giovedì 3 maggio 2018

In quel di Acido Acida

Anche quest'anno mi sono con piacere concessa un giro a Ferrara, per la manifestazione Acido Acida - dedicata alle produzioni "estreme" della Gran Bretagna, acide ma non solo, con in più qualche ospite da altri Paesi d'Europa e dall'Italia. E proprio dagli ospiti italiani ho iniziato il mio giro. Ero infatti curiosa di fare un giro da BioNoc', dopo il successo che li ha visti occupare - insieme a Nicola Coppe - tutti e tre i posti sul podio nella categoria al Barcelona Beer Festival. In realtà non mi sono data alle birre premiate in quella sede ma, su consiglio del birraio, ad altre specialità: nella fattispecie alla Pojerina - una Iga con mosto d'uva Solaris, fermentata un anno in barrique con lieviti da vino Pojer e Sandri - e alla Ardiva - una farmhouse con erbe essiccate di campo d'alta montagna. La prima, pur facendo pronosticare dall'aroma - molto ricco in quanto alla componente del mosto d'uva - un corpo altrettanto "pungente", al palato risulta invece vellutata, con note dolci fruttate; soltanto alla fine arriva un acido gentile a chiudere, peraltro non molto persistente. Delicata, adatta anche a chi si accosta per la prima volta al genere. La seconda è di tutt'altro stampo: alla base di saison non solo sono state aggiunte le erbe, che al naso ricordano proprio un prato alpino, ma anche i batteri lattici in compagnia dei quali si è fatta quattro mesi in barrique. Entrambe le componenti - erbacea e lattica - sono quindi ben presenti sia all'aroma che al palato, forti ma reciprocamente equilibrate, nonché discretamente persistenti a fine bevuta. Per i palati più forti, e amanti della sperimentazione.

D'obbligo era poi anche una sosta da Antica Contea, di cui mi erano state preannunciate alcune chicche; in particolare la "Super K", una Iga con mosto di ribolla gialla della cantina Radikon del 2015. Già dalla descrizione c'era di che costruire fantasie su questa birra: 50% di frumento e 50% d'orzo in quanto a cereale, 13% di ribolla, un anno di maturazione in acciaio e uno in rovere. Al naso il profumo della ribolla la fa da padrone, e anche in bocca il dolce dell'uva si impone sulla componente del cereale; ma è una birra che non concede nulla alle vezzosità zuccherine, perché sul finale di una secchezza notevole subentra un amaro tanninico che chiude la bevuta. Molto beverina nonstante superi i dieci gradi alcolici, per cui occhio perché potreste ritrovarvi ad avene bevuta una pinta senza nemmeno esservene accorti. Il birraio Andrea mi ha riferito che c'è la versione 2017 in arrivo; e al mio "La aspetto con ansia" ha giustamente risposto che no, con ansia meglio di no, perché servirà almeno un altro anno e mezzo ancora. Però vabbè, non abbiamo fretta, si sa che le temps ne respecte pas ce qui se fait sans lui - citando il noto adagio di Cantillon.

Cambiando totalmente genere, cito poi tra le birre provate la Yannaroddy di Kinnegar - una porter al cocco, assaggiata anche per rendere giustizia alla sezione delle "birre dessert" introdotta quest'anno: una birra tutto sommato discreta, secca e beverina, è e rimane una porter e non una batida, semplicemente viene aggiunto un leggero tocco di originalità che può far piacere a chi cerca qualcosa di diverso. Esperienza del tutto insolita poi quella con gli svedesi di Narka Kulturbryggeri: ho infatti provato una Braggot - birra medievale speziata, in cui però personalmente ho trovato risaltare molto di più la componente del miele, riusltando estremamente dolce al palato per evidenziare leggermente le spezie soltanto in chiusura - e un sahti - storica produzione di origine finlandese che per la prima volta mi capitava di provare, dalle intense note affumicate.

Non che le altre birre assaggiate non fossero comunque degne di nota, mi sono limitata qui a quelle che più mi sono sembrate rilevanti; nel complesso una manifestazione interessante, che è riuscita negli anni a creare una selezione di birrifici e di birre di tutto rispetto.

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