mercoledì 13 dicembre 2017

Peroni rilancia il marchio Dormisch

Per quanto mi occupi in maniera pressoché esclusiva di birra artigianale, vivendo a Udine non ho potuto non presenziare, per onore di cronaca, alla conferenza stampa con cui Peroni (parte della Asahi) ha annunciato il 12 dicembre il rilancio dello storico marchio cittadino. Va detto che Peroni non è nuova a simili iniziative: già un paio d'anni fa ha fatto lo stesso a Padova (dove l'azienda ha uno stabilimento) con Itala Pilsen. Ora è la volta di Udine, dove l'orgoglio locale per nomi come Moretti e - appunto - Dormisch non si è mai sopito.


In realtà la birra non verrà prodotta a Udine data l'assenza di un birrificio, bensì nello stabilimento di Padova; il legame con il Friuli sta nel fatto di utilizzare l'orzo friulano (anche Dormisch usava in parte orzo locale, maltato nella Malteria Adriatica di Marghera chiusa a fine anni 70) fornito da Asprom, rete di aziende agricole che producono orzo distico. Sono un'ottantina - numero in crescita, ha assicurato il presidente Alido Gigante - le realtà coinvolte, per una produzione di circa 1000 tonnellate su 370 ettari; e la previsione è quella di arrivare a 1500 tonnellate già il prossimo anno. L'orzo viene poi maltato nella malteria Saplo, di proprietà della Peroni, a Pomezia (Roma). Non una birra "made in Friuli" dunque, ma comunque quanto di meglio si potesse realisticamente pensare di fare data l'assenza in regione di una malteria e di uno stabilimento di proprietà.

Venendo alla birra in questione, trattasi di una lager chiara di 5 gradi alcolici, 11,3 gradi plato e 20 Ibu. Personalmente mi ha lasciata perplessa la dicitura "Originale processo produttivo ad infusione" riportata in etichetta: ma come, mi sono detta, l'infusione è il processo più comunemente utilizzato, in cosa consiste la peculiarità? Purtroppo non ha potuto essere presente alla conferenza stampa il mastro birraio Raffaele Sbuelz (friulano, così come il direttore di produzione), così non ho potuto ricevere direttamente da lui ragguagli in proposito; mi è comunque stato spiegato che Sbuelz, che già aveva lavorato alla Dormisch prima della chiusura nel 1989, ha recuperato l'antica ricetta e metodo di lavorazione (ho comunque chiesto di essere messa in contatto con lui, e aggiornerò con ulteriori informazioni non appena gli avrò parlato). Un chiarimento che personalmente trovo utile, dato che questa dicitura potrebbe altrimenti risultare ambigua nei confronti del consumatore - che potrebbe intendere che l'infusione in sé sia un processo "originale" nel fare la birra, quando l'aggettivo "originale" va invece riferito alla ricetta e procedura di ammostamento. Venendo ai volumi di produzione, Federico Sannella, direttore delle relazioni esterne della Peroni, ha affermato che la cosa è in via di definizione: al momento ne è stato prodotto un primo lotto di 200 ettolitri per testare le reazioni del mercato, e poi si prenderanno decisioni più precise. Stando alle affermazioni di Gigante, Asprom è in grado di fornire orzo (e malto di conseguenza) per volumi nell'ordine di centinaia di migliaia di ettolitri, ma la volontà espressa dalla Peroni al momento è di rimanere su livelli più contenuti.

Nonostante la gravidanza ormai avanzata, un sorso giusto per curiosità me lo sono concessa: si tratta di una birra in stile, aromi di luppoli nobili e di cereale (senza sbavature peraltro) come d'ordinanza, corpo più pieno e rotondo (per quanto comunque leggero e snello) di quanto ci si sarebbe potuti aspettare da una birra da 11 plato , finale fresco e secco di un amaro leggero e non persistente. Una birra che, nel parco birre una multinazionale come può essere Asahi, è sufficientemente "neutra" da andare incontro ai gusti di un vasto pubblico, ma allo stesso tempo più caratterizzata rispetto alla classica international lager per mirare ad una nicchia di mercato più specifica. Certo il fattore marketing è presente in maniera importante e studiata, e del resto non può essere diversamente: se Peroni investe su queste linee chiaramente ne deve e ne vuole avere un ritorno, e lo fa puntando sull'elemento della territorialità che - come ha illustrato lo stesso Sannella - ha assunto oggi un'importanza cruciale e ha dato una spinta alla crescita della filiera produttiva regionale. Certo potremmo andare a discutere su che cosa significhi "birra friulana" - basta l'orzo? O servono tutte le materie prime? O deve anche essere prodotta in Friuli, anche a costo di appaltare la produzione a uno o più birrifici locali e andare incontro ad una limitazione dei volumi? - ma è altrettanto vero che mai Dormisch viene definita "birra friulana" per quanto sia questa l'idea di fondo (il riferimento esplicito al Friuli in etichetta riguarda solo l'orzo, al di là della storia). Né si può etichettare come crafty, dato che non è stata legata ad un'idea di artigianalità. Vedremo come gli udinesi più o meno nostalgici e il resto del pubblico accoglieranno la novità: certo il rilancio di Dormisch è un'ulteriore conferma di come i grandi marchi stiano sempre più cercando vie alternative rispetto al passato, che sia il fattore territorio o il fattore "crafty".

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