La mia seconda tappa è stato Argo, un birrificio che nono conoscevo anche per ragioni "anagrafiche": è nato infatti da soli quattro mesi, in quel di Lemignano di Collecchio, in provincia di Parma. Le idee però sono ben chiare - e non solo per via dello slogan che non lascia spazio ad equivoci, "We want beer" -: il mastro birraio Stefano Di Stefano, infatti, vanta un'esperienza in realtà di tutto rispetto, in cui spicca un anno al Birrificio Italiano, sette al Birrificio di Lambrate e due stage negli Usa. Insomma, in realtà non è proprio gente nata ieri.
Al banco c'era però Veronica, l'altra metà del birrificio, che pur occupandosi essenzialmente della parte amministrativa di birra comunque ne sa. E' stata infatti lei a raccontarmi la storia della Terzo Tempo, così chiamata ispirandosi al "terzo tempo" del rugby, in cui i giocatori vanno a seppellire l'ascia di guerra dopo la partita davanti ad una buona pinta. Trattasi di un'American Cream Ale, uno stile - ha spiegato - creato negli Usa ai tempi del proibizionismo dagli immigrati tedeschi, che hanno "reinventato" la loro cara vecchia pils usando gli ingredienti locali, tra cui il mais.
Ce n'era a sufficienza per incuriosirmi, e così mi sono lanciata. Già all'aroma in effetti si percepiscono le note dolci del mais, che risaltano ancora più nettamente nel corpo. Veronica mi aveva avvertita che è molto beverina, e infatti, complici anche gli appena 4 gradi alcolici, è scesa allegramente nonostante fosse dolce: i luppoli infatti "puliscono" la bocca al retrogusto quel tanto che basta per invitare ad un altro sorso. Per carità, se non vi piacciono le birre dolci probabilmente non fa per voi; però indubbiamente vale la pena provare qualcosa di diverso, anche perché di fatto è ben bilanciata.
Altra creazione dell'Argo è la Aran, una Irish Stout che si mantiene sul classico del genere pur accentuando le note di caffè; a colpirmi però è stata soprattutto la Milva, una Imperial Red Ale, che vanta la bellezza di sei luppoli - tra americani, sloveni e neozelandesi. Se pensate che le rosse ben maltate non rendano giustizia ai luppoli, potrebbe essere l'occasione per ricredervi: già all'aroma si fa sentire la rosa di profumi che va dal resinoso, all'erbaceo, all'agrumato, e al gusto la dolcezza iniziale dei malti viene subito accompagnata da un amaro che fa il paio alla rosa di cui sopra. Insomma, onore al merito di una rossa non qualunque.
Argo, quindi, sarà pur nato da poco; ma, complice il fatto che, come ha detto Veronica, stanno cercando di farsi conoscere, credo proprio che avrò ancora il piacere di incontrarlo...
Il mio blog di avventure birrarie, descrizioni di birre, degustazioni, e notizie dal mondo della birra artigianale.
Visualizzazione post con etichetta mais. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mais. Mostra tutti i post
martedì 15 aprile 2014
Mastro birraio, parte seconda: quanto è bello il terzo tempo
Etichette:
Aran,
Argo,
birrificio artigianale,
Cream Ale,
Fiera della Birra,
imperial red,
Lemignano di Collecchio,
mais,
Mastro Birraio,
Milva,
Santa Lucia di PIave,
Stefano Di Stefano,
stout,
Terzo Tempo
martedì 17 settembre 2013
Friulidoc, parte terza: Zahre, formaggi e Blave di Mortean
Spezziamo una lancia a favore della famiglia: tra i visitatori di Friulidoc c'era mio fratello Emanuele, venuto a festeggiare l'avvenuta discussione della tesi in ingegneria industriale. Così non ha potuto sottrarsi, oltre che alle congratulazioni, al fatto di offrire una birra: e dato che stavamo passando da Piazza Duomo la scelta non è potuta che cadere sulla birra di Sauris, o Zahre che dir si voglia. La mia preferita è indubbiamente l'affumicata, una rossa che - come dice il nome stesso - mi ha sempre colpita per le note di malto affumicato davvero notevoli. Certo è piuttosto impegnativa, non tanto per il grado alcolico (e che saranno mai 6 gradi), quanto per il gusto molto deciso. Enrico e Emanuele hanno invece preferito la Canapa, una pils che - nonostante sia appunto una pils - nemmeno io disdegno: aromatizzata ai fiori di canapa campagnola, anche chi magari non ne rimane conquistato è comunque costretto a riconoscerne l'unicità.
Generalmente la Zahre va abbinata al prosciutto o allo speck di omonima provenienza; questa volta però, date le numerose bancarelle dei caseifici della Carnia e del Pordenonese presenti lì attorno, abbiamo optato per i formaggi. Tra quelli che ho provato, erano in due a contendersi la palma del vincitore. Il primo è l'azienda agricola Capramica di Pinzano al Tagliamento, che, come dice il nome stesso, produce formaggi di capra: oltre a madre e figlia simpaticissime, lo stand vantava una serie di ricotte affumicate, formaggi spalmabili aromatizzati ed altre amenità, che ci hanno davvero messi in difficoltà nello scegliere il regalo per nostra madre. La scelta è alla fine caduta sul Frant, un tipico formaggio friulano al pepe, generalmente prodotto con latte vaccino e qui proposto - appunto - nella versione caprina: è bastato un assaggio a farci decidere non solo che questo era la scelta migliore, ma anche che, dato che era disponibile soltanto in forme da un kg, il regalo in questione conterà anche per il suo compleanno il prossimo novembre (mamma, lo so che stai leggendo, sei avvisata).
Il secondo è il caseificio Bontà dei Pascoli di Enemonzo, che produce e vende direttamente in Alta Carnia. Il ragazzo al banco mi ha magnificato il formaggio di latte crudo, ma personalmente ho preferito di gran lunga le caciottine: degli autentici gioiellini all'uvetta, alle noci, alle erbe o al peperoncino (occhio al piccante) davvero indimenticabili. La lunga fila allo stand testimoniava che non ero l'unica a pensarla così, dato che ho dovuto farmi largo praticamente a gomitate.
Tradizionalmente al formaggio va abbinata la polenta, che in effetti era presente in forze in tutte le sue varietà. A meritare una nota a parte è senz'altro la Blave di Mortean, il mais di Mortegliano: una produzione celebre in tutto il Friuli, ora valorizzata da una cooperativa nata allo scopo. Dai crostini di mais - altro che nachos, questi sono di tutt'altro calibro - spalmati con una ricotta spumosissima e composta alla cannella, alla polenta gialla con sopra la classica fettina di Montasio caldo, ce n'era per conquistare anche una tiepida estimatrice della polenta come me.
Dato che ormai era ora di pranzo, e lo stomaco dei miei due uomini iniziava a brontolare, ci siamo diretti verso lo stand della Sagra dell'Oca di Morsano: ma questa, come dicevano nei cartoni animati nel presentare la puntata successiva, è un'altra storia...
Generalmente la Zahre va abbinata al prosciutto o allo speck di omonima provenienza; questa volta però, date le numerose bancarelle dei caseifici della Carnia e del Pordenonese presenti lì attorno, abbiamo optato per i formaggi. Tra quelli che ho provato, erano in due a contendersi la palma del vincitore. Il primo è l'azienda agricola Capramica di Pinzano al Tagliamento, che, come dice il nome stesso, produce formaggi di capra: oltre a madre e figlia simpaticissime, lo stand vantava una serie di ricotte affumicate, formaggi spalmabili aromatizzati ed altre amenità, che ci hanno davvero messi in difficoltà nello scegliere il regalo per nostra madre. La scelta è alla fine caduta sul Frant, un tipico formaggio friulano al pepe, generalmente prodotto con latte vaccino e qui proposto - appunto - nella versione caprina: è bastato un assaggio a farci decidere non solo che questo era la scelta migliore, ma anche che, dato che era disponibile soltanto in forme da un kg, il regalo in questione conterà anche per il suo compleanno il prossimo novembre (mamma, lo so che stai leggendo, sei avvisata).
Il secondo è il caseificio Bontà dei Pascoli di Enemonzo, che produce e vende direttamente in Alta Carnia. Il ragazzo al banco mi ha magnificato il formaggio di latte crudo, ma personalmente ho preferito di gran lunga le caciottine: degli autentici gioiellini all'uvetta, alle noci, alle erbe o al peperoncino (occhio al piccante) davvero indimenticabili. La lunga fila allo stand testimoniava che non ero l'unica a pensarla così, dato che ho dovuto farmi largo praticamente a gomitate.
Tradizionalmente al formaggio va abbinata la polenta, che in effetti era presente in forze in tutte le sue varietà. A meritare una nota a parte è senz'altro la Blave di Mortean, il mais di Mortegliano: una produzione celebre in tutto il Friuli, ora valorizzata da una cooperativa nata allo scopo. Dai crostini di mais - altro che nachos, questi sono di tutt'altro calibro - spalmati con una ricotta spumosissima e composta alla cannella, alla polenta gialla con sopra la classica fettina di Montasio caldo, ce n'era per conquistare anche una tiepida estimatrice della polenta come me.
Dato che ormai era ora di pranzo, e lo stomaco dei miei due uomini iniziava a brontolare, ci siamo diretti verso lo stand della Sagra dell'Oca di Morsano: ma questa, come dicevano nei cartoni animati nel presentare la puntata successiva, è un'altra storia...
Etichette:
affumicata,
birra,
blave,
canapa,
capramica,
Carnia,
caseificio,
Enemonzo,
formaggio,
frant,
friulidoc,
mais,
Montasio,
mortean,
Mortegliano,
Pinzano,
polenta,
Sauris,
Udine,
Zahre
Iscriviti a:
Post (Atom)