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giovedì 9 gennaio 2014

Il birraio dell'anno

Il 3 gennaio al Lambiczoon di Milano si sono tenute le premiazioni del concorso "Birraio dell'anno", che aveva stuzzicato la mia curiosità visto che conoscevo tre dei cinque birrifici che hanno partecipato: il Foglie d'Erba, il Birrificio del Ducato e l'Extra Omnes. Se dei primi due conoscevo bene anche le birre che hanno presentato - la Freewhilin' Ipa, di cui ho parlato in questo post, e la Verdi, una della stout che ricordo con maggiore affetto - dell'ultimo non conoscevo la Bloed, aromatizzata alla ciliegia (avendo provato con somma soddisfazione solo la Migdal Bavel): e guarda caso è stata proprio questa a vincere, imponendomi di colmare questa terribile lacuna. Cosa che purtroppo devo ancora fare, dato che non sono riuscita a trovarla: ma ho rimediato con la Zest, che ha vinto il primo premio nel 2011 al Beer Festival di Milano, e ho così comunque onorato il birraio vincitore Luigi d'Amelio (nella foto).

Indubbiamente al concorso deve aver guadagnato parecchi punti sull'aroma: deciso e pungente, che unisce l'erbaceo ai sentori di frutta (personalmente ho sentito in particolar modo la pera). Le premesse quindi erano buone: bastava non aspettarsi che tutti questi profumi trovassero corrispondenza nel gusto, che a dire il vero mi ha lasciata un po' perplessa perché tende a dissolversi subito. La nota caratteristica della Zest è comunque l'amaro insolitamente persistente: se vi piacciono le birre ben secche, che rimangono in bocca lasciando una sensazione dissetante anche ben dopo averle bevute, questa fa per voi. Va detto che ero particolarmente assetata dopo una giornata sugli sci, e davvero mi è scesa che era un piacere (complice anche la gradazione alcolica bassa, appena 5 gradi, e il corpo leggero): anche per questo probabilmente non mi ha dato fastidio "l'amaro in bocca", anzi, una volta tanto l'ho apprezzato contrariamente alle mie abitudini.

In quanto al concorso "Birraio dell'anno", vado male a pronunciarmi: conosco personalmente solo Gino Perissutti di Foglie d'Erba, e anche in quanto a birre, come già detto, ne avevo provate solo due. Ciò che posso dire, però, è che la scelta deve essere stata difficile: sia la Freewheelin' che la Verdi sono dei pezzi da novanta, come si suol dire, e posso quindi immaginare che le altre non siano da meno. Per la cronaca, al secondo posto si è piazzato Giovanni Campari del Birrificio del Ducato, al terzo Nicola Perra del Barley di Maracalagonis (Cagliari), al quarto Riccardo Franzonis del Montegioco (Alessandria), e al quinto il buon Gino: vincitore peraltro nel 2011,così come Franzonis lo era stato nel 2009. Certo si potrebbe dire che si tratta di un circolo di habitués: ma il fatto che ci sia un certo "ricambio al vertice" in quanto a classifica può a sua volta significare che un concorso di questo genere stimola una sana competizione. E se i risultati sono questi, ben venga...

venerdì 11 ottobre 2013

La birra del conclave

Dopo una lunga deviazione in terreno gastronomico, eccomi ritornata all'ovile - ossia alle birre, e più specificatamente alla Brasserie. Veramente eravamo andati lì con i migliori propositi, ossia comprare una bottiglia a scopo regalo, bere qualcosa di veloce giusto per la compagnia, e andarcene; ma poi abbiamo casualmente trovato lì il nostro buon amico Giovanni - arrivato nel locale perfettamente insieme a noi: mai successo che ci incontrassimo con puntualità - insieme ad un collega, e la serata ha preso tutt'altra piega.

Ultimamente in Brasserie sono arrivate diverse birre nuove, per cui l'imbarazzo della scelta era più pesante del solito; ma per pura curiosità mi sono diretta subito su di un birrificio che non conoscevo, l'Extra Omnes, di cui troneggiavano in frigorifero una serie di bottiglie dalle descrizioni l'una più bizzarra dell'altra. Meglio la Zest, "dorata con "vibrazioni" verdi, con un netto fruttato maturo di pesca noce bianca, uva spina e litchi quasi a coprire una delicata speziatura"? Oppure la Bruin, dalla schiuma "color cappuccino" con "dolci tostature olfattive di polvere di cacao e cioccolato amaro che vengono esaltate dal fruttato di marrons glacés"? O forse la Hopbloem, di cui "al naso spiccano i riconoscimenti di citronella, melissa e di un fruttato che vira dall''agrumato al tropicale"?

Alla fine a convincermi è stata la Migdal Bavel, se non altro per la lista di gusti e profumi che esibiva - e che mi ha ricordato un po' la Pannepot, non tanto per i sapori che sono diversi, quanto appunto per la loro ricchezza: "Schiuma bianca molto compatta. Dorato brillante con un netto riflesso rame. Spezie, incenso, lime, cera d’api. In bocca si alternano l’amaro vegetale del luppolo, verticale e svelto, con quello semantico della mirra, profondo e persistente". Della serie, va bene le spezie, ma l'incenso, la cera e la mirra non mi erano proprio mai capitate: unite al nome del birrificio - la frase pronunciata all'inizio del conclave, quando i cardinali fanno uscire tutti dalla Cappella Sistina - ce n'era di che soprannominarla una birra, se non papale, quantomeno ecclesiastica.


Devo dire che l'aroma non ha deluso: avvicinando il naso al bicchiere, la girandola di profumi era davvero unica, e allo stesso tempo così ben amalgamata che non avrei saputo nemmeno distinguere bene l'uno dall'altro se non mi fossi aiutata con la descrizione - e vabbè, sarò pure una principiante...A lasciarmi un po' perplessa è purtroppo stato il sapore: non perché sia deludente, anzi, la luppolatura è notevole e piacevolmente dissetante; ma piuttosto perché tutti quegli aromi che avevano stuzzicato l'olfatto sembrano sparire, salvo poi ritornare almeno in parte al retrogusto. Insomma, dulcis in fundo, volendo rimanere nel latino. In tutto e per tutto, comunque, una birra da provare, così come credo lo siano anche le altre della casa.

Enrico invece, giusto per rimanere in tema papale, ha scelto senza esitazioni la Gregorius: una birra trappista prodotta però in Austria, che aveva stuzzicato anche me, ma mi aveva scoraggiata con i suoi 10 gradi dopo l'esperienza di difficile nottata post Pannepot. E in effetti qualcosa in comune con la Pannepot oltre al grado ce l'ha - ovviamente l'ho assaggiata, che credete? -: anche questa è scura, dalla schiuma pannosa, e dal gusto tostato tendente al caramello e al miele. Però non è speziata, e il finale è notevolmente più liquoroso: pienamente nelle corde di Enrico dunque, che predilige le birre di questo genere, e meno nelle mie. Insomma, perfetta a parte questo.

A chiudere la serata, la curiosità per la birra che avevamo comprato per un regalo e che speriamo che il beneficiario ci faccia assaggiare: ma questa è un'altra storia, sennò gli roviniamo la sorpresa...