Visualizzazione post con etichetta what stay in the soup. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta what stay in the soup. Mostra tutti i post

lunedì 7 marzo 2016

Al Monsieur D

Qualcuno dei lettori avrà forse notato la foto postata sulla mia pagina Facebook che ritrae il birraio Costantino di Antica Contea che solleva fiero un bicchiere di What Stay In The Soup, la loro american amber ale monomalto e monoluppolo (100% malto Monaco e 100% luppolo Ella) che ha tenuto a battesimo la pompa del Monsieur D di Spilimbergo; e, seppur con ritardo, mi accingo a dare qualche nota in più sul locale - che peraltro molti in zona conoscono, essendo ormai una sorta di istituzione. La birreria ha infatti una storia più che trentennale, essendo stato aperto dalla signora Paola (peraltro sommelier Ais) ancora negli anni ottanta; e oggi lo porta avanti - con una passione che sprizza da tutti i pori, devo dire - insieme ai figli Cristiano e Michela.


Accanto alla nuova e già citata pompa, fanno mostra di sé le sette spine - quella sera la selezione andava da Antica Contea, al pugliese Birranova, al padovano CrAk, a Young's London e Westmalle -; la cui curiosità è l'indicazione della distanza da cui le birre in questione provengono. Per me è stata poi l'occasione di provare per la prima volta birra in lattina - a marchio Bevog -, così, tanto per agguingere una nota di colore alla questione "marketing del contenitore". Naturalmente non mancano le bottiglie - personalmente ho riassaggiato la Vingraf di Antica Contea annata 2014. Nel complesso, un buon mix di radicamento sul territorio e internazionalità, dato che tra i nomi che sono passati - e passeranno - per il Monsieur D ci sono Meni, Garlatti Costa, Antica Contea, Borderline, Mastino e Rattabrew. A colpire però, al netto delle birre, è l'arredamento e la collezione di veri e propri cimeli birrari raccolti con pazienza da Paola: dal calendario della Dormisch, a vecchie insegne - come quella di Birra Pordenone, chiusa da più di sessant'anni - , ce n'è da suscitare l'interesse dei collezionisti (e anche non).

Più di tutto, comunque, devo dire che a colpirmi è stato l'entusiasmo di Cristiano, Michela e Paola: un elemento che senz'altro rende assai più piacevole il sedersi a ere una birra o mangiare qualcosa.


sabato 4 luglio 2015

Una notte arrogante

Come già anticipato in un precedente post, uno degli eventi più attesi per gli amanti delle birre acide in zona Friuli Venezia Giulia era "La notte arrogante": una serata interamente dedicata a fermentazioni spontanee, barricate e affini organizzata dal noto publican del Mastro Birraio di Trieste Daniele Stepancich, in collaborazione con il birrificio Antica Contea di Gorizia e il fondatore di Accademia delle birre Paolo Erne. Anche per me, per quanto avessi già avuto modo di assaggiare all'Arrogant Sour Festival di Reggio Emilia buona parte delle birre annunciate, c'erano comunque degli ottimi motivi per andare - non foss'altro che per provare quelle che mi mancavano.

Innanzitutto la "What stay in the soup", la nuova creatura di Antica Contea, di cui Costantino mi aveva promesso la spiegazione del nome. Che in realtà mi ha dato Andrea: tutto nasce da un loro viaggio in terra britannica, in cui si sono trovati di fronte ad un nostro connazionale che al ristorante - giusto per confermare la proverbiale dimestichezza degli italiani con l'inglese - invece della "soup of the day", la zuppa del giorno, ha chiesto la "what stay in the soup". Di lì l'idea di battezzare così la loro prossima ambrata, dato che la zuppa in questione era al pomodoro; trattasi infatti di una ale ambrata, sorprendentemente monomalto e monoluppolo. Dico sorprendentemente perché, nonostante un lieve aroma dolce di fragola, all'olfatto la si direbbe quasi una luppolatura "all'americana", piuttosto sbilanciata verso l'amaro erbaceo, e comunque risultato dell'armonizzazione di più luppoli; e che invece si rivela essere frutto di un solo luppolo, peraltro australiano, e malto monaco. A farla da padrone è comunque l'amaro, sia nel corpo che in chiusura, lasciando sapori erbacei assai persistenti pur senza essere eccessivi.

Sempre di Antica Contea ho riprovato la Rinnegata - chi non sapesse di che cosa sto parlando riveda questo post -, questa volta però alla spina e maturata in botti di rovere anziché di ciliegio. Ad essere onesta, trovo che renda molto meglio spillata da cask - e quindi senza gasatura - e con il "ricarico" di sapori e aromi dato dal ciliegio; ma anche così si difende bene, soprattutto se si ha la pazienza di scaldarla un po' così che liberi al meglio i profumi di amarena e cioccolato.

Una novità per me era invece la Vingraf, una ale brettata a cui è stato aggiunto mosto di sauvignon di un'azienda agricola locale dopo la fermentazione primaria. Partita come ambrata, ha assicurato Costantino, "ora il brett s'è mangiato anche il colore", ormai dorato - come la foto testimonia. All'olfatto risaltano gli aromi tra il dolce e l'acido del vino, che si combinano poi armoniosamente al palato insieme alle note liquorose; per chiudere con una punta di acido tipico del genere - è notizia recente infatti che è stato codificato lo stile "Italian Grape Ale", birra italiana ad alta fermentazione all'uva. Vi risparmio i vari commenti del tono "W la IGA".

Da ultimo, pur piangendomi il cuore per la Hybrida Rubra di Paolo Erne al mosto di Terrano, dovendo scegliere - perché ormai era tardi...- non ho potuto andarmene senza riprovare IL barley wine, ossia la sua Godzilla: un nome un programma, trattandosi di un triplo mash - in altre parole, tre infusioni successive nello stesso liquido, che portano ad un totale di 18 gradi alcolici  - a cui è stata aggiunta, tra le innumerevoli altre cose, una generosa quantità di uvetta sultanina. Dopo due anni di maturazione in botte, il bilanciamento del dolce è giunto ad un punto ottimale: se l'uvetta e i profumi quasi da sherry risaltano soprattutto all'olfatto, in bocca oserei definirli vellutati, per chiudere con un tocco tra malto e caramello che non lascia la bocca impastata.

Ultima nota va "alla casa", ossia alla cucina del Mastro Birraio: assai simpatico il format del "San Bernardo", ossia della ragazza con botticella appesa al collo a mo' di salvadanaio, dove infilare le monetine per procacciarsi il contenuto del vassoio che aveva in mano. E che contenuto: polpette di patate e salumi, tempura di orata e di tonno, cotti a dovere senza risultare pesanti - e chi mi conosce sa quanto io sia severa sul fritto. Insomma, che dire: buon cibo e ottima birra in piacevole compagnia, per una serata da ricordare.