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giovedì 26 giugno 2014

Tutto il fascino di Bread Peat

Dopo aver letto il mio post sul loro birrificio, l'Antica Contea, Andrea e Costantino si erano sentiti punti sul vivo: ma come, volevi assaggiare la Bread Peat e non ce l'hai detto? Mi hanno quindi invitata ad un viaggio riparatore a Gorizia, per visitare la loro sede e provare la birra che tanto mi aveva incuriosita.

Il birrificio è più piccolo di quanto mi aspettassi, ma è ben organizzato. All'interno delle (poche) stanze i nostri sono riusciti a ricavare anche un punto vendita arredato in maniera originale, con un vecchio banco da lavoro e una serie di bottiglie - vuote: evidentemente si trattava di birra buona - esposte in vetrina creando una decorazione suggestiva. Giusto per essere chiari sul fatto che di birre in stile anglosassone si tratta, nella stanza troneggiano una bandiera scozzese e una piantina di Londra con indicati i birrifici artigianali della città appena giunta da Oltremanica.

La sala sul retro ospita l'impianto di birrificazione, rispetto al quale Andrea ha ammesso di "non avere alibi": trattasi infatti di quello acquistato da Gino Peressutti di Foglie d'Erba, ora avviato verso più ampi orizzonti. Insomma, se la birra non esce buona, non ci si può giustificare dicendo che è colpa dell'impianto scadente. I nostri hanno comunque pensato a "personalizzare" il tutto, usando un bicchiere di Guinnes come gorgogliatore: anche qui, l'Oltremanica impera.

L'Antica Contea sarà pure piccolo e giovane, ma si è fatto la sua cerchia di estimatori fedeli. Nel paio d'ore in cui siamo stati lì c'è stato un viavai costante di clienti che entravano a chiedere un paio di bottiglie: su tutte la Dama Bianca, che ha avuto un tale successo da essere esaurita, e che è anche - ci ha spiegato Andrea - la più elaborata da fare - tanto che, in termini di tempo, richiede quasi il doppio delle altre birre. Anche i clienti affezionati dovranno aspettare la prossima settimana, quando sarà imbottigliata e disponibile l'ultima cotta.

Tra una chiacchiera e l'altra naturalmente ci è venuta sete, e siamo quindi passati ad assaggiare qualcosa. Quasi per caso abbiamo stappato una bottiglia di una vecchia ricetta della Dark Fog, che Andrea ha detto di aver modificato perché troppo acida. In effetti necessitava di correzioni, perché è un acido che fa un po' a pugni col tostato e con l'amaro e dà una persistenza che può risultare sgradevole; però onestamente, trattandosi comunque di un acido non troppo pungente, ammetto di non averlo trovato azzardato rispetto ai toni di cioccolata e di caffè. Insomma, la Dark Fog che ho bevuto alla Brasserie era tutta un'altra cosa, ma nemmeno questa è da buttare via - cosa che infatti Andrea non ha fatto, visto che la bottiglia era ancora lì, e devolverla allo sciacquone sarebbe stato un vero peccato.

Abbiamo poi avuto l'occasione di provare la Vingraf, prodotta unicamente su richiesta di un locale della zona e non commercializzata. Come il nome lascia intuire, a una base di Zingraf - una strong scotch ale - Andrea ha aggiunto un 15% di sauvignon, ottenendo un risultato che ricorda le lambic belghe. Appunto per questo temevo non mi piacesse, ma anche se non è il mio genere non sono rimasta delusa: per quanto il vino si percepisca sia all'olfatto che al gusto in maniera molto decisa, acidità e dolcezza sono ben bilanciate. Vi avviso però che non sembraaffatto di bere birra; e anche a vederla poi, con il suo colore che Enrico ha definito "da Ramandolo" e praticamente senza schiuma, si penserebbe di avere davanti un calice di vino.

Da ultimo siamo passati alla Bread Peat, che ha la particolarità di usare malto torbato. Mettiamo subito una cosa in chiaro: niente a che vedere con l'altra birra torbata che mi era capitato di assaggiare, la Selvaggia di Camerini. In quel caso si trattava infatti di una stout, in cui la torba risaltava meno perché unita a tutti quei gusti e quegli aromi comunque tendenti al torrefatto e al tostato che caratterizzano le birre di quel genere; la Bread Peat invece è una Ale ambrata, in cui la torba spicca in tutto il suo vigore sin dall'aroma. Appunto per questo il corpo può risultare ad alcuni palati abbastanza impegnativo: ma personalmente l'ho trovata davvero una chicca se non altro per la sua unicità, e degna di rivaleggiare con la Dama Bianca al vertice del repertorio dell'Antica Contea. Del resto, se aggiungere il malto torbato ad una nera fa sì che questo risulti meno pungente, è altrettanto vero che insieme a tutti gli altri sapori il risultato finale è comunque molto forte: e a livello di gusti personali, ho apprezzato di più la torba "pura", tanto più che la persistenza non è così "dura" come il corpo lascerebbe supporre. Unico problema, si tratta di una birra un po' difficile da abbinare: Andrea suggeriva formaggi erborinati e Enrico ricotta fresca, ma in effetti non ci è venuto in mente nulla che ci convincesse del tutto. Che dire? Bisognerà procurarsene un'altra bottiglia per fare delle prove...

martedì 17 giugno 2014

Dalla dama bianca alla contessina

Il passo successivo, come dicevamo, è stato l'Antica Contea di Gorizia: un birrificio giovane - poco più di un anno -, ma che porta già nel nome la storia della città. Come ci ha spiegato il birraio Andrea, infatti, questo deriva dal fatto che questa era parte della Contea di Gorizia e Gradisca; e alcune loro birre, come ad esempio la Zingraf - una strong scotch ale, per la cronaca - prendono battesimo dai quartieri del capoluogo isontino.

Andrea è un grande appassionato di birre inglesi; e a suo dire è stato appunto per risparmiare sui costosi viaggi oltremanica che ha iniziato, come secondo lavoro, a brassare. Per quanto la produzione sia ancora ridotta, non lo è la platea delle birre elaborate: tanto che non erano nemmeno tutte disponibili, e me ne è dispiaciuto, perché alcune mi avevano davvero stuzzicata - come non incuriosirsi davanti ad una "Bread Peat", se non per il gioco di parole? Andiamo, qualsiasi donna vorrebbe provarla.

Ad ogni modo, non che le spine lì pronte fossero poche: Andrea ci ha così guidati in una degustazione, secondo l'ordine da lui suggerito. Siamo partiti dalla Superbia, una best bitter, che indubbiamente all'interno del suo genere si fa onore grazie alla persistenza amara ed erbacea ben potente che contrasta in pieno la dolcezza iniziale - brevissima, peraltro - del corpo; devo ammettere però che a livello di gusti personali non è ciò che prediligo, per cui sono passata oltre. Molto più gradevole è stato infatti il secondo assaggio, la Contessina, una standard bitter in cui i luppoli molto aromatici donano un agrumato particolarmente dissetante che, complice la gradazione alcolica molto bassa, la fa scendere che è un piacere.

Il meglio però doveva ancora venire: la Dama Bianca, una Ipa - alias Isonzo Pale Ale, siamo a Gorizia - con malti di frumento, e che è davvero un unico del suo genere. Non solo per la curiosa storia che le dà il nome - quella del fantasma della contessa Caterina, che apparirebbe nelle notti di luna piena sui bastioni del castello di Gorizia - o perché non le si darebbe neanche la metà dei suoi 7 gradi; ma perché l'unione del luppolo cascade e citra, pur conferendo un amaro molto deciso, dà comunque delle note di agrumi che vi si amalgamano in una maniera che non mi era mai capitato di trovare. Insomma, se non fosse sufficientemente chiaro, entra a pieno titolo tra le mie birre preferite.

Abbiamo poi chiuso con la Dark Fog, una brown porter in cui io personalmente ho sentito note di torba - in teoria "proprietà" della Bread Peat, visto che "peat" significa torba -, e il tostato viene immediatamente accompagnato ad un aroma di cioccolato che vira al caffè - ancor più che alla liquirizia come afferma la descrizione nel volantino, secondo me - e lascia una persistenza che reclama decisamente un accostamento consono.

A questo proposito, nota di merito allo sforzo di accompagnare la descrizione di ciascuna birra non solo a diversi abbinamenti gastronomici, ma anche ad un piatto tipico della cucina goriziana: così ho scoperto che la Dark Fog va abbinata al Kugelhupf (che wikipedia mi dice essere un dolce natalizio di origini austrache e dalle infinite varianti), o che la dama bianca si accompagna alla gubana goriziana (evidentemente diversa da quella delle Valli del Natisone, almeno al palato degli indigeni).

Non è per piaggeria se concludo con una nota di elogio più o meno sperticato: non è scontato in un birrificio di breve esperienza trovare non solo birra di alta qualità, ma ancor più diversi tipi di birra che non sbagliano un colpo. Credo - pur nella mia ancor breve esprienza - sia nata una piccola stella nel panorama dei birrifici artigianali, che avrà certo modo con l'esperienza di affinare ancor di più le sue realizzazioni, e alla quale auguro uno sfolgorante futuro. Perché, semplicemente, se lo merita.