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giovedì 4 settembre 2014

Friulidoc, due pesi e due misure?

La polemica è scoppiata questa mattina sui giornali, con il Messaggero Veneto che titolava "La guerra della birra: «Escludete la Moretti»". Il riferimento era all'obiezione sollevata da numerosi birrifici artigianali della Regione, per bocca presidente dell’Accademia delle Birre Paolo Erne, per un motivo assai semplice: se, come da nuovo regolamento approvato per questa edizione di Friulidoc, soltanto le birre artigianali friulane potranno essere vendute alla spina nei chioschi così da promuovere i prodotti tipici del territorio, allora la Moretti - che ha sede legale a Milano, produce a Taranto ed è di proprietà della multinazionale olandese Heineken - non ci deve essere anche se è storicamente nata a Udine. E invece, insieme alla Castello - che friulana invece è, avendo sede a San Giorgio di Nogaro per quanto definirla "artigianale" sia a dir poco una forzatura - sarà presente ugualmente alla manifestazione, perché - cito dalla dichiarazione rilasciata al Messaggero da Alessandro Venanzi, assessore alle attività produttive del Comune di Udine - «lo sappiamo anche noi che la Moretti fa parte del gruppo Heineken, ma quel marchio è ancora associato a Udine».

E già qui qualche perplessità si è sollevata, perché allora bisognerebbe - come ha fatto notare lo stesso Erne - quantomeno stabilire con precisione quali siano i parametri per essere "associati a Udine"; ma la cosa ha letteralmente alzato un polverone in rete tra gli oltre 40 birrifici artigianali friulani perché alcuni si erano visti negare la partecipazione a Friulidoc appunto sulla base della non totale "friulanità" della propria produzione. "Sarebbe impossibile, soltanto con i rifornimenti dei birrifici artigianali friulani, sopperire all'intera richiesta che ha già generato e genererà Friulidoc - mi ha gentilmente spiegato Luca Cum, di mestiere distributore - per cui avevo chiesto all'assessore se fosse possibile allargare alle birre prodotte sì da friulani, ma magari in altre sedi: ad esempio, uno di quelli con cui tratto lo fa in Germania".

La risposta, sulla base appunto del regolamento, è stata negativa - con il risultato, lamenta Cum, che gli sono stati annullati tutti gli ordini "mentre i chioschi spilleranno birra Castello e Moretti fornita a 89 centesimi al litro, come da accordo con il Comune"; ma se Cum preferisce non fare i nomi dei birrifici esclusi per non coinvolgerli nella polemica, uno che parla eccome c'è: il birrificio Grana 40, con il caro vecchio Emanuele Beltramini. "L'assessore ha impedito a noi, con sede legale a Ipplis, di partecipare alla manifestazione perché la produzione della nostra birra non è in Friuli, ma presso il Birrificio Hibu di Bernareggio (MB) - scrive su Facebook - Bene, ora chiedo al nostro assessore, che ritiene la Moretti un prodotto che debba essere presente perché vanterebbe radici in città, se ha idea di dove si trovi la sede legale e dove ovviamente paghi le tasse, ma anche la produzione stessa della birra Moretti notoriamente di proprietà Heineken. Questa è una vergogna! Friuli doc? Promozione delle specialità friulane? Valorizzazione del territorio? Ma per cortesia!". 

Lo stesso Paolo Erne ha aggiunto: "Evidentemente non si sono accorti, nello scrivere il regolamento, che così facendo escludevano un colosso come la Moretti - ha affermato in una telefonata che gli ho fatto poco fa -, così hanno dovuto tornare sui loro passi. Però mi si permetta di dire che trovo più friulano della Moretti un birrificio con sede legale a Ipplis anche se produce momentaneamente altrove: basiamoci su criteri certi, come la registrazione alla Camera di commercio del luogo, non su termini come "associato" che di legale non hanno nulla".


Naturalmente a quel punto, per cercare di fare un po' più di chiarezza, non ho potuto che interpellare l'assessore stesso; il quale, pur confermandomi la versione fornita dal Grana 40 e osservando che comunque le materie prime che questo usa non sono locali - cosa però, gli ho fatto notare, comune a molti birrifici - ha spiegato che "di mantenere la Moretti me l'hanno chiesto le categorie economiche, da Confcommercio agli esercenti del centro. Non scateniamo una guerra commerciale tra lobby delle artigianali e lobby delle industriali, sennò non andiamo da nessuna parte: Friulidoc è una fiera dei prodotti regionali, e poi sta nella sensibilità della gente decidere se un prodotto come la Moretti, di cui ancora tutti ci ricordiamo il baffone in piazza XXVI luglio, rappresenti o no la friulanità". Un criterio però ci vorrà pure, no? "Il prossimo anno ci faremo dare dall'Ersa una lista dei birrifici certificati - ha ribattuto -, ma anche così già mi immagino le polemiche su chi verrà inserito e chi no e sui criteri usati per farlo". In quanto alle illazioni su come la Moretti sarebbe stata inclusa in virtù di forti sponsorizzazioni, Venanzi ha risposto infine con un "Magari. Se fossero arrivati i soldi dalla Moretti, date le ristrettezze economiche in cui versiamo, sarei stato ben felice".


mercoledì 11 giugno 2014

Alla corte di re Michal

Naturalmente la Repubblica Ceca non finisce a Praga, e non soltanto per gli amanti della birra: dalle terme di Carlovy Vary, ad autentici gioiellini come i castelli di Karlstejn o Cesky Krumlov, i luoghi da visitare certo non mancano. E appunto di un castello siamo andati a caccia io e Enrico, quello di Zivkov: dico a caccia perché questo posto da sogno adagiato sulle rive di un lago, che custodisce alcuni degli affreschi meglio conservati dell'intera Repubblica Ceca, si trova letteralmente nel mezzo del nulla, tanto che dopo kilometri e kilometri di campagna abbiamo finito per chiederci se non avessimo sbagliato strada (e in effetti era proprio così). Fortunatamente, parlando io in italiano e l'ignoto passante in ceco, siamo riusciti a raggiungere il castello: visita apprezzatissima, tanto più che è tenuto con una cura encomiabile, e il ragazzo all'ingresso ci ha accolti con un calore che metteva di buonumore.


A metterci di buonumore era però anche la prospettiva di alloggiare al Pivovarsky Dvur Zvikov: una birreria, ristorante e albergo, dove da vent'anni l'abile mastro birraio Michal offre agli ospiti le sue creazioni nella caratteristica sala in cui spiccano due vecchi bollitori in rame. La prima nota di colore la merita indubbiamente il personaggio: un omone in stile "gigante buono", che oltre a seguire la sua attività artigianale è anche direttore del birrificio Platan di Protivin. La sera rientra nel suo maniero, dove le spine sono collegate direttamente ai tank della zona produzione al piano inferiore - "per conservare meglio la birra", afferma - e chi vuole portarsi a casa un souvenir lo può fare in bottiglie di pet riempite al momento alle spine suddette - "mi raccomando, va bevuta entro venti giorni al massimo, perché non si conserva". Ho sorvolato sullo specificargli che era una raccomandazione del tutto superflua.

Perché in effetti le birre brassate al Pivovarski Dvur sono davvero dei pezzi unici, al di là dei gusti personali - che vengono comunque accontentati un po' tutti, data la varietà. Oltre alla Zlatà Labut' ("cigno dorato"), che di fatto non si discosta molto dalle classiche lager ceche dal corpo pieno e dalla persistenza di cereali, una vera particolarità è la Pale Ale, in cui le note amare del luppolo hanno una straordinaria evoluzione al variare della temperatura. Ad ingannarmi in pieno è stata la lager scura, che avrei giurato essere una stout date le note di tostato particolarmente piene; "No, no, questa è una stout", ha precisato Michal versandomene un'altra nonostante la mia faccia allibita. Venti gradi e non sentirli, per una birra che ricorda quasi un liquore alla liquirizia. Se la weizen, particolarmente dolce e dal corpo in cui ho colto note di mais, non mi ha entusiasmata, il meglio è arrivato alla fine: la 26° (gradi plato, non alcolici, anche se l'alcol si sente così tanto che glie ne avrei dati il doppio dei suoi 12), una scura invecchiata 14 mesi, che sprigiona aromi fruttati e note dolci e liquorose senza tralasciare una chiusura amara. Insomma, una specialità, che mi ha lasciata a bocca aperta.

La piacevole serata si è chiusa con una visita alla sala cotta al piano di sotto, e un invito alla giornata di raccolta del luppolo coltivato appena lì fuori, prevista per fine agosto. "Beh, c'è da lavorare, ma alla fine si brinda". E chi ne avrebbe mai dubitato.