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lunedì 9 ottobre 2017

Un nuovo corso per il Birrificio B2O

Chi segue la mia pagina Facebook già avrà letto qualcosa in merito all'inaugurazione della nuova sede del Birrificio B2O in quel di Caorle, nell'oasi della Brussa, lo scorso sabato 7 ottobre. Fortunatamente il bel tempo ha benedetto l'evento: e bisogna riconoscere che in una bella giornata autunnale questo tratto di costa non urbanizzata tra Caorle e Bibione ha il suo fascino. Ad ospitare il birrificio è ora la barchessa restaurata di una vecchia casa padronale: un edificio che senz'altro può suscitare l'interesse degli appassionati di edilizia sostenibile ed energie rinnovabili, dato che il lavoro è stato portato avanti secondo queste direttrici - dall'ampio utilizzo del legno, all'installazione di pannelli solari e fotovoltaici; e non a caso uno dei soci che hanno sostenuto il birraio Gianluca Feruglio nell'impresa - Giovanni Bartucci, insieme a Giuseppe Lovati Cottini e Michael Cortelletti - lavora proprio in questo settore come ingegnere.

Il fatto di aver nominato i tre soci (qui nella foto insieme a Gianluca) dà peraltro occasione, in un periodo di cessioni, acquisizioni e affini, di fare una considerazione in merito ai possibili canali di finanziamento per i birrifici artigianali che vogliano investire: in questo caso imprenditori e professionisti di diversi settori - Lovati Cottini è avvocato ma anche proprietario di alcuni terreni agricoli in Brussa, Cortelletti opera nella ristorazione, e Bartucci è appunto ingegnere - che hanno trovato un interesse più o meno diretto nel progetto e ci hanno creduto. Una via magari non facile dato che deve tenere insieme interessi potenzialmente diversi, ma che per i "piccoli" rappresenta un'opzione senz'altro meno controversa rispetto all'indebitamento massiccio con le banche o la cessione di quote più o meno consistenti ad aziende più grandi - e non a caso ho notizie anche di altri birrifici che stanno battendo la stessa strada.

Tornando alla nuova sede di B2O, è composta di una tap room al piano terra arredata con gusto in cui predomina il legno, e una sala da utilizzare per incontri, degustazioni ed eventi al piano superiore; con tanto di terrazza interna che si affaccia sulla zona produzione con un impianto da 20hl.

Da segnalare anche la "chicca tecnologica", ossia l'imbottigliatrice Ricamo brevettata dall'azienda veronese Dr Tech, che consente di imbottigliare sottovuoto e senza che la cannuccia di riempimento tocchi la birra per evitare ossidazione e contaminazioni. All'esterno si apre un ampio spazio verde, dove sono in progetto delle parcellizzazioni con colture di grani antichi da utilizzare in alcune birre (oltre all'orzo già coltivato nei campi circostanti), e per l'anno prossimo anche il luppoleto. Dato poi che la zona è conosciuta per i percorsi ciclabili e a cavallo, l'idea è che il birrificio si presti anche ad essere "tappa di turismo sostenibile" in sinergia con gli altri operatori della zona; con spazi anche per poter lasciare il cavallo o la bicicletta, o dove prendere la bicicletta in bike sharing. In occasione dell'inaugurazione parte di questo spazio è peraltro tornato buono per ospitare diversi food truck e stand gastronomici - dal toro allo spiedo alla frittura di pesce - nonché, sotto il porticato della barchessa, animazione per bambini e il concerto degli Absolute5.

Venendo alla birra, per l'occasione era stata messa alla spina - oltre a tutte le altre del repertorio - la nuova Bitter, che Gianluca mi aveva anticipato essere "una bitterina tranquilla tranquilla". In effetti lo era: luppolatura delicata tra l'erbaceo e il terroso, senza particolari toni tostati di sottofondo nonostante il color tonaca di frate potesse far presagire una maggior presenza di malto; corpo scarico e leggero (anche troppo per i miei gusti, ma si capiva essere questa l'intenzione del birraio nel costruirla) ed un finale di un amaro acre e netto ma non persistente né invadente, così da non risultare eccessivo rispetto alla levità del corpo. Da bere in quantità e senza troppe pretese, data la semplicità e leggerezza sotto il profilo gustativo.

Chiudo con una nota di merito a tutti coloro che hanno lavorato per la buona riuscita dell'evento e durante la serata stessa, date le sfide organizzative di non poco conto postesi sia prima che durante dato l'afflusso di pubblico.

mercoledì 14 dicembre 2016

Il Natale quando arriva arriva

Eh già, ormai è ora di pensare anche alle birre di Natale; e se gli anni scorsi mi sono dilettata con piacere tra nomi come la Rudolph di Garlatti Costa e la Gioiosa di Camerini (per citarne solo due), quest'anno ho invece provato la xmaStrong del B2O. Devo dire che Gianluca, il birraio, non mi aveva anticipato molto; per cui è stato interessante bere prima "alla cieca" e confrontarsi poi sulle impressioni.

A colpirmi, appena stappata la bottiglia, è stato l'aroma particolarmente intenso tra il maltato, uno speziato delicato, la frutta sotto spirito, finanche al chinotto: ed è stato infatti questo il primo arcano che ho voluto svelare con Gianluca, chiedendogli a che cosa potesse essere dovuto. Abbiamo trovato una spiegazione nel connubio tra lo zucchero Cassonnade, i luppoli - mi ha riferito di aver usato Magnum e Fuggle,che in effetti hanno dei profumi tra il fruttato e l'erbaceo, anche speziato nel caso del Fuggle - e le schegge di quercia scura, che hanno aggiunto profumi di legno del tutto peculiari. Ben percepibile è anche la componente speziata del lievito - che in questa sorta di gioco a indovinelli avevo correttamente individuato come belga, Abbey per la precisione - sia in aroma che al palato; dove arrivano anche i sapori della frutta sia secca che sotto spirito, tra cui spiccano quelli dei fichi neri - effettivamente aggiunti. E' da notare peraltro come il corpo, pur robusto nel suo sposare (con giusto equilibrio, devo dire) le note tostate, caramellate e di frutta, risulti assai facile a bersi per una birra di nove gradi alcolici e così complessa; salvo chiudere su sentori liquorosi e alcolici abbastanza importanti, cosa che - pur da considerarsi in stile per una strong ale invernale - personalmente ho trovato un po' troppo spinta, specie perché fa appunto seguito ad un corpo tutt'altro che invasivo. Si tratta comunque dell'unica "sbavatura", se così la possiamo definire, in una birra che nel complesso sa gestire in maniera equilibrata toni forti.

Ottimo peraltro l'abbinamento con i biscotti alle noci e nocciole - gentilmente offerti dagli amici Teresa e Stefano -, a completare l'atmosfera natalizia. Buon Natale...e cheers!

martedì 1 marzo 2016

B2O, ovvero "questione di stile"

Uno dei birrifici che - al di fuori di Beer&Co, essendo presente allo stand di Eurobevande distribuzione - ho conosciuto al Cucinare è il birrificio B2O di Bibione; e la degustazione delle birre è stata accompagnata da un piacevole chiacchierata con il birraio Gianluca Feruglio (a destra nella foto), nonché dall'invito - accolto con piacere - di intervenire alla presentazione delle creazioni del B2O in sala. E devo dire che la chiacchierata con Gianluca è servita per capire meglio la sua opera e condividere con lui le mie impressioni, perché altrimenti - lo ammetto - sarei rimasta più perplessa di quanto non lo sia stata alla fine.


La prima birra che mi ha fatto assaggiare è stata la Jam Session, presentatami come una weiss "reinterpretata" tramite l'utilizzo di luppoli americani - magnum e cascade - e di una piccola quantità di malto scuro - che la rende infatti di un colore tendente al dorato invece che al calssico paglierino delle weizen. Già prima di avvicinare il bicchiere al naso ce ne sarebbe stato abbastanza da far tremare i puristi: e in effetti, per quanto all'aroma un qualche profumo di banana si colga come da manuale, a fare da padrone è la luppolatura americana. Anche nel corpo - ben caldo, in cui l'alcol è percepibile più di quanto non lo sia normalmente nelle weizen - la componente del frumento stenta ad emergere, per chiudere su un amaro finale piuttosto netto. Naturale dunque la domanda sulle ragioni della scelta di fare, sostanzialmente, una fuori stile: motivata con la volontà, dato che Gianluca non apprezza molto le birre di frumento, di partire da questo genere per sperimentare una strada diversa. Mi prendo la libertà di dire, dato che è stato l'oggetto della franca discussione che ne è seguita tra me e Gianluca, che personalmente avrei ritenuto più opportuno - visto che non esiste alcun obbligo per un birrificio di fare birre di frumento - cimentarsi su altri stili, invece di creare ibridi che possono finire per risultare piuttosto improbabili; ma la chiudo qui, non volendo degenerare in questioni di lana caprina su purismo e non purismo - e ringraziando Gianluca per l'interessante e apprezzato confronto.

Assai meglio accolta la seconda birra che ho provato, la stout Renera: la schiuma nocciola prelude a profumi di tostato, cacao, caffè e liquirizia che si accompagnano poi nel corpo ben caldo e robusto, dal finale sorprendentemente secco per il genere. Una birra in cui, più che in altre, è interessante sperimentare l'evoluzione di aromi e sapori con la temperatura, e che immagino possa riservare interessanti sorprese se invecchiata.

Qualche riga infine per le altre due birre assaggiate durante la presentazione (perdonerete se sarò più approssimativa, perché non ho potuto prendere appunti). In primo luogo sulla american ipa Edgar che, pur aprendo in forze con la generosa luppolatura americana tra l'agrumato e il fruttato, vira poi su un corpo maltato più gentile ed un finale di un amaro elegante - direi la più gradevole, "facile" e beverina tra le birre di B2O; e infine la birra natalizia, caratterizzata dall'uso - forse un po' troppo evidente al palato, a mio modo di vedere - dei fichi secchi, con notevoli sentori zuccherini e di frutta sotto spirito. In tutto ciò, rispetto al B2O mi porto a casa l'impressione di un birrificio a cui piace sperimentare e vuole farlo con tutto ciò che ne consegue: risultati a volte "estremi", a volte "stravaganti", rispetto ai quali è difficile rimanere neutrali - finendo per amare o odiare senza mezze misure le birre che escono da questi fermentatori. A voi - se ancora non le avete mai provate - l'ardua decisione: osare o non osare?