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martedì 1 dicembre 2015

Tutti i premiati del Luppolando


Tra gli homebrewers partecipanti c'era stata parecchia attesa: e finalmente lunedì 30 novembre al Samarcanda di Plaino si sono tenute le premiazioni del concorso Luppolando, quest'anno alla seconda edizione. Per la seconda volta ho avuto l'onore di far parte della giuria insieme al prof. Buiatti dell'università di Udine, e ai suoi collaboratori Paolo Passaghe e Stefano Bertoli: un'occasione sempre buona per imparare e confrontarsi, per quanto il più delle volte ci sia stata omogeneità nei giudizi e nei commenti fatti sulle birre valutate. Come spesso accade tra gli homebrewers, c'è stata una buona dose di sperimentazione: cosa magari delicata nel caso di un concorso, ma comunque un tratto distintivo di questo movimento di cui tenere conto anche nel giudicare.


Erano 23 le birre in concorso, e diversamente dello scorso anno non sono state le Ipa a farla da padrone: più gettonate di tutte sono state le Apa, a conferma del fatto che anche tra gli homebrewers le luppolature audaci stanno perdendo il loro fascino a favore di toni più sobri. Per il resto i concorrenti hanno spaziato dalle English Pale Ale, alle Tripel, alle Porter, alle Belgian Ale, alle birre di frumento nelle loro varie declinazioni.

Soltanto per le Apa è stato stilato un podio, mentre negli altri casi si è preferito ricorrere a menzioni in assenza o di un numero congruo di birre in concorso, o di almeno tre birre giudicate meritevoli di un riconoscimento. La medaglia di bronzo per le Apa è quindi andata a Dario Gerdol, quella d'argento ad Andrea Fracas e Michele Sambo – purtroppo ammalato, ma sono certa che il socio ha bevuto anche alla sua salute – e la medaglia d'oro a Fabrizio Gonano (nella foto). Presenti in forze quindi sia Accademia delle Birre che l'Associazione Homebrewers Fvg, che si dimostrano serbatoi di talenti nel mondo dell'homebrewing.

Stessa cosa può dirsi per un altro sia accademico che associato, Luca Dalla Torre (nella foto), che ai già numerosi riconoscimenti aggiunge la medaglia d'oro per la sua English Pale Ale; così come altro accademico e associato è Emiliano Santi, che ha ottenuto la menzione per la sua American Wheat.

Un'altra menzione anche per Andrea Fracas (nella foto) e Michele Sambo con la seconda birra che hanno portato al concorso, una black ipa – Cascadian dark ale, per la precisione ; e infine per Francesco Sordetti, che si è distinto per la sua Belgian Strong Dark Ale – uno stile meno diffuso tra gli homebrewers ma al quale, ha raccontato, si è appassionato proprio al Samarcanda con i consigli di Beppe.



Chiusa anche la seconda edizione, dunque, non resta che attendere la terza: per la quale Beppe ha già anticipato diverse novità, per cui l'invito agli homebrewers è a rimanere sintonizzati...

Grazie a Giuseppe Burello per le fotografie.

martedì 4 agosto 2015

Una serata tra gli homebrewer

Per quanto le alte temperature non favoriscano la corretta fermentazione e maturazione della birra - mentre stimolano piuttosto la voglia di berla -, gli homebrewer non se ne stanno con le mani in mano; e infatti l'Associazione homebrewers Fvg ha organizzato una serata di degustazione e confronto sulle birre prodotte da alcuni di loro, nella sede dell'associazione alla Brasserie di Tricesimo. Naturalmente Matilde non ha lasciato nessuno a stomaco vuoto - è d'altronde risaputo che bere a stomaco vuoto fa male...- preparando per l'occasione un piatto con insalata di riso, torta salata, e focaccia ripiena di formaggio.

Una serata, peraltro, che ha segnato una soddisfazione particolare: due dei partecipanti che hanno portato le proprie birre, Nicola e Manuel (i due in fondo al tavolo a destra nella foto), erano infatti stati stimolati a cimentarsi nell'arte del brassare proprio dai membri dell'associazione che avevano allestito uno stand alla Fiera Mastro Birraio di Santa Lucia di Piave. Così ieri sera hanno portato la loro prima creazione, una pils, che hanno colto quasi come sfida essendo uno stile particolarmente difficile da fare in casa - specie d'estate, trattandosi di una bassa fermentazione che deve rimanere costantemente a basse temperature. Ma i due non si sono scoraggiati, e dopo essersi procurati - come prima esperienza - estratto e grani "senza però seguire le istruzioni, sennò non usciva così", hanno tirato fuori dal cappello - anzi, dalla camera di fermentazione - una pils in cui il luppolo Saaz, unico usato, risalta in modo netto ma vellutato al tempo stesso all'aroma, mantenendo poi una nota floreale e di amaro leggero anche nel corpo delicato. Insomma, un buon inizio, che ha raccolto l'approvazione dei presenti.

La seconda birra in lista era la weizen di Valentina, che già si era distinta in un precedente concorso di homebrewers (vedi questo post) per l'uso originale delle spezie e degli aromi: e infatti ci ha sfidati ad indovinare che cosa avesse aggiunto a questa birra - e trattandosi nell'ordine di melissa, gramigna e tarassaco, chiaramente nessuno ha indovinato. Un mix che dava sentori quasi da tisana tanto da coprire aromi e sapori tipici delle weizen, e che lasciava un finale secco e amaro; tanto che è stata pressoché unanime l'opinione che questa birra vada riassaggiata tra qualche tempo, essendo ancora troppo giovane - un mese - per essere giudicata.

E' poi stata la volta di un grande ritorno, ossia quello di Luca Dalla Torre, che a diversi concorsi in passato aveva fatto manbassa. Questa volta ha portato una California Common Beer, stile in cui si cimentava per la prima volta. Da sotto il bel cappello di schiuma saliva un aroma di caramello, che si confermava nel corpo dolce e maltato, per poi chiudere con quella che a me è sembrata una curiosa nota di biscotto e di amaro al tempo stesso. La California Common di Luca non ha purtroppo ricevuto buona accoglienza al concorso "La guerra dei cloni" di Piozzo, anche a causa di alcuni problemi di trasorto che hanno influito sulla conservazione; ma per quanto l'artefice abbia dichiarato che questa birra non lo soddisfa e intende migliorarla, devo dire che non mi è sembrata affatto male.

Siamo poi passati alla apa di Marco e Emiliano, tra i protagonisti di Luppolando lo scorso anno (a proposito, avviso agli interessati: ricordate che il termine per la consegna delle birre è il 1 settembre). Un autentico tripudio di luppoli vari ("avanzi di frigo", hanno ammesso, ma nell'insieme il risultato è stato apprezzabile), con fiocchi d'avena per "aiutare" la schiuma e un dry hopping "un po' estremo, che l'ha sbilanciata parecchio sull'amaro". Anche questa ha raccolto parecchi consensi, il che dimostra come, in quanto a gusti, pare proprio che oggi come oggi siano i luppoli a farla da padroni.

Un'altra apa, però diversissima, era quella di Michele e Andrea: aroma più tendente all'agrumato e più delicato, e un residuo quasi dolciastro del malto che va a renderla una apa molto più bilanciata della precedente. I due hanno poi portato anche una black ipa, "per unire la nostra passione per le ipa e quella per le portar e le stout", che pur facendo sentire soltanto i luppoli all'aroma, al palato regala note di caffè e di cacao, con una punta di acido finale - che a me ha ricordato molto i semi di cacao crudi. Anche queste birre apprezzate, come del resto tutte le altre - al di là di quella rimandata, letteralmente, almeno a settembre: non per averla giudicata negativamente, ma perché era appunto troppo giovane.

Che altro dire? In tutto e per tutto una piacevole serata tra amici, non solo godereccia ma anche istruttiva - anche per chi homebrewer non è.

lunedì 29 giugno 2015

Una birra per l'estate

Qualche sera fa sono ritornata dopo tanto tempo al Samarcanda di Plaino: ed è stato peraltro un piacere trovarlo rinnovato nell'arredamento interno, con tanto di alcune simpatiche chicche che trovate nelle foto. Insomma, Beppe e Raffaella sanno unire professionalità e ironia sia nel servire le birre e nell'accogliere i clienti, sia nell'arredamento e accessori - dato che la collezione di bottiglie e di altri oggetti legati alla birra rimane tra le più curiose e ricche della zona.


A dire il vero non era una giornata proprio caldissima, ma il calendario comuqnue diceva che era estate: e così, dato che era lì alla spina che mi invitava, ho approfittato per aggiungere alla mia lista birre la Rulles Estivale ("estiva", letteralmente), che - orrore orrore - non avevo mai provato. Trattasi di una saison pensata appunto per le giornate calde, di facile beva e grado alcolico contenuto (5 gradi); ma una saison del tutto originale, che si discosta abbastanza dai canoni del genere. Il colore è di un giallo paglierino carico, tendente al dorato, e la schiuma è di grana sottile con una buona tenuta; e se all'aroma si sentono i profumi di frutta - in particolare pesca - e una leggera nota speziata tipica delle saison, il corpo snello e rinfrescante che inizialmente ricalca la dolcezza della frutta lascia poi spazio ad una luppolatura erbacea ed amara tanto decisa da far pensare a birre di ben altro genere, quasi più di stile britannico che belga. Insomma, si parte alla belga e si finisce all'anglosassone, lasciando la bocca piacevolmente pulita e la gola dissetata con un amaro parecchio persistente.

Approfitto, parlando di Samarcanda, per ricordare agli homebrewers di mettersi all'opera: dal 1 agosto e per tutto il mese è infatti possibile consegnare le birre per la seconda edizione del concorso Luppolando, secondo le categorie indicate nel bando. Insomma, se avete ambizioni di questo tipo e ancora non avete iniziato a brassare, affrettatevi...




venerdì 20 febbraio 2015

Una doppia blanche e un avviso ai luppolanti

L'altra sera, parlando di birre belghe con un amico e con il buon Beppe alla birreria Samarcanda di Plaino, consideravamo come sia assai difficile mantenersi sotto i sette gradi quando si arriva in quel di Bruxelles: "A meno che non sia una blanche", ho osservato io con fare "studiato". "Beh, ma ci sono anche le double blanche, che comunque ne fanno sei" ha ribadito Beppe, evidentemente più navigato di me. Double blanche? Mai provata una, mi sono detta: e quindi a quel punto colmare la lacuna si poneva come la priorità della serata.

Beppe mi ha così servito una Blanche des Honnelles, double blanche della Abbaye des Rocs. Una doppio malto con tre cereali - orzo, frumento e avena - dal colore ramato, e quindi più carico delle blanche classiche: già da lì si intuisce che una qualche differenza ci deve essere, intuizione confermata dall'aroma floreale più intenso della media in cui spicca una nota di coriandolo. In bocca la fa invece da padrona il cereale, ricordando la crosta di pane; per passare poi ad una punta di vaniglia, che però lascia subito spazio ad una chiusura più secca e rinfrescante. Insomma, una scoperta assai curiosa, dato che coniuga il tocco dissetante delle blanche con un corpo ed un'aroma più complessi che possono soddisfare anche chi è alla ricerca di sapori più forti.

Detto ciò, dò volentieri spazio ad un "avviso ai luppolanti" di cui ho avuto conoscenza proprio al Samarcanda, ossia dell'apertura del bando della seconda edizione del "Luppolando": dal 1 agosto al 1 settembre - e quindi non ci sono scuse: il tempo per la maturazione ce l'avete, a meno che non facciate una barricata - gli homebrewers potranno consegnare le proprie creazioni al Samarcanda. Quest'anno già è stata predisposta una classificazione in otto categorie più una categoria aperta - trovate tutti dettagli sulla pagina Facebook del Samarcanda - e a fine settembre la giuria capitanata dal prof. Buiatti sceglierà le tre migliori per ciascuna categoria. Che dire: anche quest'anno, che vinca il migliore..

giovedì 20 novembre 2014

Piccoli brassatori per grandi birre


Chiedo perdono all'Associazione Homebrewers Fvg se ho plagiato il loro slogan per il titolo di questo post: ma è appunto questa la notizia, ossia la fondazione di questa associazione che intende riunire gli appassionati di homebrewing della regione - a quanto pare numerosi e che ci sanno pure fare, come hanno dimostrato concorsi quali "Luppolando" o la notevole mole di discussioni in materia che si svolge sulla pagina Facebook di Accademia delle Birre (e non a caso gli accademici erano presenti in buon numero).

A quanto pare, quindi, i tempi erano maturi per dare una veste istituzionale alla cosa: e così martedì 18 alla Brasserie di Tricesimo, che ha sostenuto la costituzione dell'associazione, il fondatore dell'Accademia delle Birre - nonché primo socio onorario - Paolo Erne ha tenuto a battesimo l'Associazione homebrewers Fvg, alla presenza di Severino Garlatti Costa appena rientrato dalla sua esperienza di giudice al Brussels Beer Challenge. Presidente è Walter Cainero, il pluripremiato homebrewer di "Luppolando": se da un lato si può obiettare che sono sempre gli stessi nomi a ritornare, dall'altro è la dimostrazione che una volta creato un circuito e una "massa critica" di appassionati questo rappresenta un humus fertile per concorsi, incontri, tavole rotonde, serate di degustazione e qualsiasi altra iniziativa, di cui possono beneficiare tutte le realtà del territorio.


Fa quasi sorridere che, come ha sottolineato Walter (a sinistra nella foto insieme a Paolo Erne), l'associazione sia nata quasi in controtendenza rispetto al gran fermento - letteralmente - che c'è in rete: tutto a scapito dell'incontrarsi di persona ed avere uno scambio di idee e informazioni più "genuino", oltre al fatto che di certo le birre non si possono assaggiare via Facebook. C'è da dire infatti che l'interesse per l'homebrewing è in crescita, ma per ora gli appassionati sono riuniti un maniera preponderante da forum e simili: io stessa, nello scrivere qualche tempo fa un post in merito, ho avuto le mie difficoltà a reperire informazioni. Senz'altro dare una veste anche istituzionale a questa passione aiuterà ad avere una maggiore presenza mediatica al di là di questi forum e pagine Facebook, che, pur essendo magari molto frequentati, hanno il limite di arrivare ai soli interessati. Un passo avanti dunque per promuovere non solo l'homebrewing, la sensibilizzazione più al largo per quanto riguarda il consumo "consapevole" (passatemi il termine) di birra artigianale.

Nella serata di apertura l'Associazione ha raccolto una trentina di adesioni, ma le iscrizioni sono ancora aperte: per completezza di informazione, concluido dicendo che chi volesse tesserarsi può ancora farlo contattando la Brasserie.

martedì 21 ottobre 2014

Brucia nella gola birra a sazietà, parte seconda

Eccomi dunque qui a soddisfare la curiosità di chi fosse rimasto sulle spine - magari nessuno...ma io ci spero sempre - in attesa di sapere come fosse finito il concorso per homebrewers "Luppolando" organizzato dalla birreria Samarcanda, e di cui avevo avuto l'onore e il privilegio di essere nella giuria. Come avevo annunciato nel precedente post, il 20 ottobre c'è stata la premiazione: in parte una sorpresa anche per me, in realtà, perché i nomi dei vincitori non mi erano tutti noti. Nel giudicare infatti avevamo deciso di usare un metodo "misto": assegnare delle "menzioni d'onore" per quelle tipologie di birra di cui erano arrivati troppi pochi esemplari per poter stilare una classifica - di blanche, ad esempio, ce n'era soltanto una - o che per qualche motivo di fossero distinte dalla massa, e scegliere invece un primo, secondo e terzo classificato per le Ipa e le Apa, con 7 e 8 esemplari rispettivamente. Mentre per le menzioni avevamo deciso la sera stessa, i conteggi matematici per la classifica erano stati rimandati ad un momento più tranquillo dato il tasso alcolemico verosimilmente al di sopra dello 0.5 - vabbè, ammettiamolo: Beppe aveva anche già affettato il salame di cervo, per cui a quel punto fogli e calcolatrice sono andati a farsi benedire. E così anche per me i nomi dei primi tre classificati sono stati una novità.

La serata si è aperta con una dotta quanto piacevole dissertazione del professor Buiatti a cui potremmo dare il titolo di "Udine, città della birra": pochi sanno che il capoluogo friulano aveva ben due birrifici in pieno centro, il Moretti e il Dormisch, oggi parte del gruppo Heineken e da tempo non più a Udine (il primo), e scomparso (il secondo). Di qui quella tradizione che ha portato Udine ad essere l'unico ateneo in Italia ad avere un corso dedicato specificatamente alla produzione della birra, con tanto di impianto sperimentale in piena attività. Dare esami dev'essere più piacevole che in altre facoltà, per quanto non meno impegnativo. Da lì siamo poi passati a consegnare le mezioni d'onore, con tanto di suspence iniziale: la prima, assegnata per la weizen, è infatti "caduta nel vuoto" in quanto gli autori Davide e Giovanni non erano presenti. Vabbè, si sono persi una bella serata in compagnia, sappiano comunque che l'attestato della loro menzione li aspetta. Meglio è andata la seconda, assegnata al - presente - Paolo Galizio (nella foto) per la sua kolsch; seguito da Emiliano Santi per la sua porter, Roberto Di Lenarda per la sua quadrupel in stile trappista con lievito recuperato dal fondo di una Rochefort e brett dall'abbazia di Orval, e Paolo De Candido per la neo battezzata FriulAle, con il 100% di malto friulano. Come vi avevo anticipato, insomma, le curiosità non mancavano.

Siamo poi entrati nel vivo con la premiazione delle tre Ipa: al terzo posto Emiliano Santi - "Non potevo dirti di aspettare qui dopo averti premiato per la porter sennò si capiva", ha scherzato Buiatti -, al secondo Paolo De Candido - idem come sopra -, e al primo Walter Cainero; per le Apa si è aggiudicato il terzo posto Luca Dalla Torre, mentre al secondo sono ricomparsi gli scomparsi Davide e Giovanni, e al primo - ohibò - Walter Cainero (che nella foto esibisce infatti entrambi gli attestati), che ha accolto la notizia con un "Ci dev'essere un errore". Che dire, evidentemente ci sa davvero fare, e non posso che augurare la miglior fortuna a questo metalmeccanico che per ora brassa nel tempo libero, ma potrebbe avere un futuro promettente nel settore.

Ora non resta che attendere l'uscita del bando del prossimo concorso, che Beppe e Raffaella hanno annunciato per il primo gennaio; da lì ci sarà poi tempo fino al 31 agosto per sbizzarrirsi con le proprie creazioni. Brassate, gente, brassate...

martedì 30 settembre 2014

Brucia nella gola birra a sazietà

I conoscitori di Roberto Vecchioni avranno capito dalla citazione che sto per parlare della birreria Samarcanda: infatti è lì che ho avuto modo di entrare con estremo piacere nell'empireo dei giurati dei concorsi di homebrewing, nella fattispecie il Luppolando, lanciato dal locale lo scorso luglio. Mi sono così trovata a giudicare su ben 32 birre, opera di 13 homebrewers: cifre del tutto ragguardevoli considerando che si trattava della prima edizione e che Plaino non è esattamente una metropoli, a conferma non solo del fatto che il Friuli sta conoscendo - permettetemi l'espressione abusata - un notevole fermento, ma anche che locali con birre di qualità possono diventare punto di ritrovo per appassionati e centri di promozione di iniziative di ogni genere. Concorso indetto, peraltro, senza alcuna velleità particolare: "Brassare è qualcosa di ludico, di piacevole, di gratificante - ha chiosato il proprietario Giuseppe Burelli, Beppe per gli amici -: che cosa c'è di più soddisfacente che bersi la propria birra? Io ho voluto prima di tutto lanciare uno stimolo a creare: se c'è stata una buona risposta tanto meglio, ma non valuto il successo solo sui numeri".

Ammetto che, nonostante le rassicurazioni del buon Beppe che mi aveva gentilmente invitata a far parte della giuria, ero un po' preoccupata: trentadue birre sono così tante che altro che bruciare la gola, bruciano pure lo stomaco, il fegato, e apparato digerente tutto. Aggungiamoci pure che mi sarei trovata insieme a tre pezzi da novanta - anzi, uno da novanta e due da ottantanove, per rispetto dell'autorità: il prof. Stefano Buiatti dell'Università di Udine - giurato anche del Brussels Beer Challenge, uno dei maggiori concorsi internazionali -, il mastro birraio dell'ateneo Stefano Bertoli, e il tecnologo alimentare nonché ricercatore in ambito birrario Paolo Passaghe. Il timore di dire assurdità davanti a gente che ne sa molto più di me era quindi quasi una certezza, e sono arrivata lì con l'animo di imparare ancor prima che di giudicare.

Al Samarcanda ci aspettavano le bottiglie rigorosamente anonime, contrassegnate solo da un numero; unica cosa nota era lo stile, così da poterle raggruppare tra simili per la degustazione e giudicare anche l'attinenza allo stile dichiarato - in altre parole: se la chiami porter ed è chiara, o hai sbagliato nome o hai sbagliato malti, e in entrambi i casi ti costerà un paio di punti. Per quanto si sia confermata la moda per le Ipa e le Apa, presenti in maggior numero, la panoramica degli stili rappresentati era praticamente completa: la creatività quindi non manca, con tanto di uno stile nuovo creato per l'occasione - non vi tolgo però la sopresa su quale sia: aspettate e leggete dopo la premiazione. Muniti di una griglia di valutazione per ciascuna birra, abbiamo quindi giudicato in religioso - vabbè, quasi: le domande "tecniche" a Buiatti erano lecite - silenzio per non influenzarci; soltanto alla fine ci siamo scambiati i punteggi, per fare le somme e decidere su eventuali menzioni di merito. E' stato curioso vedere come, per quanto i giudizi dei tre accademici fossero basati più sugli aspetti tecnici e i miei più sul puro piacere dato da una buona birra, c'è stato un sostanziale consenso sui giudizi dati; nonché nel concordare sul fatto che la qualità delle opere pervenute mediamente è stata molto buona, e che di molte avremmo volentieri fatto il bis se non fosse che già così era stata una maratona birraria non da poco.

Tralascio su intermezzi - embè, mica pretenderete che bevessimo 32 birre tutte di seguito? - con dotte dissertazioni sul tema "Con quali erbe - legali e non - è possibile aromatizzare la birra", o "Quale birra è più efficace per convincere una donna a dire sì"; o su test di sobrietà come recitare d'un fiato i nomi del sette nani o, ad un livello culturalmente più elevato, i sette vizi capitali; ma si sa che è anche questo il bello di simili occasioni, e che un bicchiere di buona birra è un ottimo catalizzatore di socializzazione.

Per ora non posso dire altro, ma qualche chicca sulle birre che ci sono passate per le mani c'è: se siete curiosi, non vi resta che aspettarela serata di premiazione il 20 ottobre...

venerdì 22 agosto 2014

Oh oh cavallo

Quando mi hanno suggerito di farmi un giro al Samarcanda, birreria di Plaino assai difficile da trovare a meno che già non sappiate dov'è, la domanda mi è sorta spontanea: che il nome sia ispirato alla nota canzone di Roberto Vecchioni? E infatti è stata questa la prima domanda che ho fatto a Beppe, ex fotoreporter che ad un certo punto della vita alla macchina fotografica ha preferito la spina della birra. In effetti, avevo visto giusto: a tenere a battesimo il locale sono stati due due cavalli scolpiti nel legno, che nelle intenzioni di Beppe avrebbero dovuto far bella mostra di sé ai lati del bancone, evocando il celebre "Oh oh cavallo" della canzone. Almeno finché non ha visto il prezzo, assolutamente proibitivo: ma ormai il nome era scelto e registrato in Camera di Commercio, e così Samarcanda fu.

La prima cosa a colpire entrando al Samarcanda rimane comunque l'arredamento: tavolini e sedie d'antiquariato, una vastissima collezione di bottiglie, un tecnigrafo degli anni '50 dell'istituto Malignani, e una cassa di legno ottocentesca usata per spedire birra con tanto di timbro del Regno Sabaudo. Il tutto, assicura Beppe, recuperato quà e là nei mercatini, o rovistando nelle soffitte degli appassionati. Ne risulta quindi un ambiente assai curioso in cui sedersi a bere un bicchiere, il che non guasta come cornice.

A colpire ancor di più è però il listino: circa 400 birre - Beppe assicura che le tiene tutte...-, di cui alcune vere rarità più o meno sconosciute. Insomma, è da mettersi le mani tra i capelli nel districarsi tra tanto bendidio. La selezione è particolarmente notevole nel campo delle birre belghe e britanniche, con tanto di listino a parte dedicato alle Brewdog: e su una di queste a me ignota è caduta la mia scelta, la Libertine Black Ale. La scheda la definiva "una stout trasformata in Ipa", e devo dire che come descrizione è azzeccata: se all'aroma risaltano soprattutto il tostato e il caffè tipico delle stout, il corpo e ancor di più la persistenza rendono piena giustizia ai luppoli americani caratteristici della Ipa, equilibrando bene il contrasto così che non risulti sgradevole. Certo è parecchio corposa ed ha un grado alcolico non trascurabile (7,2), per cui forse prenderla in una calda serata d'estate non è stata l'idea migliore; ma l'ho comunque apprezzata, se non altro per l'unicità.

Il Samarcanda è aperto da solo un anno, ed è quindi in fase di evoluzione e sperimentazioni: una di queste è la prima edizione di "Luppolando", concorso per homebrewers aperto fino al 1 settembre, che si concluderà con la scelta delle cinque migliori opere da parte di una giuria di esperti sia italiani che stranieri (inutile dire che sarei assai curiosa di intrufolarmi, date le belle sorprese che mi hanno sempre riservato gli homebrewers, come già avevo scritto in questo post). Insomma, le idee non mancano, per cui le premesse per futuri sviluppi ci sono. Unica osservazione da fare, forse, la selezione di birre piuttosto sbilanciata verso quelle di una certa qualità e rarità e conseguentemente di un certo prezzo: il che certo risponde ad una precisa scelta di mercato e ad una altrettanto precisa "filosofia birraria", ma che magari - per quanto non manchino le birre più "abbordabili", in particolare tra quelle alla spina - può scoraggiare il non intenditore. In tutto e per tutto però, appunto per questo, un posto da consigliare in primo luogo agli appassionati - nonché a chi intenditore (ancora) non è, ma intende accostarsi a questo mondo -, perché quello che troverete qui non lo troverete altrove: corri cavallo, corri ti prego, fino al Samarcanda io ti guiderò...