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venerdì 10 aprile 2015

E Beer attraction rispose

No, non sto sarcasticamente sottintendendo che Beer attraction sia una "sventurata" di mamzoniana memoria; anzi, il loro ufficio comunicazione è stato di fatto molto cortese, inviandomi la risposta che leggete qui sotto in merito al mio post sull'Homebrewing contest. Buona lettura!

Gentile Chiara,

abbiamo letto con vivo interesse il suo dettagliato e davvero garbato post intitolato “Questo concorso non s’ha da fare?”, incentrato sull’Homebrewing Contest di Beer Attraction.

Lei raccoglie commenti e opinioni estrapolati da blog e social network che sollevano alcune perplessità in merito al concorso di cui sopra:

ci permetta di dire che sul web non girano solo critiche all’iniziativa, bensì anche apprezzamenti sinceri ma non vogliamo naturalmente sottrarci alle critiche.

Anzi, le abbiamo sempre accettate e soppesate attentamente per farne tesoro.

Ecco perché già oggi possiamo dirle che le sue riflessioni hanno anticipato un cambiamento già deciso e che renderemo noto a breve proprio sulle modalità di partecipazione: ovvero, non saranno più previste quote di iscrizione per partecipare al concorso.

Una precisazione sulla seconda fase: i partecipanti, se rientranti nei parametri fissati dalla giuria di qualità (definiti con l'associazione Unionbirrai sulla base dell'esperienza del concorso “Birra dell'anno”), potranno accedere alla competizione senza restrizioni numeriche.

E veniamo al premio. L'impianto Simatec è stato pensato per chi possiede già una certa dimestichezza con l’homebrewing e voglia quindi migliorare e accrescere la propria passione, cimentandosi ad un livello superiore, benché non ancora professionale. Siamo sicuri che il vincitore gradirà.

Per concludere, e rispondere così al suo interrogativo d’apertura, a nostro giudizio il concorso s’ha da fare: domani e sempre, verrebbe da dire. Gli amanti delle birre artigianali e speciali sono sempre più numerosi e meritano un’iniziativa di tale profilo. E risponderanno, ne siam certi… ovviamente non come la sventurata di manzoniana memoria!

Molto cordialmente

L’Ufficio Comunicazione di Rimini Fiera.

giovedì 9 aprile 2015

Questo concorso non s'ha da fare?

In diverse occasioni ho scritto del Beer Attraction, la manifestazione organizzata dalla Fiera di Rimini e Unionbirrai, che ho visitato due volte con grande piacere. Novità del 2015 è stato il coinvolgimento degli homebrewers con lo Homebrewing Contest che è stato lanciato durante la fiera: una competizione in tre fasi ad eliminazione, alla fine della quale uscirà quello che potrebbe essere considerato "il miglior homebrewer d'Italia". Ma ora che il regolamento è uscito pare che gli homebrewers non abbiano gradito poi così tanto, almeno a giudicare dai commenti che girano su social network, forum e affini.


La prima fase prevede che ciascun concorrente possa presentare fino a tre birre a sua scelta, al costo di 30 euro per la prima e 10 per le altre due; chi accederà alla seconda fase dovrà cimentarsi in quattro stili predeterminati - porter, blanche, belgian ale e Ipa - al costo di 250 euro; da questa usciranno dieci finalisti che dovranno confrontarsi ad armi pari su un impianto professionale della Simantec (sponsor che fornisce anche il premio per il vincitore, un impianto da 300 litri) nel brassare una pils. Facile intuire come la prima perplessità riguardi l'impegno economico: a conti fatti si tratta di trecento euro - perché è pur vero che nella prima fase si può presentare anche una birra sola, ma in questo modo si risulta penalizzati rispetto a chi ne presenta tre (almeno da un punto di vista puramente probabilistico). La seconda perplessità riguarda poi la chiarezza del regolamento stesso, dato che non è specificato quanti homebrewers accedano alla seconda fase; mentre la terza è di carattere più logistico, e attiene alle difficoltà di brassare su un impianto che non si conosce e magari lontano da casa - non potendo così controllare di persona le fasi successive alla cotta se non al prezzo, letteralmente, di alloggiare nei paraggi. Insomma, c'è già chi si definisce scoraggiato in partenza.

Un'altra perplessità riguarda poi il premio: un impianto da 300 litri è, diciamo così, "abbondante" per un homebrewer - anche sotto il profilo logistico, tanto che uno di loro commenta "e dove lo metto, nella rotonda sotto casa?" -, ma "stretto" per chi volesse avviare una propria attività: né carne né pesce dunque, almeno secondo alcuni dei potenziali partecipanti. Sorvolo sulle polemiche relative al fatto che rimanga comunque da acquistare di tasca propria il resto dell'attrezzatura necessaria a brassare con un impianto del genere, alla vera o presunta volontà di Unionbirrai di lucrare da questo concorso, e illazioni di vario genere: fatto sta che il malumore è palpabile, tanto che c'è chi propone addirittura una "Boicott Ale".

Non sono homebrewer né tantomeno birraia: però in questi due anni di attività nel mio blog ho visto come l'homebrewing sia un fenomeno in crescita, ed è quindi inevitabile pensare che, accanto a chi - sicuramente anche all'interno di Unionbirrai - vuole sostenerlo nelle sue peculiarità rispetto ai birrifici in quanto tali, ci sia anche chi ha intenzioni meno nobili. Gli homebrewer però a questi concorsi pare ci tengano, e intendono farsi sentire: l'auspicio non può che essere quello che alla fine si arrivi ad un chiarimento.

lunedì 30 giugno 2014

Home sweet home...brewing

Avviso ai non anglofoni: non è che voglio tagliarvi fuori titolando in inglese, è che altrimenti non mi riusciva il gioco di parole. Scherzi a parte, in italiano non avrei potuto rendere il nesso tra l'adagio "Home sweet home" ("Casa dolce casa") e "Homebrewing", l'arte di farsi la birra in casa. Una passione che sta prendendo sempre più piede anche in Italia: per quanto sia possibile solo azzardare delle stime (in quanto non esiste chiaramente un registro), un conoscitore come Lorenzo Dalbove - meglio noto come Kuaska -, direttore culturale di Unionbirrai, già nel 2005 affermava di essere "certo che se azzardo un numero superiore ai 10.000 non vado lontano dalla realtà". Per quanto si fosse tenuto largo, è lecito immaginare che nove anni dopo siamo andati oltre quella soglia.

Naturalmente si sprecano i forum in rete, i concorsi, e anche le degustazioni, per quanto pongano qualche fastidio legale - definiamolo così - perché ciascun partecipante deve firmare una liberatoria in cui solleva gli organizzatori da ogni responsabilità in quanto gli homebrewers non dipongono di nessuna certificazione della Asl o simili; del resto, comunque, tutti gli esperti concordano sul fatto che - salvo improbabili contaminazioni, epidemie, infestazioni, ecc ecc - il peggio che può capitarvi, trattandosi di una bevanda che è stata bollita, è di dover chiedere rapidamente dov'è la toilette più vicina. Spiacevole, certo, e magari imbarazzante, ma difficilmente vi porterà alla tomba.

Ho assaggiato diverse volte birra fatta in casa; e, soprattutto tra coloro che invece del classico kit usano le materie prime in autonomia, mi è capitato di trovare dei veri e propri mastri birrai che non hanno nulla da invidiare a chi lo fa per mestiere (che del resto ha quasi sempre cominciato così). Penso ad esempio al Home Brewing Contest organizzato alla Brasserie lo scorso anno (chi se lo fosse perso clicchi qui), e alla birra aromatizzata all'anice, liquirizia e finocchio che si è classificata prima: opera di una giovane birraia appena venticinquenne, Valentina, che ha tutti i numeri per essere una promessa del settore. Ma anche a tutte - sì, proprio tutte - le birre assaggiate in pausa pranzo durante il corso di per imprenditori della birra organizzato dall'università di Udine (anche in questo caso, chi non fosse aggiornato legga qui), opera degli stessi partecipanti, che spaziavano su tutti i generi e senza mai deludere.

L'ultima che ho assaggiato, e che annovererei tra le migliori, è la "Open" del nostro amico Luca. Una signora Ipa che all'aroma evidenzia tutta la potenza dei luppoli e dal corpo più amaro del consueto, pur bilanciato da alcuni sentori di miele e di banana; che lasciano spazio ad una persistenza decisa che unisce bene tutti i sapori precedenti. Se poi si ha la pazienza di aspettare che si scaldi un po' - leggi: tre secondi prima che diventi troppo calda per essere apprezzata - si può scoprire pure il caramello, che a temperature più basse non risalta. Un'unione di dolci ed amari abbastanza estremi forse inconsueta, ma che fa sì che né gli uni né gli altri risultino eccessivi. Un ottimo risultato per qualcuno che non fa il birraio di mestiere: anche se, c'è da dire, Luca esce dalla scuola del prof. Buiatti, per cui buon sangue non mente.

Non so se vi ho fatto venire voglia di provare a farvi la birra in casa, o piuttosto quella di trovarvi un amico che abbia questo hobby: in entrambi i casi, in bocca al lupo...