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giovedì 10 dicembre 2020

Novità sotto l'albero

Con il mese di dicembre arrivano anche le birre di Natale: e quest’anno se ne conta una di nuova sotto l’albero, la Lugh del Birrificio Foràn.

La prima cosa che personalmente mi ha incuriosita è stato il nome: “Volevo qualcosa che richiamasse il periodo di fine anno – ha spiegato il birraio, Ivano Mondini –; ma allo stesso tempo evitare riferimenti espliciti al Natale o al Capodanno, perché già esistono un sacco di birre con nomi così. Ho pensato allora che il Natale si festeggia in quei giorni perché già popolazioni pre-cristiane, e in particolare i Celti, usavano celebrare il fatto che le giornate tornano ad allungarsi dopo il solstizio d’inverno: e appunto una divinità celtica è Lugh, associato al sole”.

Detto ciò, va ricordato che il Birrificio Foràn, che ha aperto a novembre 2019, si misura per la prima volta con quello che non è di fatto uno stile, ma piuttosto un’intenzione insita nel pensare una ricetta – quella di essere appunto bevuta per le feste, nella stagione fredda, e in occasioni conviviali (vabbè, quest’anno ridotte, ma ciò non implica che non si possa brindare alla reciproca salute); e ha scelto di farlo mettendo insieme la tradizione di speziare le birre natalizie con il filone delle Honey Ale.

Si tratta infatti appunto di una ale con miele di castagno, fornito da un produttore locale; che all’aroma risalta subito in forze, con i suoi toni tra il dolce e il balsamico. A questo si accompagnano i profumi della cannella e delle bucce di limone, ben amalgamati nell’insieme. 

Al palato continua a predominare il filone dolce – complice biscottato-caramellato del malto Vienna, che conferisce anche il caratteristico colore – prima di far risaltare nuovamente la speziatura sul finale. Un corpo caldo ma al tempo stesso snello, tanto da risultare di facile beva e non far supporre gli otto gradi alcolici. 

Va detto che, se fossimo ad un corso di degustazione, userei questa birra per far capire l'importanza della corretta temperatura di servizio. Se bevuta appena tolta dal frigo, risulta infatti del tutto monocorde sui temi del dolce del miele, con una lunga persistenza, che risulta finanche stucchevole; mentre alla temperatura corretta, ossia non meno di 10-12 gradi, emerge il caratteristico taglio amaro-balsamico dato dal miele di castagno che va a chiudere la bevuta (per quanto rimanga comunque una birra decisamente dolce nell'insieme), e che si intuisce essere nelle intenzioni di chi ha creato la ricetta. Insomma, uno di quei casi da manuale in cui è evidente come la temperatura sbagliata arrivi anche a snaturare del tutto una birra.


Da segnalare, tra le novità - anche se meno novità, in quanto in commercio già dal qualche mese - di Foràn, la Ipa "Hops my passion": un esempio fondamentalmente semplice dello stile, incentrato sugli aromi tra il floreale e l'agrumato intensi ma non volti a stupire, corpo fresco nonostante i toni biscottati sullo sfondo - anche qui non si intuirebbero gli oltre sei gradi alcolici - e taglio amaro finale netto, citrico e non troppo persistente.

giovedì 15 dicembre 2016

Il Natale quando arriva arriva...anche per gli homebrewers

Il 14 dicembre si è tenuta, in quel della Brasserie di Tricesimo, la tradizionale cena natalizia dell'Associazione Homebrewers Fvg. Il sodalizio è ormai arrivato al terzo anno di vita; tre anni in cui i rapporti tra gli associati si sono senz'altro consolidati, rendendo questi incontri occasione non solo di confrontarsi sull'homebrewing in senso stretto, ma anche sull'arte brassicola in generale nonché di passare una serata tra amici. Il Natale che si avvicina è stato poi l'occasione per una piccola sfida a due tra birre invernali (uso il termine "invernali" nel senso che una delle due non era stata pensata come propriamente natalizia), che ha aggiunto un po' di sapore alla serata.

Ad essere onesti il "sapore" non mancava: la cucina della Brasserie si è fatta onore con gnocchi di semolino alla zucca e grana, polpette al sugo con la polenta, e torta alla crema e cioccolata - tutto buonissimo, applauso ai cuochi. E con la carne non stava male la prima delle birre giunte a singolar tenzone, la Red Ipa, dai profumi tostati e di frutti rossi; che, pur non contrastando troppo il sapore della carne dato il corpo relativamente scarico, non "moriva" però in bocca grazie al finale in cui tornavano sia la componente amara che quella di cereale. Decisamente equilibrata e delicata per una birra fatta in casa - c'è infatti da tener conto che gli homebrewers scontano più difficoltà dei birrifici nel "lavorare con precisione", ottenendo magari risultati sbilanciati.



La seconda, la birra di Natale, è invece andata perfettamente a braccetto con il dolce: profumi di cannella e cioccolato, un corpo robusto ma decisamente secco e beverino nonostante i suoi nove gradi, che man mano che la temperatura saliva rivelava sempre più le note tostate, di caffè e liquorose. Anche questa ha avuto il pregio di non "strafare" pur giocando con sapori molto forti, e di chiudere in maniera pulita. Alle votazioni - palesi, per alzata di mano - l'ha spuntata per un solo voto quest'ultima: e indovinate un po' chi erano gli autori, i pluripremiati Walter Cainero e Luca Dalla Torre. C'è da dire però che per l'autore della Red Ipa, Davide Bombardier, che si cimenta con l'homebrewing da meno di un anno, trovarsi praticamente alla pari con loro è un ottimo traguardo.




Ora l'associazione, forte della sua ottantina di iscritti, guarda al nuovo anno: e personalmente sono certa che con le sue inziative farà ancora parlare di sé.

mercoledì 14 dicembre 2016

Il Natale quando arriva arriva

Eh già, ormai è ora di pensare anche alle birre di Natale; e se gli anni scorsi mi sono dilettata con piacere tra nomi come la Rudolph di Garlatti Costa e la Gioiosa di Camerini (per citarne solo due), quest'anno ho invece provato la xmaStrong del B2O. Devo dire che Gianluca, il birraio, non mi aveva anticipato molto; per cui è stato interessante bere prima "alla cieca" e confrontarsi poi sulle impressioni.

A colpirmi, appena stappata la bottiglia, è stato l'aroma particolarmente intenso tra il maltato, uno speziato delicato, la frutta sotto spirito, finanche al chinotto: ed è stato infatti questo il primo arcano che ho voluto svelare con Gianluca, chiedendogli a che cosa potesse essere dovuto. Abbiamo trovato una spiegazione nel connubio tra lo zucchero Cassonnade, i luppoli - mi ha riferito di aver usato Magnum e Fuggle,che in effetti hanno dei profumi tra il fruttato e l'erbaceo, anche speziato nel caso del Fuggle - e le schegge di quercia scura, che hanno aggiunto profumi di legno del tutto peculiari. Ben percepibile è anche la componente speziata del lievito - che in questa sorta di gioco a indovinelli avevo correttamente individuato come belga, Abbey per la precisione - sia in aroma che al palato; dove arrivano anche i sapori della frutta sia secca che sotto spirito, tra cui spiccano quelli dei fichi neri - effettivamente aggiunti. E' da notare peraltro come il corpo, pur robusto nel suo sposare (con giusto equilibrio, devo dire) le note tostate, caramellate e di frutta, risulti assai facile a bersi per una birra di nove gradi alcolici e così complessa; salvo chiudere su sentori liquorosi e alcolici abbastanza importanti, cosa che - pur da considerarsi in stile per una strong ale invernale - personalmente ho trovato un po' troppo spinta, specie perché fa appunto seguito ad un corpo tutt'altro che invasivo. Si tratta comunque dell'unica "sbavatura", se così la possiamo definire, in una birra che nel complesso sa gestire in maniera equilibrata toni forti.

Ottimo peraltro l'abbinamento con i biscotti alle noci e nocciole - gentilmente offerti dagli amici Teresa e Stefano -, a completare l'atmosfera natalizia. Buon Natale...e cheers!

martedì 10 novembre 2015

Tra pompelmo e pepe


Lo scorso fine settimana ho fatto un rapido passaggio al Good, manifestazione tra il culinario e l'enogastronomico che si tiene in fiera a Udine. Al di là di alcune curiosità degne di nota, come i dolci della tradizione goriziana dell'azienda De Stabile - su tutti i pasticcini di pasta di madorla con ripieno di gubana -, nonché i prodotti della fattoria sociale Ronco Albina - che impiega persone con difficoltà fisiche o sociali, ottenendo devo dire ottimi risultati in termini di marmellate, biscotti e affini - ho trovato anche alcuni birrifici. C'erano i già noti Sante Sabide, San Giorgio, Zahre e Tazebao; nonché Città Vecchia, che esibiva il bottiglione da due litri della sua birra natalizia San Nicolò in confezione regalo (edizione limitata, gli interessati si affrettino) - il che può a buon diritto essere inserito tra le curiosità scoperte al Good, direi.

Da ultimo ho trovato la Birra di Meni; ed ho quindi colto l'occasione per provare l'unica che mi mancava delle classiche, la blanche Dreon. Da sotto il cappello di schiuma spumoso, come d'ordinanza nelle birre di frumento, sale un profumo di agrume particolarmente spiccato che si amalgama a quello del coriandolo e del pepe: e proprio il pompelmo fresco e il pepe, mi ha infatti spiegato Giovanni, vengono aggiunti nel mosto, e si fanno sentire in piena forza. Al palato questi toni diventano più gentili, fugando i timori di chi potrebbe aspettarsi una semi-radler (sacrilegio!) o uno strano intruglio che finisce per far tossire; ma ritornano a gran voce in chiusura, conferendo da un lato una nota particolarmente fresca e dissetante con l'agrume, e dall'altro una sferzata secca e piccante discretamente persistente che farà la gioia di chi ama le speziature. Personalmente la trovo una birra che si apprezza meglio in abbinamento ad un piatto ancor più che da sola, accompagnandola per contrasto a cibi non speziati - altrimenti l'insieme risulterebbe eccessivo: la apprezzerei con una carne bianca, un filetto di pesce, o un risotto con i gamberi. Un'ulteriore conferma che Meni, pur senza far mancare una serie di birre "pulite" e semplici ben fatte, sa giocare abilmente anche con sapori abbastanza arditi e stupire senza strafare.

venerdì 9 gennaio 2015

La disfida delle birre di Natale

Date le feste in arrivo, non poteva mancare una serata dedicata alle birre di Natale: e l'occasione è arrivata il 22 dicembre, serata in cui alla Brasserie di Tricesimo si è tenuta la degustazione, giudizio e premiazione del primo concorso "Homebrewer Noel" organizzato dall'Associazione Homebrewers Fvg. Le birre in lizza erano soltanto sei, ma la cosa è stata probabilmente dovuta, più che alla scarsa volontà dei soci e degli organizzatori, alla giovinezza anagrafica dell'Associazione - poco più di un mese: fatti quattro conti sui tempi necessari alla maturazione della birra, di fatto soltanto chi avesse già avuto una cotta avviata a tale scopo prima della fondazione ha potuto partecipare. Poco male comunque: tenuto conto che il giudizio doveva tenersi in una sola serata nel giro di un paio d'ore, sei degustazioni erano più che sufficienti, grazie.


Ciascun socio, munito di regolamentare scheda di valutazione, ha così giudicato le birre dei compagni - e anche le proprie, nel caso dei concorrenti: un grande esercizio di onestà, dato che voglio credere siano stati corretti nel farlo. Essendo il genere "birra di Natale" definito solo in termini abbastanza generici - quali il grado alcolico elevato, lla presenza di spezie e il colore scuro - mi ha colpita la varietà del lavoro degli homebrewers: le sei birre presentate erano infatti molto diverse tra loro, segno che ciascuno aveva cercato il suo tocco di originalità. La prima, ad esempio, mi ha ricordato all'olfatto quasi un barley wine; mentre la terza presentava una luppolatura insolitamente pronunciata per una birra di questo genere, tanto da farmela sembrare quasi "fuori stile". Ad ogni modo, tutti lavori di buona qualità, senza difetti percepibili né sapori sbilanciati - rischio sempre presente quando si vuole sperimentare.

Alla fine, la giuria di è pronunciata: ad aggiudicarsi il gradino più alto del podio è stato Luca Dalla Torre (nella foto) - già terzo classificato per la categoria delle Apa a Luppolando -, con la birra che ho trovato forse più rispondente all'idea canonica di "birra di Natale" - a conferma che il cassico non muore mai; secondo Davide Galiussi, che evidentemente è riuscito a stupire con i sapori forti - nominate una spezia, e non potete sbagliare: c'era; e terzo l'ormai noto Walter Cainero, primo classificato sia per le Ipa che per le Apa a Luppolando, nonché presidente dell'Associazione. Certo un concorso "interno" e quindi di dimensioni ridotte, ma che definirei ben riuscito soprattutto nell'intento di motivare i soci ad ulteriori iniziative future: se questa volta sono stati soltanto in sei ad osare, è verosimile che la prossima qualcun altro si unisca a loro, e che vengano apportati miglioramenti sotto il profilo organizzativo.

Un'ultima nota di merito va ai dolci preparati per la Brasserie dalla collaboratrice Sonia, serviti in abbinamento con le birre natalizie: una fetta di torta alle mele e cannella, una di pain d'épices - dagli originali aromi d'anice -, e una di gubana. Vabbè, si sa, quando si degusta e si giudica bisognerebbe evitare di accostare qualsiasi sapore che possa sovrapporsi a quello della birra: ma questa volta, credetemi, valeva davvero la pena di abbandonare i dogmi e abbandonarsi ad una fetta di queste bontà...

martedì 24 dicembre 2013

Hoppy Christmas

Sì, lo so, è un titolo per soli anglofoni e me ne scuso: ma non ho potuto resistere alla tentazione di "riciclare" il gioco di parole tra "Happy Cristmas" (Felice Natale) e "Hoppy Christmas" ("Luppoloso" Natale), nome di una delle birre natalizie della Brewdog che Matilde mi ha gentilmente fatto assaggiare qualche giorno fa. Ora che so che "è tutta questione di luppoli", tanto di cappello per la mia prima Ipa di Natale: per quanto fossi stata avvertita che "è molto amara, non so se ti piaccia", la rosa di luppoli diversi che si alternano - e che non coprono gli aromi fruttati tipici delle Ipa - fanno sì che questo amaro non risulti "pesante", e che anzi si bilanci bene con le note di frutta. Insomma, promossa.

Ma veniamo a noi. Quella sera ero in Brasserie appunto per la degustazione di tre birre di Natale con relativi abbinamenti gastronomici: la Smokin' hops di Foglie d'erba, la Krampus del Birrificio del Ducato, e la Rudolph di Garlatti Costa. Tre nomi di tutto rispetto, che lasciavano ben presagire.

Siamo appunto partiti dalla Smokin' hops, una Ipa che Ipa non avrei mai detto perché affumicata, come dice il nome stesso. L'aroma è probabilmente il tratto che più mi ha colpito, perché i profumi tipici delle Ipa non vengono comunque del tutto nascosti dall'affumicatura: ne nasce quindi un mix parecchio originale, che apriva bene la strada all'abbinamento con la torta salata con pancetta affumicata.
Ho trovato che il gusto tendesse un po' a "morire in bocca", come si suol dire, perché dopo il primo sorso l'impressione è stata quella che fosse tutto finito lì: in realtà una certa persistenza - non retrogusto - c'è, anche se meno marcato di quanto ci si possa aspettare da un'affumicata.

Insieme alla polenta con funghi porcini è poi arrivata la Krampus, un'ambrata dalla gradazione alcolica notevole - 9 gradi - che prende il nome dai demoni natalizi della tradizione ladina e carnica. Bisogna dire che si tratta di una birra per intenditori, come ha ammesso anche Norberto: il gusto particolarmente complesso, che unisce frutta, spezie, caramello (io ho sentito anche quello), risultando particolarmente dolce (nonostante abbia percepito anche qualche nota più acida), non la rende di facile apprezzabilità. Personalmente mi ha ricordato per certi versi - e qui dico un'eresia - la Coca Cola, lasciandomi un po' perplessa; salvo poi perdere questi sentori qualche minuto dopo, una volta leggermente più calda. L'abbinamento non era del tutto fuori luogo, ma dato che mi era rimasta un po' di Smokin' hops ho fatto la prova anche con quella: e devo dire che polenta e affumicato sono sempre una coppia vincente.

Da ultimo ci siamo dati alla Rudolph di Garlatti Costa, che prende invece il nome dalla leggendaria renna dal naso rosso (chi non la conoscesse, clicchi qui o qui). Trattasi di una belgian strong dark ale ad alta fermentazione che, nonostante le note di malto siano prevalenti al gusto, non fa mancare poi un'ultimo sentore di luppolo che - detto fra noi - la rende di facile bevibilità a scapito dei suoi 10 gradi a rischio e pericolo dell'avventore. Particolarmente apprezzato poi l'abbinamento con il crostino tartufato al gorgonzola piccante, perché la sapidità e il sapore forte del formaggio andavano proprio a braccetto con quello altrettanto deciso della birra.

In definitiva tre birre di tutto rispetto, al di là dei gusti personali: la prima per l'originalità della combinazione, la seconda per la complessità, e la terza - diciamocelo - per la pura e semplice gradevolezza, ed ogni tanto ci vuole pure quella, senza andare troppo in cerca di cose complicate.

Detto ciò, non mi resta che aggiungere gli auguri di Natale: i più cari pensieri a tutti i lettori, perché questa giornata porti, a chi crede e a chi no, una ventata di speranza e fiducia nel futuro! Buon Natale!