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martedì 14 aprile 2015

Il basilico no...

....non l'avevo considerato. Sul serio: di birre con le spezie o aromatizzazioni più audaci ne avevo sentite, ma che si potesse usare anche il basilico non mi era proprio mai passato per la testa. Così, lo ammetto, quando alla Fiera di Santa Lucia i due simpatici ragazzotti genovesi del birrificio La Superba mi hanno proposto la loro birra - indovinate un po'? - "Genova", una lager chiara con basilico della riviera ligure, non ho potuto non pensare: ecco, i soliti esibizionisti fanatici del "famola strana" (la birra, naturalmente). Che poi finiscono per ottenere risultati che piacciono solo a loro perché, così come ogni scarrafone è bello a' mamma sua, ogni birra è buona al suo creatore - peccato che gli tocchi poi bersi l'intero lotto da solo, perché nessun altro gli fa compagnia.

Invece devo ammettere che ho dovuto ricredermi. Il profumo di basilico che sale dalla Genova è fresco e delicato, e ben armonizzato con l'erbaceo del luppolo; e anche nel corpo leggero non è affatto invasivo, lasciando il giusto spazio al cereale, per poi ritornare con una persistenza fresca e dissetante. Insomma, così come avevo dovuto ammettere che il simpatico proprietario del chiosco delle limonate sul lungotevere - sosta obbligata sulla via del ritorno a casa nelle calde estati romane quando vivevo lì - aveva visto giusto nell'aggiungere il basilico alla sua ricetta, così devo dirlo dei ragazzi de La Superba.

Coerentemente con la volontà comune a numerosi birrifici artigianali di testimoniare il legame con il proprio territorio, La Superba utilizza prodotti locali in buona parte delle sue birre. La Regina, ad esempio, è una lager con miele millefiori della Valle Scrivia: miele che all'olfatto sovrasta nettamente tutti gli altri aromi e che personalmente ho trovato un po' eccessivo,ma che in bocca lascia inaspettatamente spazio ad una breve nota di amaro ben netto per poi ritornare in piena forza con una persistenza che mescola i due sapori. Interessante poi la Castagna, che non usa le castagne arrostite ma la farina, lasciando in bocca un sentore che mi sono trovata a definire "pastoso" e robusto, e indubbiamente molto più "grezzo" rispetto a quello delle birre che utilizzano castagne cotte.

Nota godereccia, le spine de La Superba sono arrivate a Santa Lucia in accoppiata con una nutrita - perdonate l'ironia - offerta di focacce liguri, a cui è difficile resistere: come tipicità mi è stata consigliata quella non lievitata con ripieno di stracchino, e non mi sono pentita di aver accettato il suggerimento.

Devo ammettere che di curiosità su La Superba me ne sono rimaste: ad esempio la Serena, una Lager ai petali di rosa; la Puro Sangue, una lager doppio malto; o La Superba, una nera ad alta fermentazione con cinque tipi di malto. Che dire, prima o poi spero di togliermela....

mercoledì 30 aprile 2014

Mastro birraio, parte settima: vieni a mangiare in Puglia

Come già avrete capito dal post precedente, era ormai giunta l'ora - per dirla alla veneta - di "sugar su", asciugare l'alcol mangiando qualcosa: e meno male che non mancavano nemmeno gli stand di prodotti enogastronomici. Non vi tedierò con l'excursus, anche perché dopotutto è di birra che parlo in questo blog; ma concedetemi la (consueta, ormai) deviazione fuori tema, quantomeno per le scoperte più interessanti: tra queste lo stand "Puglia e i suoi sapori", che esponeva - come dice il nome stesso - prodotti tipici del tacco d'Italia, dove mi ha accolta il buon Vito Ranaldo insieme al socio Gino Scalise.

Nominate una specialità della zona - per la precisione Marina di Ginosa, in provincia di Taranto -, e fidatevi che c'era: dalle focacce, ai taralli, ai formaggi. Vito ha iniziato illustrandomi le focacce, rigorosamente di farina di grano duro, "che si conserva morbida per diversi giorni": le combinazioni per la farcitura sono innumerevoli, dal pomodorino, alla cipolla, alle olive. Ancor più curiosi i taralli, non solo per i gusti insoliti - come cime di rapa e mandorle -, ma anche per la forma: ho scoperto infatti che non esistono solo quelli rotondi, ma anche quelli a treccia. Guarda te, non si finisce mai di imparare.

Vito mi ha però illustrato soprattutto il capitolo formaggi, altro punto di forza dell'azienda: ottime le ricotte, particolarmente delicate, e i caprini, soprattutto le caciotte; ma il bello è arrivato alla fine, con una mozzarella che - a detta di Vito - "Non ne hai mai assaggiata una così": beh, in effetti aveva ragione lui. Onore al merito perché, pur nella semplicità senza andare a lanciarsi in prodotti troppo ricercati, Vito e Gino fanno davvero un buon lavoro.

A questo punto, mancava solo il dessert: ad incuriosirmi è stata la crepe allo yogurt, opera dell'azienda Yoggy, che grazie ad una lastra di marmo mantenuta alla temperatura di -30 gradi riesce a far solidificare lo yogurt dandovi la forma di un disco da cui ricavare una crepe. Naturalmente, da farcire a piacere: con cioccolato, granella di nocciole, frutti i bosco, e chi più ne ha più ne metta. Indubbiamente un'idea golosa e originale che non conoscevo, ma con un'unica avvertenza da osservare: mangiate piano se non volete che poi la digestione vi chieda il conto di questo vezzo, è davvero gelida....