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sabato 25 marzo 2017

Santa Lucia, le prime impressioni

E' iniziata ieri sera la Fiera della Birra Artigianale di Santa Lucia di Piave, alla quale ho presenziato come di consueto. Il primo weekend è dedicato ai birrifici italiani, tra i quali ho trovato sia vecchie che nuove conoscenze; nonché nuove birre tra le vecchie conoscenze, e mi si perdoni il gioco di parole.

Mi limito qui ad una veloce impressione in merito ad alcune delle nuove birre provate. Innanzitutto la Wasabi, la nuova bitter del Diciottozerouno: aroma tra il terroso e il tostato di puro stampo inglese, inizialmente appare piuttosto annacquata - sì, lo so, "watery" è più figo, però questo vuol dire -, ma svela poi un ben riuscito connubio tra le note caramellate e l'amaro erbaceo in un finale notevolmente secco (quattro gradi alcolici e quattro gradi plato finali). Una birra che riesce bene nel suo intento dell'invitare a bere in quantità, come testimoniano anche le magliette dei ragazzi, che recitano "Stai prendendo troppe decisioni da sobrio. Possiamo aiutarti".

In secondo luogo la nuova creatura di Chiara Baù del Jeb, la Zaffron, golden ale allo zafferano coltivato vicino al birrificio nell'ambito di un progetto più ampio di valorizzazione dei prodotti del territorio.Lo zafferano in sé si accompagna bene alla golden ale, la più "neutra" tra le birre del Jeb nonostante la leggera punta speziata del lievito; forse l'avrei apprezzato leggermente più delicato, dato che risalta molto bene sia all'aroma che nel corpo - Chiara ha comunque confermato che sta pensando anche ad una versione meno aromatizzata. Va detto che lo zafferano non è comunque eccessivo neanche nella versione attuale; interessante sarebbe l'abbinamento con cibi che "chiamano" lo zafferano, come risotti o formaggi freschi, così che sia la birra e non la spezia a dare l'aromatizzazione. Degna di nota comunque anche la Indedark, nuova formulazione della oatmeal stout.

La Brasseria Alpina mi ha invece riservato la Sberla Nera (sorella maggiore della Berla Nera), una imperial stout "di quelle toste": nove gradi e una girandola di profumi e sapori tra il tostato, la liquirizia, il caffè, il cacao, e significative note balsamiche. Nota distintiva che ho trovato è il finale decisamente secco e amaro - 60 ibu -, che rende una birra dal corpo molto robusto e dalla gradazione alcolica alta decisamente beverina.

Non potevo poi mancare la black ipa Buco Nero del Calibro 22, fresca di primo premio nella sua categoria a Birra dell'Anno. In effetti è una birra che stupisce, a partire dalla generosa luppolatura agrumata; e il corpo, pur presentando i sapori tostati d'ordinanza, risulta comunque molto scorrevole nonostante gil oltre sei gradi alcolici. Finale secco e pulito, di un amaro resinoso persistente ma non invadente, che chiama il sorso successivo.





Da ultimo, ma non per importanza, La Gilda dei Nani birrai. Già avevo avuto modo di provare la scottish ale Cordis e la blonde ale al peperoncino Shire, così questa volta mi sono diretta sulla saison Kinzy. Una birra che personalmente ho trovato un po' sui generis all'interno dello stile, data la maniera in cui risalta la componente tra il fruttato e l'agrumato - che si coglie essere anche da luppolo, non solo da lievito - e che predomina sulla componente speziata; che ritorna poi come d'ordinanza in bocca, soprattutto sul finale.

Che dire, tra poche ore si ricomincia...per chi c'è vi aspetto!


lunedì 31 ottobre 2016

Mastro Birraio a Pordenone: il primo weekend

Anche quest'anno ho presenziato con grande piacere alla Fiera della Birra Artigianale di Pordenone, in corso tra lo scorso weekend e il prossimo; e ho così avuto modo di incontrare i primi venti birrifici. Per la verità erano tutti già a me noti a parte uno, il Lariano; ma non sono comunque mancate le novità - e mi soffermerò dunque su quelle, senza per questo nulla togliere agli altri.

La prima che ho provato è stata la nuova Limited Edition del Benaco 70, la Smoked Porter - una porter affumicata, come il nome stesso fa capire. Come già ho anticipato nel post sulla mia pagina Facebook, il primo aggettivo che mi è venuto in mente è "morbida": all'aroma l'affumicato è si percepibile ma si amalgama bene con le note tostate, e anche nel corpo - scarico ma non evanescente, come si addice allo stile - la nota di brace rimane elegante e delicata. La peculiarità che ho trovato è come questa "giochi" con i sapori del malto chocolate, che arrivano solo in seconda battuta: e se in sé e per sé sembrerebbero cozzare, il passaggio tra l'uno e l'altro è armonioso, dando anche qui quasi l'impressione di amalgamarsi. Del resto, quella di fare un'affumicata non troppo intensa era l'intento dichiarato di Riccardo; così come quello, direi riuscito, di tenere insieme nel migliore dei modi aromi e sapori molto diversi. Consigliabile a chi trova le porter spesso "blande", rifugiandosi magari nelle stout, perché queste peculiarità la rendono comunque più caratterizzata della media dello stile. In casa Benaco 70 c'è poi un'altra novità, questa volta però mangereccia: il panettone artigianale al cedro e pesca bagnati con la honey ale, la loro birra al miele - e complimenti vivissimi alla pasticceria Poggiana, perché è davvero ottimo. Riccardo aveva inizialmente proposto di bagnarlo ulteriormente con la Honey Ale, intingendolo; personalmente ho trovato però che l'abbinamento per affinità fosse eccessivo, per cui - per quanto detto così possa sembrare eresia - ho apprezzato di più quello per contrasto con la Strong Bitter (che rimane peraltro a mio parere una delle loro birre meglio riuscite).

La seconda novità è stata quella del Salgaro - beerfirm che si appoggia all'Acelum, e con progetti di partire con il proprio impianto quanto prima - che a Pordenone ha portato la blanche Notte Bianca. Se volete una blanche belga così come da manuale, con la speziatura sì presente ma non robusta, fresca e beverina nonostante la buona carica di cereale al palato e senza evidenti note di luppolo, questa è per voi: semplice e pulita, secca e attenuata al punto giusto per "pulire" la bocca. Devo dire che mi ha positivamente colpita, per cui non posso che esprimere fiducia per il momento in cui il Salgaro dovesse iniziare a camminare con le sue gambe.

Novità in toto era invece per me il Birrificio Lariano di Sirone (LC), presnete con il Drunken Duck come distributore: ho provato la la kolsch Michetta, con l'aggiunta del 10% di pane secco. Una luppolatura delicata e floreale, un corpo morbido e fresco e un finale pulito.

Sempre con piacere ho poi rivisto la Brasseria Alpina, che a Pordenone ha portato la sua ultima nata Uvernada: una birra invernale, ispirata alle birre natalizie belghe. Aromi di fragola e rosa canina, sapori di caramello e frutta secca, con una nota finale di amaro data dell'erba alpina tanaceto volgare: si conferma quindi la linea dell'utilizzo delle erbe delle valli in cui si trova il Birrificio, già esplorata in diverse loro birre - dalla Berla Nera alla Genepy -, a mo' di reinterpretazione locale dello storico gruit fiammingo (una miscela di erbe usata a scopo amaricante e di conservazione prima dell'introduzione del luppolo).

Novità anche in casa de L'Inconsueto: nella fattispecie la Piccadilly Bitter - luppolatura delicata, sui toni resinosi, e intenso amaro finale - e la birra natalizia, che personalmente ho trovato un po' fuori dai canoni dello stile dato il corpo relativamente poco robusto - anche il grado alcolico è più basso della media dello stile, 7 gradi - e gli intensi profumi di anice.

Spostandomi invece in quel di Croce di Malto ho provato la Rus, la nuova bitter con riso Ermes - sulla scia del felice risultato ottenuto con il riso Venere nel caso della Piedi Neri - : semplice, fresca e beverina, alla dolcezza del cereale nel corpo contrappone un finale di un amaro secco e pulito. 

Tra i presenti c'era anche Opperbacco, ma su suggerimento del buon Damiano ho assaggiato la birra "ospite" dello stand, la Fucking beer del birrificio spagnolo La Pirata: una lager chiara a cui è stato aggiunto caffè. Ammetto la mia perplessità dato l'insolito contrasto tra la base di cereale, la luppolatura acre e l'amaro esotico del caffè, che ho trovato un po' cozzare; resta comunque una birra senza difetti oggettivi, per quanto a livello di gusti personali l'abbinamento non mi sia apparso riuscitissimo.

Una parola poi per Diciottozerouno - sì, come la foto testimonia sono stata accolta dal consueto cabaret dietro al banco - che pur non avendo portato birre nuove ha comunque apportato degli aggiustamenti a quelle già in lista: in particolare è da segnalare la dark strong ale Granata, a cui il luppolo Nelson Sauvin dà la sua caratteristica nota di uva spina che si sposa in maniera peculiare con la robusta (e dolce) base maltata, e la saison Ocra, in cui alcuni "aggiustamenti" sul fronte del lievito hanno portato ad una speziatura ancora più intensa all'aroma. Un birrificio che pare avere una costante tensione a migliorare insomma, dato che ogni volta trovo qualche piccola ricalibratura, pur senza andare a stravolgere la ricetta originale.

Chiudo qui, anche se molto altro da dire ci sarebbe; a cominciare dal Birrificio di Cagliari con la sua affumicata Mutta Affumiada, che pur non essendo nuova ha colpita una volta di più per la sua morbidezza ed equilibrio. Un grazie poi anche a Sognandobirra, Zahre, Weiherer Bier, Birradamare, La Buttiga, e tutto il resto dell'allegra (e di qualità) compagnia. Non mi resta che attendere il prossimo weekend con altri venti birrifici: alcuni tra questi mi hanno già anticipato delle novità, per cui rimanete sintonizzati....

mercoledì 13 aprile 2016

Santa Lucia, parte terza: i vecchi amici


Buona parte dei birrifici presenti a Santa Lucia erano a me già conosciuti; ed oltre ad essere stato un piacere ritrovarli, è stato un piacere provare le novità che alcuni di loro hanno portato. Il Croce di Malto esibiva ad esempio la Cabossa, una chocolate stout con fave di cacao spillata a pompa. Al naso spiccano i profumi delle fave tostate, che accompagnano anche il resto della bevuta in cui si ritrovano anche i toni del caffè; la tostatura rimane comunque la nota dominante, con una persistenza discretamente lunga nonostante il corpo non particolarmente robusto. Una birra che nel complesso ho apprezzato, e che conferma le opinioni positive che già ho espresso più di una volta sul Croce di Malto. 

Opinioni positive che del resto ho sempre avuto anche sul Birrificio di Cagliari, per quanto nel tempo l'abbia variata - se inizialmente avevo apprezzato in particolare la Figu Morisca al fico d'India, ora la trovo invece troppo dolce per i miei gusti. Bella sorpresa è invece stata la Mutta Affumiada, una lager ispirata alle rauch tedesche, ma con quel tocco di legame col territorio dato dalla presenza delle bacche di mirto. C'è da dire che personalmente amo le rauch, per cui, presentandomi una birra ispirata a queste, Marco è cascato bene già in partenza; ma al di là di questo ho apprezzato la leggera nota balsamica data dal mirto sul finale, che pur non andando ad imporsi sull'affumicato nel corpo, fa sì che la gola alla fine non risulti "riarsa" - ma al contrario discretamente "pulita" - come a volte accade con certe rauch particolarmente spinte.

Ottima impressione anche per quanto riguarda la Berla Nera della Brasseria Alpina, una oatmeal stout, questa volta aromatizzata alla liquirizia di montagna (in realtà si tratta della radice di una felce, il polypodium vulgare detto infatti "falsa liquirizia"). Già l'avena conferisce uuna notevole morbidezza; e questa ben si coniuga con la delicatezza della liquirizia di montagna, ben meno forte della liquirizia propriamente detta, che non va quindi a sovrapporsi ma ad armonizzarsi con il tostato del corpo dando - anche in questo caso - un tocco balsamico.

Piacevole riscoperta è stata poi la Summer del Jeb, che non bevevo da tempo: non ricordavo una tale rosa di profumi floreali, intensi ma allo stesso tempo delicati ed armonici, che lasciano poi spazio ad un corpo leggero e fresco che chiude sui toni amarognoli dell'agrume. Nota di merito anche alla birraia Chiara Baù che, come vedete nella foto, oltre a spillare birra ed accogliere gli avventori non si tira indietro nemmeno quando c'è da essere all'altezza della situazione - letteralmente - per allestire lo stand.

Ultima novità l'ho provata da L'Inconsueto, che ha portato quest'anno la sua Belgian Strong Ale: risaltano subito in forze i toni di miele e caramello, che fanno il paio con il corpo maltato ben pieno - maris otter, mi è stato riferito - ed una chiusura in cui continua a dominare la componente dolce e anche una lieve nota alcolica - lo zucchero scuro caramellato fa evidentemente il suo mestiere. Per gli amanti delle birre belghe "toste", patiti del luppolo astenersi.

Naturalmente non posso non nominare gli altri, da cui ho ribevuto coon piacere le birre che già avevo apprezzato: la white ipa Sirena del Della Granda e la Kalaveras di Terre d'Acquaviva, la Mummia di Montegioco - che ho per la prima volta provato alla spina, trovandola più morbida rispetto a quella in bottiglia -, la Deep Underground di Opperbacco: per concludere il quadro di un weekend in cui la qualità media delle birre che ho provato è stata più che soddisfacente.

giovedì 16 aprile 2015

Un ritorno in Brasseria Alpina

Un altro felice ritrovo in quel di Santa Lucia è stato la Brasseria Alpina, che già avevo descritto con dovizia di particolari in questo post. Il ricordo della Genepi era positivo, per cui ho approfittato del fatto di trovarmi lì con mio padre e con Enrico per condividere un assaggio di tre birre diverse.

Mi ha incuriosita per prima la Irish Ale: un'ambrata dalla schiuma fine e compatta il cui aggettivo più calzante è secondo me "delicata", perché pur presentando sia aromi che sapori che di per sé tendono ad essere abbastanza robusti - su tutti il torrefatto - in realtà rimangono molto morbidi e ben amalgamati - a sentire i birrai anche grazie all'avena, che ha appunto questa peculiarità. Una birra in cui predominano nettamente i malti, ma che chiude con una tocco di amaro erbaceo altrettanto delicato del luppolo. D'altronde, leggera lo è anche come grado alcolico - 5 gradi.


Mio papà e Enrico sono invece andati su tutt'altro genere. Al primo, conoscendo i suoi gusti, ho consigliato la Lingero: una golden strong ale che ho trovato abbastanza insolita, perché anche qui mi sarei aspettata sapori di malto, crosta di pane - e note alcoliche, dati i sette gradi - ben più forti. Invece anche qui si rimane sulla linea del "non strafiamo": l'aroma è tra il floreale e il fruttato ma non particolarmente intenso, e anche il corpo rimane fresco e decisamente beverino per il genere grazie alla miscela di erbe e luppoli che equilibra il malto e lascia un finale ben pulito.

Enrico invece ha fatto da sé e ha scelto la Gran Truc, un'ambrata doppio malto che è invece di tutt'altra scuola: qui sia l'aroma che il corpo sono ben intensi, miscelando in una complessità notevole forti toni di malto, resina, frutta secca, frutta esotica e un sentore liquoroso. Sette gradi e sentirli tutti anzi di più, data questa complessità; che lascia peraltro una persistenza lunga, calda e dolce, senza note percepibili di luppolo.

Alla fine della carrellata direi che si conferma un birrificio originale e che ama sperimentare; con l'accortezza di accostare alle birre più particolari e complesse anche altre di più facile beva, senza cadere nel banale.

martedì 29 aprile 2014

Mastro birraio, parte sesta: il profumo delle Alpi

Diciamocelo: ormai, dopo tutti questi assaggi, il mio stomaco (e il mio fegato) cominciavano a chiedere pietà. Per cui mi è davvero dispiaciuto pensare di dover rinunciare quando sono capitata allo stand della Brasseria Alpina, birrificio di San Germano Chisone (Torino), che dal 2010 rende onore al nome nella sua produzione.

Oltre alle birre più "classiche" della linea Bohème - la chiara Saint German Ale, l'ambrata Irish Ale e la Blanche con aggiunta di cumino - dai loro fermentatori escono dei veri e propri pezzi unici, il cui comun denominatore sono le erbe alpine raccolte dai birrai stessi. Per questo, mi ha spiegato il buon Roberto (nella foto), la maggior parte sono stagionali: difficile trovarle sotto metri di neve, come facilmente si può immaginare.

Si va quindi dalla Berla Nera, una scura aromatizzata al polipolio - una piccola radice, ha specificato il mio interlocutore anticipando la mia domanda di fronte al mio sguardo interrogativo - alla felce e alla liquirizia; alla Lingero, una chiara doppio malto con serpillo - timo di montagna, per i non adepti - e scorze d'arancio; alla Pomme de Bière, con succo di mele biologiche fornite direttamente dagli agricoltori del territorio.


Molte di queste, peraltro, sono delle barricate: è il caso della Sottobosco al lampone, per cui vengono utilizzati - almeno così mi ha detto Roberto, crediamogli sulla parola - 50 kg di frutti per ciascuna botte, e della D'Or Dublè 2012, affinata 20 mesi in botti che contenevano uve di Barbaresco di Gaja. Così come della Flora Genepi, una chiara aromatizzata - come dice il nome stesso - all'omonimo fiore; e dato che ormai aveva stuzzicato la mia curiosità oltre ogni più fervida fantasia, il buon Roberto è stato così gentile da offrirmene una bottiglia da portare a casa.

Posto che "chi beve da solo muore da solo", l'ho aperta insieme ad Enrico. Già all'aroma il genepi spicca da sotto la schiuma ben consistente, insieme ad un leggerissimo affumicato; e il corpo ben luppolato, perdonatemi l'eresia, mi ha ricordato molto le Ipa e la loro rosa di luppoli diversi, per quanto Ipa non sia. La sorpresa, però, deve ancora arrivare: dopo una prima persistenza decisamente secca e amara, torna infatti a scoppio ritardato il genepi: insomma, perdonate l'entusiasmo - e giuro che Roberto non mi ha pagata -, ma è davvero una birra fatta con maestria, di facile bevuta senza essere banale. In fondo, data la mia passione per la montagna, l'intesa tra noi (intendo le birre...) era destinata a scattare subito.

Si è poi posta la questione dell'abbinamento: in assenza di seirass, la tipica ricotta piemontese che il sito della Brasseria consiglia, abbiamo pensato di virare su un formaggio a pasta molle oppure sul San Daniele, giusto per rimanere nel locale. Enrico però aveva voglia di cioccolato fondente, e ha messo in tavola gli ultimi resti dell'uovo di Pasqua così, tanto per togliersi lo sfizio. Per quanto non l'avrei mai detto, si è rivelata un'idea indovinata - Roberto, aggiungi alla descrizione nel sito.

Ora sono davvero curiosa di assaggiare la novità che il birraio ha annunciato per il prossimo autunno: una birra senza luppolo, in cui il problema della conservazione - motivo originario dell'uso di questa pianta - viene risolto da una speciale miscela di erbe alpine (mi viene da chiedermi però se potrà ancora essere chiamata "birra", dato che la normativa attualmente in vigore, la 1354/62 e succevssive nmodifiche, ne prevede l'uso: giuristi che leggete, esprimetevi pure).  "Una bella sfida", ha commentato. Da parte mia, non posso che fargli i migliori auguri.