Come ho scritto nell'incipit dell'articolo per Il Gazzettino, pubblicato nell'edizione di Udine sabato 14, "Un ristorante vegetariano e vegano nel cuore del regno della salsiccia qual è Friulidoc suona quantomeno fuori luogo": eppure era proprio lì, alla Cucina Carducci, che mi avevano chiesto di andare per fare una recensione. Tamponata la birra col Pan di sorc, quindi, mi sono diretta verso Piazza XX settembre, dove la Elite Events & Design - società organizzatrice di eventi - ha usato gli spazi dell'ex libreria Carducci per proporre qualcosa che aveva davvero il sapore di sfida: che speranza può avere un locale del genere in mezzo ai cultori del frico e del San Daniele?
E infatti, quando sono entrata, il ristorante era piuttosto vuoto: ne ho così approfittato per fare due chiacchiere con Luca e Stefano, i due organizzatori, e capire che cosa era passato loro per la testa. In effetti, hanno ammesso, "Volevamo entrare a Friulidoc in maniera provocatoria: ma soprattutto offrire a tutti, vegeriani e non, una vera e propria esperienza gastronomica, e dimostrare che i vegetariani non mangiano solo insalate scondite". E in effetti, a onor del vero, nel menù l'insalata non c'era proprio: dai piatti tradizionali come la parmigiana di melanzane - rigorosamente senza formaggio, però: questa è vegana, ossia senza derivati animali - e la panzanella, a quelli più esotici come il chapati con l'hummus (nella foto) e gli straccetti di seitan con i funghi - non sapete cosa sono? Beh, è l'occasione buona per provarli - c'era di che smentire simili credenze. Il tutto condito con i vini della tradizione friulana, dalla ribolla gialla al refosco.
La novità della proposta, oltre che nel listino, stava nell'arredamento: tutto recuperato da cantine e rigattieri, mettendo insieme con sapienza vecchi tavoli e sedie scompagnate che apparentemente non avrebbero mai potuto stare a meno di dieci metri di distanza senza contravvenire ai più elementari canoni estetici, fino a creare un ambiente davvero originale. «Non abbiamo comprato niente - hanno assicurato i due, nella foto - la nostra filosofia è quella del riuso e del riciclo, stoviglie biodegradabili comprese. E del dare nuova vita al locale anche se solo per pochi giorni». Già, perché la Cucina Carducci è durata solo il tempo di Friulidoc: un azzardo sostenere le spese e l'impegno logistico - sono serviti due mesi di lavoro - per così pochi giorni? No, grazie a partner e sponsor, hanno assicurato: in primis i proprietari della libreria. Prova del tutto, i prezzi effettivamente contenuti.
Man mano che si avvicinava l'ora di pranzo, a dispetto delle previsioni, il locale ha iniziato a riempirsi: tanti curiosi, che entravano solo per dare un'occhiata al menu e poi finivano per sedersi, tanto che trovare un vegetariano lì dentro era classica storia dell'ago nel pagliaio. Soltanto uno tra tutti i clienti da me interpellati ha affermato di esserlo: gli altri erano frequentatori di Friulidoc stufi di frico, ex clienti della libreria, o persone richiamate dai ricordi perché "le sedie che ci sono qui dentro sono come quelle del nonno". Insomma, l'effetto curiosità paga. Tutti, poi, affermavano di aver mangiato bene: l'unica lamentela ricorrente è stata quella delle porzioni limitate da nouvelle cuisine, problema comunque aggirabile in una manifestazione enogastronomica dove il cibo certo non manca.
Se, come ha affermato Luca, "Il miglior commento da parte del cliente è il piatto vuoto", di commenti positivi in giro ce n'erano parecchi: a partire dal mio, che ho letteralmente spazzolato l'hummus e la crema di melanzane. A coronamento del tutto, la birra artigianale Toz: una bionda ad alta fermentazione, prodotta a Cividale dall'azienda Alturis - la stessa della birra Gjulia -, che essendo fresca e beverina si abbina praticamente a tutto senza cozzare con i sapori. Insomma, perfetta per me che di solito preferisco bere acqua ai pasti appunto per evitare simili conflitti.
«Spero scriverai bene di noi, allora» ha osservato Stefano, vedendomi felice e satolla. «Tranquillo - l'ho rassicurato - anche se qualcosa dovesse andare storto, il modo di dirlo senza sminuire il positivo c'è sempre». E in effetti, qualcosa che è andato storto c'è stato : dello strudel di pere e cioccolato mi è stata servita la parte finale, cosa che non sopporto - e vabbè, non potevano saperlo, direte voi - perché ha poco ripieno e tanta pasta sfoglia. Pasta sfoglia che però, in questo caso, aveva il merito di essere senza burro e aprire le porte di simili prelibatezze anche agli intolleranti come la sottoscritta: è proprio vero che anche negli errori qualcosa di buono - letteralmente - c'è sempre...
Il mio blog di avventure birrarie, descrizioni di birre, degustazioni, e notizie dal mondo della birra artigianale.
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lunedì 16 settembre 2013
Friulidoc, parte seconda: vegano è bello, se c'è la Toz
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lunedì 18 marzo 2013
Questo concorso non s'ha da fare, parte seconda
Curiosa coincidenza che qualche tempo fa si sia registrato un insolito traffico sul post "Questo concorso non s'ha da fare" esattamente nelle stesse ore in cui, per conto del Gazzettino, stavo approfondendo la cosa per un articolo. In altre parole, stavo tornando alla carica per avere qualche informazione in più, questa volta non come partecipante al concorso ma come giornalista.
Di solito, quando ci si presenta per conto di qualche giornale, i casi sono due: o (felice ipotesi numero uno) tutte le porte si aprono, o (infelice nonché più frequente ipotesi numero due) tutti diventano improvvisamente reticenti. In questo caso, fortunamentamente, si è verificata la felice ipotesi numero uno: così ho potuto parlare direttamente con Enrico D'Este, assessore alle risorse umane del Comune di Udine.
Ho quindi scoperto che a pensare male avevo sì fatto peccato, ma non ero andata lontana dal vero. L'assessore ha motivato la decisione con la mancata emanazione del decreto del governo sulla virtuosità degli enti locali, attesa per lo scorso 31 dicembre, che disciplina anche le possibilità di assunzione del personale: «Non è ancora chiaro se nel conteggio vanno comprese anche le società partecipate – spiega –, oltre al fatto che al momento non sappiamo se rientreremo nella fascia dei comuni “virtuosi”: in caso contrario, potremmo addirittura essere costretti a dei licenziamenti». In altre parole: non si sa se e quante persone il Comune potrà assumere, in base a parametri dipendenti da Roma. Ma anche se il governo desse il via libera c'è un altro problema, ossia la stretta ai trasferimenti dalla Regione per quasi 6 milioni di euro, di cui 600 mila destinati al personale: «Si tratta di un -5% sul bilancio di previsione 2013 rispetto al consolidato del 2012 – precisa d'Este –: le spese per il personale sono abbastanza rigide, attorno ai 35 milioni di euro, e non è facile recuperare le risorse che mancano. Le assunzioni bloccate inciderebbero per circa 250 mila euro». Insomma, non si sa se si può assumere, e anche se si può bisogna capire dove recuperare i soldi. Come prevedibile, inoltre, difficile dire quando questo decreto verrà emanato, data la situazione incerta uscita dalle urne che sta dando non pochi grattacapi nella formazione del prossimo esecutivo.
A questo punto, però, una domanda sorge spontanea: tutti i concorsi bloccati erano stati banditi prima del 31 dicembre, ossia il termine entro cui si sarebbe presumibilmente saputo se quelle assunzioni sarebbero state effettivamente possibili (come testimonia il testo del bando): non sarebbe stato più sensato aspettare, invece di spendere dei fondi a quanto pare così preziosi per le prime fasi dei test?
Di solito, quando ci si presenta per conto di qualche giornale, i casi sono due: o (felice ipotesi numero uno) tutte le porte si aprono, o (infelice nonché più frequente ipotesi numero due) tutti diventano improvvisamente reticenti. In questo caso, fortunamentamente, si è verificata la felice ipotesi numero uno: così ho potuto parlare direttamente con Enrico D'Este, assessore alle risorse umane del Comune di Udine.
Ho quindi scoperto che a pensare male avevo sì fatto peccato, ma non ero andata lontana dal vero. L'assessore ha motivato la decisione con la mancata emanazione del decreto del governo sulla virtuosità degli enti locali, attesa per lo scorso 31 dicembre, che disciplina anche le possibilità di assunzione del personale: «Non è ancora chiaro se nel conteggio vanno comprese anche le società partecipate – spiega –, oltre al fatto che al momento non sappiamo se rientreremo nella fascia dei comuni “virtuosi”: in caso contrario, potremmo addirittura essere costretti a dei licenziamenti». In altre parole: non si sa se e quante persone il Comune potrà assumere, in base a parametri dipendenti da Roma. Ma anche se il governo desse il via libera c'è un altro problema, ossia la stretta ai trasferimenti dalla Regione per quasi 6 milioni di euro, di cui 600 mila destinati al personale: «Si tratta di un -5% sul bilancio di previsione 2013 rispetto al consolidato del 2012 – precisa d'Este –: le spese per il personale sono abbastanza rigide, attorno ai 35 milioni di euro, e non è facile recuperare le risorse che mancano. Le assunzioni bloccate inciderebbero per circa 250 mila euro». Insomma, non si sa se si può assumere, e anche se si può bisogna capire dove recuperare i soldi. Come prevedibile, inoltre, difficile dire quando questo decreto verrà emanato, data la situazione incerta uscita dalle urne che sta dando non pochi grattacapi nella formazione del prossimo esecutivo.
A questo punto, però, una domanda sorge spontanea: tutti i concorsi bloccati erano stati banditi prima del 31 dicembre, ossia il termine entro cui si sarebbe presumibilmente saputo se quelle assunzioni sarebbero state effettivamente possibili (come testimonia il testo del bando): non sarebbe stato più sensato aspettare, invece di spendere dei fondi a quanto pare così preziosi per le prime fasi dei test?
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