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venerdì 10 aprile 2015

E Beer attraction rispose

No, non sto sarcasticamente sottintendendo che Beer attraction sia una "sventurata" di mamzoniana memoria; anzi, il loro ufficio comunicazione è stato di fatto molto cortese, inviandomi la risposta che leggete qui sotto in merito al mio post sull'Homebrewing contest. Buona lettura!

Gentile Chiara,

abbiamo letto con vivo interesse il suo dettagliato e davvero garbato post intitolato “Questo concorso non s’ha da fare?”, incentrato sull’Homebrewing Contest di Beer Attraction.

Lei raccoglie commenti e opinioni estrapolati da blog e social network che sollevano alcune perplessità in merito al concorso di cui sopra:

ci permetta di dire che sul web non girano solo critiche all’iniziativa, bensì anche apprezzamenti sinceri ma non vogliamo naturalmente sottrarci alle critiche.

Anzi, le abbiamo sempre accettate e soppesate attentamente per farne tesoro.

Ecco perché già oggi possiamo dirle che le sue riflessioni hanno anticipato un cambiamento già deciso e che renderemo noto a breve proprio sulle modalità di partecipazione: ovvero, non saranno più previste quote di iscrizione per partecipare al concorso.

Una precisazione sulla seconda fase: i partecipanti, se rientranti nei parametri fissati dalla giuria di qualità (definiti con l'associazione Unionbirrai sulla base dell'esperienza del concorso “Birra dell'anno”), potranno accedere alla competizione senza restrizioni numeriche.

E veniamo al premio. L'impianto Simatec è stato pensato per chi possiede già una certa dimestichezza con l’homebrewing e voglia quindi migliorare e accrescere la propria passione, cimentandosi ad un livello superiore, benché non ancora professionale. Siamo sicuri che il vincitore gradirà.

Per concludere, e rispondere così al suo interrogativo d’apertura, a nostro giudizio il concorso s’ha da fare: domani e sempre, verrebbe da dire. Gli amanti delle birre artigianali e speciali sono sempre più numerosi e meritano un’iniziativa di tale profilo. E risponderanno, ne siam certi… ovviamente non come la sventurata di manzoniana memoria!

Molto cordialmente

L’Ufficio Comunicazione di Rimini Fiera.

martedì 21 ottobre 2014

Brucia nella gola birra a sazietà, parte seconda

Eccomi dunque qui a soddisfare la curiosità di chi fosse rimasto sulle spine - magari nessuno...ma io ci spero sempre - in attesa di sapere come fosse finito il concorso per homebrewers "Luppolando" organizzato dalla birreria Samarcanda, e di cui avevo avuto l'onore e il privilegio di essere nella giuria. Come avevo annunciato nel precedente post, il 20 ottobre c'è stata la premiazione: in parte una sorpresa anche per me, in realtà, perché i nomi dei vincitori non mi erano tutti noti. Nel giudicare infatti avevamo deciso di usare un metodo "misto": assegnare delle "menzioni d'onore" per quelle tipologie di birra di cui erano arrivati troppi pochi esemplari per poter stilare una classifica - di blanche, ad esempio, ce n'era soltanto una - o che per qualche motivo di fossero distinte dalla massa, e scegliere invece un primo, secondo e terzo classificato per le Ipa e le Apa, con 7 e 8 esemplari rispettivamente. Mentre per le menzioni avevamo deciso la sera stessa, i conteggi matematici per la classifica erano stati rimandati ad un momento più tranquillo dato il tasso alcolemico verosimilmente al di sopra dello 0.5 - vabbè, ammettiamolo: Beppe aveva anche già affettato il salame di cervo, per cui a quel punto fogli e calcolatrice sono andati a farsi benedire. E così anche per me i nomi dei primi tre classificati sono stati una novità.

La serata si è aperta con una dotta quanto piacevole dissertazione del professor Buiatti a cui potremmo dare il titolo di "Udine, città della birra": pochi sanno che il capoluogo friulano aveva ben due birrifici in pieno centro, il Moretti e il Dormisch, oggi parte del gruppo Heineken e da tempo non più a Udine (il primo), e scomparso (il secondo). Di qui quella tradizione che ha portato Udine ad essere l'unico ateneo in Italia ad avere un corso dedicato specificatamente alla produzione della birra, con tanto di impianto sperimentale in piena attività. Dare esami dev'essere più piacevole che in altre facoltà, per quanto non meno impegnativo. Da lì siamo poi passati a consegnare le mezioni d'onore, con tanto di suspence iniziale: la prima, assegnata per la weizen, è infatti "caduta nel vuoto" in quanto gli autori Davide e Giovanni non erano presenti. Vabbè, si sono persi una bella serata in compagnia, sappiano comunque che l'attestato della loro menzione li aspetta. Meglio è andata la seconda, assegnata al - presente - Paolo Galizio (nella foto) per la sua kolsch; seguito da Emiliano Santi per la sua porter, Roberto Di Lenarda per la sua quadrupel in stile trappista con lievito recuperato dal fondo di una Rochefort e brett dall'abbazia di Orval, e Paolo De Candido per la neo battezzata FriulAle, con il 100% di malto friulano. Come vi avevo anticipato, insomma, le curiosità non mancavano.

Siamo poi entrati nel vivo con la premiazione delle tre Ipa: al terzo posto Emiliano Santi - "Non potevo dirti di aspettare qui dopo averti premiato per la porter sennò si capiva", ha scherzato Buiatti -, al secondo Paolo De Candido - idem come sopra -, e al primo Walter Cainero; per le Apa si è aggiudicato il terzo posto Luca Dalla Torre, mentre al secondo sono ricomparsi gli scomparsi Davide e Giovanni, e al primo - ohibò - Walter Cainero (che nella foto esibisce infatti entrambi gli attestati), che ha accolto la notizia con un "Ci dev'essere un errore". Che dire, evidentemente ci sa davvero fare, e non posso che augurare la miglior fortuna a questo metalmeccanico che per ora brassa nel tempo libero, ma potrebbe avere un futuro promettente nel settore.

Ora non resta che attendere l'uscita del bando del prossimo concorso, che Beppe e Raffaella hanno annunciato per il primo gennaio; da lì ci sarà poi tempo fino al 31 agosto per sbizzarrirsi con le proprie creazioni. Brassate, gente, brassate...

lunedì 30 giugno 2014

Home sweet home...brewing

Avviso ai non anglofoni: non è che voglio tagliarvi fuori titolando in inglese, è che altrimenti non mi riusciva il gioco di parole. Scherzi a parte, in italiano non avrei potuto rendere il nesso tra l'adagio "Home sweet home" ("Casa dolce casa") e "Homebrewing", l'arte di farsi la birra in casa. Una passione che sta prendendo sempre più piede anche in Italia: per quanto sia possibile solo azzardare delle stime (in quanto non esiste chiaramente un registro), un conoscitore come Lorenzo Dalbove - meglio noto come Kuaska -, direttore culturale di Unionbirrai, già nel 2005 affermava di essere "certo che se azzardo un numero superiore ai 10.000 non vado lontano dalla realtà". Per quanto si fosse tenuto largo, è lecito immaginare che nove anni dopo siamo andati oltre quella soglia.

Naturalmente si sprecano i forum in rete, i concorsi, e anche le degustazioni, per quanto pongano qualche fastidio legale - definiamolo così - perché ciascun partecipante deve firmare una liberatoria in cui solleva gli organizzatori da ogni responsabilità in quanto gli homebrewers non dipongono di nessuna certificazione della Asl o simili; del resto, comunque, tutti gli esperti concordano sul fatto che - salvo improbabili contaminazioni, epidemie, infestazioni, ecc ecc - il peggio che può capitarvi, trattandosi di una bevanda che è stata bollita, è di dover chiedere rapidamente dov'è la toilette più vicina. Spiacevole, certo, e magari imbarazzante, ma difficilmente vi porterà alla tomba.

Ho assaggiato diverse volte birra fatta in casa; e, soprattutto tra coloro che invece del classico kit usano le materie prime in autonomia, mi è capitato di trovare dei veri e propri mastri birrai che non hanno nulla da invidiare a chi lo fa per mestiere (che del resto ha quasi sempre cominciato così). Penso ad esempio al Home Brewing Contest organizzato alla Brasserie lo scorso anno (chi se lo fosse perso clicchi qui), e alla birra aromatizzata all'anice, liquirizia e finocchio che si è classificata prima: opera di una giovane birraia appena venticinquenne, Valentina, che ha tutti i numeri per essere una promessa del settore. Ma anche a tutte - sì, proprio tutte - le birre assaggiate in pausa pranzo durante il corso di per imprenditori della birra organizzato dall'università di Udine (anche in questo caso, chi non fosse aggiornato legga qui), opera degli stessi partecipanti, che spaziavano su tutti i generi e senza mai deludere.

L'ultima che ho assaggiato, e che annovererei tra le migliori, è la "Open" del nostro amico Luca. Una signora Ipa che all'aroma evidenzia tutta la potenza dei luppoli e dal corpo più amaro del consueto, pur bilanciato da alcuni sentori di miele e di banana; che lasciano spazio ad una persistenza decisa che unisce bene tutti i sapori precedenti. Se poi si ha la pazienza di aspettare che si scaldi un po' - leggi: tre secondi prima che diventi troppo calda per essere apprezzata - si può scoprire pure il caramello, che a temperature più basse non risalta. Un'unione di dolci ed amari abbastanza estremi forse inconsueta, ma che fa sì che né gli uni né gli altri risultino eccessivi. Un ottimo risultato per qualcuno che non fa il birraio di mestiere: anche se, c'è da dire, Luca esce dalla scuola del prof. Buiatti, per cui buon sangue non mente.

Non so se vi ho fatto venire voglia di provare a farvi la birra in casa, o piuttosto quella di trovarvi un amico che abbia questo hobby: in entrambi i casi, in bocca al lupo...