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lunedì 13 maggio 2019

La birra di Morrovalle

Se non sapete dove si trova Morrovalle vi ritengo più che giustificati, dato che nemmeno io avevo mai sentito nominare questo paesino in provincia di Macerata; fino a quando non ho colto l'invito di Alessandro Dichiara, birraio formatosi al Cerb e poi alla Doemens (dove l'ho conosciuto), a visitare il suo birrificio aperto a fine 2018. Il nome prescelto è stato Sothis, divinità egizia identificata con la stella Sirio, in virtù della sua passione per la mitologia egizia e per l'astronomia; e anche tre delle sei birre in repertorio sono state battezzate con nomi di ispirazione egizia - anche se Alessandro mi ha riferito che in zona è conosciuta come "la birra di Morrovalle".

L'ispirazione di Alessandro è fondamentalmente britannica, pur spaziando anche su altri stili; e lo si coglie probabilmente al meglio nella sua Fotone. Sulla carta una american ipa, in virtù della luppolatura tra l'agrumato e la frutta tropicale - sempre con una prevalenza però di toni asprigni su quelli dolci -, esibisce poi un corpo robusto con note tostate e biscottate più affine alle ipa inglesi che a quelle Usa, che prediligono maggiore snellezza per amor di bevibilità; prima di un finale di un amaro netto e acre, tra l'erbaceo e il citrico, lungo e persistente, che nulla concede a toni più morbidi, per quanto non superi mai il confine dell'invadenza. Una birra che suggerirei agli amanti delle ipa inglesi "veraci", che la troveranno sicuramente ben costruita nell'equilibrare la robustezza sia del corpo che del finale e l'amaro "genuino".

La predilezione di Alessandro per la tradizione inglese traspare poi anche nella Ptah, una English Pale Ale che nel berla mi ha fatto proprio pensare alla canonica descrizione di come debbano essere le birre nate a Burton upon Trent. In virtù dall'amaro netto ma "neutro" sul finale, peraltro, si rivela discretamente versatile negli abbinamenti: nel corso della cena da Armida - ristorante di specialità locali, dove abbiamo cenato con le birre di Alessandro - l'abbiamo usata infatti per accompagnare una serie di antipasti misti molto diversi tra loro - dagli affettati, ai formaggi, fino alla frittata con la coratella l'agnello.

Ottima nell'abbinamento si è dimostrata anche la Dunkelweizen Renenet, interpretazione a mio avviso ben riuscita dello stile nel coniugare con equilibrio il caramello tostato del malto con la componente aromatica del lievito caratteristico: abbiamo infatti "osato" accostarla al bis di primi - tagliatelle "da Armida" al ragù di capriolo e tartufo, e ravioli al ragù di cervo ripieni di burrata - giudicando indovinato il modo in cui il caramello sposava sia la carne che il formaggio, mentre l'acidulo finale puliva i sapori forti.

La carrellata di birre comprende poi la Nepri, una blanche che alle spezie d'ordinanza aggiunge l'anice: in realtà in maniera un po' troppo preminente per i miei gusti, dato che tende a sovrastare arancia e coriandolo. Non ha in ogni caso sfigurato nell'accompagnare i secondi, spezzatino di cervo e cinghiale, dato che andava sostanzialmente a speziare la carne.

Il panorama si completa con la Giapeto, una smoked porter che punta un maniera decisa sui toni affumicati - la vedrei meglio con una carne alla brace o con un cioccolato al tabacco che con il tradizionale dessert al cioccolato - e con la Prototipo, una Golden Ale beverina e semplice - ma non banale, nel conservare comunque una componente di cereale fresco nel corpo che si accosta all'agrumato del Mandarina Bavaria.

Nel complesso ho trovato le birre di Sothis più "mature" e studiate di quelle che mediamente i birrifici producono a pochi mesi dall'apertura; segno evidentemente di un lavoro precedente che ha portato a non improvvisarle, e che auspicabilmente costituirà una buona base per futuri aggiustamenti e per nuove birre.

venerdì 16 gennaio 2015

Una birra sulle rive del Danubio

Avendo già visitato con sommo piacere Praga e la Repubblica Ceca - come rendicontato in un post sulla capitale, uno sul suo festival della birra e uno su un piccolo birrificio artigianale di Zvikov - questa volta ho optato per Bratislava, capitale della Repubblica Slovacca adagiata sulle rive del celbre fiume. Certo non una città dal fascino turistico della sua omologa né dalle dimensioni altrettanto imponenti - meno di mezzo milione di abitanti -; ma tranquilla e piacevole, e meta da scoprire anche per gli amanti delle birre in quanto - sebbene quelle importate dalla Repubblica Ceca rappresentino una buona parte dell'offerta - non mancano nemmeno le produzioni locali e i brewpub (ristoranti che servono la birra da loro prodotta, ndr) di un certo interesse.

Il primo locale che ho visitato su consiglio di un amico, a onor del vero, non era propriamente "slovacco": trattasi dello Uisce Beatha - "acqua di vita" in gaelico, nome di un whisky irlandese - pub gestito appunto da un simpatico e socievole espatriato dalla terra di San Patrizio. Oltre all'ambiente pittoresco - una vecchia cantina con volte di mattoni rossi, arredata con autentici pezzi d'antiquariato - nota distintiva del locale è il listino stampato sulla bottiglia che si trova al centro di ogni tavolo; e per quanto riguarda le birre a rotazione, basta vedere il talloncino legato al collo della bottiglia. Il pub serve perlopiù birre ceche di marchio Primator, e quindi anche in questo senso non può definirsi del tutto espressione dello spirito locale; c'è però da dire che, se la lager bionda classica non si distingue all'interno del genere, la English Pale Ale offre un buon connubio tra il sapore di cereali tipico della tradizione ceca e l'amaro delicato del luppolo, e la stout con le sue marcate note di caffè probabilmente non fa rimpiangere a turisti ed espatriati irlandesi avventori del locale la loro birra nazionale.

La prima birra di produzione slovacca che ho provato è stata quindi la Zlatý Bažant (letteralmente "fagiano d'oro"), che mi era stata descritta come uno dei marchi più significativi dela Paese: anche qui però nel 1995 è arrivata la lunga mano del gruppo Heineken, che l'ha acquisita. Rimane comunque una delle bandiere nazionali in campo birrario; e pur trattandosi di una lager che ho trovato del tutto ordinaria, pur nelle sue varie declinazioni - la bionda da 10 e da 12 gradi plato e la scura - proprio questo suo essere abbastanza "neutra" la rende particolarmente versatile nell'accompagnare i piatti della tradizione locale - dalla zuppa di crauti e salsiccia a quella all'aglio servita in una pagnotta scavata, agli gnocchetti di patate "halusky" con il bryndza, tipico formaggio di pecora. Piatti che ho peraltro provato in un ristorante dal nome che è un programma, "Slovak pub"; dove, se capitate da quelle parti, vi suggerisco di affrontare una volta nella vita e poi mai più - magari documentandola con tanto di foto - l'impresa della tipica colazione del luogo: tre uova con cipolla, prosciutto, cetriolini e pane, accompagnati magari da una delle birre suddette. Se sopravvivete, siete pronti ad entrare nello spirito della città - per la cronaca, non ce l'ho fatta: il terzo uovo l'ho dovuto cedere a Enrico, abbandonando il campo di battaglia con disonore. Onore invece a lui, che di uova ne ha quindi affrontate quattro, non toccando più cibo fino a sera.

Per bere qualcosa di davvero "a km zero" mi sono così rivolta al Bratislavsky Mestiansky Pivovar - "birrificio cittadino di Bratislava -, un brewpub che considererei la chicca della mia trasferta: non solo i piatti offerti - dai bocconcini di pollo alla stout allo stinco di maiale - erano davvero notevoli, ma la birra prodotta nei sotterranei del locale mi ha colpita per il sapore di cereali maltati particolarmente deciso e del tutto peculiare, che pur nell'intensità del corpo lascia comunque la bocca pulita grazie ad una luppolatura ben calibrata. Oltre alla lager chiara che ho appena descritto il brewpub offre anche una scura: ho trovato però che quest'ultima avesse meno "personalità", perché, se la prima mira non solo all'eccellenza all'interno di un genere canonico ma anche a trovare una sua nota distintiva, la seconda rinuncia un po' all'unicità non distinguendosi molto da altre dello stesso tipo.

Per concludere, una città che, posto che amiate le pils, non è da disdegnare; magari facendovi guidare da qualcuno che sappia consigliarvi, non essendo l'offerta turistica e birraria pari a quella di altre capitali mitteleuropee come Praga o Vienna, ma avendo appunto per questo il pregio di essere meno "inflazionata" sotto il profilo del numero di visitatori.