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mercoledì 23 dicembre 2015

Birra e pesce, ovvero Samarcanda e Alto Gradimento

Rieccomi qui, dopo un lungo periodo di silenzio. I frequentatori di questo blog già conoscono la mia passione per il pesce, e per i relativi abbinamenti con la birra: argomento su cui già avevo avuto modo di scrivere in occasione della seconda cena organizzata dal birrificio-ristorante Sancolodi (chi se la fosse persa, legga qui). Così lunedì scorso ho colto l'occasione per prendere parte alla degustazione organizzata dal Samarcanda; che ristorante non è, ma ha coinvolto appositamente lo chef Luca David del ristorante Alto Gradimento di Grado.

La serata si è aperta con le praline di ricciole con olive taggiasche e pomodoro su crema di ricotta, accompagnate dalla Blanche La Fourquette. I generosi aromi di coriandolo e scorza d'arancia - personalmente ho sentito, insieme allo speziato del lievito, una leggera nota che mi ha ricordato l'anice - che ritornano anche nella breve persistenza, e il corpo fresco e abbastanza esile in cui invece ritornano i toni del lievito, ho trovato si abbinassero in maniera interessante al pesce nella misura in cui creavano una sorta di amalgama con la speziatura e l'arancio; più che un contrasto, un'unione di toni diversi.

Più complesso il secondo abbinamento, tartare di tonno con senape in grani unita a La Trappe Blond. Effettivamente, ero stata avvisata da Beppe: una belgian ale dall'aroma fruttato, in cui spiccano note alcoliche e quasi di miele nonostante il finale secco e moderatamente amaro, con la tartare non c'entra proprio un accidenti. Il trait d'union su cui cuoco e publican hanno voluto scommettere è la senape, che in effetti fa il suo lavoro: i sentori tra l'aspro e lo speziato vanno a "smorzare" - ma unendoli - sia l'acidulo del pesce che la complessa rosa di aromi e sapori della birra, per cui devo dare atto che si è trattato di un'intuizione indovinata.

Anche il terzo piatto era una sorta di "azzardo" sotto il profilo dell'abbinamento, gamberi katafi con salsa al curry accompagnati dalla ipa Hop Devil della Victory. Per quanto mi trovi ad ammettere candidamente che i gamberi erano così buoni che avrei dato fondo anche ai cartocci degli altri commensali - idem per la birra -, altrettanto candidamente ammetto di non aver "capito" l'abbinamento. L'aroma di frutta tropicale, così come il finale agrumato assai persistente, in effetti potevano offrire buona sponda alla speziatura del curry; eppure, personalmente, l'ho percepito come un contrasto che cozzava. Apprezzatissimi comunque sia i gamberi che la birra, che rispetto a molte altre ipa si distingue per una maltatura più ricca e rotonda al palato.

Il passo successivo è stato il baccalà mantecato con la polenta - servito a mo' di pallina di gelato, come vedete nella foto - con la doppelbock Speziator Hell di Riegele. Passando da un aroma intenso tra lo speziato e il floreale con una nota di frutta, al corpo robusto e rotondo in cui ho colto anche una punta di miele, fino al persistente finale erbaceo, la birra crea un contrasto indovinato con la delicatezza del baccalà e della polenta, pulendo al contempo il palato grazie al grado alcolico e al finale secco. L'abbinamento che, personalmente, credo di aver apprezzato di più.

Dulcis in fundo - letteralmente -, il bonet di cioccolato e caramello abbinato alla imperial stout Noctus 100 di Riegele. Complice il notevole grado alcolico - 10 gradi -, l'aroma ricorda quasi un misto di liquore al cioccolato e liquore al caffè, che si armonizzano poi nel corpo che rimane equilibrato, senza eccessi; così come senza eccessi è la persistenza, per quanto l'alcol sia discretamente presente. Classico e sempre apprezzato, naturalmente, l'accompagnamento ad un dolce del genere.

Mi sento di riservare un complimento allo chef, che è riuscito a preparare delle piccole delizie pur senza trovarsi nell'agio della sua cucina; nonché a tutto lo staff del Samarcanda per la scelta degli abbinamenti e per il servizio, con tanto di occhio di riguardo alla temperatura a cui le varie birre venivano servite - cosa non scontata, specie in serate frenetiche. Il passo successivo annunciato da Beppe è il "cambio campo", ossia una degustazione questa volta a Grado, in cui la scelta di birre e piatti sarà basata anche sulle opinioni dei partecipanti a questa priuma degustazione: non resta che attendere notizie.

martedì 1 dicembre 2015

Tutti i premiati del Luppolando


Tra gli homebrewers partecipanti c'era stata parecchia attesa: e finalmente lunedì 30 novembre al Samarcanda di Plaino si sono tenute le premiazioni del concorso Luppolando, quest'anno alla seconda edizione. Per la seconda volta ho avuto l'onore di far parte della giuria insieme al prof. Buiatti dell'università di Udine, e ai suoi collaboratori Paolo Passaghe e Stefano Bertoli: un'occasione sempre buona per imparare e confrontarsi, per quanto il più delle volte ci sia stata omogeneità nei giudizi e nei commenti fatti sulle birre valutate. Come spesso accade tra gli homebrewers, c'è stata una buona dose di sperimentazione: cosa magari delicata nel caso di un concorso, ma comunque un tratto distintivo di questo movimento di cui tenere conto anche nel giudicare.


Erano 23 le birre in concorso, e diversamente dello scorso anno non sono state le Ipa a farla da padrone: più gettonate di tutte sono state le Apa, a conferma del fatto che anche tra gli homebrewers le luppolature audaci stanno perdendo il loro fascino a favore di toni più sobri. Per il resto i concorrenti hanno spaziato dalle English Pale Ale, alle Tripel, alle Porter, alle Belgian Ale, alle birre di frumento nelle loro varie declinazioni.

Soltanto per le Apa è stato stilato un podio, mentre negli altri casi si è preferito ricorrere a menzioni in assenza o di un numero congruo di birre in concorso, o di almeno tre birre giudicate meritevoli di un riconoscimento. La medaglia di bronzo per le Apa è quindi andata a Dario Gerdol, quella d'argento ad Andrea Fracas e Michele Sambo – purtroppo ammalato, ma sono certa che il socio ha bevuto anche alla sua salute – e la medaglia d'oro a Fabrizio Gonano (nella foto). Presenti in forze quindi sia Accademia delle Birre che l'Associazione Homebrewers Fvg, che si dimostrano serbatoi di talenti nel mondo dell'homebrewing.

Stessa cosa può dirsi per un altro sia accademico che associato, Luca Dalla Torre (nella foto), che ai già numerosi riconoscimenti aggiunge la medaglia d'oro per la sua English Pale Ale; così come altro accademico e associato è Emiliano Santi, che ha ottenuto la menzione per la sua American Wheat.

Un'altra menzione anche per Andrea Fracas (nella foto) e Michele Sambo con la seconda birra che hanno portato al concorso, una black ipa – Cascadian dark ale, per la precisione ; e infine per Francesco Sordetti, che si è distinto per la sua Belgian Strong Dark Ale – uno stile meno diffuso tra gli homebrewers ma al quale, ha raccontato, si è appassionato proprio al Samarcanda con i consigli di Beppe.



Chiusa anche la seconda edizione, dunque, non resta che attendere la terza: per la quale Beppe ha già anticipato diverse novità, per cui l'invito agli homebrewers è a rimanere sintonizzati...

Grazie a Giuseppe Burello per le fotografie.

giovedì 15 ottobre 2015

Datemi la ipa più speciale che c'è

Ieri sera ho fatto ritorno dopo tanto tempo al Samarcanda, accolta come sempre con calore da Beppe e Raffaella. Dopo i saluti si sono aperte come sempre le discussioni sul che cosa bere: che - con Beppe in particolare - finiscono spesso per diventare lunghe e dotte dissertazioni sulle birre che il locale offre, sulle birre in generale, e magari pure sui massimi sistemi. Ma va bene così, quando si entra in certi giri le riflessioni elaborate - qualcun altro le chiamerebbe seghe mentali - su ciò che si beve diventano parte del gioco. E così, dopo aver passato in rassegna buona parte del repertorio, Beppe se n'è uscito con un: "Ve la propongo io una chicca. Una delle ultime bottiglie rimaste, e non so se e quando riuscirò a farmene arrivare delle altre". Se fosse un'offerta, un ultimatum, o un'astuta tecnica di marketing, non era dato sapere; ma mi sono fidata, dato che non sono mai rimasta delusa delle sue proposte.

Trattasi della ipa dell'americana Ale Smith Brewing Company, marchio che, per quanto conoscessi di fama, non avevo mai provato (essendo appunto di non facile reperibilità). Da sotto il cappello di schiuma pannosa, densa e fine, salgono degli aromi che in prima battuta evidenziano l'erbaceo e il citrico, ma poi - e sempre più al salire della temperatura della birra - lasciano spazio a quelli di frutta tropicale, con addirittura una punta di malto che ricorda i mieli più amari, tra l'acacia e il castagno: due aspetti che raramente vengono tenuti insieme, e che, per quanto non si armonizzino, allo stesso tempo non si danno il cambio in modo "traumatico" creando l'impressione di cozzare. Anzi, la parte più dolce apre la strada al malto che predomina al palato per un brevissimo tratto, per poi virare subito sull'amaro persistente tipico delle ipa sugli stessi toni dei primi aromi. Insomma, aveva ragione Beppe, si tratta davvero di una creazione assai particolare; di quelle che ci si può aspettare di trovare in locali che, come il Samarcanda, optano per una lista birre ricercata che punta a trovare la qualità tra quelle meno diffuse e conosciute, e spesso diffficilmente reperibili.

venerdì 20 febbraio 2015

Una doppia blanche e un avviso ai luppolanti

L'altra sera, parlando di birre belghe con un amico e con il buon Beppe alla birreria Samarcanda di Plaino, consideravamo come sia assai difficile mantenersi sotto i sette gradi quando si arriva in quel di Bruxelles: "A meno che non sia una blanche", ho osservato io con fare "studiato". "Beh, ma ci sono anche le double blanche, che comunque ne fanno sei" ha ribadito Beppe, evidentemente più navigato di me. Double blanche? Mai provata una, mi sono detta: e quindi a quel punto colmare la lacuna si poneva come la priorità della serata.

Beppe mi ha così servito una Blanche des Honnelles, double blanche della Abbaye des Rocs. Una doppio malto con tre cereali - orzo, frumento e avena - dal colore ramato, e quindi più carico delle blanche classiche: già da lì si intuisce che una qualche differenza ci deve essere, intuizione confermata dall'aroma floreale più intenso della media in cui spicca una nota di coriandolo. In bocca la fa invece da padrona il cereale, ricordando la crosta di pane; per passare poi ad una punta di vaniglia, che però lascia subito spazio ad una chiusura più secca e rinfrescante. Insomma, una scoperta assai curiosa, dato che coniuga il tocco dissetante delle blanche con un corpo ed un'aroma più complessi che possono soddisfare anche chi è alla ricerca di sapori più forti.

Detto ciò, dò volentieri spazio ad un "avviso ai luppolanti" di cui ho avuto conoscenza proprio al Samarcanda, ossia dell'apertura del bando della seconda edizione del "Luppolando": dal 1 agosto al 1 settembre - e quindi non ci sono scuse: il tempo per la maturazione ce l'avete, a meno che non facciate una barricata - gli homebrewers potranno consegnare le proprie creazioni al Samarcanda. Quest'anno già è stata predisposta una classificazione in otto categorie più una categoria aperta - trovate tutti dettagli sulla pagina Facebook del Samarcanda - e a fine settembre la giuria capitanata dal prof. Buiatti sceglierà le tre migliori per ciascuna categoria. Che dire: anche quest'anno, che vinca il migliore..

giovedì 11 settembre 2014

Oh oh cavallo, parte seconda

Dato che il primo giro al Samarcanda non ci era poi dispiaciuto così tanto, e che la lista delle birre da provare lì è lunga, abbiamo deciso di fane un altro: e questa volta abbiamo optato del tutto l'effetto sopresa, lasciando - senza nemmeno aprire il listino, troppo lungo per i nostri occhi affaticati quella sera - che il buon Beppe ci portasse lui una bottiglia degna di nota.

La sua scelta è caduta sulla D'Oro del birrificio Abba di Livorno Ferraris: una belgian blond ale piuttosto impegnativa sotto il profilo alcolico - 8% -, ma di fronte alla quale non ci siamo scoraggiati. La prima cosa a colpire è la schiuma, ben "pannosa" - perdonatemi il termine poco tecnico, ma credo renda molto meglio di altri - e persistente; anche l'aroma non è meno notevole, ben fruttato - personalmente ho colto in particolare sentori di uvetta - con qualche lieve nota di caramello. Il che non prelude però ad una dolcezza eccessiva nel corpo, che confermando gli aromi è ben bilanciato con un finale tutto per i luppoli che lascia al palato una sensazione di equilibrio. Un consiglio che mi sento...caldamente di dare è proprio quello di berla calda: indubbiamente rende il meglio della sua rosa di aromi e sapori ad una temperatura ben più elevata di quella a cui di solito vengono servite le birre - vengono suggeriti 12-14° C -, per cui se vi portano una bottiglia appena tolta dal frigorifero abbiate la pazienza di aspettare, ne varrà la pena.

Magari, se siete al Samarcanda - ma in quel caso probabilmente non servirà aspettare, perché il birraio usa servirla alla temperatura giusta - potete ingannare l'attesa sgranocchiando qiualcosa: mi permetto infatti di aggiungere una nota di merito alle patate del Samarcanda, che Beppe e la moglie fanno arrivare direttamente dal Veneto, e friggono sapientemente fino ad ottenere una sfoglia croccantissima e affatto unta per poi insaporirle con spezie. Insomma, non il solito piattino di patatine surgelate: per cui anche se, come me, non avete simpatia per il fritto, questa volta può valere la pena fare un'eccezione...