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venerdì 28 febbraio 2020

Al Cucinare e al Beer Attraction...meglio tardi che mai, parte prima

Con più o meno colpevole ritardo dovuto ad altri impegni di lavoro concomitanti, coronavirus, asili nido chiusi, eccetera eccetera, eccomi a scrivere qualcosa sulle nuove birre assaggiate al Cucinare di Pordenone - dove ho tenuto alcune degustazioni - e al Beer Attraction - nella toccata e fuga che sono riuscita a fare.

Inizio appunto dal Cucinare, dove ho assaggiato le ultime creazioni di birrifici che già conoscevo. Per prima la HopAle, black Ipa di Meraki ben riuscita nella sua semplicità e pulizia, di cui ho apprezzato in particolare il giusto equilibrio tra il tostato e l'agrumato della luppolatura sia in aroma che in amaro; seguita dalla Pink Moon di Galassia, una american wheat con ibisco, in cui a mio avviso si fondono in maniera molto interessante all'aroma lo speziato del lievito e l'acidulo dell'ibisco e del luppolo lemondrop; per poi amalgamare il tutto al palato con il cereale fresco. Un esperimento forse audace, ma senz'altro da provare per gli amanti del genere. Così come interessante per gli amanti del genere è la Nova brettata, dopo oltre un anno in botte: alla base di summer ale è stato aggiunto appunto il brett, che con l'invecchiamento risulta discretamente morbido e adeguatamente sostenuto dall'acidità elegante di base.

In quel di B2O ho invece assaggiato la nuova Vienna con mais rosso di San Martino e luppolo Lubelski: per quanto lo stile di base rimanga pienamente riconoscibile, costituisce comunque una sui generis all'interno della categoria, in quanto il mais conferisce sia all'aroma che al palato un particolare tocco "verace" di cereale. Interessante in particolare per gli abbinamenti a tavola: al Cucinare l'abbiamo accostata al risotto alla stout Renera e formaggio marinato sui lieviti preparato dallo chef di B2O Galdino Aggio, ma la vedrei molto bene anche con preparazioni in umido di pesce - penso alle seppie - o di carne - spezzatino e affini. Ancor di più mi ha colpita però la Honey Ale al miele di barena. Se pensate che tutte le honey ale siano dolci, ricredetevi: questa esibisce un potente balsamico al naso dato da questo particolare miele presidio Slow Food (tanto che non vengono utilizzati luppoli in aroma), e dopo aver concesso un breve passaggio ai toni biscottati del malto, vira di nuovo su un deciso taglio amaro sempre balsamico. Consigliata a chi cerca una birra al miele fuori dai canoni, e soprattutto provare un sapore diverso - non so voi, ma io il miele di barena manco sapevo cosa fosse.

Un ultimo appunto lo devo al Birrificio Agro e alla sua Saison, di cui - in questo post scritto in occasione della Fiera della birra artigianale di Pordenone - avevo criticato "una speziatura un po' sopra le righe": l'invecchiamento ha giovato dato che, assaggiando una bottiglia dello stesso lotto, ho trovato un maggiore ed apprezzabile equilibrio. Considerazione simile per Birra Follina, con un plauso al nuovo team del birrificio per i miglioramenti apportati alla dubbel Giana, che ora presenta un profilo aromatico decisamente più pulito senza "sbavature fenoliche" sempre in agguato in questi stili.

Per ora mi fermo qui, nella seconda puntata Beer Attraction...

martedì 19 gennaio 2016

Degustando in riva al Garda


Sulla via del ritorno da Trivero mi sono poi fermata ad Affi, in provincia di Verona, ad onorare un altro invito, quelo del Benaco 70: ho avuto così il piacere di visitare il loro punto vendita, arredato in maniera originale con tanto di sgabelli ricavati da tronchi realizzati dal padre di Erica, anima del birrificio insieme al marito Riccardo (nella foto: Enrico provato dai kilometri alla guida, e bisognoso di ristoro nonché di un cambio al volante).

Altra curiosità del luogo è la sala cotta a vista, dietro ad un vetro: sono evidentemente passati i tempi in cui, come Teo Musso ama raccontare, vedere come si fa la birra metteva in fuga gli avventori (anche se è pur sempre vero che dietro ad un vetro gli odori non si sentono). Anzi, a detta di Erica è una curiosità apprezzata, e stimola a volerne sapere di più sull'arte brassicola. Il punto vendita espone diverse confezioni regalo, prodotti realizzati con la birra in determinati periodi dell'anno (pare che i panettoni alla porter siano stati un particolare successo, e per Pasqua sono in elaborazione le colombe), e gadget come le felpe con il logo del birrificio.

Dato che le birre di Benaco 70 le avevo già provate tutte, Erica ci ha tirato fuori dal cappello una bottiglia risalente ad una cotta elaborata specificatamente per un cliente. Trattasi di una ricetta che ha come base quella della loro Porter, ma a cui - come da richiesta dell'acquirente - hanno aggiunto una dose generosa di malto torbato. Notevole sia la schiuma, ben densa e persistente, che l'aroma: della serie "scordatevi la porter", qui siamo molto più vicini ad una rauchbier pur essendo partiti da un'alta fermentazione - nonché, molto più genericamente, da un qualcosa di completamente diverso. A dominare è infatti il malto peated, che sovrasta gli altri profumi e aromi tipici delle porter. Rispetto ad una rauchbier il corpo rimane più robusto, esaltando ancora di più la componente dei malti; per chiudere poi con un torbato ben persistente, che "chiama" magari dello speck o altri affettati simili. Personalmente avrei fatto anche il bis perché amo il torbato, ma devo concedere che non è una birra semplice e che potrebbe risultare eccessiva per chi non è abituato a questi sapori.

Per quanto dopo un birra del genere sia difficile pensare a bere altro vista la persistenza, ci siamo comunque "concessi" una delle certezze del Benaco 70, la Honey Ale: la loro birra con miele di castagno, che - data la componente amarognola di questo tipo di miele e alla dosatura equilibrata - viene incontro anche ai gusti di chi tende a trovare questi tipi di birra eccessivamente dolci. Una chiusura in gloria - e in piccole dosi, dati i km che ancora mancavano a casa...- di un piacevole weekend.




mercoledì 25 febbraio 2015

Beer Attraction, parte prima: sulle rive del Lago di Garda

Naturalmente non potevo mancare al Beer Attraction, l'evento alla Fiera di Rimini dedicati ai piccoli - e meno piccoli, dato che ce n'era anche qualcuno di dimensioni ragguardevoli - birrifici indipendennti: e tenendo conto che gli espositori superavano il centinaio, ce n'era davvero per tutti i gusti, tanto che ho necessariamente dovutoo fare una selezione drastica di quelli da visitare e privilegiare i nomi che ancora non conoscevo - chiedendo scusa ai vecchi amici.

La prima nuova conoscenza che ho fatto è stata il birrificio Benaco 70 di Affi (Verona), dall'antico nome del Lago di Garda su cui affaccia: lì due anni fa Riccardo e Erica (che vedete nella foto di renato Vettorato) hanno "trasformato la loro passione in un progetto imprenditoriale", per dirla con le loro parole, e attualmente viaggiano al ritmo di ua trentina di cotte da 30 hl ogni anno. Il loro parco birre comprende una helles, una blanche, una porter, una kolsch, una strong bitter, una Ipa e una "honey ale " - altresì detta "belgian strong ale al miele" -, ed è stato queste ultime tre che ho avuto il piacere di assaggiare, mentre mi venivano illustrate con passione dall'enologa e dal tecnico informatico prestati all'arte del brassare.

La strong bitter in particolare mi era stata presentata da Riccardo come una delle loro punte di diamante per la sua particolarità, e il "pezzo" più rappresentativo di casa benaco 70; e in effetti devo riconoscere che il malto torrefatto - con note di caramello, di nocciola e di biscotto - risalta in maniera assai peculiare all'aroma, e nel corpo si bilancia molto bene con l'amaro non troppo pungente dei luppoli inglesi risultando più delicata ma al tempo stesso più piena e rotonda rispetto alle bitter canoniche. Una caratteristica che ho apprezzato, dato che a livello di gusti personali preferisco non eccedere con l'amaro.

E sempre nel solco della tradizione britannica rimane la Ipa, che, pur usando luppoli americani, il Benaco brassa senza dry hopping come nell'antica tradizione inglese: il risultato è una Ipa meno aromatica e più amara - dato che comunque i nostri sembrano non risparmiare sul luppolo -, su cui anche all'aroma risalta assai di più l'acre dell'erbaceo che il pungente dell'agrumato. Anche la persistenza ben lunga e decisa è nettamente amara, per cui farà la felicità dei palati forti - nota per gli intenditori: stiamo parlando di 60 Ibu; nonché di chi ritiene che, nel marasma attuale delle Ipa, sia necessario evitare certi eccessi aromatici e ritornare alle origini.

Da ultimo ho assaggiato la Honey Ale, verso la quale ammetto di essere stata un po' prevenuta: difficile fare una buona birra al miele senza risultare stucchevoli, e in effetti non me ne sono capitate sotto mano - o meglio, in bocca - moltissime che soddisfacessero questo requisito. In realtà è stata alla fine quella che più mi ha colpita tra le birre del Benaco: non solo l'aroma intenso di miele di castagno - e quindi già di per sé non troppo dolce - incuriosisce già ancor prima di assaggiarla, ma il corpo caldo e dolce - ottima la fusione tra il miele di castagno e il caramellato del malto - lascia subito spazio ad un finale secco e amaro, che lascia la bocca soprendentemente fresca e pulita per una birra di questo genere. Una delle poche birre al miele di cuisi potrebbe bere una pinta senza stufarsi insomma, e occhio ai sette gradi e mezzo di alcol.

Al di là del gusto personale, lo definirei un birrificio che mi ha soddisfatta per la cura dedicata alle proprie creazioni non solo in fase di produzione, ma anche di illustrazione: dalle spiegazioni di Riccardo ed Erica traspariva infatti una conoscenza approfondita dei loro prodotti, evidentemente causa ed effetto allo stesso tempo dell'attenzione che vi riservano.