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lunedì 9 febbraio 2015

Una serata da Lord

Un altro invito che da tempo dovevo onorare era quello di Daniele Piagno, ambasciatore d'Orval (nella foto), a visitare il suo pub Lord Byron a San Michele al Tagliamento; invito onorato con molto piacere qualche giorno fa, insieme ad Enrico. Se da un ambasciatore d'Orval ci si potrebbe aspettare un ambiente tipicamente belga, ricredetevi: come lascia intuire il nome stesso, il locale ricorda piuttosto i pub inglesi, dai tavoli in legno scuro e le luci basse. Numerose poi le decorazioni alle pareti e gli scaffali di bottiglie da collezione, secondo la filosofia di Daniele per cui "un pub deve essere pieno, metterti di buon umore e invogliare a stare in compagnia". Sette le spine, tutte con birre di livello: dalla Kwak - anche qui servita, come al Saloon Mondelli di Flumignano, nel bicchiere d'ordinanza -, alla Lupulus (sia blonde che hibernatus), alla Gulden Draak, ad una versione commemorativa della stout O'Hara più carica di quella classica. Insomma, non un posto dove avvicinarsi alla spina per chiedere "una bionda". In quanto poi alle birre in bottiglia, mettetevi comodi: dalle belghe, alle olandesi, alle danesi, alle italiane, alle tedesche, alle scozzesi (e non sto parlando di donne), non c'è che l'imbarazzo della scelta.

Pur disorientata, la mia scelta è caduta sulla Gulden Draak - di cui Daniele è ambasciatore in Italia per il 2015, dopo esserlo stato nel 2012 e 2013: un'ambrata dai dieci gradi ben mascherati, dati gli aromi di malto, caramello e nocciola perfettamente amalgamati e un corpo altrettanto omogeneo e rotondo - detta altrimenti: scende che è un piacere. Pur essendo nettamente dolce, il finale rimane comunque equilibrato, con il luppolo che - pur non facendosi percepire distintamente, come vuole lo stile - arriva a smorzare i sentori zuccherini. Unica perplessità, un leggero sentore ferroso all'olfatto: ammetto di non essere stata in grado di capire se fosse solo un'impressione mia o un difetto vero e proprio, in quanto è sparito man mano che si è alzata la temperatura e non lasciava comuqnue alcun residuo in bocca.

Enrico, dovendo abbinare le costicine di maiale al forno con patate - e qui va precisato che anche la cucina del Lord Byron si fa onore, in particolare sulle carni - ha scelto una Westmalle Dubbel: personalmente l'ho trovata con un finale piuttosto amaro per lo stile - pienamente rispettato nel corpo ben pieno e dai sapori in equilibrio tra il dolce e il tostato del malto - e un po' troppo gasata, ma la Westmalle si conferma un'abbazia che lavora bene. Il tutto coronato dall'ospitalità di Daniele, che ci ha accolti e serviti in maniera cordiale: insomma, trattati come dei Lord.

giovedì 23 ottobre 2014

Una serata da Mastro Daniele

Tra i vari locali che mi sono stati consigliati nei miei pellegrinaggi tra un evento e l'altro c'era il Mastro Birraio di Trieste; e così, cogliendo l'occasione di un giro in terra giuliana, mi sono fermata nel covo di Daniele Stepanchich, che da cinque anni ha rilevato l'attività. L'ambiente è caldo e accogliente, con il legno che impera nell'arredamento; fanno poi bella mostra di sé le otto spine di cui tre a pompa, giusto per mettere in chiaro che ogni birra ha il suo metodo di spillatura.


La carta delle birre è discretamente nutrita ed esposta con dovizia su una lavagnetta; per cui, giusto per non confondermi, mi sono limitata a considerare quelle alla spina, equamente divise tra fisse e a rotazione. "Giusto per iniziare" mi era stata consigliata dal mio buon compare Andrea una Theakston Best Bitter, nel solco della miglior tradizione inglese; ma, complice il buon ricordo che avevo del Birrificio Rurale conosciuto all'Expo, ho preferito passare direttamente alla loro Terzo Miglio, una Apa dalla schiuma da far invidia alla panna montata. L'aroma tra l'erbaceo e l'agrumato e il balsamico rende bene giustizia ai luppoli, e il corpo ben bilanciato e discretamente leggero per una birra di questo genere dà una buona bevibilità. A chiudere un amaro che onestamente non ho trovato così pungente come da descrizione, e soprattutto un sentore balsamico che lascia la bocca ben pulita.

A dire il vero l'ho scelta prima di decidere che cosa mangiare e quindi senza pensare all'abbinamento, ma metterci il pollo con verdure grigliate non è stata comunque eresia totale. E approfitto quindi per fare una parentesi sulla cucina del Mastro Birraio: la chicca della serata è stato probabilmente lo stinco in crosta di pane cotto nella birra, ma anche il chili - carne di manzo tritata e speziata con fagioli, per i non adepti - di Enrico si è difeso bene. La curiosità sono però i dolci, nella fattispecie il birramisù servito in un bicchiere da mezza pinta di Guinness, e la sacher con gelatina di birra al posto della marmellata. Ammetto che non l'ho particolarmente amata a livello di puro gusto personale (e che ce posso fa', la sacher non mi piace), ma indubbiamente l'idea di abbinare la gelatina con un dolce al cioccolato è indovinata e originale. Ottima poi la scelta di Andrea di accompagnarla ad una Mar Nero del Grana 40, che con i suoi aromi di caffè e liquirizia si sposa alla perfezione.

La mia idea era quella di chiudere con una Lupulus Hibernatus, una strong ale belga tipicamente invernale - dati anche i suoi quasi 9 gradi - dai netti aromi caramellati e tostati che trovano poi riscontro nel corpo, discretamente consistente e che non fa sconti al tenore alcolico. Però Andrea mi aveva fatto incuriosire rispetto alla Chimay Dorée, una blanche trappista, che per chiudere una cena sarà pure fuori luogo ma ho molto apprezzato. L'aroma di frumento con qualche leggera nota speziata e agrumata fa da biglietto da visita al corpo assai ben bilanciato tra cereale e luppolo, che rimane leggero pur senza dare la sensazione di non essere sufficientemente intenso e lascia un finale piacevolmente secco. Da bere con piacere e permettendosi anche di indulgere nella quantità, dato che fa poco più di 4 gradi.

In conclusione, definirei il Mastro Birraio un locale piacevole, tranquillo e che sicuramente viene incontro ai gusti e alle esigenze degli intenditori pur senza avere nulla di "spettacolare"; insomma, se cercate il locale "unico" o la stravaganza probabilmente non fa per voi, ma per una serata tra amici con una buona birra è una scelta indovinata.