Visualizzazione post con etichetta Associazione birrai artigiani Fvg. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Associazione birrai artigiani Fvg. Mostra tutti i post

venerdì 22 settembre 2017

Gusti di Frontiera 2017: dal riso alla frutta

Nonostante quest'anno non abbia potuto darmi a maratone birrarie, non ho comunque disdegnato un giro alla manifestazione goriziana Gusti di Frontiera: un tour che mi fa sempre piacere, nonché occasione per conoscere gente nuova e rivedere vecchi amici. E in effetti già all'ingresso di Corso Italia ho fatto una nuova conoscenza, l'azienda agricola Palcoda di Fanna (PN), che all'attività principale di allevamento di capre e pecore - da cui ricava una notevole varietà di formaggi - affianca la coltivazione dell'orzo, appoggiandosi poi all'agribirrificio Santjago di Vittorio Veneto come beerfirm. Una scelta, hanno spiegato, dovuta anche alla volontà di appoggiarsi ad un'altra azienda agricola (qual è in effetti Santjago), così da trovarsi in maggiore sintonia in quanto a filosofia di lavoro. Due per ora le birre prodotte su ricetta Palcoda, ed entrambe rivelano una certa passione per le aromatizzazioni di impronta belga: una blonde ale all'arancia amara, e una amber ale al coriandolo.

La seconda nuova conoscenza l'ho fatta a poca distanza da lì, il mantovano birrificio Luppolajo; non era presente tramite il birraio, ma il ragazzo allo stand ha comunque fatto un buon lavoro nell'illustrarmele. Su suo consiglio mi sono concessa un assaggio della Gem Session, una session ipa al riso. Luppolatura delicata su toni floreali con sottofondo di agrume, quasi bergamotto; snella e fresca nel corpo, con finale secco e pulito, di un amaro senza compromessi ma elegante e non troppo persistente. Dissetante, gradevole per le giornate calde, ben costruita nella sua semplicità.

Chi invece ha fatto un lavoro di costruzione un po' più elaborato con la sua nuova creatura è Lorenzo Serroni di The Lure, che mi ha presentato ("Ma senza insistenze eh, capisco...."....e capirai Lure', già le pinte intere invece degli assaggini me le sogno di notte da quattro mesi, questa è istigazione a delinquere) la sua nuova Black or Fruit. Trattasi di una "black juices ipa", ossia una base di black ipa di 6 gradi alcolici a cui è stata aggiunta poco più che la stessa percentuale di succo di vari frutti tropicali (ananas in primo luogo); per la quale Lorenzo ha studiato un mix di luppoli sloveni dagli aromi fruttati tale da accompagnare il succo. In effetti all'aroma i luppoli e la frutta propriamente detta - dai toni di ananas, a quelli di frutto della passione, di uva spina e affini - si armonizzano in maniera tale da risultare quasi indistinguibili. Devo dire peraltro che la frutta, pur percepibile, rimane più sullo sfondo di quanto mi sarei aspettata, accompagnando aromi e sapori senza però risaltare: anche nel corpo, snello nonostante la complessità dell'insieme e il grado alcolico, protagonisti rimangono i malti tra il tostato e il caramellato, mentre la frutta va a dare solo una "nota di colore"; salvo lasciare il posto sul finale ad un amaro citrico che, pur non troppo robusto, è comunque deciso e ben persistente. Nota di merito poi per la schiuma, densa, saporita e ben perisstente, da addentare. Dato che mi sono trovata più volte ad osservare che Lorenzo, rimanendo fedele alla sua prima passione, fa birra come si fa musica - magari si possono anche sperimentare note audaci e dissonanti, ma alla fine si rispettano le regole base dell'armonia e nove volte su dieci si risolve sulla tonica - potrei dire un po' lo stesso anche questa volta: la birra rimane una birra, non una spremuta di ananas, e la frutta fa solo da accompagnamento alla linea melodica principale. Dato l'equilibrio nella complessità si nota che c'è stato un certo lavoro volto ad ottenerlo - e anche qui non posso che ripensare al musicista, che studia fino allo sfinimento lo stesso pezzo finché non esce "pulito". Insomma, da questo punto di vista, l'artigiano (birraio o quel che sia) e il musicista si assomigliano.

Naturalmente sono molti altri gli stand di birra artigianale presenti a Gusti di Frontiera, a cominciare dalla Birroteca dell'Associazione artigiani birrai Fvg in Via Rastello con 16 birre a listino; più altri quali Meni, Foglie d'Erba, Antica Contea, Campestre, Zahre, Campagnolo, Il Birrone, Grana 40, Casa Veccia ed altri ancora. Insomma, come prevedibile, non c'è il rischio di patire la sete...


giovedì 13 aprile 2017

Birrai artigiani, associati è sempre più bello

E' della settimana scorsa il comunicato stampa di Unionbirrai che annuncia il passo da anni auspicato e mai concretizzato, ossia la costituzione in associazione di categoria. Di fatto Unionbirrai già agiva spesso in questa veste - basti pensare alla partecipazione alle audizioni parlamentari in merito alla legge sulla birra artigianale -, ma formalmente rimaneva un'associazione culturale; ora che anche questo ultimo tassello è stato posto, si aprono naturalmente nuovi scenari - già utilmente dipinti dal neopresidente Alessio Selvaggio in questa intervista a Cronachedibirra, e sui quali non mi soffermo.

Appunto però in assenza di un'associazione nazionale, i birrai si erano mossi negli anni scorsi a livello locale: è il caso del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, di cui già ho ampiamente parlato nel mio blog - e in particolare qui, qui e qui. Sorge dunque spontanea la domanda: e adesso? Che rapporti si possono instaurare tra le associazioni già esistenti e Unionbirrai? Una semplice "differenziazione territoriale" - Unionbirrai attiva a livello nazionale, le altre regionale - o c'è di più? Quali le possibili utili collaborazioni e quali le potenziali criticità? Come vedono le associazioni locali la nascita di una "sorella maggiore"?

Severino Garlatti Costa, presidente dell'associazione friulgiuliana, alla mia domanda ha espresso ottimismo: "A mio giudizio è una cosa positiva, tanto che al momento non vedo potenziali criticità - ha affermato -. Si tratta di due realtà complementari ed entrambe necessarie: l'una per per essere rappresentati come categoria a livello nazionale e portare le nostre istanze a al governo e al Parlamento, e fare da elemento d'unione tra tutte le regioni; l'altra perché le istituzioni locali hanno bisogno di interlocutori appunto sul luogo, così come i singoli birrai. Basti pensare che le normative fiscali possono essere diverse da regione a regione. Per cui auspico non solo una fruttuosa collaborazione su questi due livelli; ma non dimentichiamo che buona parte delle norme che interessano il settore è di origine comunitaria, per cui è anche a Bruxelles che dobbiamo portare la nostra voce" - e qui entra in scena, aggiungo io, la European Brewers Association, che da statuto riunisce appunto associazioni nazionali dei Paesi europei non necessariamente membri Ue (29 al momento).

Sulle stesse questioni ho interpellato il copresidente della categoria in seno a Confartigianato Veneto, Ivan Borsato: "Per essere obiettivo nel giudizio dovrei capire meglio che programma mette in capo Unionbirrai - ha affermato -. Le strade sono fondamentalmente due. Come associazione di categoria "tradizionale" dovrebbe scendere nel territorio: tutte le associazioni di categoria artigiane sono divise in mandamenti territoriali, soggetti che ben conoscono le esigenze del singolo, le consuetudini di una zona, le limitazioni e le esigenze del territorio. Ma a questo punto cozzerebbe con le associazioni già esistenti (Confartigianato, CNA, ma anche Coldiretti e Confagricoltura per i birrai agricoli) che offrono anche servizi di consulenza finanziaria e sul lavoro, contabilità, paghe, contenziosi. Se questa è la strada, Unionbirrai si dovrebbe strutturare fortemente: e questo significa uomini sul territorio e costi. Da capire invece se vorranno mantenere una visione più nazionale dedicandosi alla campagna sulle accise o all'organizzazione di eventi e diffusione della cultura birraia, cose che rimangono importantissime. Al di là della via che intenderanno intraprendere, il lavoro sarà grande e difficile, ma per il nostro settore c'è bisogno di riferimenti in questo momento più che in altri. Nell'attesa, non posso fare altro che complimentarmi e augurare buon lavoro ai neo-dirigenti". 

Due visioni che, pur in maniera differente, evidenziano una delle sfide che Unionbirrai dovrà affrontare: coordinarsi e non cozzare con le associazioni locali, là dove ci sono, così da poter garantire la rappresentanza sia a livello regionale che nazionale - senza inutili doppioni, con relativi costi in termini di risorse umane e finanziarie.

mercoledì 1 febbraio 2017

Birre artigianali per tutte le stagioni: qualche riflessione

Ho avuto il piacere di condurre nella serata del 31 gennaio la degustazione "Birre artigianali per tutte le stagioni", organizzata dall'Associazione Birrai Artigiani Fvg e Confartigianato Udine. Non mi soffermo sulle quattro birre degustate - Pale Ale di Borderline, Dama Bianca di Antica Contea, Straripa di Villa Chazil e Orzobruno di Garlatti Costa - di cui ho già parlato a più riprese nel blog (per chi si fosse perso qualcosa, è sufficiente cliccare sui nomi delle birre in questione), quanto su alcuni spunti di riflessione che la serata di ieri mi ha stimolato.


Innanzitutto, la partecipazione: i posti sono andati rapidamente esauriti. E fin qui, direte voi, finché le occasioni sono goderecce e la partecipazione è gratuita potrebbe non essere una grande notizia; ma è comunque significativa se si pensa che i numeri, pur in una serata invernale e di pioggia, sono stati comparabili a quelli registrati in un'occasione simile in una bella serata di inizio settembre. Insomma, per far uscire di casa la gente non basta offrire la birra - come sa bene chi organizza eventi -, bisogna stimolare l'interesse genuino del proprio gruppo di riferimento. E anche a questo proposito ho osservato una cosa che mi ha fatto piacere: una parte significativa degli intervenuti si accostava per la prima volta o quasi alla birra artigianale, e quindi questa poteva dirsi per me e per i birrai presenti - Severino di Garlatti Costa (mi si perdoni il gioco di parole) e Costantino di Antica Contea - l'occasione per fare quella tanto decantata "cultura della birra artigianale" nei confronti del "consumatore medio". Che magari - come hanno dimostrato le numerose e articolate domande rivolteci - di curiosità nei confronti del prodotto ne ha tante, ma non sempre ha a disposizione una fonte attendibile e pertinente per soddisfarle: e sentire persone che sono ai primi approcci con la birra artigianale chiedere quale sia la differenza tra la pale ale e la ipa, i dettagli del processo di lavorazione, i costi che vi stanno dietro, la differenza che la qualità delle materie prime può fare sul prodotto finito, e numerosissime altre questioni, è una bella soddisfazione.

Un altro aspetto che mi ha dato da riflettere è stato il fatto che, tra le impressioni raccolte a fine degustazione, non ci sono state soltanto parole di apprezzamento per le birre - con tanto di assicurazioni, da parte di chi non le aveva mai provate, che in futuro vorrà berne ancora -, ma anche per l'attività culturale e di promozione svolta da Confartigianato e l'Associazione Birrai Artigiani. E questo mi fa pensare che, in un contesto in cui si fa un gran parlare di "unirsi per fare la forza", il messaggio che si passa al pubblico sotto questo profilo possa essere più forte e pregnante di quanto non si creda.

Si ringrazia Sandro Shultz di Itinerari del Gusto per le fotografie.

sabato 31 dicembre 2016

Birrai Artigiani Friuli Venezia Giulia: l’intervista al presidente Severino Garlatti Costa

In questo ultimo giorno dell'anno, riporto qui sotto l'intervista a Severino Garlatti Costa pubblicata ieri a mia firma su Il Giornale della Birra. Buona lettura e buon anno!


Una delle criticità che più spesso è stata lamentata dai birrai artigiani è l’assenza di una vera e propria associazione di categoria: e infatti in alcune Regioni ci si è mossi in questo senso, spesso grazie anche al sostegno di Confartigianato. Tra queste c’è il Friuli Venezia Giulia, dove nel luglio del 2015 è stata fondata l’Associazione Birrai Artigiani Fvg: i suoi scopi, come specificato dallo statuto, vanno dalla consulenza in campo formativo, legale e fiscale, alla promozione di eventi e iniziative di vario genere e dei contatti tra birrai, alla sensibilizzazione del consumatore e degli enti pubblici, alla creazione di sorta di “gruppi di acquisto solidale” per le materie prime. Il Giornale della Birra ha incontrato Severino Garlatti Costa, titolare del birrificio Garlatti Costa di Forgaria, e presidente dell’Associazione – che oggi conta una quindicina di soci, su una trentina tra birrifici e beerfirm presenti in Regione.

Quali sono stati i principali traguardi raggiunti dall’Associazione in questo primo anno di vita?
Il risultato più immediatamente “visibile” è stato l’essere riusciti ad organizzare numerosi eventi insieme, da Friulidoc, all’Artigiano in Fiera; e fondamentali sono state in questo senso le collaborazioni con Ersa (l’Ente Regionale per lo Sviluppo Rurale) e Confartigianato. Ma è stata proficua anche la collaborazione con le istituzioni, che già da tempo spingevano per avere un interlocutore unico: oggi abbiamo un rapporto continuativo con diversi consiglieri regionali, che ci consente di far presente le necessità del settore – dalle normative agricole alla promozione del prodotto – e devo dire che abbiamo trovato ascolto. Inoltre la Regione può porsi come mediatore tra noi e altre istituzioni, come l’Agenzia delle Dogane.

Quali sono state invece le principali difficoltà?
Innanzitutto il fatto che ciascun birrificio, essendo tutti di piccola dimensione, ha poco tempo da dedicare a mettere a frutto tutte le possibilità che l’Associazione apre: senz’altro servirebbero altre persone per sviluppare i vari progetti. Inoltre, ma non è certo un problema dei soli birrifici, non tutti capiscono l’importanza del mettersi insieme e fare massa critica: come singoli siamo inascoltati.

Ci sono delle specificità della Regione che possono essere utilmente messe a frutto da voi birrai artigiani?
Il fatto di essere tutti di piccola dimensione, e almeno per ora non numerosissimi, pur essendo per certi versi un limite ci consente di avere più agevolmente contatti diretti tra di noi. Inoltre siamo la Regione è è partita per prima nel campo della divulgazione culturale nel settore birrario, con la preziosa opera del prof. Buiatti dell’Università di Udine. Altre Regioni, come la Lombardia e il Veneto, ci hanno poi superati sotto questo profilo e mi rammarico che non si sia cresciuti con lo stesso entusiasmo; ma rimane comunque come punto di forza e come stimolo a dare nuovo slancio il “vantaggio d’immagine” di essere partiti per primi.

Quali sono i progetti e prospettive per il futuro?
Senz’altro il lavoro da fare per crescere come Associazione non manca. Alla Regione abbiamo proposto la costituzione di un tavolo permanente con il nostro settore, e di farci conoscere attraverso le manifestazioni a cui la Regione partecipa all’estero: il mondo del vino già è presente, per cui possiamo esserlo anche noi. Tra i progetti che ci sono cari c’è poi la creazione di una piccola malteria, dando seguito alle sperimentazioni già fatte all’Università.

Come vedi invece, più al largo, il futuro del settore in Italia?
Dalle ultime analisi uscite è emerso ciò che già da qualche tempo noi operatori avevamo visto “sul campo”, ossia che esistono tre tipologie di birrifici artigianali: i piccoli e i brewpub, che lavorando su piccola scala e a livello locale fanno del poter vendere direttamente l’intera produzione il loro punto di forza; i “grandi”, che vogliono investire per crescere pur rimanendo artigianali, e devono strutturarsi in maniera adeguata per poter sfruttare le economie di scala; e in mezzo i “medi”, che hanno costi fissi paragonabili a quelli dei grandi, ma non riescono a sfruttare quelle stesse economie di scala né a basarsi solo sulla vendita diretta come i piccoli. Per i primi vedo un buon futuro, anche a fronte della crescita vertiginosa del numero di birrifici artigianali, grazie al loro radicamento sul territorio; così come sono ottimista per i secondi, purché a condurli ci sia qualcuno che ha una visione imprenditoriale. Per i terzi, invece, vedo una situazione più critica.

lunedì 26 settembre 2016

Un'incursione a Gusti di Frontiera

L'ho chiamata "incursione" perché purtroppo quest'anno, a causa di altri impegni concomitanti, non ho potuto passare molto tempo alla nota manifestazione goriziana dove torno ogni anno con molto piacere; ma devo dire che le poche ore trascorse lì sono state piacevoli e fruttuose, per cui il bilancio non può che essere positivo.

La prima sosta birraria che ho fatto è stata da The Lure, dove Lorenzo mi ha invitata a provare il curioso abbinamento tra la sua birra di frumento Pink (un "ibrido" tra weizen e blanche, come ho spiegato nel post di presentazione del birrificio) e il kurtőskalács, tipico dolce ungherese che in quel di Gorizia spopola ogni anno con lunghe code agli stand che lo vendono (una pasta cotta su un supporto cilindrico che ruota sulle braci, e variamente ricoperta con cacao, zucchero, cannella, a seconda dei gusti). Il kurtőskalács in questione era al cacao, e in realtà - concordando con la fidanzata di Lorenzo: tra donne ci si intende, evidentemente - avrei suggerito piuttosto l'abbinamento con la apa Seattle, che nel suo equilibrio tra le note maltate e l'amaro avrebbe prima accompagnato e poi contrastato il dolce; ma Lorenzo ha insistito per la Pink, per cui così è stato. Devo dire che inizialmente la componente speziata piuttosto importante del lievito usato per questa birra andava a cozzare con il sapore tra il caramellato e il cioccolato del kurtőskalács, e sotto questo profilo la Seattle sarebbe stata più indovinata; la sopresa però è arrivata dopo, al retro-retro-retro (e ancora retro) gusto, quando queste componenti si sono amalgamate in bocca generando un connubio che - e qui invece devo dare ragione a Lorenzo - merita di essere provato. Un'interessante scoperta, insomma, per la quale ringrazio Lorenzo.


La seconda tappa è stata una nuova conoscenza, il birrificio Fortebraccio di Montone (Perugia). Nato quattro anni fa dall'iniziativa di due imprenditori homebrewer per hobby, che hanno ampliato il business trasformando in impresa questa loro passione, vanta una gamma abbastanza ampia di referenze - tutte alte fermentazioni eccetto una lager chiara al tartufo - con un occhio di riguardo per il prodotti del territorio - come la castagna per la ale ambrata, il già citato tartufo, e il vino Sagrantino di Montefalco docg usato per il barley wine/Iga Birrantino. Ed è appunto quest'ultimo che, nella mia chiacchierata con il birraio Andrea, ho assaggiato. Le note del vino - un rosso dolce - sono ben presenti all'olfatto, che unisce sentori quasi liquorosi a quelli tanninici; al palato però rimane un barley wine "in stile", senza particolare presenza del vino, che ritorna però sul finale. La presenza del Sagrantino è comunque sempre molto delicata, coerentemente con quella che Andrea mi ha spiegato essere la maniera di lavorare del birrificio - ok le aromatizzazioni e le sperimentazioni, ma senza strafare - per cui si tratta sì di un barley wine peculiare, ma non di un barley wine improbabile; anzi, sicuramente può risultare interessante per chi ama quel genere di vino. Unica nota, il fatto di essere stato servito alla spina probabilmente non ha reso del tutto giustizia al Birrantino, data la carbonatazione un po' sopra le righe per un barley wine che ne è risultata.

E rimanendo in tema Iga, del birrificio Antica Contea ho provato - dopo la oatmeal stout Pat at a Tap leggermente ossidata (su suggerimento di Costantino), che nonostante l'acidità all'olfatto mi avesse lasciata perplessa si è poi rivelata interessante - la Vingraf 2015, una strong scotch ale brassata nell'utunno dell'anno scorso miscelata a metà fermentazione con mosto di Sauvignon dell'azienda agricola Casa delle Rose e invecchiata in tonneaux usato in precedenza per vini bianchi. All'olfatto il sauvignon è ben presente, con aromi fruttati, preludendo al dolce maltato della scotch ale di base. Sul finale le due comnponenti tornano ad amalgamarsi, con in più una nota tra l'alcolico e l'acidulo - che contribusce alla pulizia, pur rimanendo una birra in cui prevale la componente dolce, direi quasi "zuccherina". La quantità è limitata, per cui sicuramente per gli appassionati si tratta di una "chicca" da provare; e per quanto non sia una grande amante del vino, e di conseguenza le Iga non rientrino generalmente nel mio personale catalogo delle birre preferite, devo dire che l'ho trovata una birra che rimane armoniosa nel suo insieme pur giocando con sapori e aromi forti.

Chiudo con un ringraziamento anche agli altri birrai dell'Associazione Birrai Artigiani Fvg, che, pur non menzionati in questo post, mi hanno come sempre accolta con calore; per il resto, questo è un periodo ricco di eventi, per cui rimanete sintonizzati...

giovedì 8 settembre 2016

Aspettando Friulidoc

Ho avuto il piacere di condurre ieri sera la degustazione organizzata da Confartigianato Udine come anteprima di Friulidoc, in collaborazione con l'Associazione Birrai Artigiani del Friuli Venezia Giulia. Se all'inizio la presenza sembrava languire, ho visto poi con molto piacere la sala riempirsi, fino a superare il numero di posti previsto (tanto che qualcuno è dovuto ahimé rimanere fuori): il che è di buon auspicio per tutti i birrai che si accingono a partecipare alla manifestazione che inizia oggi.

Se la seconda, terza e quarta birra previste per la degustazione - rispettivamente la Soresere, la Orodorzo e la Eclissi - mi erano già note, non lo era la prima, la Blanche brassata in collaborazione tra Borderline e Pighi (che mi sono quindi precipitata ad assaggiare, guarda un po' te che sacrifici tocca fare). Al di là del coriandolo e della bucia d'arancia "d'ordinanza", questa blanche vede l'utilizzo del pepe di Sechuan, ad accentuare la speziatura.

Se in genere tutto si può dire di Borderline tranne che faccia birre che passano sottotraccia - anzi, molte si distinguono per l'intensità di tutte le componenti sia olfattive che gustative - questa volta devo dire che ho trovato una blanche "sobria": se coriandolo, buccia d'arancia e pepe sono chiaramente distinguibili al naso - e lo sono in questo preciso ordine, almeno per quella che è la mia sensibilità -, rimangono comunque lievi e delicati; così come il profumo del lievito, appena percepibile. Una delicatezza che trova il suo corrispondente anche nel corpo più scarico di altre blanche e al palato, in cui le note maltate sono tenui e con un leggero acidulo da cereale sul finale; che contribuisce ad una chiusura pulita e poco persistente, nonostante il tocco pepato che ritorna. Una chiusura che del resto appare adatta ad una birra che si capisce non puntare a stupire ma voler essere semplice, fresca e dissetante.

Che altro dire? Peccato che le birre fossero solo quattro, per quanto assaggiarne sedici - una per ciascun birrificio associato - fosse chiaramente improponibile; non resta che rifarsi a Friulidoc...

martedì 6 ottobre 2015

Gusti di Frontiera, capitolo secondo: vecchie conoscenze, nuove birre

A Gusti di Frontiera non poteva naturalmente mancare lo stand dell'Associazione Birrai Artigiani Fvg, che come a Friulidoc presentava otto birrifici ciascuno con due birre alla spina: tra questi Antica Contea e Birrificio Campestre, dei quali ho avuto occasione di assaggiare due birre mai provate in precedenza.

Per quanto riguarda Antica Contea, Costantino mi ha spillato la loro ultima nata, la Gorzer: una birra dal colore ramato e "ibrida", con un lievito da Kolsch fatto lavorare a 16 gradi - ossia ad una temperatura leggermente più bassa di quella normalmente utilizzata per le alte fermentazioni -, così che il lievito lasciasse una peculiarità al sapore nel risultato finale. L'aroma è pungente, tra l'agrumato e l'acidulo, e al corpo abbastanza esile - complice anche la gradazione alcolica bassa, 5 gradi - e tendente al cereale fa da contrappunto l'acido persistente dato dal lievito. Personalmente non mi è dipiaciuto, ma Costantino ha tenuto a sottolineare la volontà di migliorarla cambiando lievito, perché il risultato finale era divrso da quello che volevano ottenere; riconosco che si tratta di una birra piuttosto "spigolosa", diciamo così, ma che probabilmente non dispiace a chi già si è avvicinato ai toni acidi tipici di ben altri generi.

Del Birrificio Campestre ho invece provato la Sore Sere, un'ambrata dagli aromi caramellati che rivelano anche le sfumature date dai malti tostati - che ritornano però soprattutto in chiusura, lasciando anche una breve persistenza. Il corpo risulta assai meno robusto di quanto ci si aspetterebbe da una birra di questo genere, pur rimanendo rotondo ed armonioso; e infatti, come mi ha raccontato il birraio Giulio, nel brassarla ha preso ispirazione da un birrificio di Norimberga, che pur facendo alte fermentazioni - contrariamente alla maggior parte delle birre tedesche - rimane comunque di tradizione germanica, prediligendo birre dai toni non eccessivamente forti al palato. Personalmente avrei gradito maggior vigore, come da scuola di pensiero belga per quanto riguarda le ambrate, ma si tratta appunto di un'osservazione del tutto personale data la volontà del birraio di cercare altre strade - "unico caso - ha ammesso - in cui non ho preso ispirazione dalle birre inglesi".

Tornando per un attimo alla Gorzer, invece, devo dire che l'avrei portata volentieri con me nel mio passaggio allo stand della pasticceria Mirandò, dove la sempre gentilissima pasticcera Mirena Morocutti - di cui avevo già parlato in questo post, di cui consiglio la lettura in virtù di quello che la signora mi aveva detto allora - mi ha fatto assaggiare una delle loro novità, un dolce soffice allo yogurt e pere. Al di là della bontà del dolce in questione, ho trovato che il balletto tra il dolce e l'acidulo dato sia dallo yogurt che dalla frutta si sarebbe accompagnato benissimo alla Gorzer, ottima peraltro per "sgrassare" - pur trattandosi di un dolce senza burro e decisamente leggero - data la sua acidità. Chissà che non possano nascere altri abbinamenti interessanti....

giovedì 17 settembre 2015

Birrifici, piccolo è bello....forse

No, questa volta non vi parlo di una birra che ho degustato, e perdonate la digressione; ma sono giornalista, e come tale tengo d'occhio i titoli del giorno. Tiene banco oggi su tutti i giornali la notizia di una possibile fusione tra InBev e Sab Miller, due colossi dell'industria birraria mondiale - basti dire al primo fanno capo marchi come Bud, Corona, Stella Artois, Leffe e Beck's, e al secondo Peroni, Nastro Azzurro, Raffo e Pilsner Urquell. L'operazione porterebbe alla nascita di un colosso di 275 miliardi di dollari e che coprirebbe il 30% del mercato mondiale: prevedibile quindi il gran fermento - è il caso di dirlo - in cui è stato gettato il settore, con balzi in borsa del 24% per Sab Miller e del 12% per In Bev.

Non sono un'analista finanziaria né un'esperta di indagini di mercato, per cui non mi lancerò in simili operazioni che altri già hanno fatto e faranno ben meglio di me; né mi azzarderei a sovrapporre in tutto e per tutto le dinamiche di mercato della birra industriale a quelle della birra artigianale, che seguono per molti aspetti logiche e canali diversi. Però alcune considerazioni riguardo ai birrifici artigianali mi sono venute alla mente, al di là di quelle più immediate - che anche in questo caso già altri hanno fatto - della possibilità che un tale colosso si dia con più facilità allo "shopping" dei concorrenti più piccoli - anche artigianali -, o si imponga in maniera massiccia nei canali di distribuzione a scapito dei concorrenti.

E' notizia recente che i birrifici artigianali in Italia hanno raggiunto quota 1000, con conseguente rilancio del dibattito sulla sostenibilità di un tale "affollamento" e della taglia "troppo piccola per la sopravvivenza " - almeno secondo i teorici della soglia minima di produzione per poter rimanere sul mercato a lungo termine - di buona parte di questi. Che per stare in piedi - o stare in piedi meglio - sia necessario fare squadra pare essere di conseguenza una consapevolezza sempre più diffusa: qui in Friuli, giusto per citare un esempio che mi è vicino, si è recentemente arrivati alla costituzione dell'Associazione artigiani birrai Fvg, dopo un paio d'anni che se ne parlava. La domanda a questo punto è che forma assumerà questo fare squadra, al di là del dividere oneri e onori della partecipazione alle manifestazioni - come fatto recentemente e con successo a Friulidoc. Fare ordini in forma congiunta per le materie prime, se questo può portare ad ottenere prezzi migliori? Organizzarsi in maniera coordinata per la distribuzione, così da renderla più efficace? Certo chi l'associazione l'ha costituita le idee ce le avrà, e saprà esporle meglio di me; ma quello che personalmente auspicherei per i birrifici artigianali, come controparte della tendenza alla concentrazione da parte dei grandi gruppi, è di portare avanti una strategia comune dalla produzione al marketing - dal coordinarsi per le tempistiche del lancio delle nuove birre così da non danneggiarsi l'un l'altro, al "cedere" a prezzo onesto il proprio impianto diventato ormai troppo piccolo a chi invece è ancora di taglia più modesta, a campagne promozionali e di stampa comuni e affidate magari a professionisti. Certo non è facile, e non avendo mai gestito io un birrificio lascio la parola a chi invece lo fa ogni giorno (i commenti su questo spazio sono i benvenuti); ma se queste notizie di grandi acquisizioni saranno lo stimolo a dare forma strutturata a quella collaborazione che già si vede nel settore, il mondo della birra artigianale potrà auspicabilmente trarne beneficio.