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mercoledì 26 marzo 2014

Cucinare, parte seconda: vento d'estate

Come già accennato, al Cucinare ho ritrovato parecchi vecchi amici; e - non per una questione di preferenze, ma semplicemente perché sono stati i primi tra questi che ho trovato lungo il mio percorso - la tappa iniziale l'ho fatta per salutare i mastri del Baracca Beer di Nervesa. Li avevo conosciuti al festival di Fiume Veneto, e in questo post avevo descritto due delle loro birre: la Desideria, una blanche, e la Oppium, una imperial stout (che all'epoca era ancora in fase di lavorazione).


Dato che l'impressione era stata buona sia per l'una che per l'altra, a questo punto diventava d'obbligo - per quanto non fosse ancora stagione - provare la novità della casa: la Summer Air, una summer ale (appunto), che significativamente raffigura nell'etichetta l'aereo del celebre asso della prima guerra mondiale (perdonatemi la citazione dai Peanuts, ma è più forte di me) Francesco Baracca e la data "15-18", in vista del centenario della Grande Guerra.

In effetti, come dice il nome stesso, è una birra tipicamente estiva: bassa gradazione alcolica (3,7 gradi) e da bere ben fredda (la temperatura di servizio consigliata è 5 gradi). All'interno della rosa di aromi agrumati si riconosce bene il bergamotto (anche senza leggere la descrizione...giuro che non ho barato!) e il corpo è molto leggero, il che - data anche la luppolatura fresca ma non eccessivamente persistente - la rende ben dissetante e beverina. Il finale, del resto, non mi è sembrato particolarmente amaro (checché ne dicesse la scheda di degustazione), e rimane ben secco. In tutto e per tutto una buona birra, che però - forse perché non sono queste il mio genere - non mi ha "colpita".

Ammetto infatti di aver apprezzato su tutte la Oppium, che nel panorama delle stout è tra le più particolari che mi sia mai capitato di assaggiare, unendo in maniera assai peculiare aromi di caffè, cioccolato, tabacco, liquirizia e uva passa, il tutto chiuso da una notevole persistenza tostata. Però, a dire il vero, sono passati mesi da quando l'ho assaggiata. Toccherà passare da Nervesa per fare il bis...

venerdì 27 settembre 2013

Festival di Fiume, quarta tappa: Maledetto Barone Rosso!

Gli appassionati dei Peanuts avranno sicuramente capito la citazione; e non ha potuto che venirmi in mente il bracchetto Snoopy nei panni dell'asso della prima guerra mondiale nel fare conoscenza con la terza novità della serata, il Baracca Beer di Nervesa (Treviso). Il birrificio prende infatti il nome dal celebre aviatore Francesco Baracca, che proprio a Nervesa venne abbattuto dopo le sue epiche imprese che gli valsero la medaglia d'oro al valor militare; e fu peraltro lui a creare il "logo" del cavallino rampante, dipinto sul suo velivolo, e poi "riciclato" da tal Enzo Ferrari. Sempre detto che non si butta via nulla, soprattutto le idee.

Il Baracca è probabilmente il più giovane e meno conosciuto tra i birrifici presenti, dato che non ha ancora soffiato sulla prima candelina e distribuisce per ora - oltre che via internet e nella loro sede - in quattro locali del circondario; ma con uno slogan che è tutto un programma - "Arte in fermento" - e tanta buona volontà non fa certo rimpiangere i brassatori di più lunga esperienza. Secondo il vecchio adagio del "piano e bene", quindi, sono per ora tre le offerte della casa: la prima nata Luce - una pils -, la rossa doppio malto Extasy, e la blanche Desideria. O meglio, pensavamo fossero tre: perché dopo la mia prudenziale scelta dei cinque gradi scarsi della blanche, dato che ormai il tasso alcolemico iniziava a salire, vedendo l'occhio sveglio di Enrico il buon birraio ha ammiccato con un "A te, invece, tiro fuori qualcosa di speciale".

E così ci è arrivata tra le mani l'Imperial Stout, "proprio appena fatta, non ho nemmeno ancora le etichette pronte". Sostanzialmente una doppia Guiness, sia in quanto a grado che in quanto a malti: "E' difficile, a livello artigianale, ottenere una buona stout rimanendo a basse gradazioni - ha spiegato infatti il birraio - così questo è il risultato". Beh, non c'è che dire, la Guinness in confronto è acqua; non solo perché questa fa quasi 9 gradi, ma soprattutto perché il gusto è nettamente più intenso data la "carica" di malto. Insomma, esperimento egragiamente riuscito.


Detto così, sembra che me la sia bevuta io; e in effetti, dopo aver assaggiato un sorso da Enrico, quasi mi piangeva il cuore al pensiero di dovermi limitare ad una blanche. Ma ho dovuto poi ammettere che la Desideria non è affatto una blanche come le altre: i sentori floreali e agrumati sono notevoli, e fanno sì che questa birra non si perda al gusto come capita con altre dello stesso genere. Un amaro leggero al retrogusto completa il sorso, lasciando la bocca fresca. Nota di merito dunque anche a questa, che nel panorama delle blanche si distingue nettamente.

Meno male che al banco erano disponibili anche dei salatini per tamponare l'alcol, altrimenti, come ha avuto a dire la mia dolce metà, "Non puoi continuare a dire cose sensate senza mettere niente sotto i denti": tanto più che eravamo solo a metà del giro....