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lunedì 31 ottobre 2016

Mastro Birraio a Pordenone: il primo weekend

Anche quest'anno ho presenziato con grande piacere alla Fiera della Birra Artigianale di Pordenone, in corso tra lo scorso weekend e il prossimo; e ho così avuto modo di incontrare i primi venti birrifici. Per la verità erano tutti già a me noti a parte uno, il Lariano; ma non sono comunque mancate le novità - e mi soffermerò dunque su quelle, senza per questo nulla togliere agli altri.

La prima che ho provato è stata la nuova Limited Edition del Benaco 70, la Smoked Porter - una porter affumicata, come il nome stesso fa capire. Come già ho anticipato nel post sulla mia pagina Facebook, il primo aggettivo che mi è venuto in mente è "morbida": all'aroma l'affumicato è si percepibile ma si amalgama bene con le note tostate, e anche nel corpo - scarico ma non evanescente, come si addice allo stile - la nota di brace rimane elegante e delicata. La peculiarità che ho trovato è come questa "giochi" con i sapori del malto chocolate, che arrivano solo in seconda battuta: e se in sé e per sé sembrerebbero cozzare, il passaggio tra l'uno e l'altro è armonioso, dando anche qui quasi l'impressione di amalgamarsi. Del resto, quella di fare un'affumicata non troppo intensa era l'intento dichiarato di Riccardo; così come quello, direi riuscito, di tenere insieme nel migliore dei modi aromi e sapori molto diversi. Consigliabile a chi trova le porter spesso "blande", rifugiandosi magari nelle stout, perché queste peculiarità la rendono comunque più caratterizzata della media dello stile. In casa Benaco 70 c'è poi un'altra novità, questa volta però mangereccia: il panettone artigianale al cedro e pesca bagnati con la honey ale, la loro birra al miele - e complimenti vivissimi alla pasticceria Poggiana, perché è davvero ottimo. Riccardo aveva inizialmente proposto di bagnarlo ulteriormente con la Honey Ale, intingendolo; personalmente ho trovato però che l'abbinamento per affinità fosse eccessivo, per cui - per quanto detto così possa sembrare eresia - ho apprezzato di più quello per contrasto con la Strong Bitter (che rimane peraltro a mio parere una delle loro birre meglio riuscite).

La seconda novità è stata quella del Salgaro - beerfirm che si appoggia all'Acelum, e con progetti di partire con il proprio impianto quanto prima - che a Pordenone ha portato la blanche Notte Bianca. Se volete una blanche belga così come da manuale, con la speziatura sì presente ma non robusta, fresca e beverina nonostante la buona carica di cereale al palato e senza evidenti note di luppolo, questa è per voi: semplice e pulita, secca e attenuata al punto giusto per "pulire" la bocca. Devo dire che mi ha positivamente colpita, per cui non posso che esprimere fiducia per il momento in cui il Salgaro dovesse iniziare a camminare con le sue gambe.

Novità in toto era invece per me il Birrificio Lariano di Sirone (LC), presnete con il Drunken Duck come distributore: ho provato la la kolsch Michetta, con l'aggiunta del 10% di pane secco. Una luppolatura delicata e floreale, un corpo morbido e fresco e un finale pulito.

Sempre con piacere ho poi rivisto la Brasseria Alpina, che a Pordenone ha portato la sua ultima nata Uvernada: una birra invernale, ispirata alle birre natalizie belghe. Aromi di fragola e rosa canina, sapori di caramello e frutta secca, con una nota finale di amaro data dell'erba alpina tanaceto volgare: si conferma quindi la linea dell'utilizzo delle erbe delle valli in cui si trova il Birrificio, già esplorata in diverse loro birre - dalla Berla Nera alla Genepy -, a mo' di reinterpretazione locale dello storico gruit fiammingo (una miscela di erbe usata a scopo amaricante e di conservazione prima dell'introduzione del luppolo).

Novità anche in casa de L'Inconsueto: nella fattispecie la Piccadilly Bitter - luppolatura delicata, sui toni resinosi, e intenso amaro finale - e la birra natalizia, che personalmente ho trovato un po' fuori dai canoni dello stile dato il corpo relativamente poco robusto - anche il grado alcolico è più basso della media dello stile, 7 gradi - e gli intensi profumi di anice.

Spostandomi invece in quel di Croce di Malto ho provato la Rus, la nuova bitter con riso Ermes - sulla scia del felice risultato ottenuto con il riso Venere nel caso della Piedi Neri - : semplice, fresca e beverina, alla dolcezza del cereale nel corpo contrappone un finale di un amaro secco e pulito. 

Tra i presenti c'era anche Opperbacco, ma su suggerimento del buon Damiano ho assaggiato la birra "ospite" dello stand, la Fucking beer del birrificio spagnolo La Pirata: una lager chiara a cui è stato aggiunto caffè. Ammetto la mia perplessità dato l'insolito contrasto tra la base di cereale, la luppolatura acre e l'amaro esotico del caffè, che ho trovato un po' cozzare; resta comunque una birra senza difetti oggettivi, per quanto a livello di gusti personali l'abbinamento non mi sia apparso riuscitissimo.

Una parola poi per Diciottozerouno - sì, come la foto testimonia sono stata accolta dal consueto cabaret dietro al banco - che pur non avendo portato birre nuove ha comunque apportato degli aggiustamenti a quelle già in lista: in particolare è da segnalare la dark strong ale Granata, a cui il luppolo Nelson Sauvin dà la sua caratteristica nota di uva spina che si sposa in maniera peculiare con la robusta (e dolce) base maltata, e la saison Ocra, in cui alcuni "aggiustamenti" sul fronte del lievito hanno portato ad una speziatura ancora più intensa all'aroma. Un birrificio che pare avere una costante tensione a migliorare insomma, dato che ogni volta trovo qualche piccola ricalibratura, pur senza andare a stravolgere la ricetta originale.

Chiudo qui, anche se molto altro da dire ci sarebbe; a cominciare dal Birrificio di Cagliari con la sua affumicata Mutta Affumiada, che pur non essendo nuova ha colpita una volta di più per la sua morbidezza ed equilibrio. Un grazie poi anche a Sognandobirra, Zahre, Weiherer Bier, Birradamare, La Buttiga, e tutto il resto dell'allegra (e di qualità) compagnia. Non mi resta che attendere il prossimo weekend con altri venti birrifici: alcuni tra questi mi hanno già anticipato delle novità, per cui rimanete sintonizzati....

venerdì 29 aprile 2016

Santa Lucia, parte sesta: oltre i confini

Pur con notevole ritardo, aggiungo un paio di annotazioni su alcuni birrifici - e mi perdoneranno i numerosi altri - presenti, tramite i loro distributori, nell'ultimo weekend dedicato ai birrifici stranieri. 

A farmi una panoramica - anzi, a farmi fare una vera e propria verticale di assaggi - del birrificio spagnolo La Pirata è stato il caro Damiano, che mi ha fatta iniziare con la ipa Via Krucis - un nome, un programma, viste le numerose "stazioni" che mi aspettavano - : già da lì si nota una delle caratteristiche distintive di questo birrificio, ossia le luppolature audaci sottolineate ancor di più da corpi spesso scarichi a dispetto del grado alcolico. Qui l'agrumato del luppolo all'aroma arriva a ricordare distintamente di limone, che ritorna anche in chiusura; e tra i due c'è...il nulla, almeno dal punto di vista del malto, perché il corpo leggero ha piuttosto i toni dell'amaro resinoso del luppolo. Se vi piacciono le luppolature americane, fa senz'altro per voi; così come un'altra ipa, la Ay Caramela, che a una luppolatura altrettanto citrica fa però seguire un imprevedibile corpo tostato, quasi di mandorla - risultando di conseguenza più robusta al palato, forse l'unica ad esserlo in tutto il repertorio. Andando sullo speziato ho provato la Green Street Imperial Saison (e questo era uno stile che mi mancava; come prevedibile, una saison più corposa e più alcolica, vedasi la lavagnetta della foto): un tripudio di profumi dallo zenzero, al pepe, ai chiodi di garofano, al coriandolo (ognuno può sentirci un po' quel che vuole, diciamo...) che chiude con una "pepatura" decisamente pronunciata. Virando più verso il dolce sono passata alla amber ale Sanda, i cui profumi e sapori finali mi hanno ricordato l'uvetta sultanina; e infine la oatmeal stout Lab001, dall'aroma ben tostato, che nel corpo ricorda il caffè zuccherato e la liquirizia con una distinta nota alcolica finale. Se morbidezza dell'avena c'è, diciamo che è coperta dai sapori forti. Devo dire che a livello di gusti personali queste birre mi sono piaciute e le ho trovate di piacevole bevuta; devo però ammettere, come già accennato, che per molti aspetti potrebbero definirsi eccessive, anche se può discutere a lungo su dove stia (se c'è) la linea dell'eccesso, e su quale sia la differenza tra il superarla con la sregolatezza del genio e lo strafare volendo stupire ad ogni costo.

Sempre rimanendo in Spagna, 2Drink ha portatole birre della Bercelona Beer Company; ho provato la loro novità, la pale ale ByBear, che - al contrario della filosofia di lavoro de La Pirata - vede il luppolo fare la sua comparsa solo in chiusura, con un amaro trerroso "all'europea"; mentre al naso spiccano il caramello, il biscotto e anche qualche sentore tostato, che conduce in bocca ai sapori di nocciola. Per gli amanti del dolce, ma senza risultare stucchevole - data appunto la chiusura di cui parlavo.

Un'ultima annotazione su Beer Gate, che ha portato le birre britanniche di Durham Brewery, The White Hag, Great Newsome e By The Horns: e di quest'ultimo mi ha fatto assaggiare la Old Smoked Tea Bitter, reinterpretazione delle bitter inglesi con malto affumicato, té nero e té Earl Grey (al bergamotto) della Joes Tea Company. Devo dire che l'accostamento tra l'affumicato e il té mi ha sopresa: se all'aroma spicca di più il bergamotto, in bocca il sapore amaro del té nero crea un contrasto con i malti affumicati che si risolve poi amalgamandosi in maniera inaspettatamente armonica, soprattutto risolvendosi nel finale in cui ritorna l'agrume, che va a contrastare quella che - parlando del té - potrebbe essere percepita come astringenza.

E qui chiudo la mia panoramica su Santa Lucia, ringraziando tutti coloro che mi hanno calorosamente accolta ai loro stand.