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mercoledì 12 giugno 2019

La posta dei lettori: il nuovo regime di accisa

Come avevo immaginato (e finanche auspicato, nella misura in cui potesse servire a fare chiarezza), il mio ultimo post in merito alla nuova disciplina sulle accise ha suscitato un vivo dibattito. Tra i diversi interventi, ho ricevuto in privato - e volentieri pubblico, con il suo consenso - quello di Josif Vezzoli di Birra Elvo.

Buongiorno Chiara,

ho letto il tuo ultimo post, e ammetto di aver provato sconforto nel vedere così tante posizioni allineate sul pessimismo; comprese alcune che mi portano a chiedermi se chi le ha espresse abbia letto il decreto con la dovuta attenzione.
Premetto che per noi la riduzione è un inizio di giustizia non da poco, nel quale abbiamo creduto fin dal principio quando l'onorevole Gragnarli lo ha firmato; tanto più che, ricordiamolo, la richiesta di riduzione dell'accisa ci era pervenuta dall'Ue già nel '92.

Per aderire alla riduzione viene chiesto il registro delle materie prime, che già teniamo essendo un’azienda che ha a cuore una gestione del magazzino seria, moderna e precisa; il registro del mosto, che già teniamo; e il registro del condizionato, che già facciamo sul nostro gestionale interno e che comunque consiste in un foglio semplice sul quale annotare carico e scarico. Inoltre per chi, come noi, è sotto i 3000 ettolitri annui, l’unico misuratore fiscale rimane il contalitri sul mosto: gli altri si adegueranno a mettere contalitri fiscali sull’imbottigliamento e sulla linea fusti, ma stiamo parlando di una minoranza dei birrifici che accederanno a questa riduzione.
 
Io sono più che contento; e in previsione di questa riduzione abbiamo comprato la linea di imbottigliamento e assunto una persona in più in produzione già da gennaio aumentando i costi. 

Grazie per lo spazio dato,

                                                                           Josif Vezzoli

A mia volta ringrazio Josif per il suo contributo.


venerdì 26 febbraio 2016

Beer Attraction, parte terza: dalla laguna al Garda

Altra nuova conoscenza fatta a Rimini è stato il Birrificio del Doge di Zerobranco (vabbè, non propriamente in laguna, è in provincia di Treviso...però il nome la richiama) nato nel 2013 dai fratelli Giuman con l'amico birraio Federico Casarin. A vederli dietro al banco sembrerebbero un gruppo di ragazzini in gita, ma attenzione alle apparenze: pare che questi lavorino sodo, perché fanno 1700 hl annui e hanno un panorama di stili decisamente vasto per un'attività giovane. Dalle alte alle basse fermentazioni - blanche, weizen, weizen bock, pale ale, apa, rauch....- ce n'è davvero per tutti i gusti; con in più qualche particolarità come la Morera, una fermentazione spontanea aromatizzata con le bacche di gelso - quella che ho scelto di assaggiare. Così come in Belgio si usa aggiungere zucchero o sciroppi per rendere più "abbordabili" i lambic, allo stesso modo la dolcezza delle bacche - che si fa sentire in maniera generosa - la rende una birra tutto sommato "facile" ed estremamente beverina, grazie all'equilibrio tra la componente dolce e quella più acidula.

Ho poi ritrovato gli amici del Benaco 70 che mi hanno fatto assaggiare la loro nuova creazione, una apa. L'aroma tra il citrico e il fruttato dei luppoli americani è ben evidente, e il corpo, pur rimanendo discretamente esile per lo stile, unisce le note di nocciola e miele del malto a quelle agrumate che preludono al finale. Non una birra volta a stupire, ma semplice e facilmente bevibile, rinfrescante grazie alla luppolatura fresca e all'amaro non troppo pronunciato né persistente.

Naturalmente quelli di cui avete letto sinora non sono tutti i birrifici che ho visitato a Rimini, ma soltanto una selezione basata su quelle che per me sono state le principali novità; ma è stato un piacere trovare o ritrovare nomi come Jeb, Mastino, La Fucina, Malastrana, Elvo, Brasserie de Bastogne e altri ancora. Il Beer Attraction, insomma, presterà pure il fianco alla critica di essere un baraccone un po' confusionario - rischio che del resto corre qualsiasi fiera -, ma rimane un luogo - almeno se lo si vuole - per fare incontri istruttivi e interessanti.

giovedì 26 febbraio 2015

Beer Attraction, parte seconda: Tutto il fascino delle tedesche

No, non sto parlando delle procaci donnone capaci di servire un numero incredibile di boccali da litro in vetro pesantissimo all'Oktoberfest (l'unica spiegazione che mi sono saputa dare è che facciano con costanza sollevamento pesi); ma delle birre fatte secondo questo stile, quasi un credo religioso per il secondo birrificio che ho conosciuto, il Birra Elvo di Graglia (BI).

Fedeli a ciò che qualsiasi birraio vi confermerà, ossia che il punto di partenza per una buona birra è un buona acqua, l'Elvo usa unicamente l'acqua della fonte Lauretana (per gli intenditori: un'acqua particolarmente dolce e quindi adatta a produrre questo genere di birre, 0,44° f); e fedeli altresì a quella che è la tradizione germanica, rispetta il celebre Reinheitsgebot del 1516 - l'editto con cui Guglielmo IV di Baviera imponeva ai birrai di utilizzare solo ed unicamente l'acqua, l'orzo e il luppolo -, eccezion fatta naturalmente per la weizen (unica alta fermentazione nella loro produzione). Insomma, niente spezie né aromatizzazioni, ci ha tenuto ha precisare il birraio: qualsiasi sapore o aroma tu senta, è dato dal gioco del malto, del lievito e del luppolo.

Quest'anno a Unionbirrai l'Elvo ha ottenuto un primo posto per la sua Heller Bock e due secondi posti per la Schwarz e per la Weizen; ho però chiesto di assaggiare quella che consideravano la loro birra più rappresentativa, ossia la Pils. Mi sono trovata d'accordo con la descrizione sul fatto che all'aroma si notassero delle note dolci di miele - ma non ho messo miele, ha insistito il birraio -, caratteristica non comune nelle pils; per il resto la definirei una pils sì ordinaria - nel senso che non presenta alcun dettaglio particolare - ma estremamente pulita e fresca, con un finale ben luppolato su toni floreali piuttosto che erbacei. Insomma, se cercate "la pils" ben fatta e senza orpelli, questa può fare per voi.

Il birraio ha poi insistito per farmi assaggiare anche la Schwarz. Come mi sarei aspetatta da una bassa fermentazione, gli aromi ben decisi di malto tostato e caffè - con una punta di liquirizia - nascondevano un corpo meno robusto di quanto si potesse presagire; senza essere comuqnue evanescente, come a volte mi è capitato di notare nelle lager scure. Anche in questo caso dunque una birra che, pur non cercando di stupire, lascia soddisfatti per il suo equilibrio - nonché un piacevole tocco di caffè in bocca parecchio persistente.

Ultima annotazione: l'Elvo ha avviato una collaborazione con una pasticceria per produrre a Natale i panettoni con la Doppelbock, e a Pasqua le colombe con la Heller Bock. Che dire: se sono buone come il birrraio assicura, sarà una lunga Quaresima di attesa...