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lunedì 15 luglio 2019

Riflessioni su birre, eventi e montagna

Questo fine settimana sono stata, come del resto molti altri, all'annuale "Happy Beerday Foglie d'Erba" organizzato dal birrificio di Forni di Sopra (Udine). Un evento che dal 2015 attira, in questa località delle pittoresche Dolomiti friulane non certo agevolissima da raggiungere, appassionati e professionisti del settore da tutta Italia; e che riesce a coinvolgere birrifici da tutto lo Stivale, con svariate decine di birre ospiti. La cosa mi ha dato modo di riflettere su come birra artigianale e sviluppo della montagna possano coniugarsi, dato che il Friuli - regione in cui questo tema è molto sentito - presenta due casi interessanti in questo senso rappresentativi di due percorsi diversi.

Il primo è quello dell'ancor meno agevolmente raggiungibile Sauris, nelle sue due frazioni abbarbicate in cima a 13 km di tornanti su strada stretta e a volte pure chiusa d'inverno. Qui il birrificio Zahre, tra i pionieri in regione, già da quasi vent'anni è sostanzialmente parte del brand del Paese: sotto l'egida degli enti e associazioni locali, infatti, tutto il Comune con aspetti economico-turistici annessi e connessi si presenta sotto un unico portale - sauris.org - per promuoversi. Che si tratti di organizzare qualcosa in loco, o di fare trasferte altrove (come ad esempio alle fiere) tutti gli attori si muovono (o almeno dovrebbero muoversi) insieme, questione vitale in un Comune di poco più di 400 abitanti: insieme alla birra troverete così il celebre prosciutto, o se salite fin lassù potrete passare agevolmente da una visita al birrificio, ad un'escursione organizzata, al trovare ospitalità nell'albergo diffuso.

Naturalmente in tutto ciò si inseriscono anche gli eventi - basti dire che la Festa del Prosciutto, anch'essa in luglio, porta lassù 20.000 persone, 50 volte la popolazione residente -; ma l'idea è quella di un lavoro che vada avanti tutto l'anno e preveda continuità. Prova ne è il fatto che Zahre è tra i birrifici artigianali che contano la maggior capacità produttiva (40 hl di sala cotta e 1370 di cantina) pur producendo birre che per loro natura hanno una shelf life breve, e distribuendo per la maggior parte su corto raggio. Qui la cosa notevole è stata quindi a mio avviso la creazione del brand che - pur tra alti e bassi - ha consentito di promuovere prodotti locali, territorio e in generale tutte le attività che vi hanno sede sotto un unico pacchetto: non a caso la Zahre è conosciuta come "la birra di Sauris", il prosciutto Wolf come "il prosciutto di Sauris", e via discorrendo.

Il secondo caso è appunto quello di Forni di Sopra, con il birrificio Foglie d'Erba. Anche qui esiste un portale turistico unico e una regia a livello di enti locali, anche se non si può dire che si sia creato un brand analogo a quello di Sauris; la cosa più notevole, al di là delle collaborazioni che esistono tutto l'anno tra il birrificio e gli altri attori economici locali, è appunto l'evento di luglio. Smentita qualunque teoria secondo cui "non si può portare la gente fin quassù", la gente arriva: appassionati del settore, certo, ma arrivano, dimostrazione del fatto che - vuoi per la reputazione consolidata di Gino Perissutti e della sua squadra, vuoi per la selezione di birre - il festival è considerato di qualità.

Inoltre mi sono resa conto, parlando con i presenti, che diversi di loro - anche persone che so non essere appassionate di montagna - si erano avventurate in passeggiate, escursioni, o in qualche attività organizzata in loco alla scoperta del territorio (io stessa, da montanara di lunga data, ero di ritorno da un rifugio). Una risposta calzante alla questione sollevata nell'ultimo editoriale del presidente generale del Club Alpino Italiano (Cai), Vincenzo Torti, sulla rivista Montagne 360°; lamentando come troppo spesso le montagne vengano usate da scenografia ai grandi eventi, ma senza entrare davvero nell'evento stesso - in altri termini, tenere l'evento in un qualsiasi altro luogo paesaggisticamente appetibile sarebbe stata la stessa cosa. Aggiungiamoci pure il fatto che l'evento è sì frequentato, ma non è "di massa": tutti aspetti di non secondaria importanza per un birrificio che, sin dagli inizi, ha fatto della sostenibilità ambientale e del rispetto e integrazione con il territorio uno dei principi non solo del suo lavoro, ma anche della comunicazione verso i clienti.

 

Questo non per tessere una lode fine a sé stessa di due birrifici che conosco: so bene che né a Sauris né a Forni tutto funziona alla perfezione, e che ci sono in Italia altri birrifici artigianali in zone montane che si stanno spendendo con altrettanta passione per una valorizzazione accorta del territorio. Però ho preso due casi che conosco perché mi hanno fatto riflettere su come nell'Italia dei campanilismi, delle montagne che spesso vivono una realtà di declino e di abbandono - e che magari tentano semplicemente di far rivivere improbabili glorie dei tempi andati, non più riproponibili oggi - non farebbe male prendere maggiore coscienza di come la collaborazione tra attori del territorio e tra birrifici artigianali possa dare un contributo. Unionbirrai, Cai, aziende di promozione turistica: le basi per lavorare insieme ci sono - ciascuna con la sua sensibilità e competenza specifica -, non serve creare attori nuovi. Anzi, proprio il Cai potrebbe essere un interlocutore rimasto sinora sullo sfondo, ma assai interessante: quale gruppo alpinistico, alla fine dell'escursione, non si ferma a reintegrare con una birra? Occasione giusta quindi per farlo in maniera consapevole, con la birra artigianale del luogo - e magari con una visita al birrificio, se possibile. Un'occasione che già c'è, non serve crearla: basta unire i pezzi del puzzle.

lunedì 7 dicembre 2015

Birra, canapa e panettoni: il Natale a Sauris

Nemmeno quest'anno ho mancato il consueto appuntamento con i mercatini di Natale a Sauris, che rimangono tra quelli che visito più volentieri. E non solo perché le bancarelle offrono sempre bei lavori di artigianato, prodotti locali e leccornie di vario genere - immancabile come sempre la pasticceria Mirandò, tra le cui novità c'era questa volta il tortino con ripieno di lamponi freschi: non dico "datemi una framboise" perché sovrapporre tono su tono sarebbe stato eccessivo, ma un lambic giovane sarebbe stato azzeccato - ; ma anche perché il birrificio Zahre ha in questi anni sempre incrementato la sua presenza all'evento. Nel cuore della zona dei mercatini c'è infatti un primo stand, a volte senza nessuno dietro al banco, ma con un omone lì davanti con una birra in mano che si lamenta: "Ma come, qua non c'è mai nessuno, è una vergogna, ma dove sono i titolari????". Peccato che uno dei titolari sia proprio lui, Sandro Petris, che dopo aver così fatto sorridere gli stupiti avventori si posiziona accanto alle spine pronto a servirli (nella foto: uno degli stupiti avventori, nel sole di mezzogiorno dopo un paio di birre, dotato di uno dei gadget a marchio Zahre).

Le birre sono sempre quelle classiche, e, come ha ammesso Sandro stesso, "Se le cambio non vengono più apprezzate allo stesso modo": difficile trovare un birrificio che in 15 anni di onorata attività ha mantenuto la stessa costanza nel prodotto e che si è sempre cimentato - con l'eccezione della più recente apa Ouber Zahre - nel campo più delicato delle basse fermentazioni. Le novità di quest'anno riguardano i prodotti, definimoli così, "collaterali": erano infatti ben esposti sul banco il panettone sia alla Rossa Vienna che alla Canapa, insieme ad una serie di altri prodotti alla canapa - dall'olio al muesli - realizzati in collaborazione con un'altra azienda agricola altoatesina - la Ecopassion - che la coltiva. Zahre conferma insomma di voler puntare sulla valorizzazione di questa pianta, che - ha ricordato Danila durante la visita guidata al birrificio, sulla quale mi soffermerò poi - a Sauris viene coltivata in un piccolo appezzamento vicino alla chiesa e tagliata, piantina per piantina, con le forbici: "Perché in pianura cresce fino a diventare alta e con un fusto più grosso, ma quassù a 1400 m rimane più piccola; e rimanendo più piccola, anche gli aromi sono più concentrati".

In effetti la birra alla canapa è forse l'unica, tra quelle di Zahre, che può definirsi a volte una sorpresa: perché, come confermatomi da Sandro, la naturale variabilità che c'è in natura tra un raccolto e l'altro di canapa va ad influire ancora di più rispetto a quella del luppolo, più facilmente controllabile con il dosaggio. Mi è capitato di sentire di volta in volta dominare aromi più vicini alle note floreali, oppure a quelle agrumate, o ancora (come ieri) a quelle arbacee, a seconda di come i profumi della canapa andavano a sposarsi con la luppolatura. Il tutto sempre secondo quella che è la linea sobria di Zahre, ossia di non calcare mai la mano né in amaro né in aroma e prediligere aromi eleganti a quelli pungenti: persino nella apa, che pur usa luppoli americani, non manca comunque il saaz a dare un tocco più delicato.

Dicevo quindi delle visite al birrificio, che in questi anni si sono fatte sempre più articolate e frequentate: domenica ho visto l'instancabile Danila condurre gruppi di visitatori in maniera praticamente continuata, il che conferma il crescente interesse non solo per la birra artigianale e per un suo consumo più consapevole e ragionato, ma anche per tutto il mondo che vi sta dietro. Naturalmente non è mancata la possibilità di assaggiare, e fare così "cultura della birra" in maniera completa - altro campo in cui la sensibilità dei birrifici è in costante crescita -; possibilità che in futuro sarà sistematica. Sono infatti in corso i lavori per l'allestimento di uno spaccio e spazio degustazione, in cui gli ex falegnami ora birrai Sandro e Max esprimono tutta la loro passione non solo per la birra, ma anche per gli arredi in legno: l'apertura è prevista tra la primavera e l'estate del 2016, e c'è da credere che non mancheranno i frequentatori.

Se non volete aspettare l'apertura dello spaccio, sappiate comunque che i mercatini sono aperti fino all'8 dicembre: occasione per unire una gita tra montagne pittoresche, all'acquisto dei regali di Natale fatto sostenendo l'artigianato locale, ad un buon bicchiere di Zahre.