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lunedì 27 ottobre 2014

Tra birra, libri e divanetti

Domenica scorsa, con l'occasione della festa organizzata per il traguardo - ormai già superato - di 1000 membri da parte dell'Accademia delle Birre, ho avuto modo di scoprire un nuovo locale in quel di Legnago (Verona): il Winchester Pub, aperto poco più di due mesi fa dall'audace ventiseienne Edik Lunardi (nella foto con il fondatore dell'Accademia, Paolo Erne), che forte degli studi alberghieri - nonché dell'esperienza di homebrewer - ha deciso di fare il salto imprenditoriale con il sostegno della famiglia. E già qui, direi, un primo complimento va fatto, perché ci vuole coraggio ad offrire - parole sue - "qualcosa che in zona non c'era, e in una zona come questa in cui domina il vino": non a caso dietro al banco è esposta anche una lavagnetta con la carta dei vini, dato che non si può prescindere del tutto dal contesto in cui si opera.

Fare bilanci è naturalmente prematuro, ma si può dire che Edik è partito bene. Il Winchester è arredato con gusto in stile "salotto di casa" con tavoli il legno, specchi e divanetti; la chicca sono i numerosi scaffali pieni di libri e gli angoli adibiti a zona di lettura, in cui ci si può sedere comodamente con una pinta in una mano e un romanzo nell'altra. Se non riuscite a finirlo, nessun problema: potete portarvelo comodamente a casa, con l'accordo - secondo il principio dello scambio libri, sperimentato già altrove - di riportarlo, oppure di lasciare sullo scaffale un libro che avete già letto e siete felici di far circolare. Insomma, ci sono le potenzialità perché il Winchester diventi un luogo di cultura non solo birraria.

Ancor prima che le sei spine - più una pompa, con i buoni propositi di procurarsene almeno un'altra - ad attirare l'attenzione è la serie di bottiglie in vendita sugli scaffali: da una buona selezione di Brewdog - tra cui alcune abbastanza difficili da trovare come la Cocoa Psycho o la serie di quattro monoluppolo -, alle St. Peter's, alle Meantime, ad una carrellata di acide dal Belgio, fino alle bottiglie di design del Birrificio di Parma, nata dalle cantine della famiglia Ceci in un interessante connubio tra birra e lambrusco (no, non i popcorn....i fan di Ligabue hanno capito). L'elenco potrebbe proseguire, ma già così si capisce che le birre di qualità e le rarità non mancano, soprattutto dall'area anglosassone.

Venendo invece alle spine, domenica erano disponibili nell'ordine la hell tedesca Andechs, una bitter e una stout della Fuller's, la Punk Ipa della Brewdog, la Meantime Ipa e la Boon Oude Kriek - una particolarità in effetti, in quanto vederla alla spina è inusuale. Personalmente ho trovato un po' troppo forte la gasatura della Meantime Ipa, per quanto si tratti di una Ipa in stile inglese di tutto rispetto, dal finale abbastanza secco; nulla da obiettare invece sulla stout, spinata a dovere con la schiuma pannosa d'ordinanza - "Manca solo il biscottino", hanno osservato scherzosamente i miei compagni di tavolo.

Puntuale e cordiale il servizio: Edik e soci hanno allietato i commensali - e colgo l'occasione per ringraziare tutti per la bella giornata, le birre che gli homebrewers hanno portato, i dolci alla birra, ecc ecc - con taglieri di formaggi e salumi di ottima qualità, accompagnati a pane, olive e cipolline. Per ora sono disponibili solo piatti freddi, ma la tabella di marcia prevede l'apertura della cucina tra un paio di mesi: il menù è in fase di elaborazione, ma Edik assicura che qualche piatto cucinato con la birra ci sarà. Insomma, bisognerà tornare a verificare...

lunedì 30 settembre 2013

Festival di Fiume, settima tappa: Bradipongo reloaded

Giunti ormai quasi alla fine del pellegrinaggio, abbiamo ritrovato un'altra vecchia conoscenza: il Bradipongo di Colle Umberto (Treviso), di cui avevo già avuto occasione di provare le birre durante la degustazione in Brasserie descritta in questo post. Così siamo tornati, per così dire, a salutare: tanto più che quella sera non avevamo avuto modo di parlare direttamente con Andrea, Anna e Alessio, alias i tre tecnologi alimentari che - cito il loro sito - "hanno deciso di collaborare con qualche miliardo di cellule di lievito". Ad accoglierci è stata Anna, che per fortuna, quando le ho detto chi ero, non se n'è uscita con un "Ah, sei tu quella disgraziata che non ha capito assolutamente nulla delle nostre birre e ha scritto delle cavolate pazzesche": a volte, diciamocelo, è un mio timore. Ma in questo caso il mio post poi così male non doveva essere, dato che ci ha invitati a tornare - più tardi, grazie, in quel momento non era il caso...- a bere qualcosa.


Anche in quanto a birre, quindi, era un ritrovare delle vecchie amiche: i nostri avevano infatti portato i grandi classici della casa, tra cui la Mafalda - una belgian ale rossa che, al di là dell'omonimia col mio idolo dei fumetti, è pienamente nelle mie corde per quanto il retrogusto caramellato lasci un po' assetati -, e la BradIpa, una India Pale Ale che la volta scorsa avevo eletto a vera punta di diamante della scuderia Bradipongo - nonché delle Ipa in generale, insieme alla Freewheelin' di cui ho già parlato e alla Punk Ipa del Brewdog.

Ed è infatti su questa che, una volta smaltiti i bicchieri precedenti, è caduta la mia scelta: l'aroma di frutta e il retrogusto deciso di pompelmo sono notevoli, e la rendono molto dissetante nonostante il moderato tenore alcolico (6 gradi). Anche la luppolatura piuttosto forte, che in genere tendo a non apprezzare molto, nel caso della BradIpa è peculiarità imprescindibile. Sostanzialmente, diciamo che ho puntato sull'usato sicuro.

Ormai non mancava che l'ultima fatica, ossia lo stand del birrificio Campagnolo: accidenti, è proprio dura lavorare...