per chi ha qualche vago ricordo del liceo, Natale si dice dies Natalis: e Natalis è infatti il nome della birra stagionale del birrificio Un Terzo, che ho peraltro avuto occasione di provare alla spina in Brasserie. Dato che le birre natalizie hanno sempre un tenore alcolico particolarmente elevato, e che quella sera nella stessa sede c'era anche l'incontro dell'Associazione Homebrewers Fvg - con relativa degustazione -, mi sono premurata di chiedere prima quanti gradi avesse (7,5, per la cronaca): ma vedendo la faccia compiaciuta di Enrico dopo il primo sorso, ho fugato ogni dubbio con un "Ma sì, fammene una!" (piccola, grazie).

La schiuma, di un nocciola chiaro che fa da contrappunto al nocciola scuro della birra, è fine ma non particolarmente persistente; quel che basta comunque a racchiudere una rosa di aromi piuttosto ampia - tra cui ho sentito in particolar modo la frutta sotto spirito e le spezie, con qualche nota liquorosa. Una complessità notevole confermata anche nel corpo caldo e robusto, che però ho trovato equilibrato e non troppo impegnativo: tanto che, per avere l'alcol che ha, è parecchio beverina. Per quanto predominino in chiusura i malti, non lascia in bocca quel dolciastro che a volte rende stucchevoli le birre di questo genere: per cui, per quanto naturalmente non possa fare la felicità degli amanti del luppolo e del suo amaro, quello dato dalla tostatura del malto fa comunque il suo mestiere. Ammetto che è stata una sopresa leggere poi a posteriori che la ricetta include anche il frumento maltato: probabilmente assai difficile da sentire nell'insieme, ma comunque parte della complessità della Natalis. Una complessità che ha il merito di non risultare eccessiva e di non "stomacare", passatemi il termine, e che mi ha fatto apprezzare anche quest'opera dell'Un Terzo.

Di birre natalizie comunque, a quanto pare, avrò modo di assaggiarne ancora: l'Associazione Hoebrewers Fvg ha organizzato per il 22 dicembre una sorta di "concorso interno", al quale mi sono ben volentieri offerta di dare il mio contributo nel giudicare. Dato - come dicevo sopra - il tenore alcolico medio di queste birre, per quanto auguri ogni bene all'Associazione, spero solo che non siano in troppi a concorrere...

venerdì 15 novembre 2013

Una degustazione con la storia

Ci voleva un'altra serata alla Brasserie per riportarmi su queste pagine dopo un periodo di silenzio; nella fattispecie quella di mercoledì scorso, che prevedeva una cena con degustazione delle creazioni del Birrificio Un Terzo di Biella. La cosa era diventata per me quasi una questione d'onore, perché, nonostante già da qualche tempo Matilde tenga in frigo le loro bottiglie, per un motivo o per l'altro non ne avevo mai assaggiata una: per cui questa volta non avevo scuse.

In quanto al menù, come di consueto Matilde e Norberto si sono attenuti rigorosamente alla stagione. Ad aprire la cena sono state le lasagne alla zucca, abbinate alla 365° anniversario - lanciata, come il nome lascia intuire, a 365 giorni dall'apertura del birrificio: un'ambrata ad alta fermentazione parecchio speziata che, per quanto tecnicamente non lo sia, mi ha in qualche modo ricordato le Ipa per i sentori agrumati (si riconosce bene l'arancia), quasi floreali, e l'amaro dissetante in chiusura. Utilissimo a "ripulire" per contrasto il dolce della zucca, per cui l'abbinamento era davvero indovinato.

Il secondo - pollo al malto e castagne con piselli e pancetta: detto così pare impegnativo, ma ne vale la pena - era accompagnato dalla Duca d'O, una rossa ad alta fermentazione in stile American Pale Ale, dedicata al Duca d'Orleans che nel 1575 salì al trono di Francia col nome di Enrico III (se mai vedrò i birrai, devo chiedere come mai proprio a lui; però ammazza, questi hanno studiato). Per quanto ad un primo impatto non mi avesse impressionato, la nota distintiva di questa birra che mi ha poi lasciata sorpresa è la velocità con cui il dolce iniziale del malto lascia il posto all'amaro netto del luppolo ancor prima del retrogusto, che è in genere il momento in cui ci si attende un cambiamento simile. C'è da dire che, a differenza della 365° anniversario, è tutt'altro che dissetante: si tratta di una birra piuttosto corposa e "impegnativa" nonostante i 6 gradi mezzo, dato che tutti i giusti presenti - dal caramello del malto all'amaro del luppolo...chiedo perdono ai birrai, ma il pompelmo rosa non l'ho proprio sentito - sono parecchio forti.

Volendo dare una valutazione generale, dunque, direi che per quanto entrambe le birre non mi abbiano lasciata a bocca aperta per l'originalità - eh già, ero impegnata a deglutire...ok, lo so, era pessima - se ne riconosce comunque la qualità; a questo punto sarei assai curiosa dei assaggiare la Natalis - una birra di stagione, ovviamente - la cui descrizione recita "Birra bruna artigianale, colore nocciola scuro. Al naso è complessa, con predominanza di spezie, frutta secca e sentori di cacao e caffè". A Natale, si sa, sono tutti più buoni. Anche le birre...