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lunedì 21 settembre 2015

In missione, ma non per conto di Dio

"Abbiamo una missione: redimervi. Bere birra industriale è peccato mortale". No, non è il motto di una nuova setta, ma quello del Piccolo Birrificio Ateo, beer firm di Longare (Vicenza) che ho conosciuto questo fine settimana al Festival della birra artigianale di Fiume Veneto. Mi ha incuriosita in quanto new entry - nonché per la simpatica serie di magliette con frasi sul tono di quella citata prima che decoravano lo stand -, dato che i due ragazzi hanno trasformato in impresa la loro passione solo lo scorso marzo; e dato che, per loro stessa ammissione più o meno scherzosa, l'altra loro grande passione è youporn, hanno dato alle tre birre attualmente in produzione il nome di tre canali del noto sito.

Ho iniziato dalla Milf, una helles - anzi, "protohelles bavarese", come da etichetta - dagli aromi di luppolo molto leggeri, quasi impercettibili, ben custoditi da un buon cappello di schiuma fine. Nel corpo predomina il cereale, con note di crosta di pane, ma sempre molto delicate; per chiudere con un amaro altrettanto delicato e non molto persistente. In sostanza, una birra pulita, gradevole e soprattutto versatile, che si presta - non presentando alcun sapore o aroma invadente - ad essere abbinata ad un gran numero di piatti - tanto è vero che la lista suggerita dalla brochure è molto lunga, e va dai primi piatti di verdure a quelli al curry.

In seconda battuta ho provato la Pov, una ipa che si distingue perché predilige agli aromi acri tipici della luppolatura di questo stile quelli più tendenti alla frutta esotica, che si confermano anche al palato insieme ad un leggerissimo tocco di malto, per virare poi sull'amaro molto persistente in chiusura - sempre una ipa è, dopotutto. Direi che l'ho apprezzata - al di là del gusto personale - soprattutto perché sa trovare la sua originalità a costo di apparire "eterodossa" (e infatti uno dei ragazzi, Michele, ha affermato di aver scelto il nome "Ateo" per il birrificio proprio in virtù del loro "non avere dogmi" nel brassare) in un panorama come quello delle ipa che oggi è piuttosto inflazionato, e in cui si trova un po' di tutto a scapito delle birre davvero eccellenti che rischiano di sparire nella massa.

Veramente alla spina avevano solo queste due, ma Michele ha stappato una bottigia di Cougar, la loro bock. Qui a predominare è la dolcezza del malto con le sue note di caramello e biscotto, che accompagnano la bevuta dall'aroma fino alla chiusura discretamente persistente; con un leggerissimo contrappunto amaro, comunque, che evita di renderla stucchevole.

Nel complesso le tre birre in questione hanno fatto una buona impressione non solo a me, ma anche ad altri birrai presenti che si erano riuniti per un bicchiere insieme: staremo a vedere, e del resto non posso che augurarmelo, se siamo di fronte allo sbocciare di una buona promessa nel folto gruppo dei tanti nuovi microbirrifici.

lunedì 23 settembre 2013

Un....fiume di birra

Si, lo so, è un titolo che in quanto ad umorismo fa concorrenza ai britannici: ma non ho potuto non pensare a questo gioco di parole nell'andare al primo Festival della birra artigianale di Fiume Veneto, in provincia di Pordenone. Una manifestazione che, pur essendo appena nata, prometteva bene: oltre a nomi già noti al grande pubblico come Zahre, o ai lettori di questo blog nonché alla sottoscritta come Valscura e Bradipongo, al Festival avrebbero partecipato il Birrificio Artigianale Veneziano di Maerne (Venezia), l'Acelum di Castelcucco (Treviso), il Baracca di Nervesa (sempre Treviso...evvai, che li battiamo tutti), l'Estense - appunto - di Este (Padova) e il Campagnolo di Muggia (Trieste). Insomma, se chi ben comincia è a metà dell'opera, per la seconda edizione ci aspettiamo grandi cose: come avremmo avuto poi modo di provare, infatti, si tratta dal primo all'ultimo di pezzi da novanta per quanto magari poco noti.

A dire la verità, la serata non era iniziata nel migliore dei modi: la chiarezza delle indicazioni apposte in paese lasciava un po' a desiderare, così abbiamo sorpassato il tendone - non ben visibile dalla strada - senza nemmeno accorgercene. Meno male che eravamo arrivati presto: così abbiamo fatto comunque in tempo ad ascoltare l'ultima parte della dotta dissertazione dei Costantino Cattivello dell'Ersa, che dava consigli sulla coltivazione del luppolo da birra nelle sue diverse varietà. Peccato che fossimo arrivati a relazione già iniziata, per cui - ammetto - non ci ho capito molto: ma ho comunque apprezzato quel poco che ho avuto modo di ascoltare.

Dato che il grosso della folla doveva ancora arrivare, abbiamo avuto modo di parlare anche con due degli organizzatori: ragazzi giovani e pieni di buona volontà, che non si sono fatti scoraggiare davanti al fatto di essere alla prima esperienza. Infatti, al di là dell'aver riunito dei birrifici di spessore, hanno messo in piedi un programma di tutto rispetto: oltre ai concerti, al concorso "Vota il birrificio migliore" e al raduno delle Ape Car, hanno organizzato una serie di laboratori di degustazione per la domenica pomeriggio. Enrico avrebbe indubbiamente puntato su quello "Birra e carne", in cui le birre venivano abbinate a spiedini e affini (perdonate la rima), a cura di una macelleria del luogo; personalmente avrei preferito il "Birra e cioccolata", uno degli accostamenti che apprezzo parecchio, sotto la guida di una pasticceria sempre della zona. Ad incontrare i gusti di entrambi sarebbe indubbiamente stato il "Birra e pizza": abbinamento classico, ma sempre gradito. Al di là dei gusti personali, è stato interessante il fatto che abbiano coinvolto gli esercizi commerciali locali: un buon esempio di collaborazione che può avere ripercussioni positive sul territorio anche al di là dei due giorni di festa.

Onore anche all'organizzazione della cucina, spesso punto dolente delle sagre, afflitto da lunghe code e gente che sgomita al banco della distribuzione: qui gli organizzatori hanno avuto la geniale intuizione di far compilare l'ordinazione a ciascuno su di un menù prestampato con indicato il numero del tavolo, che andava poi consegnato in cassa. A quel punto non restava che attendere di essere serviti, con notevole snellimento dei tempi e riduzione del caos. Fiduciosi dunque che procacciarci il cibo per la cena non sarebbe stato un problema - il menù era discretamente vasto, e andava dagli gnocchi, ai panini, al frico - abbiamo iniziato il nostro tour degli otto birrifici presenti: se siete curiosi di sapere com'erano, vi aspetto su queste pagine per le prossime puntate...