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lunedì 16 novembre 2015

Un altro ritorno da Sancolodi

Le serate degustazione organizzate dal "brew restaurant pizzeria" - come ho avuto a definirlo - Sancolodi lo scorso anno avevano riscosso numerosi consensi (chi se le fosse perse, clicchi qui e qui per farsi venire l'acquolina in bocca e l'arsura alla gola); e più di tutte è stata un successo, almeno in termini numerici, quella di venerdì 13 (alla faccia della scaramanzia) novembre, a cui hanno partecipato più di cento persone (nella foto mi vedete nel locale insieme all'accademico Adriano Munarini, che ringrazio per questa e l'ultima foto). Novità rispetto alle precedenti è stata la presenza di altre birre artigianali italiane - di BiRen e Garlatti Costa -, che si sono alternate a quelle della casa.

La serata si è aperta con la kriek della casa, di cui avevo già parlato in questo post - e che nella foto vedete in fase di lavorazione- abbinata a formaggi di malga e speck artigianale; seguita da un antipasto di purea di patate di Rotzo (che ho scoperto essere certificate PAT, produzione agroalimentare tradizionale, dall'altipiano di Asiago) e ragù di fagianella abbinato alla Brown Sugar, una ale di personalissima elaborazione della casa. Alla base di malto pils sono stati infatti aggiunti malto torbato, orzo arrostito e fiocchi di frumento, con luppoli tedeschi dai torni erbacei molto delicati. Il risultato è una birra che nel'aroma esalta meglio la parte caramellata; mentre nel corpo e in chiusura sono il torbato e il tostato, a cui l'amaro del luppolo si amalgama in maniera quasi indistinguibile, a farla da padroni. Ottima con le patate, giusto per la cronaca, che essendo "neutre" vanno ad amalgamarsi a questo sapore.

Con il primo, un risotto ai gamberi e funghi, è invece arrivata la Charlotte del BiRen: una weizen che si distingue tra le altre per gli aromi particolarmente intensi di frutta e di banana, che preludono ad un corpo dall'altrettanto intensa presenza dello speziato da lievito con punte di chiodi di garofano. La chiusura acidula la rende particolarmente adatta ad accompagnare i gamberi, mentre l'ho trovata cozzare un po' con i funghi; apprezzatissimo comunque l'insieme.

Ad aprire la serie dei secondi è stato il vitello ai funghi con la Ginger, altra creazione peculiare dei fratelli Sancolodi, presentata in una nuova ricetta. Alla base di cereale usata per la blanche - frumento, avena e segale - sono stati aggiunti quasi 4 kg di zenzero per l'aromatizzazione, insieme a pepe, bucce d'arancia e anice stellato. Novità dell'ultima cotta è stato l'uso del lievito d'abbazia che, esaltando i toni più caramellati e di crosta di pane (oltre che queli alcolici) va a rendere molto più delicata la speziatura: personalmente ho apprezzato, anche perché il buon bilanciamento tra le componenti fa sì che il contrasto tra questi due poli non sia spigoloso, complice l' "acidulo dolce" del cereale che fa da legante. La carne dell'ottimo vitello, poi, essendo sufficientemente delicata da non sovrastare la rosa di sapori e aromi, fa ottimamente il paio.

E' stata poi la volta di un grande classico, la Liquidambra di Garlatti Costa, accompagnata alla braciolina di maiale selvatico cotta nella stessa birra con nocciole e patate spadellate. Una belgian tripel che di certo, nonostante le note fruttate e caramellate al naso, non annoia nemmeno chi predilige l'amaro, data la chiusura erbacea e secca parecchio persistente. Una chiusura che fa sì anche nel complesso la parte dolce non risulti eccessiva nell'abbinamento con la braciola di maiale, già di per sé "impegnativa" in quanto a corpo.

Da ultimo un altro pezzo forte di casa Sancolodi, la oatmeal stout Guilty, in abbinamento alla torta al cioccolato e arance caramellate. Se già avevo considerato "la morte sua" - passatemi l'espressione triviale - lo sposalizio con il tonno alle nocciole, devo dire che anche questo non fa una grinza: il notevole acido da cereale in chiusura - che crea un curioso contrasto con la morbidezza data dal 40% di avena - va ad accompagnare l'arancia, mentre le intense note di caffè fanno il paio con la cioccolata. Una stout dalla chiusura decisamente amara per il genere (con luppolatura continua di East Kent Golding), che la rende adatta ad accompagnare i dolci senza che l'insieme risulti stucchevole.

Non mi resta che chiudere ringraziando tutti i partecipanti e soprattutto i fratelli Sancolodi, che hanno voluto darmi fiducia nell'affidarmi la conduzione della degustazione; oltre a confremare come sempre di saper offrire non solo birra e cibo di qualità, ma anche un ambiente accogliente e piacevole e un servizio professionale.

martedì 3 marzo 2015

Beer Attraction, parte quarta: di tutto un po'

No, non è per sminuire i birrifici di cui parlerò in questo post, che hanno la stessa dignità di quelli ai quali ho dedicato un post intero; semplicemente, per amor di sintesi, ho deciso di riunire quelli di cui - vuoi perché il tempo ormai stringeva, vuoi per la necessità di conrtollare il tasso alcolico - ho provato una birra sola o al cui stand mi sono fermata poco tempo, ma che ho comunque considerato meritevoli di una menzione.

Iniziamo dal Birrificio Pontino di Latina, al cui stand campeggiavano spine dalle etichette curiose come "La spaccapalato", "La zitella" e "Magic Circe" - naturalmente ciascuna con la sua storia. Come birra più rappresentativa del loro repertorio mi è stata indicata la Runner Ale, una american pale ale pienamente in stile e senza particolari vezzi, dal corpo delicato pur senza risultare annacquato. Anche in questo caso, dunque, una birra "pulita", che prima che per l'originalità mira a farsi apprezzare per il buon risultato raggiunto senza uscire dagli schemi; e c'è da dire che il Pontino in quanto ad originalità comunque non manca, dato che vanta operazioni più audaci come la 41mo parallelo - una fermentazione spontanea con agguinta di brett e kiwi giallo dell'Agro Pontino - e la Orange Poison - una ale con zucca mantovana, mostarda di frutta, senape, pepe, mandorle amare e noce moscata.

E una buona originalità pur senza voler stupire a tutti i costi vanta anche il ferrarese BiRen, di cui ho provato la weizen Charlotte: probabilmente una di quelle che più rende giustizia all'importanza dei lieviti in questo stile, caratterizzata da un notevole aroma di banana. Mi è rimasta quindi la curiosità di assaggiare una delle loro stagionali, la Extra Charlotte, una weizenbock da sette gradi e mezzo ottenuta a partire dalla Charlotte di cui sopra: uno stile che non ho mai provato prima, e dalle buone premesse vista la birra di base.

E sempre rimanendo in tema di weizen, merita una mezione anche quella del birrificio Batzen di Bolzano: anche in questo caso notevoli gli aromi - qui tendenti quasi allo speziato, pur non tralasciando né la corposità del lievito né il fruttato - e piacevolmente rinfrescante, con un finale leggermente più dolce rispetto alla media dello stile. L'ho peraltro trovata ottima in abbinamento al tipico pane altoatesino ai semi di finocchio, proposto come "stuzzichino" in degustazione: le leggere note speziate si sposano egregiamente con il sapore deciso del finocchio, per quanto non l'avrei detto prima di provarlo.

Da ultima quella che definirei in primo luogo una curiosità, ossia l'idea del birrificio La Casa di Cura - "perché i nostri sono elisir curativi" - di Crognaleto (Teramo): ciascun lotto della loro ipa monomalto e monoluppolo - battezzata T.S.O. - vanta infatti un luppolo e una spezia diversi, così che ogni volta è una sorpresa. Si va dal luppolo chinhook con gli aghi di abete douglas, al luppolo amarillo accostato al timo serpillo, all'east kent golding con aroma al melograno. Insomma, un po' come le scatole di cioccolatini, direbbe il buon Forrest Gump: non sai mai quello che ti capita...