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giovedì 28 novembre 2013

Tre colibrì...di carattere

Data la giornata avuta al lavoro, ancor prima di arrivare in Brasserie per una degustazione di tre birre in formato colibrì - ossia da 15 cl - avevo commentato che, più che di tre colibrì, per tirarmi su avrei avuto bisogno di tre pinte; ma mi sono anche detta che forse era meglio calmare gli animi, dato che le tre birre in questione erano pubblicizzate come birre "di carattere". Almeno così diceva il sito del birrificio Toccalmatto, una mia nuova conoscenza di Fidenza (Parma...e scusate la rima) a cui la degustazione era dedicata. Sono quindi arrivata da Matilde e Norberto con buone speranze, dato che la serata prometteva bene sia sotto il profilo birraio che gastronomico.

La prima creazione di Toccalmatto, abbinata ad un timballino di riso con crema di taleggio e noci, aveva un nome forse più adatto a stare per ultima: "Zona Cesarini", espressione con cui vengono indicati gli ultimi minuti di una partita di calcio. Trattasi di una Ipa particolarmente luppolata, che tuttavia non lascia troppo la sensazione di amaro al retrogusto dati i sentori decisi di agrumi: un mix decisamente particolare tra questi sapori, che non ho trovato in altre birre dello stesso genere. Unico punto di domanda, onestamente non mi è chiaro il senso dell'abbinamento con il timballino: per quanto apprezzatissimi entrambi, non mi è sembrato che i sapori si sposassero alla perfezione.

Abbinamento invece del tutto chiaro nel caso del crostino al pecorino con polpettine al sughino... - pardon, al sugo - , accompagnato dalla Rude Boy: una Ipa rossa che Ipa forse non sembra, dal gusto ben pieno e quasi liquoroso che fa un tutt'uno con la carne. Aspettate un po' prima di inghiottirne un altro boccone, però: l'amaro che, a onor del nome, definirei rude, fa capolino a scoppio ritardato.

Il meglio, giustamente, è però arrivato alla fine: non solo perché gli occhi di Enrico si sono illuminati davanti a uno dei suoi sfizi preferiti, il medaglione di polenta con il gorgonzola fuso, ma soprattutto perché si sono illuminati i miei dopo il primo sorso di Grand Cru. Trattasi di una belgian strong ale chiara, che nasconde i suoi nove gradi sotto un gusto che ho trovato in fin dei conti equilibrato al di là di quella che il mastro birraio definisce "una forte personalizzazione data dal lievito" (mi perdoni per il fruttato intenso, che onestamente non ho sentito). Discretamente dissentante peraltro, nonostante la gradazione, e la definirei decisamente la chicca della serata.

Volendo quindi azzardare un podio, direi che giusto per un soffio la Grand Cru conquista l'oro, per quanto la Zona Cesarini possa ben vantarsi del premio originalità pur fermandosi all'argento. Bronzo alla Rude Boy, non perché non mi sia piaciuta, ma perché, mi spiace dirlo al mastro birraio, ha fatto un lavoro troppo di fino con le altre due...

sabato 15 giugno 2013

Il Bradipongo non è un animale

Un paio di giorni fa ho avuto modo di aggiungere un ulteriore "check" - come si usa dire ora...mah, a me sembrava che "fatto" fosse sufficientemente chiaro - alla lista delle cose da provare: il Bradipongo - che appunto non è un animale, ma un ottimo birrificio artigianale con annesso locale a San Martino di Colle Umberto (Treviso). Purtroppo non ho potuto cogliere l'occasione per rientrare nelle mie terre d'origine, ma mi sono come di consueto affidata alla fidata Brasserie (perdonate il gioco di parole), che aveva organizzato una cena degustazione accompagnata dalle birre Bradipongo.


Ammetto che ero piuttosto curiosa, dato che da tempo Matilde me ne parlava con toni entusiasti: per cui ho accettato la sfida di affrontare ben quattro colibrì - ho scoperto che i bicchieri da degustazione si chiamano così, essendo appunto più piccoli -, ciascuno accompagnato da un abbinamento culinario.
Va detto che era una giornata particolarmente calda, per cui il primo dei quattro bicchieri - quello di BradIpa, una India Pale Ale - è sceso con massimo piacere nonostante il moderato tenore alcolico (6 gradi): l'aroma di frutta e il retrogusto deciso di pompelmo la rendono davvero dissetante. Il che si sposava peraltro benissimo con l'acre del tortino di riso agli spinaci e pecorino, forse non proprio estivo ma molto ben riuscito.

Devo ammettere quindi che, nonostante tendenzialmente non ami le birre molto luppolate - e quindi amare al gusto, come appunto la BradIpa - complice il caldo l'ho apprezzata più della Mafalda, una belgian ale rossa che - al di là dell'omonimia col mio idolo dei fumetti - avrebbe normalmente fatto la mia felicità: il retrogusto caramellato, infatti, mi ha lasciata certo soddisfatissima, ma ancora assetata - o forse era colpa dei funghi, polenta e grana in abbinamento?

Meno male che a seguire c'era la Bubana, una belgian strong ale doppio malto, dissetante tanto quanto la BradIpa nonostante i sette gradi: con qualche nota di resina all'aroma, un amaro che personalmente ho trovato abbastanza pungente e un finale molto secco, è stata graditissima per quanto non sia il mio stile. Per la felicità di Enrico, poi, era abbinata a "les chicons" (nella foto), ossia l'indivia belga con pancetta cotta nella birra: forse più adatta, appunto, ai lunghi inverni di Bruxelles, ma senz'altro una ghiottoneria.

Dulcis in fundo, insieme al tortino di carote è arrivata la Cansei, una imperial stout dalla schiuma decisamente invitante. Con le scure difficilmente ho mezze misure, o le amo o le odio: in questo caso m'è andata bene, perché i profumi di liquirizia e di caffè che salivano dal bicchiere sono decisamente nelle mie corde.

Che dire? Sono uscita parecchio provata da questo tour de force, ma ne è valsa la pena: la prossima volta che rientro verso la mia terra natìa, potrebbe starci una tappa a Colle Umberto...