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lunedì 15 dicembre 2014

Uno "sposalizio" tra birrifici

Che i birrifici artigianali collaborino, non è una novità: le birre opera di mastri birrai di case diverse sono numerose, e numerose tra queste sono quelle ben riuscite. Però si può collaborare anche sul fronte delle degustazioni, agguingendoci magari la collaborazione con un ristorante: ed è stato il caso della serata organizzata da due nomi noti ai lettori di questo blog - il Grana 40 di Ipllis e il Garlatti Costa di Forgaria - a Il Giona's di Premariacco, delizioso locale con muri in petra e caminetto perfetto per l'atmosfera natalizia. Una serata "tra amici", dato anche il numero massimo di posti disponibili, in cui i birrai hanno potuto presentare le loro opere in maniera diretta e in uno scambio con gli interlocutori proprio come se fosse una chiacchierata.

Ad aprire la serata è stato l'aperitivo con la Mar Giallo di Grana 40 - che il Giona's tiene alla spina - accompagnato dalla pizza affumicata - pancetta, cipolla di tropea, gorgonzola di capra e fiordilatte - del ristorante: forse non la birra più adatta insieme a quei sapori, ma il connubio pizza-birra fa comunque il suo, e la Mar Giallo rende assai meglio - così come la sua "sorella Mar Nero" (nella foto sopra) - alla spina che in bottiglia. A seguire l'antipasto di prosciutto di cinghiale, puntarelle, cipolline in agrodolce e caprino (nella foto accanto) accostata alla Lupus di Garlatti Costa, una chiara ispirata alle bionde belghe. Personalmente, pur essendo una birra di tutt'altro genere, mi ha ricordato parecchio le blanche per gli aromi speziati e i particolari sentori di lievito - osservazione su cui l'artefice Severino ha concordato -: il che me l'ha fatta parecchio apprezzare, risultando leggera e rinfrescante pur con un corpo pieno.

Con il primo - orzotto con radicchio di Treviso e salsiccia - è arrivata la Liquidambra, sempre di Garlatti: un'ambrata, come dice il nome stesso, dalle decise note di nocciola e caramello, dolce al palato ma con un amaro ben secco in chiusura. Ottimo per "sgrassare", insomma, nonostante il tenore alcolico - 7 gradi - si senta tutto. La Mar Nero di cui sopra ha fatto invece il suo ingresso con il secondo - una bistecca di maiale con l'osso, accompagnata da polenta e patate alla tedesca con dadini di speck. Ottimo l'accostamento con le patate e lo speck, con cui si armonizzavano bene le note di tostato e - incredibile a dirsi - anche quelle di liquirizia della Mar Nero, un po' meno indovinato quello con la carne - per la quale avrei matenuto forse la liquidambra; comunque gradito, anche perché - diciamocelo - tutto quello che ci è passato nel piatto era davvero cucinato con maestria.

Da ultimo il dolce - un semifreddo alla nocciola e caramello - accostato alla Orzobruno, una scura doppio malto di Garlatti: anche in questo caso la filosofia è quella di parire col dolce e chiudere con l'amaro, partendo dai tocchi di nocciola, tostato e frutta secca per arrivare ad un finale luppolato delicato e deciso al tempo stesso.

In tutto e per tutto una serata riuscita, sia per le birre e la cucina di qualità, sia per il dialogo che si è creato con i birrai: prova il fatto che i partecipanti non lesinavano certo sulle domande, confermando che l'interesse per la birra artigianale, se opportunamente "risvegliato", c'è. Ai birrai, agli operatori dell'informazione e ai già appassionati coglierlo.

lunedì 1 settembre 2014

Quando di birra ce n'è un mare

Nei giorni scorsi sono stata ricontattata da una recente conoscenza, il Birrificio Grana 40 di Ipplis: dico recente perché risale allo scorso giugno, quando, come ho raccontato in questo post, avevo avuto occasione di incontrarli alla festa della birra artigianale alla Brasserie e di assaggiare l'unica birra che allora producevano, la Mar Giallo. E appunto perché non era più l'unica mi hanno ricontattata: volevano infatti invitarmi ad assaggiare loro seconda creatura, la Mar Nero, una blak ipa "che mi hanno detto che è anche meglio della Libertine Black Ale della Brewdog", ha affermato fiero il birraio Emanuele. Se sia meglio o no lo vedremo, mi sono detta; di sicuro però valeva la pena sincerarsene, e così ho accettato l'invito.

Il luogo prescelto era uno dei locali in cui il Grana 40 sta iniziando a distribuire le proprie birre alla spina, il Giona's di Premariacco: un ristorante e pizzeria senz'altro molto gradevole d'estate in virtù degli spazi all'aperto e del giardino, nonché del menù offerto - la costata di angus che ho mangiato era tenera e saporita come poche. Prima di venire al dunque con la Mar Nero, però, hanno voluto farmi riprovare la Mar Giallo: la ricetta era infatti stata modificata "per darle più carattere", a detta di Emanuele e del collega, mantenendola sì monoluppolo con il sorachi ma aggiungendone di più in dry hopping. Alcuni hanno gradito, alcuni no, altri nemmeno se ne sono accorti: vedi un po' anche tu, mi hanno detto, e dicci la tua opinione.

Ad essere onesta, pur essendo l'aroma più erbaceo della precedente, al corpo non ho colto alcuna differenza; il nuovo carattere è uscito fuori come prevedibile in seconda battuta, conferendo una persistenza più amara e duratura ad una birra in precedenza assai più dolce e fruttata, che tendeva però un po' a "morire in bocca" sul finale. Pur non rimanendo una delle mie preferite, dunque, l'ho trovata un passo avanti rispetto alla precedente.

La curiosità però chiaramente era tutta per la Mar Nero, che a detta dei birrai aveva già raccolto molti ed entusiasti consensi, tra cui - appunto - quello di un avventore che l'aveva giudicata migliore della sua omologa Brewdog. Forse la mia pecca è stata quella di averla assaggiata paragonandola alla Libertine, il che inevitabilmente mi ha influenzata; comunque il paragone non è azzardato, essendo due birre dello stesso genere. Pur in questa parentela, però, le ho trovate abbastanza diverse: se nella Libertine risaltano subito il tostato e il caffè, lasciando poi spazio ad una corposità notevole e chiudendo con un amaro quasi improvviso, la Mar Nero dà in prima battuta aromi più delicati di caffè e liquirizia con qualche leggera nota di cacao, passando quindi ad un corpo assai meno dolce e più leggero e ad una persistenza altrettanto amara, ma meno invasiva perché "preparata" in precedenza. Nel complesso l'ho trovata quindi più equilibrata, e di conseguenza più "godibile" e beverina - tanto più che è anche meno alcolica, 6%; almeno per chi come me ama sì i sapori forti ma senza esagerare. Certo la Libertine mantiene la sua unicità, per cui se cercate quella non bevete la Mar Nero o ne rimarrete delusi; essendo tutte e due delle birre di gran qualità, quale sia meglio rientra alla fin fine nell'ambito dei gusti personali. Ad onore del Grana 40 va detto però che una birra del genere uscita da un birrificio praticamente nuovo - per quanto Emanuele vanti un'esperienza più che decennale da homebrewer - è un punto a favore non di poco conto, che tiene desta la curiosità per i futuri sviluppi.

Manco a dirlo sono infatti in arrivo altre due creazioni, la Mar Rosso e la Mar Bianco, i cui nomi tradiscono il genere. Anche in questo caso, hanno assicurato i birrai, non saranno due nuove nate "qualunque": la Mar Bianco in particolare, ha spiegato Emanuele, "non è propriamente una blanche, pur avendo una base di frumento. Ma non ti dico altro, vedrai quando è pronta". Come dicono gli americani, "surprise, surprise..."