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martedì 16 febbraio 2016

A Modica non c'è solo cioccolato

Nel rendere conto delle nuove conoscenze fatte al Cucinare inizio dai più lontani, i siciliani di Birra Tarì, birrificio nato a Modica nel 2010. Territori non associati, almeno tradizionalmente, con l'arte brassicola; ma che stanno conoscendo - mi si perdoni il luogo comune - un certo fermento, anche grazie al contributo di chi, come Tarì, sta cercando di fare delle specificità dell'isola una nota distintiva della propria produzione.


Farsi raccontare da Luca e Fabio - che mi hanno accolta allo stand, insieme al loro collaboratore Federico - come sono nate le loro birre e gli aneddoti curiosi che stanno dietro ad alcuni dei nomi è già di per sé un piccolo show. La più curiosa sotto tutti i punti di vista - genere di birra, storia della ricetta e storia del nome - è indubbiamente la Qirat, una stout alla carruba. Luca, durante la degustazione che ho condotto, ha così raccontato di come siano andati a scovare da un'arzilla signora novantenne la tecnica giusta per raccogliere, essiccare ed utilizzare un prodotto tipico della loro terra come la carruba - il cui seme in arabo si chiama appunto Qirat, come ha suggerito un loro amico (nome che, curiosamente, è "Tarì" al contrario se si eccettua la q - vabbè, non si può avere tutto). Altro aneddoto curioso sta dietro al nome della Apa For Sale, birra brassata per il decimo anniversario de Il Sale Arte Cafè di Catania, inizialmente battezzata "X Sale" (dove X sta per il 10 in numero romano); di lì il salto all'espressione inglese "for sale", in vendita, è stata breve. Il Tarì ha poi colaborato anche con la Bonajuto, la più antica fabbrica di cioccolato di Sicilia, per l'omonima birra alle fave di cacao brassata in occasione dei 150 anni della cioccolateria e dell'unità d'Italia; nonché con alcuni viticoltori locali per la Giacché, una Iga - ebbene sì, adesso lo si può dire - con mosto d'uva giacché. Il legame con la terra d'origine costituisce quindi un filo rosso nell'attività del Tarì.

Ho avuto occasione di assaggiare per prima la Oro, una pilsner semplice e pulita, che ad una luppolatura fresca e delicata abbina un finale discretamente secco per il genere; a colpirmi di più è stata però la Trisca ("la versione buona della tresca, nel senso di gruppo di amici" nella definizione di Luca), una wit che sia all'aroma che al palato amalgama in maniera encomiabile coriandolo, zenzero e basilico in maniera tale che nessuno dei tre sovrasti sugli altri ma si uniscano in un unico sapore fresco con un finale acidulo e dissetante. Il trucco, a detta dei birrai, è la scorza di limone: e si sa che la Sicilia, in quanto ad agrumi, non ha nulla da invidiare a nessuno.

Da ultima la Qirat, di fatto quella che mi incuriosiva di più. All'aroma si impone nettamente la dolcezza della carruba, tanto da coprire quasi il tostato tipico delle stout; che però ritorna in forze non appena il primo sorso arriva in bocca, per virare verso il caffè sul finale. Mi sono trovata a commentare che, se altre stout che mi è capitato di assaggiare sono il caffè amaro, questo è il caffè zuccherato: solo che - a differenza del caffè zuccherato - è il dolce a dominare all'inizio, per poi svanire a vantaggio di una persistenza tostata abbastanza lunga ma non aggressiva. Una birra che, come da noi proposto nella degustazione, si abbina bene al cioccolato fondente forte, così da andare ad accompagnare ulteriormente il passaggio dal dolce all'amaro.

Nel complesso, il Tarì mi ha dato l'impressione - almeno a questo primo acchito - di essere un birrificio che sa giocare bene anche con toni forti e con birre più sperimentali, riuscendo a mantenere un equilibrio anche laddove si rischierebbe di strafare; senza prestare il fianco alla critica di "farlo strano" per nascondere i difetti, dato che hanno dato buona prova anche con una birra semplice come la Oro. Insomma, chi l'avrebbe mai detto che a Modica di buono non c'è solo il cioccolato.

martedì 14 aprile 2015

Il basilico no...

....non l'avevo considerato. Sul serio: di birre con le spezie o aromatizzazioni più audaci ne avevo sentite, ma che si potesse usare anche il basilico non mi era proprio mai passato per la testa. Così, lo ammetto, quando alla Fiera di Santa Lucia i due simpatici ragazzotti genovesi del birrificio La Superba mi hanno proposto la loro birra - indovinate un po'? - "Genova", una lager chiara con basilico della riviera ligure, non ho potuto non pensare: ecco, i soliti esibizionisti fanatici del "famola strana" (la birra, naturalmente). Che poi finiscono per ottenere risultati che piacciono solo a loro perché, così come ogni scarrafone è bello a' mamma sua, ogni birra è buona al suo creatore - peccato che gli tocchi poi bersi l'intero lotto da solo, perché nessun altro gli fa compagnia.

Invece devo ammettere che ho dovuto ricredermi. Il profumo di basilico che sale dalla Genova è fresco e delicato, e ben armonizzato con l'erbaceo del luppolo; e anche nel corpo leggero non è affatto invasivo, lasciando il giusto spazio al cereale, per poi ritornare con una persistenza fresca e dissetante. Insomma, così come avevo dovuto ammettere che il simpatico proprietario del chiosco delle limonate sul lungotevere - sosta obbligata sulla via del ritorno a casa nelle calde estati romane quando vivevo lì - aveva visto giusto nell'aggiungere il basilico alla sua ricetta, così devo dirlo dei ragazzi de La Superba.

Coerentemente con la volontà comune a numerosi birrifici artigianali di testimoniare il legame con il proprio territorio, La Superba utilizza prodotti locali in buona parte delle sue birre. La Regina, ad esempio, è una lager con miele millefiori della Valle Scrivia: miele che all'olfatto sovrasta nettamente tutti gli altri aromi e che personalmente ho trovato un po' eccessivo,ma che in bocca lascia inaspettatamente spazio ad una breve nota di amaro ben netto per poi ritornare in piena forza con una persistenza che mescola i due sapori. Interessante poi la Castagna, che non usa le castagne arrostite ma la farina, lasciando in bocca un sentore che mi sono trovata a definire "pastoso" e robusto, e indubbiamente molto più "grezzo" rispetto a quello delle birre che utilizzano castagne cotte.

Nota godereccia, le spine de La Superba sono arrivate a Santa Lucia in accoppiata con una nutrita - perdonate l'ironia - offerta di focacce liguri, a cui è difficile resistere: come tipicità mi è stata consigliata quella non lievitata con ripieno di stracchino, e non mi sono pentita di aver accettato il suggerimento.

Devo ammettere che di curiosità su La Superba me ne sono rimaste: ad esempio la Serena, una Lager ai petali di rosa; la Puro Sangue, una lager doppio malto; o La Superba, una nera ad alta fermentazione con cinque tipi di malto. Che dire, prima o poi spero di togliermela....