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martedì 27 gennaio 2015

Una visita in casa Camerini

Trovandomi in Veneto, ne ho approfittato per cogliere un invito fatto già da lungo tempo: ossia quello a visitare il birrificio Camerini di Piazzola sul Brenta, di cui ho avuto modo di parlare già in diverso post precedenti (no, non ve li linko tutti altrimenti diventa una lista: la maschera "cerca" qui a destra l'ho messa per un motivo, usatela, grazie). Curioso è il fatto che lo stabilimento si trovi accanto ad una palestra: peccato che a quanto pare gli atleti non non siano sufficientemente informati sul fatto che la birra è un ottimo integratore, dato che - a quanto ci ha riferito in buon Giampaolo, nella foto, che ci ha accolti - la clientela in arrivo dagli spogliatoi potrebbe essere più numerosa: ad ogni modo la posizione rimane strategica per future possibilità di sviluppo in seguito a debita campagna informativa.

Ok, basta con l'ironia e veniamo a noi. Lo stabilimento non è enorme, ma è in crescita: il Camerini ha infatti messo in cantiere un progetto di ampliamento degli impianti, che dovrebbero auspicabilmente portare ad un'incremento dell'80% sui 380 ettolitri di produzione annua e consentire di varcare i confini italiani con la distribuzione. Non è poi solo la quantità di birra a crescere, ma anche il numero di birre prodotte: novità del 2014 sono state la Ink Ipa - che avevo avuto modo di assaggiare a Arte, Cultura e Luppolo - e la Trick, una Belgian Pale Ale pensata - per dirla con Giampaolo - "per essere bevuta facilmente, dai giovani, anche agli eventi e ai concerti, con preponderanti sentori di malto e lievissimi sentori di luppolo sostenuti da un buon corpo". In effetti, è una birra leggera sia sotto il profilo della gradazione alcolica - 3,8 gradi - che della facilità a bersi; il tutto comunque senza sacrificare una buona consistenza del corpo. Con un'insolita inversione rispetto a quanto più frequentemente accade, poi, l'erbaceo amaro del luppolo è ben percepibile all'olfatto ma lascia poi spazio al malto non solo nel corpo, ma anche in chiusura: insomma, il classico "retrogusto amaro" da luippolo qui non c'è, per quanto il buon equilibrio lasci comunque la bocca pulita. Una birra semplice ma non banale, che certo non deluderà chi cerchi i gusti semplici e puliti pur con un tocco di originalità.

Nel farci visitare il piccolo spaccio annesso - con quattro spine pronte all'uso, più una serie di bottiglie ben disposte sugli scaffali - Giampaolo ci ha poi riservato una sorpresa: ha infatti stappato una bottigila di una cotta speriemntale della Seducente, una American Ale dal colore ramato aromatizzata agli agrumi. Una sorpresa accompagnata da una sfida, alias "indovinate che frutto abbiamo aggiunto questa volta". Ebbene, posso vantarmi di aver indovinato: il bergamotto, e nemmeno un bregamotto qualunque, in quanto il Camerini li fa arrivare direttamente da un agricoltore biologico calabrese. Bisognerà aspettare che la birra arrivi alla giusta maturazione per dare un giudizio definitivo - la cotta risale infatti a poche settimane fa, e l'aroma del bergamotto tendeva ancora a sovrastare tutti gli altri -; ma le premesse per una variante della Seducente classica sono buone in quanto, a mio parere, il bergamotto è un accostamento indovinato agli altri aromi che la caratterizzano.

Ora non resta che stappare la bottiglia di Gioiosa - la numero 147 per la precisione - che ho portato a casa, la birra di Natale uscita in edizione limitata - 256 bottiglie: 2 come il civico del birrificio, 56 come i km di lunghezza della vecchia ferrovia Piazzola-Padova dal cui costruttore il birrificio prende il nome. Come si suol dire, rimanete sintonizzati...

venerdì 8 agosto 2014

Dal mastro birraio al mastro gelataio

Il gelato alla birra non è una novità: diversi birrifici, gelaterie, fiere e manifestazioni di settore da tempo lo propongono e in diverse varianti, da quelle più semplici fatte con una birra "qualsiasi" - passatemi il termine -, a quelle più ricercate, come il gelato alla Seducente (una american ale) di Birra Camerini, o quelli che saranno proposti all'Expo della Birra Artigianale di Monastier il prossimo ottobre. A Udine, però, non mi era mai capitato di trovarlo: così non ho potuto resistere alla curiosità quando ho visto un tipico carretto dei gelati a Spirito di Birra, la manifestazione a cui ero stata qui a Udine il mese scorso (e che mi ha destato qualche perplessità, che si fosse perso il post clicchi qui). Come del resto è accaduto in tutti gli altri stand, però, la gentile ragazza che mi ha fatto assaggiare il gelato non è stata in grado di dirmi nulla di più: così - meglio tardi che mai, lo so - sono andata ad informarmi direttamente dal "mastro gelataio", Mario Zanitti della gelateria Gusto Antico, a pochi passi da casa mia.

C'è da dire, innanzitutto, che la gelateria in questione non è una gelateria qualunque: aderisce infatti al progetto "Artisti del gelato", una rete promossa da Agrimontana, che richiede agli aderenti dei precisi standard negli ingredienti utilizzati - in questo caso latte rigorosamente di pezzata rossa friulana, solo frutti di stagione e comunque prodotti naturali. Misure certo osservate sempre più spesso dalle gelaterie artigianali, ma che in questo caso vengono garantite dalla rete come marchio di qualità. Per cui nell'assaggiare sono andata fiduciosa, anche perché avevo già avuto modo di testare le creazioni di Mario rimanendone soddisfatta.

Che avesse usato una birra bionda, era intuibile sinb dalla prima cucchiaiata; il nostro gelataio ha però salvaguardato il "segreto industriale" - "Mica posso sbandierare la ricetta..."-, dicendo soltanto che si tratta di una bionda tedesca su base "ibrida" tra crema e sorbetto. Va bene, non me la prendo, capisco, anch'io probabilmente farei lo stesso. Coerentemente con il fatto che sia stata usata una birra di questo genere, il sapore non è particolarmente forte: "Ne ho usato un litro e mezzo per quattro kg di gelato, non si ubriacherebbe nemmeno un bambino" ha scherzato Mario. In effetti l'alcool non era percepibile, per quanto un leggero pizzicorino sulla lingua ci fosse.


Gusto Antico ha offerto questo gusto anche in negozio per tutta la durata della manifestazione e per alcuni giorni al seguito; "Ma poi l'ho tolto - ha spiegato Mario - perché, per quanto di curiosi che l'hanno provato ce ne siano stati parecchi, la gente alla fin fine vuole sempre la nocciola". I gusti classici, insomma, che non tramontano mai. In effetti, devo dire che mi trovo d'accordo: non l'avrei provato se non per curiosità, semplicemente perché, per quanto fosse buono, se ho voglia di una birra bevo una birra, e se ho voglia di un gelato mangio un gelato. Insomma, se passate da lì vi consiglierei piuttosto di provare i gusti di stagione, per apprezzare al meglio il lavoro del gelataio.

Ad ogni modo, una cosa la devo ammettere: dato che la curiosità comunque ormai è suscitata, attendo di provare i gelati dell'Expo di Monastier...


giovedì 24 aprile 2014

Mastro birraio, parte quinta: le sorprese della torba

L'ultima nuova conoscenza che ho fatto a Santa Lucia è stato il birrificio Camerini, di Piazzola sul Brenta (Padova). Lo stabilimento è nato nel 2012, ma la storia, quantomeno del nome, è assai più lunga: arriva infatti dalla ferrovia Camerini, che collegava Padova con la nascente zona industriale di Piazzola, voluta dal conte Paolo Camerini - appunto - nel 1911. A titolo di curiosità, sappiate che è stata la prima ferrovia privata italiana, e che ha funzionato fino al 1958: e dato che oggi ne rimangono pochi resti, i tre birrai - Franco, Giampaolo e Mauro - hanno voluto mantenerne così il ricordo.


Purtroppo non ho avuto il piacere di parlare con nessuno di loro, dato che non erano presenti in quel momento; però il ragazzotto che si è sminuito dicendo "Sono solo uno stagista" ha comunque fatto un egregio lavoro nel descrivermi le birre in questione, senza nulla da invidiare a mastri birrai di più lunga esperienza. I nomi, peraltro, sono abbastanza curiosi: si va dalla Bisbetica, una rossa doppio malto in stile belga (otto gradi però, fate attenzione); alla Birichina, una kolsch chiara assai più "bevibile" (4,5 gradi); alla Seducente, una birra speciale stile American Ale aromatizzata con agrumi.

 Su consiglio dello stagista però, per quanto fosse forse stata quest'ultima ad incuriosirmi di più, ho provato la Selvaggia: una oatmeal stout dal colore nero che più nero non si può e dalla schiuma ben cremosa. Dopo il primo sorso, in cui ritornavano nettamente le note di caffè ben evidenti all'aroma, ho percepito un'insolita persistenza di un'affumicato acre, quasi di bruciato, che non avevo mai trovato in nessun'altra birra: ohibò, e questo come lo definisco? "Hai sentito che note di torba?", mi ha chiesto prontamente lo stagista. Ah, ecco. Ammetto di non aver mai assaggiato la torba, ma indubbiamente se penso all'odore che ha mi ci ritrovo. E bravo il ragazzo, che ha saputo darmi una dritta. Una birra certamente interessante all'interno del panorama delle stout, non solo per questo motivo, ma anche per il corpo più deciso della media.

A questo punto, mi sa che dovrò organizzare una gita a Piazzola: sia per conoscere i birrai, che per togliermi la curiosità quantomeno della Seducente...