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mercoledì 14 agosto 2013

La Villacher ritrovata

Dopo la gita a Villach, che ho raccontato nel post "Ein Prosit", la voglia di riassaggiare la Villacher mi era rimasta. L'occasione si è presentata ieri, alla festa di Vernasso nelle valli del Natisone: molto più che una semplice sagra di paese, perché oltre agli usuali stand enogastronomici e affini comprende una lunga serie di manifestazioni e gare sportive - dal podismo alla mountain bike -, musica per tutti i gusti - con tanto di scuola di ballo caraibico gratuita - in una sei giorni di festa nella suggestiva cornice delle rive del Natisone, dove è anche possibile campeggiare. Insomma, ci siamo detti che valeva la pena fare un giro: così abbiamo scelto la serata conclusiva, con l'immancabile tombola e fuochi artificiali.


 Bisogna dire che la nostra spedizione nelle valli non è iniziata sotto i migliori auspici, perché dopo settimane e settimane di siccità, proprio ieri sera il cielo ha ascoltato le unanimi preghiere del popolo accaldato ed è arrivata la pioggia: meno male che - come auspicabile in simili manifestazioni - era stato montato un ampio tendone sotto cui rifugiarsi, ma la serata ha perso buona parte della sua poesia naturalistica dovendo stare rintanati lì sotto.


Ciò che invece non ha assolutamente perso di poesia è stato il lato enogastronomico: al di là dell'ottima grigliata e del frico (non furlanofoni, cliccate qui), che hanno fatto la felicità del consorte - e anche la mia: per la prima volta ad una sagra ho trovato una coscia di pollo ben cotta e non unta -, la birra spinata ai chioschi era appunto la Villacher bionda. Per quanto nel mio precedente post avessi affermato che "Le Pils non sono il mio genere", devo dire che stavolta l'abbinamento col pollo alla griglia è stato una rivelazione: l'ha confermato il fatto che gli ultimi sorsi, bevuti quando ormai avevo finito di mangiare, non sono stati altrettanto apprezzati. Insomma, non sarà un tipico cibo austriaco, ma meglio così che con la Kirchtagssuppe, in barba ai puristi.

Chiaramente, dato che ci trovavamo nelle valli del Natisone, era d'obbligo la gubana: una sorta di focaccia ripiena di uvetta, mandorle, pinoli, noci, grappa (e la lista prosegue ancora a lungo...insomma, roba leggera) dalla preparazione così laboriosa che ancora oggi quella originale viene prodotta soltanto artigianalmente, nell'impossibilità di industrializzare un processo tanto complicato. A dire il vero, non ne vado pazza: ma dopo aver assaggiato quella fatta in casa al Carnevale di Rodda, che ancora oggi mi fa venire l'acquolina in bocca, ho deciso che valeva la pena di fare un altro tentativo. In realtà la tradizione vuole che la gubana venga bagnata con la grappa, per cui l'abbinamento con la birra non era proprio ortodosso (e ancor meno quello con l'aranciata, alla quale Enrico si è dovuto limitare per questioni di guida): ma non è stato male nemmeno così, e per quanto non si trattasse della miglior gubana mai sfornata da quelle parti - anche a detta dei locali, che hanno un più voce in capitolo di noi - non è stata una delusione.

La delusione invece, per gli amici che erano con noi, è stata la pesca di beneficenza: quindici biglietti e nemmeno uno vincente. Quando si dice "ritenta"...

giovedì 1 agosto 2013

Ein Prosit

Come dicono i buoni Frizzi-Comini-Tonazzi (chi non li conoscesse, clicchi qui) "L'autostrada della Carnia è un serpente disumano": però ti porta da Udine a Tarvisio in meno di un'ora, e da lì a Villach il passo è breve. Così io e Enrico abbiamo approfittato delle moderne infrastrutture viarie per raggiungere rapidamente la cittadina austriaca, dove dal 28 luglio al 4 agosto si tiene la Villacherkirchtag: molto più che una semplice festa della birra, che, diciamocelo, per gli austriaci sarebbe poco più di ciò che comunque si tiene 365 giorni l'anno. Oltre ad una celebrazione della famosa Villacher, la birra locale, si tratta infatti di una manifestazione a tutto tondo, con sfilate in costume - cuore della festa è quella che si tiene il sabato -, gruppi folcloristici, bande, musica, luna park, banchetti di prodotti enogastronomici e quant'altro. Insomma, una vera e propria sagra della città, volendo usare un termine a noi familiare.

Appena arrivati, abbiamo temuto di aver sbagliato posto: siamo infatti capitati per prima cosa nella zona giostre, gremita di bambini. Ammetto che, dato che ai tempi miei non c'erano attrazioni così elettrizzanti, un giro me lo sarei fatta volentieri: ma, per quanto porti bene i miei anni, non credo sarei riuscita a dargliela a bere - letteralmente, dato che di festa della birra stiamo parlando -, così abbiamo proseguito fino alla piazza del Municipio. Lì stava per iniziare a suonare la banda cittadina, in apertura dei festeggiamenti della serata - alle cinque del pomeriggio: siamo in Austria, qui tutto è avanti. Infatti hanno attaccato alle cinque precise, dato che evidentemente il tanto discusso concetto di quarto d'ora accademico è del tutto sconosciuto. Manco a dirlo, qui i musicisti, e in particolare chi sta ai fiati, non si tiene idratato con l'acqua: questa foto testimonia come ci sia di meglio (senza esagerare, altrimenti poi il pentagramma diventa di dieci righe: osservate sotto il leggio).

Mentre ascoltavamo il concerto, ne abbiamo approfittato per un boccale di Villacher (perché qui si ragiona a boccali): confermo che le pils non sono il mio genere, ma se non altro è dissetante. Per "asciugare", come si suol dire, è d'obbligo il pretzel, il pane dalla caratteristica forma a noi meglio nota come "salatino cameo", che mangiato nella ricetta originale - la scoperta, peraltro, è stata che esiste anche la versione dolce - ha chiaramente tutto un altro sapore. In fondo, tra gli ingredienti utilizzati c'è anche il malto: quale miglior accompagnamento alla birra?

Proseguendo il nostro giro, tra quartetti musicali in costume che cantavano arie di montagna, abbiamo notato che in diversi stand c'era un cippo di legno con un martello e dei chiodi: incuriositi, abbiamo chiesto lumi (con il mio scarso tedesco) ad un tizio in pantaloni alla zuava - come del resto più o meno tutti, austriaci e stranieri: le bancarelle che vendono abiti tipici o loro rivisitazioni moderne non si contano, rasentando spesso il kitsch. Il quale tizio, nel suo scarso italiano, ci ha spiegato che il gioco consiste nel riuscire a piantare il chiodo con un colpo netto usando non il lato piatto del martello, ma la penna - ossia quello a cuneo. Chiaramente Enrico non ha resistito alla sfida, e con viva e vibrante soddisfazione - citando ben altre autorità - ha sconfitto il carinziano in casa: po-poropo-po-po-po...campioni del mondo, e non solo contro i francesi.

Dato che ormai erano le sette, ossia ora di cena inoltrata in quelle zone, abbiamo deciso di darci al piatto tradizionale della festa: la Kirchtagssuppe, la zuppa del Kirchtag. Stomaci deboli astenersi: trattasi di una minestra di carne mista (manzo, vitello, pollo e agnello) cotta in un brodo speziato di verdure (carote, sedano, porro, cipolla e gli immancabili crauti) e soprattutto panna acida. Come se non bastasse, il tutto è accompagnato dal Reindling, tipico dolce carinziano con un ripieno di burro, uvetta, cannella e altre spezie - ai friulani ricorda molto la gubana, tanto che è detto "gubana carinziana". Insomma, una bomba. Tendenzialmente mi considero uno stomaco debole, per cui ero scettica: ma alla fine la curiosità è stata più forte del timore di passare la notte a rigirarmi nel letto, per cui ho corso il rischio. Devo dire che ne è valsa la pena: non sarà la mia zuppa preferita, ma ne ho apprezzato il sapore quasi tendente al dolce. Anche l'abbinamento con il Reindlig ha il suo senso: arrischiandomi ad inzupparlo - come del resto molti facevano, per quanto non sia una cosa propriamente ortodossa - mi sono resa conto che le spezie usate sono in buona parte le stesse, solo che in un caso nel salato, nell'altro nel dolce. Insomma, se li mangiano insieme un motivo c'è. Vabbè, Enrico avrebbe di gran lunga preferito un Bratwurst da una delle tante bancarelle: ma almeno ci siamo perfettamente integrati nella Villacherkirchtag...