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venerdì 30 novembre 2018

Concorsi birrari e pensieri in libertà

Dopo l'uscita dei risultati dei concorsi European Beer Star e Brussels Beer Challenge, anch'io come tanti mi sono posta qualche domanda sui risultati - come peraltro faccio ogni anno per tutti i maggiori concorsi, e come già avevo scritto qui. Questa volta il nodo della questione sollevata da più parti nell'ambiente birrario era del tutto diverso da quello del mio precedente post, ossia il gran numero di birre industriali che hanno ottenuto piazzamenti sul podio. Delle due, l'una: o i birrifici industriali riescono effettivamente ad uscire con prodotti che, almeno in una degustazione alla cieca, risultano migliori di quelli artigianali (e tanto di cappello si dirà, se riescono a farlo pur uscendo sul mercato a prezzi notevolmente più bassi); oppure i parametri utilizzati per giudicare nei concorsi (al netto di brogli, che si auspica sempre non avvengano) non sono - quantomeno non più - adeguati ad individuare la birra di qualità e a rendere giustizia alle diversità esistenti tra grandi e piccole aziende e vanno quindi ripensati - ipotesi sostenuta da Andrea Turco di Cronache di Birra in questo post, di interessante lettura.

Per quella che è la mia esperienza personale, basata sul confronto con i birrai e sulle occasioni in cui mi è capitato di giudicare, prendo sempre i risultati dei concorsi con serietà ma con distacco: se una birra industriale arriva prima di una artigianale ad un concorso non significa che sia "più buona/migliore in assoluto" (qualsiasi cosa ciò significhi), ma semplicemente che rispondeva meglio ai parametri usati in quel concorso; o, per dirla con Gino Perissutti di Foglie d'Erba nel mio post precedente, "Se vinci non significa che la tua birra sia la migliore [...]: semplicemente lo è stata per quel lotto, per quella giuria, in quella settimana".

Nel caso specifico dei grandi concorsi, mi trovo d'accordo sia con l'osservazione secondo cui alcune categorie favoriscono la vittoria di birre industriali, sia sul fatto che l'aderenza allo stile giochi un ruolo preponderante (anche nel piccolo cito spesso l'esempio di una birra che ad un concorso avevamo escluso perché fuori stile, pur avendo finito la bottiglia con estremo piacere a fine giudizio perché era stata forse quella che a noi giudici più era piaciuta). Un parametro probabilmente abusato, ma in una certa misura obbligato in quanto più "oggettivo" di altri: stabilire con quali criteri giudicare la creatività di una ricetta o altri aspetti analoghi sarebbe infatti quantomeno oggetto di lunghe discussioni, e finanche legato alla sensibilità del singolo giudice - che rimane sempre in gioco, ma deve comunque trovare un giusto bilanciamento con parametri valutabili in maniera più oggettiva. E su questo le birre industriali appaiono favorite, sia perché costruite in partenza sulla base di una ricetta "pulita", sia perché un birrificio industriale dispone di tecnologie atte a controllare e replicare alla perfezione il processo produttivo. Insomma, se voglio fare "la pils più pils che ci sia", un birrificio industriale parte avvantaggiato. Del resto, non necessariamente per un birrificio artigianale l'aderenza allo stile è un valore da perseguire: un birraio artigiano, più che fare "la pils più pils che c'è", probabilmente vorrà fare "la mia pils", quella che lo rende la sua opera unica e distinguibile da quella di altri - come per qualsiasi artigiano, insomma. L'aderenza allo stile finisce quindi per essere un parametro controverso quando ci si trova a giudicare insieme birre artigianali e non.


Altro tema sollevato è quello della qualità delle materie prime, non necessariamente ottimale in birre il cui scopo è uscire sul mercato al prezzo più basso possibile. Anche questo però è un parametro laborioso da valutare in un concorso: a meno di non immaginare dettagliatissime schede che illustrino tutte le materie prime di ogni birra in gara, e giudici in grado di valutare con le adeguate competenze queste informazioni (patrimonio di conoscenza dei produttori, più che dei sommelier, e qui torniamo anche alla questione della formazione dei giudici), la cosa diventa difficile a farsi.

A monte, quindi, c'è da chiedersi che cosa significhi valutare la qualità di una birra - termine che diversi birrai mi hanno riferito di non voler più nemmeno utilizzare, dato che viene spesso usato a sproposito finendo per significare tutto e nulla -; e se sia opportuno che birre industriali e artigianali gareggino in concorsi o quantomeno in categorie diverse, data la diversità sia delle aziende che le producono che della filosofia e obiettivi che ne stanno alla base.

Personalmente credo che il problema non sia tanto quello che passi al consumatore il messaggio che una birra venduta a prezzi da discount è "migliore" di una di un piccolo produttore (si potrebbero infatti citare diversi casi di birre industriali ben fatte e birre artigianali che invece non lo sono); quanto che passi il messaggio che, foss'anche davvero più gradevole a bersi la birra industriale in questione, queste due birre siano "la stessa cosa". Bere la birra del discount, anche se mi piace e rispecchia in maniera da manuale lo stile di riferimento, non è la stessa cosa che bere la birra del piccolo birrificio vicino a casa a cui magari questa cotta non è uscita perfettamente in forma, ma ci ha messo un impegno del tutto diverso.

Posto che la birra artigianale non è buona a prescindere, né è cattiva a prescindere quella industriale, l'importante è che ci sia chiarezza su che cosa sta alla base di queste due categorie e determina di conseguenza il valore dei prodotti che ne escono: e se anche i concorsi possono contribuire a farla, ripensando i loro meccanismi così da rendere giustizia a queste differenze, ben venga.

Foto dall'archivio del Brussels Beer Challenge

martedì 21 novembre 2017

L'italia al Brussels Beer Challenge: uno sguardo alle percentuali

Sono stati resi noti ieri i risultati del Brussels Beer Challenge, uno dei maggiori concorsi brassicoli a livello internazionale. Già sono uscite alcune analisi sulla performance esibita quest'anno dai birrifici italiani - su tutte segnalo quella di Andrea Turco su Cronache di Birra -, tuttavia qualche pensiero è venuto anche a me nello scorrere la lista dei birrifici e delle birre premiate.

Innanzitutto, gli stili che sono andati a medaglia: hanno infatti fatto bella mostra di sé le pils e altre lager (oro alla Ionda di Bradipongo, argento alla PonAle di Leder e certificato d'eccellenza alla Ginevra di Leder), il che conferma come anche uno stile non facile e tradizionalmente poco battuto dai birrifici italiani si stia guadagnado - percorso intrapreso del resto già da qualche anno - una reputazione sempre più solida. Inoltre, per quanto a fronte di una giuria internazionale il fatto che il concorso si sia fisicamente svolto in Belgio non sia davvero determinante, fa specie osservare che diverse birre premiate abbiano "sfidato i belgi in casa": dalle saison (argento alla Staion di BioNoc', bronzo all'Abiura di Brùton e alla Torlonga di Antoniano, certificato di eccellenza alla Million Reason di IBEER), alle blanche (Crevette di Mezzopasso) ai lambic (Impombera di Bionoc), alle birre d'abbazia (Nucis di Kamun). Da segnalare, sempre in quanto a stili, la presenza di una gose (Marsilia di Amiata) e di una Iga (Roè di Sagrin).

Da notare poi, oltre alla ottima performance di Mezzavia che si è aggiudicato il titolo di Italian Revelation, quella di BioNoc che ha ottenuto tre riconoscimenti; seguito da IBEER, Kamun, P3 Brewing e Leder con due.

Per quanto il numero e qualità delle medaglie sia in calo rispetto allo scorso anno, a questo va comunque accostato il buon numero dei certificati d'eccellenza (sette). Ma l'altro fattore che a mio parere va tenuto da conto è il fatto che il numero di medaglie ricevute andrebbe parametrato anche al numero di birre effettivamente presentate da ciascun Paese in un determinato anno: perché è chiaro che se la Libera Repubblica delle Bananas, con 3 birrifici attivi, presenta 3 birre e porta a casa tre medaglie, si può dire che la Libera Repubblica delle Bananas rappresenti un'eccellenza brassicola. Mi sono così chiesta come fossimo messi sotto questo profilo.

Il comunicato rilasciato dall'organizzazione del Brussels Beer Challenge afferma che dall'Italia hanno partecipato 151 birre: a ricevere riconoscimenti è quindi stato sostanzialmente un sesto dei partecipanti, per la precisione il 17,2%. Il Belgio, il Paese più rappresentato con 322 birre, si è guadagnato 62 medaglie: poco meno di un quinto, il 19,5%. Gli Stati Uniti, con 220 birre, hanno portato a casa 45 riconoscimenti: un punto più sopra, il 20,45%. Altro Paese che ha presentato più birre di noi - 161 - è - il Brasile, che però ha tante medaglie quante l'Italia, e si ferma dunque al 16,1%; più interessante invece la performance dei Paesi Bassi, con 143 birre e 28 riconoscimenti (19,6%). Meglio di noi seppur di poco fa anche la Germania, che pur a fronte di solo 21 medaglie aveva però presentato 117 birre (17,9%), ma molto peggio fa la Francia (101 birre per 10 medaglie, (9,9%). Anche questa analisi risulta insomma in linea: l'Italia è quinta per numero di medaglie, e lo è anche per percentuale di birre premiate. Ma soprattutto va notato che l'anno scorso c'erano sì 32 medaglie, ma - riferisce l'organizzazione - 209 birre partecipanti: il tasso era dunque del 15,3 per cento, due punti sotto quello di quest'anno. Siamo migliorati? Non necessariamente, dato che meno birre partecipanti (a fronte peraltro del numero di birrifici in crescita) può anche stare a significare un minore interesse a competere dovuto ad un calo nella generale qualità della produzione (e in questo senso torniamo a quanto affermato da Andrea Turco); il mio vuol essere soltanto un discorso sui numeri, e stando a quelli non ci siamo comunque difesi peggio. Soddisfazione da un lato quindi, perché un quinto posto su 37 Paesi partecipanti non è comunque male, ma anche coscienza di spazi di miglioramento.
Qui di seguito, per vostra informazione, la lista completa dei premi:

Italian Revelation / Medaglia d'Oro
Nautilus
Stout/ Porter : Russian Imperial Stout
Birrificio Mezzavia

Medaglia d'Oro
Ionda
Lager: German-Style Pilsner
Birrificio Bradipongo

Medaglia d'Argento
Kia Kaha
Pale&Amber Ale: Pacific IPA
IBEER

Medaglia d'Argento
PonAle
Lager  Hoppy Lager
Birrificio Artigianale Leder

Medaglia d'Argento
Road77
Pale&Amber Ale: Amber
Il Mastio

Medaglia d'Argento
Sa Carda
Flavoured beer: Honey Beer
Spantu

Medaglia d'Argento
Staion
Pale&Amber Ale: Modern Saison
Birrificio Bionoc'

Medaglia di Bronzo
Abiura
Pale&Amber Ale: Modern Saison
Brewed by Brùton

Medaglia di Bronzo
Birra Antoniana La Torlonga
Pale&Amber Ale: Traditional Saison
Birrificio Antoniano

Medaglia di Bronzo
Birrificio Montenetto - MANNA
Pale&Amber Ale: Light Bitter Blond/Golden Ale
La Fenice

Medaglia di Bronzo
Castana
Flavoured beer: Honey Beer
Birrificio Oltrepo

Medaglia di Bronzo
Ma2
Flavoured beer: Fruit Beer
Birra dell'Eremo

Medaglia di Bronzo
Marsilia
Wheat: Gose
Birra Amiata

Medaglia di Bronzo
Nocturna
Stout/ Porter: Oatmeal Stout
Kamun



Medaglia di Bronzo
Nucis
Dark Ale: Abbey / Trappist Style Dubbel
Kamun

Medaglia di Bronzo
Riff
Wheat: White IPA/Hoppy Weizen
Birrificio P3 Brewing

Medaglia di Bronzo
Roè
Speciality Beer: Speciality beer: Italian style Grape Ale
Birrificio Sagrin

Medaglia di Bronzo
Speed

Pale&Amber Ale: Bitter Blond/Golden Ale
Birrificio P3 Brewing

Medaglia di Bronzo
Sta Sciroccata
Dark Ale: Dark/Black IPA
Stimalti

Certificato d'eccellenza
Collesi Nera
Dark Ale : Strong Dark Ale
Fabbrica Della Birra Tenute Collesi

Certificato d'eccellenza
Crevette Blanche
Flavoured beer: Herb & Spice (Less Than 6 ABV)
Birrificio Mezzopasso

Certificato d'eccellenza
Ginevra
Lager: Bohemian-Style Pilsner
Birrificio Artigianale Leder

Certificato d'eccellenza
Glaciale
Pale&Amber Ale: Imperial IPA
Birra dell'Eremo

Certificato d'eccellenza
Impombera
Flavoured beer : Old style Fruit-Lambic
Birrificio Bionoc'

Certificato d'eccellenza
Million Reasons
Pale&Amber Ale: Modern Saison
IBEER

Certificato d'eccellenza
Nociva
Dark Ale : Brown Ale
Birrificio Bionoc'

mercoledì 5 marzo 2014

Una calda notte di carnevale

Come credo sia intuibile, una tipa come me preferisce di gran lunga festeggiare il carnevale con una buona birra piuttosto che con crostoli e frittelle (che comunque non disdegno: ma se proprio bisogna scegliere, non c'è paragone). E così ho riesumato il mio autentico vestito cinese in pura seta - o che almeno mi ha venduto come tale una vispissima dodicenne con gli occhi a mandorla al mercato di Porta Portese, facendo da interprete tra il romanesco e il mandarino per l'anziana nonna proprietaria della bancarella - e truccata di tutto punto sono andata con Enrico alla Brasserie, dove Matilde e Norberto avevano preparato una festa di carnevale con estrazione a premi per chi si fosse presentato in maschera.

Come di consueto, ho per prima cosa dato un'occhiata a che cosa c'era alla spina: la Brasserie tiene sempre a rotazione delle birre che diversamente sono disponibili soltanto in bottiglia, e qualsiasi esperto vi dirà che alla spina "è tutta un'altra cosa". Ammetto di non riuscire sempre a cogliere la differenza tra le due opzioni all'interno dello stesso tipo di birra, ma mi sono detta che stavolta ne doveva valere la pena dato che la birra in questione era la Hot Night at the Village (chiamata così in onore del Villaggio della Birra di Siena) di Foglie d'Erba: alias una signora porter che si è agguindicata la medaglia d'oro al Brussels Beer Challenge, nonché un posto d'onore nella mia personale classifica. Gino me ne aveva infatti procurata una bottiglia in occasione di Friuli Doc, che con Enrico avevo gustato a casa con estremo piacere; per cui a questo punto provarla alla spina era d'obbligo.

Rispetto alla bottiglia, in questo caso un di più che offre la spina è sicuramente la schiuma: densa e compatta, quasi cremosa - vabbè, non immaginatevi una Guinness che è tutt'altra cosa, però non c'è male - che offre un ottimo biglietto da visita insieme all'aroma ben tostato ancor prima di aver bevuto un solo sorso. Il corpo, nonostante la tostatura e la maltatura decisa, non è eccessivamente robusto: le note di liquirizia e di caffè, pur ben distinguibili, non sono particolarmente persistenti, così come i luppoli che danno il loro contributo alla rosa di profumi e smorzano il dolce del malto. Una birra che definirei quindi equilibrata nonostante tutto questo bendidio di aromi e gusti, e quindi assai più beverina rispetto ad altre dello stesso tipo - peraltro non è nemmeno molto alcolica, poco più di 5 gradi. Insomma, alla spina o in bottiglia, si conferma tra quelle che più gradisco.

Al di là della birra, una nota di merito va riservata agli stuzzichini che Matilde, Norberto e collaboratori avevano preparato con le loro mani ed elargivano con generosità (fin troppa, oserei dire, sono uscita che ero ben sazia) in occasione del carnevale: soprattutto a
i muffin salati con prosciutto e funghi, particolarmente ben riusciti, e alle fettine di polenta con uovo e formaggio (si, avete letto bene: le avevo prese per una frittata e detto così suona assai strano, però merita). Nota tecnica, all'estrazione a premi non ho vinto nulla. Vabbè, ho capito: da oggi quaresima...