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giovedì 20 aprile 2017

Dai Sex Pistols ai Queen

Sono ripassata ieri, dopo tanto tempo, al birrificio The Lure di Fogliano Redipuglia: l'intenzione era quella di provare la nuova birra uscita dai fermentatori di Lorenzo, la Never mind the bitter (una bitter, per l'appunto). Anche in questo caso, il nome è una citazione musicale: un riferimento a "Never mind the bollocks", noto album dei Sex Pistols. Una scelta, ha spiegato Lorenzo, dovuta al fatto che "tanti entrando nel pub mi chiedono una birra che non sia amara: voglio lanciare una sfida invitando a "fregarsene dell'amaro", provare anche birre in cui la luppolatura in amaro è caratteristica distintiva".

E in effetti non si può dire che la Never mind the bitter non risponda a queste caratteristiche. Colore nocciola chiaro e schiuma compatta come d'ordinanza - spillata magistralmente devo dire, nota di merito a Chiara, nuovo acquisto del pub -, all'olfatto risaltano in prima battuta toni intensi tra il floreale e il fruttato, quasi agrumato; ma presto arriva ancor più intenso tutto l'erbaceo del Fuggle (presente anche in dry hopping), che la identifica immediatamente come birra d'oltremanica. Il corpo è assai snello - complice anche il grado alcolico basso, 4% - ma senza rinunciare a una punta tra il tostato e biscottato; prima di chiudere su un amaro erbaceo e terroso lungo e persistente, ma non aggressivo. Una birra da bere a pinte nelle giornate estive - mi sono trovata a scherzare sul fatto che la mezza pinta di questa birra non ha senso - anche da parte di chi, come il nome provocatoriamente afferma, è scettico rispetto all'amaro: che nel contesto di una birra semplice e pulita rimane altrettanto equilibrato, e può risultare abbordabile ad un pubblico più vasto.

A quel punto Lorenzo ha calato l'asso, la "choco espresso pepper stout" Queen, altra birra che non avevo ancora provato: trattasi di una porter con fave di cacao tostate da commercio equo di Ecuador e Perù, cioccolato in polvere, e peperoncino habanero. Ammetto che ero piuttosto scettica: detta così, sembrava l'ennesima - e magari pure discutibile - dimostrazione di muscoli nel campo delle supermegastout, nel gioco a chi la fa più tosta. Invece a Lorenzo l'esperienza musicale ha insegnato a quanto pare che, così come quando sullo spartito si legge "ff" o "sf" ("fortissimo" o "sforzato", per i non addetti) pigiare sui tasti del pianoforte senza ritegno è un errore, anche in campo birrario vale lo stesso. Le fave di cacao con la loro componente arrostita e quella più propriamente del cioccolato, così come il piccante del peperoncino (cosa a cui io sono peraltro sensibilissima) sono sì ben percepibili, ma si armonizzano con le note omologhe del corpo robusto; e se l'habanero rimane leggermente persistente nel finale pizzicando il palato, non è comunque tale da risultare invasivo. La descrizione la definisce una birra "da coccole sul divano": senz'altro una birra da sorseggiare lentamente (occhio ai 7 gradi alcolici), alla giusta temperatura - scaldandosi assume aromi e consistenza tali da avere quasi la sensazione di potervi girare dentro un cucchiaino, a mo' di cioccolata calda -, assaporandone la complessità armonica.

mercoledì 14 dicembre 2016

Il Natale quando arriva arriva

Eh già, ormai è ora di pensare anche alle birre di Natale; e se gli anni scorsi mi sono dilettata con piacere tra nomi come la Rudolph di Garlatti Costa e la Gioiosa di Camerini (per citarne solo due), quest'anno ho invece provato la xmaStrong del B2O. Devo dire che Gianluca, il birraio, non mi aveva anticipato molto; per cui è stato interessante bere prima "alla cieca" e confrontarsi poi sulle impressioni.

A colpirmi, appena stappata la bottiglia, è stato l'aroma particolarmente intenso tra il maltato, uno speziato delicato, la frutta sotto spirito, finanche al chinotto: ed è stato infatti questo il primo arcano che ho voluto svelare con Gianluca, chiedendogli a che cosa potesse essere dovuto. Abbiamo trovato una spiegazione nel connubio tra lo zucchero Cassonnade, i luppoli - mi ha riferito di aver usato Magnum e Fuggle,che in effetti hanno dei profumi tra il fruttato e l'erbaceo, anche speziato nel caso del Fuggle - e le schegge di quercia scura, che hanno aggiunto profumi di legno del tutto peculiari. Ben percepibile è anche la componente speziata del lievito - che in questa sorta di gioco a indovinelli avevo correttamente individuato come belga, Abbey per la precisione - sia in aroma che al palato; dove arrivano anche i sapori della frutta sia secca che sotto spirito, tra cui spiccano quelli dei fichi neri - effettivamente aggiunti. E' da notare peraltro come il corpo, pur robusto nel suo sposare (con giusto equilibrio, devo dire) le note tostate, caramellate e di frutta, risulti assai facile a bersi per una birra di nove gradi alcolici e così complessa; salvo chiudere su sentori liquorosi e alcolici abbastanza importanti, cosa che - pur da considerarsi in stile per una strong ale invernale - personalmente ho trovato un po' troppo spinta, specie perché fa appunto seguito ad un corpo tutt'altro che invasivo. Si tratta comunque dell'unica "sbavatura", se così la possiamo definire, in una birra che nel complesso sa gestire in maniera equilibrata toni forti.

Ottimo peraltro l'abbinamento con i biscotti alle noci e nocciole - gentilmente offerti dagli amici Teresa e Stefano -, a completare l'atmosfera natalizia. Buon Natale...e cheers!