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martedì 3 aprile 2018

Un assaggio di Reservoir Dogs

Dopo un periodo di latitanza, sono tornata a bazzicare anche dalle parti dell'Associazione Homebrewers Fvg. L'occasione è stata la cena alla Birreria Brasserie accompagnata dalle birre di Reservoir Dogs, birrificio di Nova Gorica divenuto in breve tra i più noti della Slovenia - e che da tempo mi riprometto di visitare, accogliendo il gentile invito di Uros e soci. Il birrificio è peraltro conosciuto per la creatività sia nel battezzare le proprie birre che nella grafica delle etichette, motivo in più di curiosità.

La serata si è aperta con una gose, la Cum Grano Salis. All'aroma si avvertono i toni pungenti dell'acidità lattica e del frumento, come da manuale; ma al corpo risulta decisamente snella e delicata per il genere, per chiudere su una salatura molto sobria, così come lo è l'acidità. Fresca, delicata e dissetante, adatta anche a chi si accosta per la prima volta allo stile.

A seguire la session ale Conqueror: aromi di pompelmo puro, corpo scorrevole in cui il cereale si avverte appena, per poi tornare sull'amaro acre degli agrumi. Ammetto di aver trovato la luppolatura, sia in amaro che in aroma, un po' troppo robusta rispetto al corpo evanescente; per quanto si capisca, per come è costruita la Conqueror, che questa era l'intenzione di chi l'ha creata.

In terza battuta la ipa Lone Wolf, una monoluppolo styrian wolf: aromi intensi di frutta, in particolare uva spina; che aprono la strada ad un corpo questa volta più robusto, in cui la caramellatura del malto di fa sentire, prima di chiudere sugli stessi toni dell'aroma. Più equilibrata, per chi ama sì le ipa, ma fatica a digerire le luppolatura dall'amaro aggressivo.

Sale ancora di intensità la ipa Grim Reaper, dalla luppolatura più "classica" - anche qui ho comunque colto l'uva spina in particolare, per quanto accompagnata da una rosa di frutti e di resine più ampia - e dal corpo adatto a supportare una luppolatura di questa forza, con note tostate. Finale di un amaro acre e persistente.

Sempre una ipa, ma questa volta una black, la Starvation: luppolatura sempre tra l'agrume e la frutta tropicale, che non farebbe presagire un corpo che invece rivela tutta la forza del tostato, con toni tra il caffè e il cacao, prima di chiudere su un amaro che richiama l'aroma.

Di tutt'altro genere invece l'ultima, la imperial stout Batch 50: aromi intensi di liquore al cioccolato, e finanche qualche nota di vaniglia, rivela un corpo caldo e vellutato tendente al caffè. Chiude in maniera piuttosto secca per il genere, su un amaro sempre da caffè, così da non pregiudicare il sorso successivo.

Nel complesso, le definirei tutte birre tecnicamente ben fatte, gradevoli, e pensate per una beva facile e al tempo stesso non banale; unica perplessità che solleverei, il fatto che per la maggior parte esibiscano luppolature sul genere fruttato - dando la sensazione di una certa monotematicità sotto questo profilo, per quanto ciò finisca per diventare al tempo stesso una sorta di "marchio di fabbrica" di Reservoir Dogs.

Nota finale per la cucina della Brasserie, come sempre ben curata - antipasto di salumi e formaggi misti, crepe agli spinaci, spiedino di carne mista con patate fritte e crostata alle albicocche. Un grazie all'Associazione Homebrewers Fvg e a tutto lo staff della Brasserie.

lunedì 2 ottobre 2017

Piccoli homebrewers crescono

Al di là della discutibile citazione letteraria del titolo, è stata la prima che mi è venuta in mente nel descrivere il giudizio del concorso organizzato anche quest'anno dall'Associazione Homebrewers Fvg: perché, anche se quest'anno (a differenza dei precedenti) non ho potuto essere in giuria, ho comunque avuto modo di rendermi conto di come la qualità media delle birre in concorso fosse cresciuta. Assistendo al lavoro dei giudici - Severino Garlatti Costa del birrificio omonimo, Giulio Cristancig del Birrificio Campestre, Costantino Tosoratti e Alessandro Bilucaglia del birrificio Antica Contea -, ho visto come la grande maggioranza delle birre abbia ottenuto buoni punteggi, e come tra quelle salite sul podio sia andato in scena un vero e proprio "giudizio finale" con acceso dibattito - che ha alla fine portato alla scelta di assegnare due primi posti pari merito, nell'impossibilità di decidere quale tra le due fosse più meritevole. Una prova dunque di un miglioramento progressivo, segno che il movimento homebrewer in Regione è in crescita.

Venendo ai premiati, ad aggiudicarsi in quinto posto è stato Luca Dalla Torre con la sua Golden Ale, e il quarto Walter Cainero con una Pale Ale: due nomi noti all'interno dell'Associazione che hanno confermato la loro abilità, ma lasciando quest'anno spazio anche a nuovi arrivi - con i quali se la sono giocata sul filo del rasoio in quanto a punteggio. Al terzo posto si è infatti classificata la weizen di Giampaolo Pascolo (foto sopra), alla sua prima all grain; e ad arrivare primi sono stati Dario Caruso con una porter e Giulio Cervi e Riccardo Casarotto con una apa (qui accanto), anche loro di esperienza relativamente breve con l'homebrewing. Non si è trattato quindi di nomi noti che che hanno "calato" le loro performance (data la differenza di punteggio minima), ma piuttosto di nomi nuovi che hanno migliorato le loro, il che è un buon segno. Di nuovo complimenti a tutti, e un ringraziamento all'Associazione Homebrewers Fvg - che mi ha invitata a premiare, per quanto abbia dovuto declinare l'invito a giudicare - e alla birreria Brasserie che ha ospitato il concorso all'interno dei festeggiamenti per il 21mo anniversario dell'apertura, dal 27 al 30 settembre.

giovedì 15 dicembre 2016

Il Natale quando arriva arriva...anche per gli homebrewers

Il 14 dicembre si è tenuta, in quel della Brasserie di Tricesimo, la tradizionale cena natalizia dell'Associazione Homebrewers Fvg. Il sodalizio è ormai arrivato al terzo anno di vita; tre anni in cui i rapporti tra gli associati si sono senz'altro consolidati, rendendo questi incontri occasione non solo di confrontarsi sull'homebrewing in senso stretto, ma anche sull'arte brassicola in generale nonché di passare una serata tra amici. Il Natale che si avvicina è stato poi l'occasione per una piccola sfida a due tra birre invernali (uso il termine "invernali" nel senso che una delle due non era stata pensata come propriamente natalizia), che ha aggiunto un po' di sapore alla serata.

Ad essere onesti il "sapore" non mancava: la cucina della Brasserie si è fatta onore con gnocchi di semolino alla zucca e grana, polpette al sugo con la polenta, e torta alla crema e cioccolata - tutto buonissimo, applauso ai cuochi. E con la carne non stava male la prima delle birre giunte a singolar tenzone, la Red Ipa, dai profumi tostati e di frutti rossi; che, pur non contrastando troppo il sapore della carne dato il corpo relativamente scarico, non "moriva" però in bocca grazie al finale in cui tornavano sia la componente amara che quella di cereale. Decisamente equilibrata e delicata per una birra fatta in casa - c'è infatti da tener conto che gli homebrewers scontano più difficoltà dei birrifici nel "lavorare con precisione", ottenendo magari risultati sbilanciati.



La seconda, la birra di Natale, è invece andata perfettamente a braccetto con il dolce: profumi di cannella e cioccolato, un corpo robusto ma decisamente secco e beverino nonostante i suoi nove gradi, che man mano che la temperatura saliva rivelava sempre più le note tostate, di caffè e liquorose. Anche questa ha avuto il pregio di non "strafare" pur giocando con sapori molto forti, e di chiudere in maniera pulita. Alle votazioni - palesi, per alzata di mano - l'ha spuntata per un solo voto quest'ultima: e indovinate un po' chi erano gli autori, i pluripremiati Walter Cainero e Luca Dalla Torre. C'è da dire però che per l'autore della Red Ipa, Davide Bombardier, che si cimenta con l'homebrewing da meno di un anno, trovarsi praticamente alla pari con loro è un ottimo traguardo.




Ora l'associazione, forte della sua ottantina di iscritti, guarda al nuovo anno: e personalmente sono certa che con le sue inziative farà ancora parlare di sé.

martedì 4 ottobre 2016

Gli homebrewers a concorso

Lo so che, complici alcuni impegni di lavoro tra il weekend e ieri, arrivo tardi; ma, essendo stata nella giuria, mi sembrano doverose due righe di commento al primo concorso organizzato dall'Associazione Homebrewers Fvg, in cui ho avuto il piacere e l'onore di essere tra i giudici.

La prima cosa secondo me degna di nota è che, su una ventina di birre pervenute, c'è stata una buona varietà - più alta rispetto a quella che mi è capitato di vedere in altri concorsi, quantomeno - in merito agli stili: per quanto le pale ale nelle loro varie declinazioni fossero le più numerose, non sono mancate nemmeno le tripel, le porter, le bitter, e addirittura una gose (mai capitata nei concorsi homebrewer che ho visto). Paura di osare, insomma, non ce n'è, neanche quando il timore del giudizio spingerebbe verso stili più consolidati e più facili da gestire a livello domestico.

Pur in questa eterogeneità di inventiva, tuttavia, più o meno tutti i giudici hanno concordato sul fatto che, all'interno dello stesso stile, capitavano spesso e volentieri birre molto simili tra loro, tanto da rendere quasi difficile il giudizio: simili i punti di forza, simili anche quelli di debolezza - quello più frequentemente riscontrato è stata la gestione non ottimale del lievito, con conseguente aroma fenolico più marcato del dovuto a scapito della componente del luppolo (specie negli stili in cui questa avrebbe dovuto essere più robusta). E questo lo dico non per voler mettere il dito sulla piaga, ma per dare un'indicazione generale che possa essere utile a tutti gli homebrewers.

In quanto ai vincitori, che dire? Si è di nuovo imposto senza mezzi termini Luca Dalla Torre, ormai un habitué del podio, con il primo posto per la sua porter - ispirata alla Accisa Nera - e il terzo per la sua pale ale. Devo dire che la porter ci ha colpiti sopra a tutte le altre, oltre che per la notevole originalità, per come ha saputo unire la robustezza del corpo al grado alcolico basso e alla pulizia ed armonia dell'insieme, rimanendo nella memoria di tutti noi giudici; così come ha positivamente impressionato la birra della seconda classificata, Anna Facchin - giusto a confermare la presenza sempre più nutrita di donne nel mondo brassicolo -, anche questa una porter, e anche questa per motivi simili. Complimenti naturalmente anche al quarto classificato Walter Cainero, e a Manuel Piccolo e Nicola Ruminato giunti al quinto posto. Mi spiace non essere stata presente alle premiazioni alla Brasserie sabato scorso, in quanto fuori Udine per lavoro, ma colgo l'occasione per fare le congratulazioni ai premiati e a tutti i partecipanti.

giovedì 24 settembre 2015

Tutti brassano Accisa Nera

Continua la saga di Accisa Nera, la birra nata come protesta in seguito all'ulteriore aumento delle accise avvenuto all'inizio del'anno, che avevo descritto la prima volta in questo post. Ieri sera infatti alla Brasserie di Tricesimo l'Associazione homebrewers Fvg ha stappato le bottiglie della cotta dimostrativa di Accisa Nera organizzata lo scorso luglio a Zugliano, come momento che fosse contemporaneamente di conoscenza dell'arte brassicola e di sensibilizzazione sulla tematica delle accise. Naturalmente Matilde e Norberto non hanno fatto mancare l'accompagnamento gastronomico - riso venere con pomodorini e olive taggiasche, e pollo al curry con patate.

Accisa Nera è una birra particolare, non pensata per piacere e stupire - per quanto naturalmente i birrai che la brassano cerchino di dare del loro meglio -; ma per rappresentare, con le sue peculiarità, quello che è l'aumento del'accisa: un qualcosa che costringe a fare birre sempre meno corpose per abbassare il grado plato - su cui l'accisa è calcolata -, e aromi e sapori piuttosto "spigolosi" dati principalmente dal malto base - ho invece visto diverse varietà interpretative in quanto a luppolatura. La cotta brassata a Zugliano, nella fattispecie, presentava aromi particolarmente acri ed amari di malto tostato; e il corpo assai esile chiude su una notevole peristenza acida, data appunto dal malto base. Ho trovato si sposasse bene con il riso e le olive, dato che la birra aiutava a "sgrassare" e la dolcezza edi pomodorini contrastava l'amaro; meno indovinato ho trovato l'abbinamento con il pollo, perché la speziatura andava a cozzare. Complimenti comunque come sempre alla cucina della Brasserie, che ieri sera ha dato un'altra volta prova di maestria.

Come gli homebrewers avevano annunciato, però, si sono voluti confrontare anche con dei "pezzi grossi": nella fattispecie quelli di Antica Contea, la cui Accisa Nera evavo già avuto modo di assaggiare al Mastro Birraio di Trieste (chi si fosse perso la cosa, clicchi qui). Un'interpretazione leggermente diversa della ricetta originale, in cui gli aromi di malto tostato sono meno acri, con addirittura una leggera punta di liquirizia, per arrivare ad una chiusura tra l'acido e il metallico meno "rude". Sia come sia, la sostanza è sempre quella: un'accisa a livelli tali da far fa sì che - come dice lo slogan lanciato da Assobirra, tenendo conto anche del resto della tassazione - "un sorso su due se lo beve il fisco", è estremamente amara.

martedì 4 agosto 2015

Una serata tra gli homebrewer

Per quanto le alte temperature non favoriscano la corretta fermentazione e maturazione della birra - mentre stimolano piuttosto la voglia di berla -, gli homebrewer non se ne stanno con le mani in mano; e infatti l'Associazione homebrewers Fvg ha organizzato una serata di degustazione e confronto sulle birre prodotte da alcuni di loro, nella sede dell'associazione alla Brasserie di Tricesimo. Naturalmente Matilde non ha lasciato nessuno a stomaco vuoto - è d'altronde risaputo che bere a stomaco vuoto fa male...- preparando per l'occasione un piatto con insalata di riso, torta salata, e focaccia ripiena di formaggio.

Una serata, peraltro, che ha segnato una soddisfazione particolare: due dei partecipanti che hanno portato le proprie birre, Nicola e Manuel (i due in fondo al tavolo a destra nella foto), erano infatti stati stimolati a cimentarsi nell'arte del brassare proprio dai membri dell'associazione che avevano allestito uno stand alla Fiera Mastro Birraio di Santa Lucia di Piave. Così ieri sera hanno portato la loro prima creazione, una pils, che hanno colto quasi come sfida essendo uno stile particolarmente difficile da fare in casa - specie d'estate, trattandosi di una bassa fermentazione che deve rimanere costantemente a basse temperature. Ma i due non si sono scoraggiati, e dopo essersi procurati - come prima esperienza - estratto e grani "senza però seguire le istruzioni, sennò non usciva così", hanno tirato fuori dal cappello - anzi, dalla camera di fermentazione - una pils in cui il luppolo Saaz, unico usato, risalta in modo netto ma vellutato al tempo stesso all'aroma, mantenendo poi una nota floreale e di amaro leggero anche nel corpo delicato. Insomma, un buon inizio, che ha raccolto l'approvazione dei presenti.

La seconda birra in lista era la weizen di Valentina, che già si era distinta in un precedente concorso di homebrewers (vedi questo post) per l'uso originale delle spezie e degli aromi: e infatti ci ha sfidati ad indovinare che cosa avesse aggiunto a questa birra - e trattandosi nell'ordine di melissa, gramigna e tarassaco, chiaramente nessuno ha indovinato. Un mix che dava sentori quasi da tisana tanto da coprire aromi e sapori tipici delle weizen, e che lasciava un finale secco e amaro; tanto che è stata pressoché unanime l'opinione che questa birra vada riassaggiata tra qualche tempo, essendo ancora troppo giovane - un mese - per essere giudicata.

E' poi stata la volta di un grande ritorno, ossia quello di Luca Dalla Torre, che a diversi concorsi in passato aveva fatto manbassa. Questa volta ha portato una California Common Beer, stile in cui si cimentava per la prima volta. Da sotto il bel cappello di schiuma saliva un aroma di caramello, che si confermava nel corpo dolce e maltato, per poi chiudere con quella che a me è sembrata una curiosa nota di biscotto e di amaro al tempo stesso. La California Common di Luca non ha purtroppo ricevuto buona accoglienza al concorso "La guerra dei cloni" di Piozzo, anche a causa di alcuni problemi di trasorto che hanno influito sulla conservazione; ma per quanto l'artefice abbia dichiarato che questa birra non lo soddisfa e intende migliorarla, devo dire che non mi è sembrata affatto male.

Siamo poi passati alla apa di Marco e Emiliano, tra i protagonisti di Luppolando lo scorso anno (a proposito, avviso agli interessati: ricordate che il termine per la consegna delle birre è il 1 settembre). Un autentico tripudio di luppoli vari ("avanzi di frigo", hanno ammesso, ma nell'insieme il risultato è stato apprezzabile), con fiocchi d'avena per "aiutare" la schiuma e un dry hopping "un po' estremo, che l'ha sbilanciata parecchio sull'amaro". Anche questa ha raccolto parecchi consensi, il che dimostra come, in quanto a gusti, pare proprio che oggi come oggi siano i luppoli a farla da padroni.

Un'altra apa, però diversissima, era quella di Michele e Andrea: aroma più tendente all'agrumato e più delicato, e un residuo quasi dolciastro del malto che va a renderla una apa molto più bilanciata della precedente. I due hanno poi portato anche una black ipa, "per unire la nostra passione per le ipa e quella per le portar e le stout", che pur facendo sentire soltanto i luppoli all'aroma, al palato regala note di caffè e di cacao, con una punta di acido finale - che a me ha ricordato molto i semi di cacao crudi. Anche queste birre apprezzate, come del resto tutte le altre - al di là di quella rimandata, letteralmente, almeno a settembre: non per averla giudicata negativamente, ma perché era appunto troppo giovane.

Che altro dire? In tutto e per tutto una piacevole serata tra amici, non solo godereccia ma anche istruttiva - anche per chi homebrewer non è.

lunedì 13 luglio 2015

Happy BeerDay Foglie d'Erba

Chi mi conosce, conosce anche la mia passione - che a volte ha dell'ossessivo - per la montagna: motivo in più per accettare con grande gioia l'invito ai festeggiamenti per il settimo compleanno del birrificio Foglie d'Erba a Forni di Sopra l'11 luglio, così ho potuto prima incastrarci una camminata (più una corsa, in realtà) al rifugio Flaiban Pacherini, giusto per farmi venire la sete necessaria. Scherzi a parte, essendo Gino Perissutti il primo birraio che ho conosciuto - insieme a Severino Garlatti Costa -, non potevo mancare: anche perché la cosa non si prospettava come semplice "sagra", ma come un grande evento in piena regola che ha coinvolto l'intero paese. Dai ristoranti che hanno cucinato piatti con le birre di Foglie d'Erba, a chi si è messo a disposizione per organizzare giri in carrozza o voli in parapendio, alle ricamatrici che hanno allestito una vetrina speciale per l'occasione, al centro estetico che ha battezzato con i nomi delle birre i massaggi offerti, davvero le idee si sono sprecate. Il tutto condito dagli opportuni ed immancabili gadget, tra cui la simpatica maglietta che vedete nella foto.

Naturalmente nella foto vedete anche una birra, per cui veniamo al dunque. La prima che ho assaggiato in realtà avrebbe dovuto essere l'ultima, in quanto "chicca" dell'occasione: trattasi della Lazzaro Nord Est (per gli amici LazzaroNE), blend di tre birre di Gino - la natalizia Nadal, la sour ale alle ciliege e lamponi Cherry Lady, e la porter Hot Night at the Village - inizialmente mal riuscite (vabbè, capita) e poi "risuscitate" - di qui il nome - con il contributo del presidente dell'Accademia delle Birre Paolo Erne grazie alla permanenza in botti di rovere. Il risultato è una birra dalla carbonatazione praticamente assente, che al naso fa risaltare la ciliegia con tutto un contorno di profumi di frutta matura - personalmente ho colto anche la prugna -; anche nel corpo il fruttato la fa da padrone, con una sorta di "litigio" tra le note liquorose e quelle quasi lattiche, per chiudere con un finale dall'acido pungente, acetico. Non la definirei una birra per tutti, ma se vi piace il genere sicuramente vale la pena provare quella che è sicuramente una birra tra le più originali e curiose, che armonizza in maniera sapiente i sapori di tre birre originariamente molto diverse. Anche Gino ha apprezzato il risultato, e sta considerando l'idea di replicare: personalmente ha tutto il mio incoraggiamento, e attendo al varco con fiducia (e con bicchiere in mano).

Alla festa non c'erano soltanto le birre di Foglie d'Erba, ma una vasta selezione da tutto il Friuli Venezia Giulia - più uno sconfinamento in Veneto: Garlatti Costa, Borderline, Antica Contea, Zahre e Il Birrone (in ordine rigorosamente casuale eccetto l'ultimo, in quanto unico Veneto, e quindi in fondo per coerenza rispetto alla frase precedente). Tra le tante mi sono naturalmente diretta su quelle che non avevo mai provato prima: inizialmente la Yakima Ipa di Borderline - una ipa dal colore ambrato (quella che tengo in mano nella foto) e dalla luppolatura particolarmente generosa sia in amaro che in aroma, che alterna tra olfatto, palato e chiusura note tra l'erbaceo, il resinoso e l'amaro terroso -; e poi la Heaven and Hell del Birrone, una blanche in cui la speziatura di coriandolo e arancia amara risulta particolarmente delicata e va a braccetto con un corpo fresco - in cui risalta bene il frumento - dalla bevibilità eccezionalmente facile (occhio, che farà pure quattro gradi e mezzo, ma di questa ne scende un litro senza accorgersene. Con estrema soddisfazione, però). Ovviamente non mancava nemmeno una vasta rappresentanza di birrai della zona. Nella foto vedete, da sinistra, Severino Garlatti Costa di Birra Garlatti Costa, Giovanni Francescon de La Birra di Meni e il padrone di casa Gino Perissutti; ma c'erano anche Andrea Marchi e Costantino Tesoratti di Antica Contea, Antonio Zanolin di Zanna Beer, e Giulio Cristancig di Birra Campestre. Guest star il Birraio dell'Anno Simone Dal Cortivo de Il Birrone, che però, al momento della mia partenza da Forni, era ancora dato da Nataly come in viaggio in sella alla sua moto: ho incontrato una carovana di motociclisti ad Ampezzo, chissà, magari era uno di loro.

Era poi presente l'associazione Homebrewers Fvg, che ha organizzato una cotta pubblica: nella fattispecie una tripel al miele di acacia e pino mugo su ricetta di Luca Dalla Torre (che vedete nella foto, accanto alla pentola di bollitura). Naturalmente non l'ho potuta assaggiare, ma gli homebrewer non hanno comunque fatto mancare le loro creazioni; su tutte segnalo la Sai Son di Paolo Erne (sì, sempre lui), una saison senza luppolo come nell'antica tradizione belga in cui si usava il gruit (una miscela di erbe: e infatti ha usato quelle di una tisana, acquistata da un suo amico come intruglio dimagrante, e finita poi a servire ben altri - e forse più nobili - fini).

Da ultimo non posso non riservare una nota di merito a tutte le signore, Annita in testa, che hanno preparato gli assaggini di frico che vedete nella foto: uno dei migliori (e anche dei più digeribili) che abbia mai provato, frutto della maestria consolidatasi in anni di esprienza (io ci ho provato a farmi spiegare i loro segreti, ma non nutro troppe speranze). La signora nella foto ha esordito dicendo "Mangia mangia, che ti vedo magrolina" (non so se sia nonna, ma se non lo è recita la parte benissimo), e finito con un "Guarda che se continui metti su anche un po' troppo peso": giusto per specificare come certe leccornie diano dipendenza...

martedì 3 febbraio 2015

Il tocco dell'homebrewer

Ieri sera ho avuto il piacere di partecipare ad una delle degustazioni riservate ai soci dell'Associazione homebrewers Fvg alla birreria Brasserie: fondamentalmente una serata pensata come incontro e confronto sui "piccoli capolavori" di ciascuno, facendoli assaggiare per riceverne un'opinione e fare tesoro di quella dei brassatori più navigati. Il tutto come sempre accompagnato da un piatto preparato da Matilde e Norberto, con una torta salata di ricotta e spinaci, assaggi di diversi tipi di formaggio e crocchette di patate.

Sono stati sei i "coraggiosi" che si sono messi in gioco; e al di là del fatto che tutti quanti si sono fatti onore - tutte birre di ottima qualità, senza difetti significativi se non quelli dovuti all'insufficiente maturazione in un paio di casi -, devo dire che una volta di più ho trovato che la nota distintiva dell'homebrewing sia la ricerca dell'originalità. A cominciare dalla prima, la weizen di Dario Gerdol (nella foto), dal peculiare aroma di banana conferito dal lievito; così come la Pale Ale di Luca Dalla Torre, con un profumo particolarmente intenso tra l'agrumato e l'erbaceo dato dai luppoli usati soltanto in aroma; o ancora la Belgian Strong Ale di Nicola Fiotti e del suo compagno brassatore - di cui, lo ammetto, non ricordo il nome -, dagli aromi dolci di liquore e di resina che si sprigionavano solo una volta "scaldato" bene il bicchiere; o l'Imperial Stout di Emiliano Santi e - anche qui non ricordo il nome, mi perdonerete -, in cui le note intense di cioccolato e di caffè si fondevano in modo encomiabile. Non era poi da meno la Real Ale di Walter Cainero, per quanto mi non abbia colpita altrettanto; e una nota di merito la riservo pure a Leopoldo che, pur essendo solo alla sua quarta birra da homebrewer, si è messo in gioco presentando delle bottiglie che, pur essendo fatte con il kit, evidenziavano comunque la volontà di incamminarsi con impegno su questa strada perché ha comunque cercato di utilizzare in maniera "personale" tutti i (pur esigui) margini di manovra che il preparato consente.

Alla votazione finale - fatta senza scopo di premiare, ma quasi a titolo di sondaggio - a raccogliere il maggior numero di voti è stato il "solito" Luca Dalla Torre: che ha scherzosamente rischiato una squalifica, perché "non puoi vincere sempre tu, almeno paga da bere". A sua giustificazione, c'è da dire in un certo senso l'aveva già fatto...

venerdì 9 gennaio 2015

La disfida delle birre di Natale

Date le feste in arrivo, non poteva mancare una serata dedicata alle birre di Natale: e l'occasione è arrivata il 22 dicembre, serata in cui alla Brasserie di Tricesimo si è tenuta la degustazione, giudizio e premiazione del primo concorso "Homebrewer Noel" organizzato dall'Associazione Homebrewers Fvg. Le birre in lizza erano soltanto sei, ma la cosa è stata probabilmente dovuta, più che alla scarsa volontà dei soci e degli organizzatori, alla giovinezza anagrafica dell'Associazione - poco più di un mese: fatti quattro conti sui tempi necessari alla maturazione della birra, di fatto soltanto chi avesse già avuto una cotta avviata a tale scopo prima della fondazione ha potuto partecipare. Poco male comunque: tenuto conto che il giudizio doveva tenersi in una sola serata nel giro di un paio d'ore, sei degustazioni erano più che sufficienti, grazie.


Ciascun socio, munito di regolamentare scheda di valutazione, ha così giudicato le birre dei compagni - e anche le proprie, nel caso dei concorrenti: un grande esercizio di onestà, dato che voglio credere siano stati corretti nel farlo. Essendo il genere "birra di Natale" definito solo in termini abbastanza generici - quali il grado alcolico elevato, lla presenza di spezie e il colore scuro - mi ha colpita la varietà del lavoro degli homebrewers: le sei birre presentate erano infatti molto diverse tra loro, segno che ciascuno aveva cercato il suo tocco di originalità. La prima, ad esempio, mi ha ricordato all'olfatto quasi un barley wine; mentre la terza presentava una luppolatura insolitamente pronunciata per una birra di questo genere, tanto da farmela sembrare quasi "fuori stile". Ad ogni modo, tutti lavori di buona qualità, senza difetti percepibili né sapori sbilanciati - rischio sempre presente quando si vuole sperimentare.

Alla fine, la giuria di è pronunciata: ad aggiudicarsi il gradino più alto del podio è stato Luca Dalla Torre (nella foto) - già terzo classificato per la categoria delle Apa a Luppolando -, con la birra che ho trovato forse più rispondente all'idea canonica di "birra di Natale" - a conferma che il cassico non muore mai; secondo Davide Galiussi, che evidentemente è riuscito a stupire con i sapori forti - nominate una spezia, e non potete sbagliare: c'era; e terzo l'ormai noto Walter Cainero, primo classificato sia per le Ipa che per le Apa a Luppolando, nonché presidente dell'Associazione. Certo un concorso "interno" e quindi di dimensioni ridotte, ma che definirei ben riuscito soprattutto nell'intento di motivare i soci ad ulteriori iniziative future: se questa volta sono stati soltanto in sei ad osare, è verosimile che la prossima qualcun altro si unisca a loro, e che vengano apportati miglioramenti sotto il profilo organizzativo.

Un'ultima nota di merito va ai dolci preparati per la Brasserie dalla collaboratrice Sonia, serviti in abbinamento con le birre natalizie: una fetta di torta alle mele e cannella, una di pain d'épices - dagli originali aromi d'anice -, e una di gubana. Vabbè, si sa, quando si degusta e si giudica bisognerebbe evitare di accostare qualsiasi sapore che possa sovrapporsi a quello della birra: ma questa volta, credetemi, valeva davvero la pena di abbandonare i dogmi e abbandonarsi ad una fetta di queste bontà...

venerdì 12 dicembre 2014

Un Natale...da latinisti

Si, va bene, lo so: il buon prof Mauro Coppola, alla scuola di giornalismo, i miei titoli li bocciava sempre, e sicuramente questo sarebbe andato incontro allo stesso triste destino. Però a mia discolpa posso dire che non ho tutti i torti, dato che la birra di cui sto per parlare ha a tutti gli effetti un nome latino: se non altro, ho dalla mia un dato di fatto. Per chi ha qualche vago ricordo del liceo, Natale si dice dies Natalis: e Natalis è infatti il nome della birra stagionale del birrificio Un Terzo, che ho peraltro avuto occasione di provare alla spina in Brasserie. Dato che le birre natalizie hanno sempre un tenore alcolico particolarmente elevato, e che quella sera nella stessa sede c'era anche l'incontro dell'Associazione Homebrewers Fvg - con relativa degustazione -, mi sono premurata di chiedere prima quanti gradi avesse (7,5, per la cronaca): ma vedendo la faccia compiaciuta di Enrico dopo il primo sorso, ho fugato ogni dubbio con un "Ma sì, fammene una!" (piccola, grazie).

La schiuma, di un nocciola chiaro che fa da contrappunto al nocciola scuro della birra, è fine ma non particolarmente persistente; quel che basta comunque a racchiudere una rosa di aromi piuttosto ampia - tra cui ho sentito in particolar modo la frutta sotto spirito e le spezie, con qualche nota liquorosa. Una complessità notevole confermata anche nel corpo caldo e robusto, che però ho trovato equilibrato e non troppo impegnativo: tanto che, per avere l'alcol che ha, è parecchio beverina. Per quanto predominino in chiusura i malti, non lascia in bocca quel dolciastro che a volte rende stucchevoli le birre di questo genere: per cui, per quanto naturalmente non possa fare la felicità degli amanti del luppolo e del suo amaro, quello dato dalla tostatura del malto fa comunque il suo mestiere. Ammetto che è stata una sopresa leggere poi a posteriori che la ricetta include anche il frumento maltato: probabilmente assai difficile da sentire nell'insieme, ma comunque parte della complessità della Natalis. Una complessità che ha il merito di non risultare eccessiva e di non "stomacare", passatemi il termine, e che mi ha fatto apprezzare anche quest'opera dell'Un Terzo.

Di birre natalizie comunque, a quanto pare, avrò modo di assaggiarne ancora: l'Associazione Hoebrewers Fvg ha organizzato per il 22 dicembre una sorta di "concorso interno", al quale mi sono ben volentieri offerta di dare il mio contributo nel giudicare. Dato - come dicevo sopra - il tenore alcolico medio di queste birre, per quanto auguri ogni bene all'Associazione, spero solo che non siano in troppi a concorrere...

giovedì 20 novembre 2014

Piccoli brassatori per grandi birre


Chiedo perdono all'Associazione Homebrewers Fvg se ho plagiato il loro slogan per il titolo di questo post: ma è appunto questa la notizia, ossia la fondazione di questa associazione che intende riunire gli appassionati di homebrewing della regione - a quanto pare numerosi e che ci sanno pure fare, come hanno dimostrato concorsi quali "Luppolando" o la notevole mole di discussioni in materia che si svolge sulla pagina Facebook di Accademia delle Birre (e non a caso gli accademici erano presenti in buon numero).

A quanto pare, quindi, i tempi erano maturi per dare una veste istituzionale alla cosa: e così martedì 18 alla Brasserie di Tricesimo, che ha sostenuto la costituzione dell'associazione, il fondatore dell'Accademia delle Birre - nonché primo socio onorario - Paolo Erne ha tenuto a battesimo l'Associazione homebrewers Fvg, alla presenza di Severino Garlatti Costa appena rientrato dalla sua esperienza di giudice al Brussels Beer Challenge. Presidente è Walter Cainero, il pluripremiato homebrewer di "Luppolando": se da un lato si può obiettare che sono sempre gli stessi nomi a ritornare, dall'altro è la dimostrazione che una volta creato un circuito e una "massa critica" di appassionati questo rappresenta un humus fertile per concorsi, incontri, tavole rotonde, serate di degustazione e qualsiasi altra iniziativa, di cui possono beneficiare tutte le realtà del territorio.


Fa quasi sorridere che, come ha sottolineato Walter (a sinistra nella foto insieme a Paolo Erne), l'associazione sia nata quasi in controtendenza rispetto al gran fermento - letteralmente - che c'è in rete: tutto a scapito dell'incontrarsi di persona ed avere uno scambio di idee e informazioni più "genuino", oltre al fatto che di certo le birre non si possono assaggiare via Facebook. C'è da dire infatti che l'interesse per l'homebrewing è in crescita, ma per ora gli appassionati sono riuniti un maniera preponderante da forum e simili: io stessa, nello scrivere qualche tempo fa un post in merito, ho avuto le mie difficoltà a reperire informazioni. Senz'altro dare una veste anche istituzionale a questa passione aiuterà ad avere una maggiore presenza mediatica al di là di questi forum e pagine Facebook, che, pur essendo magari molto frequentati, hanno il limite di arrivare ai soli interessati. Un passo avanti dunque per promuovere non solo l'homebrewing, la sensibilizzazione più al largo per quanto riguarda il consumo "consapevole" (passatemi il termine) di birra artigianale.

Nella serata di apertura l'Associazione ha raccolto una trentina di adesioni, ma le iscrizioni sono ancora aperte: per completezza di informazione, concluido dicendo che chi volesse tesserarsi può ancora farlo contattando la Brasserie.