Già il tema delle "quote rosa" nel mondo birrario è stato sondato a più riprese - e cito qui in particolare il reportage di Stefano Gasparini su Nonsolobirra.net - ; e dallo scorso autunno c'è un nome in più da aggiungere a questa lista, quello di Alice Simone del Birrificio Maniago. Già da qualche tempo mi aveva invitata a passare di lì, e finalmente ho tenuto fede alla parola data (meglio tardi che mai). Alice, a dire il vero, non aveva iniziato la sua avventura da sola; ma, lode alla sua perseveranza, è andata avanti anche quando si è trovata ad essere l'unica anima del birrificio, iniziando da sé la produzione a settembre 2015 dopo aver frequentato i corsi del maltificio Weyermann in Germania.
La sua filosofia è quella di fare birre semplici e facilmente bevibili, senza eccessi; e sono per ora due quelle stabilmente all'attivo - più la "one shot" Genievre, una saison che ha avuto successo anche nella locale gelateria come sorbetto - : la golden ale San Domenico - "Dal nome di mio padre, che mi ha aiutata tanto ad aprire il birrificio...un santo" - e la apa Two Lefts Don't Make a Right - un proverbio inglese caro ad Alice. Dopo un rapido giro del birrificio ci siamo quindi spostate nel piccolo spazio degustazione, che Alice ha allestito ispirandosi alle vecchie botteghe di rigattiere veneziane - le "strazerie", per i non lagunari.
Della San Domenico colpisce in primo luogo l'aroma floreale, con una punta di miele; e per quanto risulti parecchio beverina, il corpo è tutt'altro che scialbo, e riempie il palato con una buona consistenza di cereale. A chiudere è un amaro abbastanza netto, continentale, e discretamente persistente, andando a completare un passaggio in tre fasi tra i profumi iniziali, il malto nella bevuta, e questo amaro finale. Di tuttt'altro genere la Two Lefts Don't Make a Right, in cui la luppolatura agrumata americana è immediatamente riconoscibile seppur delicata; ho trovato il corpo dai toni tra la nocciola e la mandorla meno robusto, così come l'amaro finale meno deciso e netto nonostante l'ibu più elevato. Devo dire che tra le due, pur nella semplicità che le accomuna - non aspettatevi birre che stupiscono, ma birre da bere in scioltezza con gli amici in una giornata calda dato anche il basso tenore alcolico (5 gradi) - ho trovato la San Domenico una birra di maggior carattere e con una sua personalità meglio definita rispetto alla Two Lefts; che, di contro, risulta molto più omogenea nella bevuta complessiva, e va quindi magari più incontro alle preferenze di chi non tollera neppur minimi contrasti. Ad ogni modo, credo che in futuro ci saranno interessanti evoluzioni, perché Alice - avendo iniziato da poco - è alla costante ricerca di piccoli aggiustamenti alla ricetta. Prossimo progetto, ha riferito Alice, è quello di una ipa, pur rimanendo fedele alla filosofia di rifuggire gli eccessi: e non posso che farle un in bocca al lupo, perché si concretizzino al meglio le (buone) premesse che ha posto in questi mesi.
Il mio blog di avventure birrarie, descrizioni di birre, degustazioni, e notizie dal mondo della birra artigianale.
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venerdì 10 giugno 2016
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