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martedì 21 novembre 2017

L'italia al Brussels Beer Challenge: uno sguardo alle percentuali

Sono stati resi noti ieri i risultati del Brussels Beer Challenge, uno dei maggiori concorsi brassicoli a livello internazionale. Già sono uscite alcune analisi sulla performance esibita quest'anno dai birrifici italiani - su tutte segnalo quella di Andrea Turco su Cronache di Birra -, tuttavia qualche pensiero è venuto anche a me nello scorrere la lista dei birrifici e delle birre premiate.

Innanzitutto, gli stili che sono andati a medaglia: hanno infatti fatto bella mostra di sé le pils e altre lager (oro alla Ionda di Bradipongo, argento alla PonAle di Leder e certificato d'eccellenza alla Ginevra di Leder), il che conferma come anche uno stile non facile e tradizionalmente poco battuto dai birrifici italiani si stia guadagnado - percorso intrapreso del resto già da qualche anno - una reputazione sempre più solida. Inoltre, per quanto a fronte di una giuria internazionale il fatto che il concorso si sia fisicamente svolto in Belgio non sia davvero determinante, fa specie osservare che diverse birre premiate abbiano "sfidato i belgi in casa": dalle saison (argento alla Staion di BioNoc', bronzo all'Abiura di Brùton e alla Torlonga di Antoniano, certificato di eccellenza alla Million Reason di IBEER), alle blanche (Crevette di Mezzopasso) ai lambic (Impombera di Bionoc), alle birre d'abbazia (Nucis di Kamun). Da segnalare, sempre in quanto a stili, la presenza di una gose (Marsilia di Amiata) e di una Iga (Roè di Sagrin).

Da notare poi, oltre alla ottima performance di Mezzavia che si è aggiudicato il titolo di Italian Revelation, quella di BioNoc che ha ottenuto tre riconoscimenti; seguito da IBEER, Kamun, P3 Brewing e Leder con due.

Per quanto il numero e qualità delle medaglie sia in calo rispetto allo scorso anno, a questo va comunque accostato il buon numero dei certificati d'eccellenza (sette). Ma l'altro fattore che a mio parere va tenuto da conto è il fatto che il numero di medaglie ricevute andrebbe parametrato anche al numero di birre effettivamente presentate da ciascun Paese in un determinato anno: perché è chiaro che se la Libera Repubblica delle Bananas, con 3 birrifici attivi, presenta 3 birre e porta a casa tre medaglie, si può dire che la Libera Repubblica delle Bananas rappresenti un'eccellenza brassicola. Mi sono così chiesta come fossimo messi sotto questo profilo.

Il comunicato rilasciato dall'organizzazione del Brussels Beer Challenge afferma che dall'Italia hanno partecipato 151 birre: a ricevere riconoscimenti è quindi stato sostanzialmente un sesto dei partecipanti, per la precisione il 17,2%. Il Belgio, il Paese più rappresentato con 322 birre, si è guadagnato 62 medaglie: poco meno di un quinto, il 19,5%. Gli Stati Uniti, con 220 birre, hanno portato a casa 45 riconoscimenti: un punto più sopra, il 20,45%. Altro Paese che ha presentato più birre di noi - 161 - è - il Brasile, che però ha tante medaglie quante l'Italia, e si ferma dunque al 16,1%; più interessante invece la performance dei Paesi Bassi, con 143 birre e 28 riconoscimenti (19,6%). Meglio di noi seppur di poco fa anche la Germania, che pur a fronte di solo 21 medaglie aveva però presentato 117 birre (17,9%), ma molto peggio fa la Francia (101 birre per 10 medaglie, (9,9%). Anche questa analisi risulta insomma in linea: l'Italia è quinta per numero di medaglie, e lo è anche per percentuale di birre premiate. Ma soprattutto va notato che l'anno scorso c'erano sì 32 medaglie, ma - riferisce l'organizzazione - 209 birre partecipanti: il tasso era dunque del 15,3 per cento, due punti sotto quello di quest'anno. Siamo migliorati? Non necessariamente, dato che meno birre partecipanti (a fronte peraltro del numero di birrifici in crescita) può anche stare a significare un minore interesse a competere dovuto ad un calo nella generale qualità della produzione (e in questo senso torniamo a quanto affermato da Andrea Turco); il mio vuol essere soltanto un discorso sui numeri, e stando a quelli non ci siamo comunque difesi peggio. Soddisfazione da un lato quindi, perché un quinto posto su 37 Paesi partecipanti non è comunque male, ma anche coscienza di spazi di miglioramento.
Qui di seguito, per vostra informazione, la lista completa dei premi:

Italian Revelation / Medaglia d'Oro
Nautilus
Stout/ Porter : Russian Imperial Stout
Birrificio Mezzavia

Medaglia d'Oro
Ionda
Lager: German-Style Pilsner
Birrificio Bradipongo

Medaglia d'Argento
Kia Kaha
Pale&Amber Ale: Pacific IPA
IBEER

Medaglia d'Argento
PonAle
Lager  Hoppy Lager
Birrificio Artigianale Leder

Medaglia d'Argento
Road77
Pale&Amber Ale: Amber
Il Mastio

Medaglia d'Argento
Sa Carda
Flavoured beer: Honey Beer
Spantu

Medaglia d'Argento
Staion
Pale&Amber Ale: Modern Saison
Birrificio Bionoc'

Medaglia di Bronzo
Abiura
Pale&Amber Ale: Modern Saison
Brewed by Brùton

Medaglia di Bronzo
Birra Antoniana La Torlonga
Pale&Amber Ale: Traditional Saison
Birrificio Antoniano

Medaglia di Bronzo
Birrificio Montenetto - MANNA
Pale&Amber Ale: Light Bitter Blond/Golden Ale
La Fenice

Medaglia di Bronzo
Castana
Flavoured beer: Honey Beer
Birrificio Oltrepo

Medaglia di Bronzo
Ma2
Flavoured beer: Fruit Beer
Birra dell'Eremo

Medaglia di Bronzo
Marsilia
Wheat: Gose
Birra Amiata

Medaglia di Bronzo
Nocturna
Stout/ Porter: Oatmeal Stout
Kamun



Medaglia di Bronzo
Nucis
Dark Ale: Abbey / Trappist Style Dubbel
Kamun

Medaglia di Bronzo
Riff
Wheat: White IPA/Hoppy Weizen
Birrificio P3 Brewing

Medaglia di Bronzo
Roè
Speciality Beer: Speciality beer: Italian style Grape Ale
Birrificio Sagrin

Medaglia di Bronzo
Speed

Pale&Amber Ale: Bitter Blond/Golden Ale
Birrificio P3 Brewing

Medaglia di Bronzo
Sta Sciroccata
Dark Ale: Dark/Black IPA
Stimalti

Certificato d'eccellenza
Collesi Nera
Dark Ale : Strong Dark Ale
Fabbrica Della Birra Tenute Collesi

Certificato d'eccellenza
Crevette Blanche
Flavoured beer: Herb & Spice (Less Than 6 ABV)
Birrificio Mezzopasso

Certificato d'eccellenza
Ginevra
Lager: Bohemian-Style Pilsner
Birrificio Artigianale Leder

Certificato d'eccellenza
Glaciale
Pale&Amber Ale: Imperial IPA
Birra dell'Eremo

Certificato d'eccellenza
Impombera
Flavoured beer : Old style Fruit-Lambic
Birrificio Bionoc'

Certificato d'eccellenza
Million Reasons
Pale&Amber Ale: Modern Saison
IBEER

Certificato d'eccellenza
Nociva
Dark Ale : Brown Ale
Birrificio Bionoc'

lunedì 18 aprile 2016

Santa Lucia, parte quarta: il gusto della sperimentazione

Nel weekend dei birrifici triveneti ne ho trovati diversi che si sono dilettati a sperimentare, vuoi "sfidando" il fuori stile, vuoi semplicemente provando qualcosa che non avevano mai provato prima. Anche per sperimentare però, come direbbero i friulani, "al ul mistir" (che tradotto letteralmente suonerebbe qualcosa come "ci vuole mestiere", ossia "bisogna saperlo fare", "ci vuole abilità"): ma devo dire di aver visto qualche risultato interessante.

Parto da Mr Sez, conoscenza a me ben nota, che si è cimentato in una cascadian dark ale in monoluppolo jarrillo ancora innominata. Complice la spillatura a pompa, già la schiuma era "buona" - sia per la consistenza, sia per il sapore tostato che ho colto "addentandola" -; e anche il monoluppolo fa il suo lavoro conferendo un aroma deciso, tra l'agrumato e la pera, che se la gioca con i toni di malto tostato e caffè. Sul finale ho percepito una leggera nota di liquirizia, prima di chiudere con un amaro abbastanza netto. Nel complesso una birra che ho apprezzato, e che pur tirando in ballo sapori forti non risulta eccessiva.

Un altro che ha voluto sperimentare è stato Villa Chazil con la sua Strar-ipa, una (dichiaratamente) "fuori stile" definita come "belgian ipa". Ai tre luppoli americani coltivati nel luppolaio di Nespoledo - willaimette, cascade e chinhook - è infatti stato unito un lievito belga, che dà una ben percepibile nota speziata al naso insieme ad un amaro floreale del willaimette, e zucchero candito, che contribuisce a rendere il corpo nettamente più dolce delle ipa canoniche esaltando la parte maltata. Anche il finale, di un amaro resinoso, quasi di pino, in cui risalta il chinhook, mi ha ricordato di più le birre continentali che quelle d'oltreoceano: ragion per cui, discutendo con Lucio, ho osservato che - per quanto sia una birra che incontra i gusti di chi non ama né gli eccessi agrumati né quelli amari di certe ipa - non la inquadrerei in questo stile. Cosa che, del resto, non era nemmeno del tutto nelle intenzioni.

Un altro birrificio che si è divertito a lanciarsi in nuove avventure non con gli stili ma usando luppoli a km zero è il Bradipongo con la pils Franzisca, con luppolo Perle fresco e in fiore coltivato da ormai una decina d'anni sulle pendici del Grappa e orzo dal padovano. Ammetto che inizialmente mi aveva lasciata perplessa, perché il luppolo si sentiva ben poco ed era viceversa abbastanza pungente l'odore del lievito; la temperatura leggermente più alta ha però riequilibrato le sorti della birra, facendo riemergere un pur lieve aroma tra l'erbaceo e lo speziato del luppolo, e rendendo maggior giustizia anche alla pienezza del cereale al palato. Rimane comunque del tutto peculiare nel panorama delle pils, meno aromatica e più "grezza" sotto il profilo del cereale - o almeno così l'ho percepita io - : peraltro Anna mi ha confermato che l'accoglienza della nuova pils al locale è stata molto buona, a conferma dell'interesse per le materie prime locali - oltre che del fatto che è evidentemente una birra che piace. Al di là delle mie personali perplessità iniziali sulla Franzisca, il Bradipongo è comunque ormai da tempo un caposaldo del panorama brassicolo veneto, forte anche dei numerosi riconoscimenti ricevuti - l'ultimo da Slow Food per la BradIpa -; e sono certa che anche in futuro Anna e Andrea non mancheranno di affinare ed ampliare ancora la loro produzione.

In fase sperimentale - nel senso che i birrai dicono di volerla ancora "aggiustare" - è poi la Cream Ale di Camerini - per ora battezzata "Scoppiettante", ma il nome non è definitivo -, in cui sia al naso che al palato risulta ben presente la dolcezza del mais di Maranello. Per quanto l'aroma possa far presagire una birra che sconfina nello zuccheroso, il corpo nel complesso non è squilibrato nonostante la notevole presenza del cereale; e anche il finale, per quanto rimanga sui toni dolci del mais, non sconfina nello stucchevole. Decisamente beverina e fresca, per quanto tutt'altro che secca. Attendo comunque futuri sviluppi, peraltro già annunciati, che potrebbero risultare interessanti; cosa che del resto vale anche per Villa Chazil, che ha annunciato l'arrivo di una milk stout con fave di cacao (che aspetto al varco).

Altra sperimentazione che ho provato è la Steel Rose di Baracca Beer, in cui ad una base weizen sono state aggiunte in fermentazione delle ciliegie selvatiche. La lavagnetta la definiva come "fruit sour", ma chi si aspetta di trovarvi sapori acidi o profumi intensi di ciliegia probabilmente onn troverà ciò che cerca: non solo la parte della frutta è molto delicata, ma anche la componente acida è quasi del tutto assente, tanto che all'aroma il connubio tra queste componenti più quella del frumento risulta in un profumo quasi floreale. Al corpo risalta bene il frumento, che ho trovato sposarsi bene con la dolcezza leggera della ciliegia: e nel complesso rimane infatti una birra dolce, fresca e beverina nonostante i sette gradi alcolici, piacevole, e ben distante da quella che un purista definirebbe una fruit sour.

Certo discutere di fuori stili o di sperimentazioni è sempre terreno spinoso, per cui - al di là del dire che le ho bevute volentieri, e rilevare eventuali aspetti che mi hanno sopresa o lasciata perplessa - non mi dilungo nella diatriba "famolo strano sì, famolo strano no" o "luppoli locali sì, luppoli locali no", che meriterebbe altre sedi ed altre voci; mi limito a passare al resto del resoconto del secondo weekend, rimanete sintonizzati....

giovedì 23 aprile 2015

I vecchi amici...e uno nuovo

Data la presenza del birrificio Acelum a Santa Lucia, non potevo non togliermi la curiosità di assaggiare la loro Bela Lugosi, una dark Ipa che si è aggiudicata il secondo gradino del podio per la categoria al concorso "Birra dell'anno" di Unionbirrai. Già l'aroma, dai toni erbacei particolarmente intensi ad acri - con anche una punta di caffè data dai malti - lasciano presagire che si tratti di qualcosa per palati forti; soprattutto per quanto riguarda l'amaro, grazie al connubio tra quello dato dai malti nel corpo ben pieno in cui dominano i sapori di caffè e di tostato, e quello del finale, data la luppolatura da amaro particolarmente decisa. Indubbiamente una birra che si fa ricordare per la sua intensità sotto tutti i profili, e che ho trovato discretamente dissetante a dispetto dei sapori forti e del grado alcolico importante. Ad incuriosirmi è stata anche la Sour Germana (ha-ha-ha....), una berliner weisse servita con sciroppo di lampone agguinto al momento. L'ho provata prima al naturale, e devo ammettere che, essendo particolarmente delicata per il suo genere, l'ho apprezzata di più così: l'acidità non è affatto invasiva nel corpo e si fa sentire di più, ma sempre con discrezione, nel finale, lasciando un sentore di "pulito" che non è affatto sgradevole. Insomma, se proprio siete dei neofiti delle berliner weisse, partite da questa, e poi si andrà in crescendo.

Altri amici che ho rivisto con piacere sono stati quelli del Benaco 70, di cui a Rimini avevo apprezzato soprattutto la Honey Ale (leggi qui): e anche questa volta hanno confermato di saper brassare bene con la loro Porter - a cui ha reso giustizia anche la spillatura a pompa -. In realtà la si direbbe quasi una stout, perché il corpo ben pieno con note intense di caffè e cioccolato ricorda la versione più forte - stout, appunto - delle porter; ma il grado alcolico è comunque contenuto (4,5) e la beva discretamente facile, per cui non andiamo a cercare il pelo nell'uovo sulle questioni di stile. Notevole anche il finale amaro, di buona persistenza.

Ho poi ritrovato il Bradipongo, che mi ha questa volta proposto la loro Saison: un'ambrata che è una vera girandola di spezie, con il coriandolo che spicca nell'aroma, e il pepe sia rosa che nero che dà un pizzicorino al palato nel finale, in contrappunto curioso con la camomilla che invece dona un tono delicato al corpo. Complessa ma equilibrata, e anche questa piacevolmente fresca.

Altra vecchia conoscenza è il birrificio di Quero, di cui ho provato la weisse scura Stein Ziegen: il corpo ben pieno di cereale, in cui il malto si fa sentire con toni discretamente dolci, la rende forse meno rinfrescante della sua parente classica - con cui ha comunque in comune l'arome di banana dato dal lievito; vi troveranno però soddisfazione gli amanti dei sapori più forti e non troppo dolci, dato che la luppolatura spicca molto meno che nelle weizen chiare.

Nuovo amico conosciuto a Santa Lucia è invece il birrificio di Fiemme. Veramente mi era stata magnificata la Nòsa, una ale ambrata brassata secondo un'antica ricetta utilizzata nella valle, che però non mi ha particolarmente colpita in quanto non ho trovato corrispondenza tra i toni particolarmente forti sia sul fronte dei malti tostati che su quello dell'amaro del luppolo che venivano descritti nella scheda; assai di più ho invece apprezzato la Lupinus, anche questa una ale ambrata, aromatizzata con una particolare varietà di lupino coltivata d Anterivo - detta "caffè di anterivo" - che dona un peculiare sapore di nocciola - ancor più che di caffè. Certo una particolarità, e i cultori della "purezza" apprezzeranno sicuramente di più la Nòsa: ma che vi devo dire, a me il caffè di Anterivo è proprio piaciuto...

lunedì 20 ottobre 2014

L'Expo non è solo a Milano


Eh già, il nome forse sarà abusato, però quantomeno il contenuto era di tutto rispetto: lo scorso fine settimana ho infatti avuto modo di presenziare all'Expo "una birra per tutti", che la Brasseria Veneta organizza da ormai 5 anni al Park Hotel Villa Fiorita di Monastier. A distinguere l'evento da altre manifestazioni è non solo la presenza, accanto ad una decina di birrifici, di altrettanti homebrewers come espositori, sullo sfondo di una lunga serie di laboratori e tavole rotonde tenute da esperti del settore; ma soprattutto la finalità benefica, in quanto il ricavato viene devoluto alla Lega italiana per la lotta ai tumori di Treviso, ad un'adozione a distanza in Costa d'Avorio, e a progetti scolastici sul territorio. Insomma, a bere una pinta sapendo che si sta anche facendo del bene c'è più gusto.

Anche il pubblico, devo dire, mi è sembrato piuttosto "selezionato": non tanto perché la manifestazione non fosse adatta a tutti - il titolo parla da sé -, quanto perché il genere di espositori e di laboratori era più appetibile agli intenditori e ai curiosi che all'"appassionato generico": interessantissimo un laboratorio come quello tenuto dal ricercatore Nicola Fiotti sui difetti della birra, ma quella che era di fatto una lezione di chimica difficilmente avrebbe catturato l'attenzione di chi era lì solo per farsi una bevuta; così come la tavola rotonda sulla birra nella grande ristorazione, pur con un ospite del calibro come il presidente di Unionbirrai Simone Monetti, andava a toccare interessi specifici. Ad ogni modo, anche chi non fosse stato interessato ai laboratori non si è annoiato: oltre ai dieci birrifici di cui parlavo a dilettare i presenti c'erano anche espositori come la gelateria Ciokolatte di Villorba con il gelato alla birra, la Malga Valmenera con i formaggi del Cansiglio e molti altri. Insomma, anche se non siete homebrewer o operatori di settore, tranquilli che alla prossima edizione dell'Expo ci potete andare senza sentirvi dei pesci fuor d'acqua. Anzi, potrebbe essere l'occasione per avvicinarsi a questo mondo grazie appunto agli homebrewers, la cui sezione ho trovato assai curiosa e interessante nonché uno dei punti di forza - insieme all'alta qualità dei laboratori - dell'Expo: tanto di cappello, per fare soltanto due esempi, alla Apa di Stefano Maniero (a destra nella foto), o alla Sweet Ipa di Mirko Bortolozzo (a sinistra).

In quanto ai birrifici (i cui birrai vedete schierati nella foto), oltre ai già noti Antica Contea, Bradipongo, Grana 40 e Foglie d'Erba, qualche nuova conoscenza l'ho fatta. Per primi la Fabbrica della Birra di Perugia, "erede" di unbirrificio fondato nel 1875, che ha portato tra le altre una White Ipa creata specificatamente per un locale e che ho trovato caratterizzarsi per la sua piacevole bevibilità; seguiti da una nuovo nato, il birrificio Habemus di Montebelluna, il cui proprietario nonché unico lavorante Fabio alla tenera età di 28 anni ha deciso di fare il grande salto imprenditoriale. Congratulazioni per lo spirito di iniziativa e per il panorama di produzione, che con sette diverse birre copre più o meno tutti gli stili; e un incoraggiamento a proseguire su questa strada perché, dopo aver provato la Flower Power - una saison con luppoli neozelandesi dal netto aroma di frumento e finale con una punta di acido -, direi che c'è potenziale di sviluppo per affinare la decennale esperienza di homebrewer. Altra conoscenza interessante è stato il Birrificio Rurale di Desio, al quale mi sento di rivolgere i miei più vivi complimenti per la Special Seta, una blanche al bergamotto: nome indovinatissimo perché, se dovessi trovare un'equivalente al tatto della sensazione di delicatezza che danno al palato le note di questo agrume, sarebbe appunto quella della seta. Finalmente ho avuto poi modo di parlare personalmente con i birrai del Birrificio Indipendente Elav, di cui già avevo apprezzato la Punks do it Bitter - e il nome la dice tutta: se cercate qualcosa di facile beva, ma dal finale davvero ma davvero secco e amaro pur senza risultare stucchevole, questa fa per voi: il buon Gabriele mi ha così raccontato del progetto da poco avviato della società agricola Elav per la coltivazione di luppolo e frutti rossi, per il quale rivolgo loro i migliori auguri. Da ultimo, il Piccolo Birrificio Clandestino: nonostante i miei scetticismi, ho molto apprezzato la Santa Giulia, una american Brown Ale con note di whisky all'olfatto e dal corpo che insieme al birraio Pierluigi ho scherzosamente definito "britannico", che scende che è un piacere ed è infatti una delle più gettonate pur essendo un genere relativamente poco conosciuto.

Fare una panoramica degli eventi mi porterebbe a dilungarmi troppo, ma almeno per un paio devo spendere due parole. Il primo è l'Officina delle birre acide di Paolo Erne, che ha riscosso un inaspettato successo data la difficoltà ad avvicinarsi a birre di questo genere: complice indubbiamente la spiegazione dettagliata di come vengono prodotte, che ha incuriosito la platea e fatto venire poi voglia di assaggiarle (come testimonia la ressa che vedete nella foto). Il secondo è il pranzo di domenica, con ricette di piatti cucinati con la birra di Daniela Riccardi preparati dagli chef di Villa Fiorita: tanto di cappello al pasticcio di indivia belga alla Ipa accompagnato alla Capriccio di Bacco del Campagnolo - una birra al mosto d'uva Vitovska che mi sento di invitarvi a provare, se riuscite a trovarne data la produzione limitata -, mentre qualche problema l'ha creato il pollo alla saison con cannella e zenzero abbinato alla birra al miele creata appositamente per l'Expo. Lì infatti, è, per così dire, caduto l'asino su due punti: innanzitutto c'è stato più di qualche mormorio tra il pubblico perché il pollo non era cotto bene né secondo la ricetta originale; in secondo luogo la birra era purtroppo troppo giovane per esprimere le sue potenzialità, essendo stata preparata solo venti giorni fa. Sono fiduciosa che, come ha osservato Antonio Di Gilio, tra qualche tempo la si berrà con maggior piacere: certo è che non me la sento di esprimere opinioni, in quanto ritengo che quella che abbiamo assaggiato ieri non sia la birra su cui doverle esprimere. Meno male che il tutto si è chiuso in gloria con le ottime crepes alla pecheresse - birra alla pesca, per i non adepti - abbinate alla Kriek "Rinnegata" - battezzata così perché nata da una cotta che avrebbe dovuto essere buttata via e che è stata recuperata barricandola - di Paolo Erne, da lui definita "l'ingresso nel mondo delle acide": abbinamento indovinatissimo perché si sposava benissimo alla marmellata di fragole, e "sgrassava" benissimo anche la panna montata.



E proprio la Rinnegata si è infatti aggiudicata il titolo di miglior birra dell'Expo, insieme all'Antica Contea come miglior birrificio: e chiudo qui anch'io in gloria con le congratu

lunedì 30 settembre 2013

Festival di Fiume, settima tappa: Bradipongo reloaded

Giunti ormai quasi alla fine del pellegrinaggio, abbiamo ritrovato un'altra vecchia conoscenza: il Bradipongo di Colle Umberto (Treviso), di cui avevo già avuto occasione di provare le birre durante la degustazione in Brasserie descritta in questo post. Così siamo tornati, per così dire, a salutare: tanto più che quella sera non avevamo avuto modo di parlare direttamente con Andrea, Anna e Alessio, alias i tre tecnologi alimentari che - cito il loro sito - "hanno deciso di collaborare con qualche miliardo di cellule di lievito". Ad accoglierci è stata Anna, che per fortuna, quando le ho detto chi ero, non se n'è uscita con un "Ah, sei tu quella disgraziata che non ha capito assolutamente nulla delle nostre birre e ha scritto delle cavolate pazzesche": a volte, diciamocelo, è un mio timore. Ma in questo caso il mio post poi così male non doveva essere, dato che ci ha invitati a tornare - più tardi, grazie, in quel momento non era il caso...- a bere qualcosa.


Anche in quanto a birre, quindi, era un ritrovare delle vecchie amiche: i nostri avevano infatti portato i grandi classici della casa, tra cui la Mafalda - una belgian ale rossa che, al di là dell'omonimia col mio idolo dei fumetti, è pienamente nelle mie corde per quanto il retrogusto caramellato lasci un po' assetati -, e la BradIpa, una India Pale Ale che la volta scorsa avevo eletto a vera punta di diamante della scuderia Bradipongo - nonché delle Ipa in generale, insieme alla Freewheelin' di cui ho già parlato e alla Punk Ipa del Brewdog.

Ed è infatti su questa che, una volta smaltiti i bicchieri precedenti, è caduta la mia scelta: l'aroma di frutta e il retrogusto deciso di pompelmo sono notevoli, e la rendono molto dissetante nonostante il moderato tenore alcolico (6 gradi). Anche la luppolatura piuttosto forte, che in genere tendo a non apprezzare molto, nel caso della BradIpa è peculiarità imprescindibile. Sostanzialmente, diciamo che ho puntato sull'usato sicuro.

Ormai non mancava che l'ultima fatica, ossia lo stand del birrificio Campagnolo: accidenti, è proprio dura lavorare...

lunedì 23 settembre 2013

Un....fiume di birra

Si, lo so, è un titolo che in quanto ad umorismo fa concorrenza ai britannici: ma non ho potuto non pensare a questo gioco di parole nell'andare al primo Festival della birra artigianale di Fiume Veneto, in provincia di Pordenone. Una manifestazione che, pur essendo appena nata, prometteva bene: oltre a nomi già noti al grande pubblico come Zahre, o ai lettori di questo blog nonché alla sottoscritta come Valscura e Bradipongo, al Festival avrebbero partecipato il Birrificio Artigianale Veneziano di Maerne (Venezia), l'Acelum di Castelcucco (Treviso), il Baracca di Nervesa (sempre Treviso...evvai, che li battiamo tutti), l'Estense - appunto - di Este (Padova) e il Campagnolo di Muggia (Trieste). Insomma, se chi ben comincia è a metà dell'opera, per la seconda edizione ci aspettiamo grandi cose: come avremmo avuto poi modo di provare, infatti, si tratta dal primo all'ultimo di pezzi da novanta per quanto magari poco noti.

A dire la verità, la serata non era iniziata nel migliore dei modi: la chiarezza delle indicazioni apposte in paese lasciava un po' a desiderare, così abbiamo sorpassato il tendone - non ben visibile dalla strada - senza nemmeno accorgercene. Meno male che eravamo arrivati presto: così abbiamo fatto comunque in tempo ad ascoltare l'ultima parte della dotta dissertazione dei Costantino Cattivello dell'Ersa, che dava consigli sulla coltivazione del luppolo da birra nelle sue diverse varietà. Peccato che fossimo arrivati a relazione già iniziata, per cui - ammetto - non ci ho capito molto: ma ho comunque apprezzato quel poco che ho avuto modo di ascoltare.

Dato che il grosso della folla doveva ancora arrivare, abbiamo avuto modo di parlare anche con due degli organizzatori: ragazzi giovani e pieni di buona volontà, che non si sono fatti scoraggiare davanti al fatto di essere alla prima esperienza. Infatti, al di là dell'aver riunito dei birrifici di spessore, hanno messo in piedi un programma di tutto rispetto: oltre ai concerti, al concorso "Vota il birrificio migliore" e al raduno delle Ape Car, hanno organizzato una serie di laboratori di degustazione per la domenica pomeriggio. Enrico avrebbe indubbiamente puntato su quello "Birra e carne", in cui le birre venivano abbinate a spiedini e affini (perdonate la rima), a cura di una macelleria del luogo; personalmente avrei preferito il "Birra e cioccolata", uno degli accostamenti che apprezzo parecchio, sotto la guida di una pasticceria sempre della zona. Ad incontrare i gusti di entrambi sarebbe indubbiamente stato il "Birra e pizza": abbinamento classico, ma sempre gradito. Al di là dei gusti personali, è stato interessante il fatto che abbiano coinvolto gli esercizi commerciali locali: un buon esempio di collaborazione che può avere ripercussioni positive sul territorio anche al di là dei due giorni di festa.

Onore anche all'organizzazione della cucina, spesso punto dolente delle sagre, afflitto da lunghe code e gente che sgomita al banco della distribuzione: qui gli organizzatori hanno avuto la geniale intuizione di far compilare l'ordinazione a ciascuno su di un menù prestampato con indicato il numero del tavolo, che andava poi consegnato in cassa. A quel punto non restava che attendere di essere serviti, con notevole snellimento dei tempi e riduzione del caos. Fiduciosi dunque che procacciarci il cibo per la cena non sarebbe stato un problema - il menù era discretamente vasto, e andava dagli gnocchi, ai panini, al frico - abbiamo iniziato il nostro tour degli otto birrifici presenti: se siete curiosi di sapere com'erano, vi aspetto su queste pagine per le prossime puntate...

lunedì 24 giugno 2013

Alla festa della birra

 Chi fosse passato da Tricesimo sabato scorso, vi avrebbe trovato un concentrato dei birrifici artigianali più interessanti di Friuli e dintorni: la Brasserie aveva infatti organizzato la Festa della birra artigianale, invitando - ciascuno con il suo chiosco allestito in giardino, come nei migliori eventi di questo genere - le sue certezze in quanto a buona birra. In ordine - rigorosamente alfabetico, per non fare torto a nessuno - c'erano quindi il Bradipongo di Colle Umberto, il Foglie d'erba di Forni di Sopra, il Garlatti Costa di Forgaria, e il Valscura di Sarone di Caneva.


Quest'ultimo è stato la scoperta della serata: mentre degli altri avevo già avuto il piacere - è il caso di dirlo - di fare conoscenza, le birre Valscura per me erano nuove. Ne ho quindi approfittato per fare prima due chiacchiere con il proprietario, dato che a bere senza sapere che cosa c'è nel bicchiere non c'è gusto. A conferma che il sodalizio matrimoniale funziona anche in quest'ambito, mi ha raccontato che a portare avanti l'attività sono lui e la moglie: insomma, anche io e Enrico abbiamo speranza. La cosa curiosa, oltre al fatto che in due riescono a fare tredici birre rigorosamente ad alta fermentazione - 400 ettolitri l'anno circa, per 35 mila bottiglie - è che, pur non avendo un pub annesso in cui degustarle, riescono a venderle per l'80 per cento a singoli appassionati che arrivano a Sarone tramite internet e passaparola: non poco, per un birrificio che non ha agenti di vendita né pubblicità se non - per così dire - quel 20 per cento di produzione venduto ai locali.

Insomma, mi sono detta, proprio schifo non deve fare. Prima ancora che potessi dire nulla, mi hanno offerto la Santabarbara, una rossa assai luppolata dall'aroma fruttato fatta con gli stessi lieviti del whisky: il retrogusto, essendo davvero molto deciso, può piacere o meno, ma sicuramente è unico. Certo esalta parecchio l'acol, dimostrando ben di più dei suoi 6 gradi e mezzo, ma ne vale la pena. Ce n'era abbastanza per un secondo assaggio: questa volta sono andata sulla Liquentia, una pils agrumata. Buona, per carità, ma dopo un pezzo da novanta come la Santabarbara davvero scompariva.


Il buon Severino aveva invece portato sotto il chiosco la Lupus e la Liquidambra, di cui avevo già parlato in un precedente post, e anche il Bradipongo riproponeva sostanzialmente le stesse dell'ultima degustazione - tra cui quella che secondo me è il loro asso nella manica, la BradIpa. Una sorpresa me l'ha invece riservata il Foglie d'erba, che aveva alla spina l'ambrata: non che mi sia dispiaciuta, per carità, ma come già ebbi a dire in occasione della degustazione del mese scorso, la Saison e la Babel nell'ordine sono le loro opere migliori.

Anche Matilde aveva il suo chioschetto, con diverse birre speciali alla spina: tra queste spiccava decisamente la Punk Ipa del birrificio Brewdog, che avevo sempre avuto modo di assaggiare solo in bottiglia. Se vi piacciono gli aromi di frutta tropicale è sicuramente la birra per voi, tanto più d'estate dato che è decisamente dissetante (e scende che è un piacere nonostante l'alcol si senta al retrogusto, occhio a non esagerare).

Ultima annotazione, serate come questa sono decisamente da affrontare in gruppo: sia dal punto di vista sociale che...pratico, le birre vanno decisamente condivise, se si vuole riuscire ad assaggiare un po' di tutto...

sabato 15 giugno 2013

Il Bradipongo non è un animale

Un paio di giorni fa ho avuto modo di aggiungere un ulteriore "check" - come si usa dire ora...mah, a me sembrava che "fatto" fosse sufficientemente chiaro - alla lista delle cose da provare: il Bradipongo - che appunto non è un animale, ma un ottimo birrificio artigianale con annesso locale a San Martino di Colle Umberto (Treviso). Purtroppo non ho potuto cogliere l'occasione per rientrare nelle mie terre d'origine, ma mi sono come di consueto affidata alla fidata Brasserie (perdonate il gioco di parole), che aveva organizzato una cena degustazione accompagnata dalle birre Bradipongo.


Ammetto che ero piuttosto curiosa, dato che da tempo Matilde me ne parlava con toni entusiasti: per cui ho accettato la sfida di affrontare ben quattro colibrì - ho scoperto che i bicchieri da degustazione si chiamano così, essendo appunto più piccoli -, ciascuno accompagnato da un abbinamento culinario.
Va detto che era una giornata particolarmente calda, per cui il primo dei quattro bicchieri - quello di BradIpa, una India Pale Ale - è sceso con massimo piacere nonostante il moderato tenore alcolico (6 gradi): l'aroma di frutta e il retrogusto deciso di pompelmo la rendono davvero dissetante. Il che si sposava peraltro benissimo con l'acre del tortino di riso agli spinaci e pecorino, forse non proprio estivo ma molto ben riuscito.

Devo ammettere quindi che, nonostante tendenzialmente non ami le birre molto luppolate - e quindi amare al gusto, come appunto la BradIpa - complice il caldo l'ho apprezzata più della Mafalda, una belgian ale rossa che - al di là dell'omonimia col mio idolo dei fumetti - avrebbe normalmente fatto la mia felicità: il retrogusto caramellato, infatti, mi ha lasciata certo soddisfatissima, ma ancora assetata - o forse era colpa dei funghi, polenta e grana in abbinamento?

Meno male che a seguire c'era la Bubana, una belgian strong ale doppio malto, dissetante tanto quanto la BradIpa nonostante i sette gradi: con qualche nota di resina all'aroma, un amaro che personalmente ho trovato abbastanza pungente e un finale molto secco, è stata graditissima per quanto non sia il mio stile. Per la felicità di Enrico, poi, era abbinata a "les chicons" (nella foto), ossia l'indivia belga con pancetta cotta nella birra: forse più adatta, appunto, ai lunghi inverni di Bruxelles, ma senz'altro una ghiottoneria.

Dulcis in fundo, insieme al tortino di carote è arrivata la Cansei, una imperial stout dalla schiuma decisamente invitante. Con le scure difficilmente ho mezze misure, o le amo o le odio: in questo caso m'è andata bene, perché i profumi di liquirizia e di caffè che salivano dal bicchiere sono decisamente nelle mie corde.

Che dire? Sono uscita parecchio provata da questo tour de force, ma ne è valsa la pena: la prossima volta che rientro verso la mia terra natìa, potrebbe starci una tappa a Colle Umberto...