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martedì 18 settembre 2018

Un pomeriggio...friulano doc

Come ogni anno ho dedicato una giornata ad un giro per Friuli Doc, la principale manifestazione dedicata all'enogastronomia friulana. Anche le birre artigianali locali si sono ormai da qualche tempo guadagnate il proprio spazio all'interno della kermesse, per cui gli estimatori trovani di che dissetarsi.

La mia prima sosta birraria tuttavia non è stata allo stand di un birrificio artigianale, ma a quello della rete Asprom con la sua Centparcent Furlane: un progetto birrario lanciato lo scorso anno proprio a Friuli Doc - e di cui avevo parlato qui - e che è andato espandendosi con la creazione di una cooperativa finalizzata alla commercalizzazione della birra e di altri prodotti. Alla birra di lancio iniziale - una golden ale - se ne sono aggiunte altre - viaggiamo attualmente verso la decina di stili; quest'anno per Friulidoc nello specifico erano disponibili due lager, una bionda e una ambrata. Ho scelto la bionda in quanto, come da vulgata dei biersommelier e affini, sulla lager bionda è più difficile mentire. All'aroma, pur cogliendosi in maniera delicata il profumo dei luppoli Hallertau, si nota un leggero sentore di esteri: ho infatti poi avuto conferma da Alido Gigante, presidente di Asprom, che si tratta di una birra rifermentata per poterla meglio conservare. Il corpo è ricco sui toni del miele, ma comunque snello; e il taglio amaro secco sul finale, pur leggero, fa sì che non ci siano persistenze dolci troppo prolungate. Una birra semplice e beverina nel suo complesso - unico appunto che farei è appunto il leggero fenolico all'aroma, sarei curiosa di riprovarla non rifermentata.

Insieme a Gigante ho poi assaggiato una delle novità, la apa: ben percepibile ma non eccessivamente spinto il Citra all'aroma, corpo anche qui snello con qualche nota tostata e di biscotto, e chiusura di un amaro resinoso ben persistente per quanto non particolarmente intenso. Una apa in stile, equilibrata tra la componente agrumata del luppolo e quella tra il tostato e il caramellato del malto.

Naturalmente non ho mancato una sosta allo stand dell'Associazione artigiani birrai Fvg, dove ho fatto conoscenza - tra le tante - con una delle birre del triestino birrificio Cavana - la Sania, una ale chiara alla curcuma in cui la spezia, pur rimanendo morbida, è presente in maniera molto decisa - e con la Super Nova di Galassia, American Ipa pensata come "sorella maggiore" della loro Nova. Profumi di pompelmo, agrumi e frutta gialla in generale ben notevoli - da segnalare di dry hopping di mosaic, galaxy ed ekuanot -, corpo scorrevole in cui si coglie comunque il caramello al di sotto dei toni agrumati che persistono anche in bocca, e taglio finale di un amaro netto e resinoso che persiste pur senza essere invasivo. Buona evoluzione della sorella minore, forse da controbilanciare con un corpo leggermente più biscottato, ma nel complesso assai gradevole e beverina nonostante e 6 gradi alcolici.

Vedendo i due stand - Asprom e Associazione artigiani birrai - così vicini, non ha potuto non imporsi qualche riflessione. La rete che riunisce un'ottantina di produttori d'orzo ha infatti gettato un nuovo "sassolino" in quanto alla produzione di birra in Fvg. Alcuni di questi restisti - pochi, per la verità - sono anche birrifici agricoli, ma perlopiù la rete vende a Peroni e Castello che utilizzano poi il malto per alcune specifiche produzioni di impronta regionale - non propriamente delle crafty, in quanto si parla ad esempio del rilanciato marchio Dormisch, comunque legato alla storia dell'industria birraria. Presentando la propria birra agricola, Asprom si è lanciata in un mercato che, a mio avviso, si sovrappone solo parzialmente a quello dei birrifici artigianali: perché l'appassionato di microbirrifici continuerà a cercare i microbirrifici - dato che il suo interesse sta nell'arte dello specifico birraio prima che nella produzione locale delle materie prime -, mentre chi invece cerca una birra dalle connotazioni territoriali e diversa da quella industriale potrà cercare anche la Centpercent Furlane. Un pubblico di estimatori di produzioni locali, dunque, prima che di cultori di arte brassicola in senso stretto - per quanto ciò non escluda che i cultori di arte brassicola possano anche ricercare prodotti locali, naturalmente. Su questo punto però non possiamo domenticare che diversi birrifici artigianali sono anche agribirrifici, producendo da sé l'orzo e altre materie prime: e si crea dunque qui un'ulteriore sovrapposizione tra i due soggetti - argomento che senz'altro merita più approfondita riflessione, e quindi in un altro post.


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mercoledì 31 maggio 2017

Fvg, la birra artigianale è legge

Ebbene sì, ora è legge: il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato ieri il già noto progetto di legge per la tutela della birra artigianale, a forma dei consiglieri Emiliano Edera e Enzo Marsilio. Con 30 voti a favore e soltanto un contrario, il testo entra ora a tutti gli effetti nel corpus normativo regionale. Come si legge nel comunicato stampa diramato, tra i punti fondamentali della legge ci sono "la promozione delle produzioni di qualità attraverso la concessione di incentivi ad hoc su infrastrutture e impianti; l'istituzione di un registro dei birrifici artigianali del Friuli Venezia Giulia, l'avvio di percorsi di formazione e aggiornamento professionale degli operatori di settore. L'Aula, prima del voto, ha perfezionato il testo approvando alcuni emendamenti; uno dei quali estende alla birra artigianale l'utilizzo del marchio Agricoltura Qualità Ambiente (AQUA), certificazione di qualità concessa dall'Ersa in presenza di specifici requisiti, tra i quali la tracciabilità totale della filiera e il ridotto raggio di sviluppo della stessa, non superiore ai 90 chilometri. Un'ulteriore modifica interessa la definizione stessa di "birra artigianale del Friuli Venezia Giulia" che potrà essere utilizzata per un ciclo produttivo svolto interamente nel territorio regionale, a eccezione non del solo processo di maltazione, ma anche della produzione del luppolo - modifica ad hoc, mi si permetta di osservare, dato che altrimenti nessun birrificio sarebbe mai potuto rientrare in tali parametri -. Viene inoltre stanziato un finanziamento complessivo di 135mila euro per le finalità previste dalle norme: 45mila euro all'anno per il triennio 2017-2019".

Grande naturalmente  la soddisfazione da parte dei proponenti e dei birrai tutti; anche perché, pur in presenza di diverse proposte di legge regionale in Italia (ricordo il Veneto, il Piemonte e la Sardegna) il Fvg è il primo ad arrivare all'approvazione in aula. Ho avuto modo di contattare il consigliere Emiliano Edera, al quale ho rivolto alcune domande.

Consigliere Edera, come mai, tra le tante produzioni artigianali in Regione, si è scelto di puntare proprio sulla birra?
Insieme a un gruppo di consiglieri abbiamo incontrato alcuni rappresentanti dell'Associazione artigiani birrai del Friuli Venezia Giulia, che ci hanno esposto le loro esigenze. Data la forte crescita del settore, che rappresenta un fiore all'occhiello per la Regione, abbiamo ritenuto opportuno dare un quadro normativo.

Che contributo ha portato la discussione in aula rispetto a quanto già avvenuto in Commissione?
La modifica principale consiste nella questione del marchio: si è scelto di puntare su di uno già rigistrato come AQUA, invece di crearne uno nuovo, per evitare potenziali impugnazioni di un marchio legato al territorio - rispetto alle quali esiste peraltro già una certa giurispridenza. Lo sforzo è comunque stato quello di coprire tutti i tipi di realtà, pur in assenza di un marchio specifico.

C'è poi la questione dei fondi e dei criteri con cui vengono ripartiti: 45 mila euro l'anno sono sicuramente una buona notizia, ma con oltre 30 birrifici in Regione il rischio di dare finanziamenti a pioggia o comunque in maniera non del tutto efficace è un nodo da tenere presente. Come agirete?
Innanzitutto va precisato che si tratta di una cifra iniziale, per dare il via a questa legge, e l'obiettivo è quello di aumentare la dotazione. Per il resto, saranno i regolamenti attuativi a definire in maniera dettagliata i criteri da utilizzare. La cosa che più mi ha fatto piacere è stato che anche i diretti interessati, i birrai, durante le auduzioni hanno espresso soddisfazione: il che mi conforta rispetto al fatto che stiamo andando nella direzione giusta.


Ho poi avuto modo di contattare anche Enzo Marsilio, l'altro firmatario del testo.

Consigliere Marsilio, lo chiedo anche lei: come mai tra le tante produzioni si è scelta la birra artigianale?
Innanzitutto perché, pur essendo un settore che in quanto a dimensioni può essere considerato di nicchia, abbiamo delle punte di eccellenza che hanno ottenuto riconoscimenti anche a livello europeo; e in secondo luogo perché, se pensiamo al percorso di valorizzazione del vino che è stato fatto con successo, è ora evidente la necessità di un analogo accompagnamento da parte della Regione anche per quello birrario. Penso in particolare alla definizione di una filiera regionale, sia per il luppolo - specie ora che si sta lavorando per superare alcuni limiti normativi a livello europeo - che per l'orzo e la maltazione: un micromaltificio in Regione ci può stare, dando seguito a quelli che sono i progetti già avviati.

Qual è a suo avviso il maggior punto di forza, e quale invece la criticità più significativa, di questa legge?
Il maggior punto di forza è proprio il fatto stesso di aver approvato la legge: siamo la prima Regione in Italia a farlo, e questo significa trasmettere un messaggio molto forte. La maggior criticità è la mancanza, al momento, di una chiara definizione della filiera già nel testo di legge, come avrei invece auspicato. Già diversi enti, in primo luogo l'Ersa, stanno lavorando in questa direzione: penso ad esempio a ciò che già ha fatto e sta facendo per quanto riguarda l'orzo. Ora rimane da incrementare il settore del luppolo. Non sarà un percorso breve, ma aver definito questo quadro di base è comunque un punto di partenza.

Quando prevede che si potrà andare a regime?
I regolamenti devono essere operativi entro 180 giorni, per cui contiamo di partire entro la fine dell'anno. Sono comunque già accessibili ai birrifici sia i bandi rivolti alel aziende artigiane che, per gli agribirrifici, quelli ricolte alle aziende agricole: il che va ad aggiungersi alla dotazione economica prevista da questa legge.

domenica 13 settembre 2015

Nuove conoscenze a Friulidoc

Tra i birrifici presenti allo stand della neocostituita associazione dei birrai aritigianali Fvg ce n'è anche uno di cui tanto spesso avevo sentito parlare, il triestino Cittavecchia: uno dei precursori, peraltro, perché il birraio Michele con la moglie Valentina hanno avviato i loro fermentatori già nel 1999, "quando i birrifici artigianali in regione si contavano sulle dita di una mano" - ricorda lei. Un birrificio che punta non solo a "prodotti equilibrati nelle tipologie tradizionali", per dirla con Valentina, ma anche alla semplicità e linearità in tutto e per tutto, dalla grafica delle etichette ai nomi: basti dire che la chiara si chiama Chiara, la rossa (indovinate un po'?), Rossa, e la weizen si chiama Weizen. Fanno eccezione la strong ale Formidabile (nata come birra di Natale) e la natalizia San Nicolò, e la nera Karnera; oltre alla ipa Lipa (dal nome sloveno del tiglio) e Lipa Light, in versione più leggera (3 gradi). Semplicità che non significa però semplicismo o banalità: ciascuna birra nella sua descrizione è stata associata ad un luogo, elemento o personaggio del territorio (la Chiara alla bora, la rossa al Ponterosso, e via dicendo), a testimoniare il legame con Trieste e dintorni.

Ho avuto modo di assaggiare la Lipa Light, novità di quest'anno. Una birra tipicamente estiva, da bere con soddisfazione nelle giornate calde (che ormai sono passate, ma vabbè, la si beve con piacere lo stesso), dal delicato profumo floreale in cui ho personalmente percepito anche una lievissima nota di miele data dal malto, e che grazie al corpo scarico e alla chiusura di un amaro delicato e poco persistente scende e disseta che è un piacere. Anche in una tipologia come ipa che si presta di più a voler "calcare la mano", soprattutto in quanto a luppoli, Cittavecchia conferma insomma la sua linea di semplicità e sobrietà, cosa che può permettersi di fare soprattutto chi, in virtù della lunga esperienza, non ha bisogno di stupire per convincere.

Sempre allo stesso stand ho provato anche la nuova versione della Kaos Ale di Valscura, gentilmente servitami da Alessio. Questa volta una birra dal colore ambrato carico, nettamente diversa dalla "Maravee fumade" che avevo provato lo scorso marzo. Qui i sapori del malto torbato non ci sono più, e per quanto il corpo abbastanza carico metta in evidenza i toni tendenti al caramello del malto, l'amaro resinoso dei luppoli entra in forze in tutto il percorso gustativo, dall'aroma alla chiusura. Una birra che può ben mettere d'accordo sia gli amanti del dolce che dell'amaro, unendo gli opposti in maniera originale. In attesa della prossima Kaos Ale, dunque, avviamoci per l'ultima giornata di Friulidoc...