
Innanzitutto mi è balzato all'occhio il fatto che non si fa riferimento alle imprese artigiane, categoria sinora usata - in assenza d'altro - quando si "tentava" di spiegare che cos'è un birrificio artigianale: non si pongono quindi i limiti dimensionali previsti dalla legge quadro 443/85, come quello di 18 dipendenti. Il che, in una prospettiva di crescita (cosa sottintesa al limite posto che è notevolmente più alto della capacità attuale del birrifici artigianali italiani), può tornare utile (personalmente fatico ad immaginare un birrificio che fa poco meno di 200.000 ettolitri che lavori con meno di 18 dipendenti, amministrazione compresa. Però non ho un birrificio che fa 199.999 ettolitri e quindi magari mi sbaglio). Interessante poi la questione dell'indipendenza specie a fronte delle "campagne acquisti" di tanti colossi, purché non si inneschino giochi di scatole cinesi per cui il birrificio è controllato da un'altra società che birrificio non è (come un distributore), ma che "maschera" magari una multinazionale (qui però non vorrei rischiare di addentrarmi nella fantafinanza).
Non mi addentro nelle polemiche sollevate dai termini "pastorizzazione" e "microfiltrazione" (quanto micro? E chi controlla?), ritenendo più utile (si spera) attendere gli italici regolamenti attuativi; né mi straccerei troppo le vesti sulla questione beerfim, dato che mi sembra abbastanza lineare il fatto che potranno far produrre e vendere birra ma non chiamarsi birrificio, e la birra che venderanno sarà - ai sensi di questa legge - birra artigianale in quanto prodotta da un "piccolo birrificio indipendente" per conto terzi.
A colpirmi è stata però la sovrapposizione che si è generata nel dibattito tra il concetto di birrificio e quello di birra artigianale. Ai fini di un eventuale regime fiscale - o normativo più in generale - differenziato tra grandi e piccoli produttori, come da tempo richiesto da Unionbirrai e buona parte del settore, ciò che conta è la definizione di "birrificio artigianale" (o indipendente, o micro, o come preferite), ben più che quello di birra artigianale, sul quale chissà se mai si finirà di discutere. Che infatti, come ha sottolineato lo stesso presidente di Unionbirrai Simone Monetti in risposta ad un post del beerwriter Stefano Ricci, non era nemmeno contenuta nella proposta di legge di Unionbirrai. Leggere di gente che si scaglia contro la mancata precisazione di quali ingredienti siano consentiti e quali no, quali filtri siano consentiti e quali no, è indicativo di questa sovrapposizione: generata peraltro dal fatto che il testo definisce la "birra artigianale" ancor prima del birrificio. Curioso che a definire la birra artigianale - cosa che non sono ancora riusciti a fare in maniera univoca nemmeno gli operatori del settore - ci siano arrivati i deputati. Naturalmente si dirà che per definire il birrificio artigianale bisogna anche definire il suo prodotto, insieme alle sue dimensioni: semplicemente mi chiedo se sia davvero questo il punto su cui concentrarsi, dato che non pare aiutare in alcun modo il fine originario dell'iniziativa - ossia un regime differenziato di accise, per ora non all'ordine del giorno. E qui riporto le parole di Andrea Turco su Cronachedibirra: "Siamo quindi arrivati al paradosso per cui la definizione di birra artigianale da mezzo è diventato il fine del dibattito politico. Ed è qualcosa che riesco ad accettare di malavoglia, perché in questo modo il movimento ne perde totalmente il controllo, lasciandolo nelle mani della politica e senza neanche ottenere giusti riconoscimenti. Negli Stati Uniti la definizione di craft beer non è inclusa in una legge nazionale, ma nello statuto della Brewers Association. Da noi non è mai stato così, ma la cosa più importante è che non potrà mai esserlo in futuro. Dovremo sempre sperare che la politica sia in grado di ascoltare le esigenze e le necessità di un settore in veloce evoluzione, intervenendo per fare il bene dell’intero movimento". In altri termini, non confondiamo il mezzo - la definizione - con il fine - la normativa .
Mi ha invece meravigliata che nessuno abbia sollevato un'altra questione: significa allora che la dicitura "birra artigianale" potrà comparire in etichetta? Questione magari di lana caprina per gli intenditori (a cui magari questo aggettivo manco piace), ma di ben altra rilevanza ai fini del marketing. Anche su questo, quindi, attendo - e attendiamo - lumi.