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giovedì 14 maggio 2015

La terza zanna

Di Zanna Beer e delle sue prime due creazioni - la Savinja e la Polaris - avevo già parlato, e con grande piacere, in questo post; così ieri sera alla Brasserie di Tricesimo ho colto l'occasione per provare la terza nata di casa Zanolin, la Triple Z. A dire il vero, io e Enrico ci siamo alambiccati sul significato del nome - che magari il birraio vorrà chiarire -: forse perché, abbiamo osservato scherzosamente, dopo una bottiglia da mezzo di una birra di 7,5 gradi non puoi far altro che metterti a dormire? Sia come sia, l'importante non è il nome ma la sostanza - "Che cosa c'è in un nome"?, diceva anche il buon Romeo di Shakespeare - e così siamo passati all'assaggio.

Già all'aroma, in cui predomina la frutta matura, si intuisce che è una birra piuttosto dolce per il genere; e al palato viene infatti confermata questa impressione, con un corpo pieno e caramellato che con l'alzarsi della temperatura vira verso la mandorla. Anche il finale rimane dolce, con dei sentori quasi tendenti al whisky, e discretamente persistente. Ottimo anche l'abbinamento proposto dalla Brasserie con albicocche secche e mandorle, che si armonizzano perfettamente con i sapori dolci della Triple Z.

Posso dire di confermare quanto avevo scritto nello scorso post, ossia che quelle di Zanna sono "birre non fatte per stupire per la loro intensità o particolarità, ma che nei fatti stupiscono per la qualità raggiunta all'interno di canoni di pulizia e di equilibrio": ed in effetti anche questa è una tripel che non cerca "l'effetto speciale", ma che vuole, molto semplicemente, essere "ben fatta". Certo la Savinja e la Polaris hanno una nota di originalità e di unicità in più dati anche i particolari luppoli utilizzati, ma - sempre che vi piaccia il dolce, beninteso - anche la Triple Z è una carta ben giocata nell'ottica di diversificare il panorama offerto da Zanna. A questo punto, non mi resta che invitare ad una quarta birra...

martedì 2 dicembre 2014

Di Zanna non c'è solo quella bianca

Quando da diversi mastri birrai ti arriva a più riprese l'invito a conoscere un collega, dato che buona reputazione all'interno della categoria generalmente è sincera, non si può non coglierlo: così ieri mi sono messa in viaggio verso Gorizia - oltre che per salutare gli amici del Birrificio Antica Contea, beninteso - per conoscere Antonio Zanolin. Meglio noto agli intenditori come mastro birraio della Gastaldia di Solighetto (Treviso), dopo dieci anni di onorata esperienza il buon Antonio ha fatto ritorno qualche mese fa nella natìa Trieste per lanciare il suo marchio, Zanna Beer; e la Fiera di Sant'Andrea ha offerto l'occasione di uno spazio degustazione comune tra il giovane birrifico goriziano e l'ancor più giovane birrificio triestino. Oddio, in realtà è giovane anche il birraio; ma se l'azienda è "una startup" - parole sue -, lui in quanto ad esperienza non lo è affatto.

Al momento sono due le birre che Antonio produce, appoggiandosi all'impianto dell'agribirrificio Villa Chazil: la ale ambrata Savinja - dal nome della vallata slovena da cui arrivano i luppoli - e la Polaris, che Antonio ha battezzato "Adriatic kolsch" pur essendo in realtà una bassa fermentazione - "infatti penso cambierò il nome", ha confidato. Se c'è una cosa in cui si sente la maestria di Antonio, direi che è l'abilità nel gestire luppoli "impegnativi" - per sua stessa ammissione - ottenendo birre equilibrate e "pulite". La Savinja, dai profumi terrosi e di sottobosco pur con qualche sentore caramellato, rimane infatti molto delicata al palato e beverina - dopotutto fa poco meno di cinque gradi - chiudendo con una leggera nota maltata e rimanendo comunque discretamente secca; e ancor più beverina è la Polaris - dal nome del luppolo utilizzato -, dall'aroma floreale eccezionalmente delicato e dal corpo leggero, che lascia una nota amarognola dissetante e tutt'altro che invadente. Insomma, birre non fatte per stupire per la loro intensità o particolarità, ma che nei fatti stupiscono per la qualità raggiunta all'interno di canoni che torno a definire di "pulizia" e di equilibrio - cosa forse ancor più difficile. Direi quindi che la nuova avventura intrapresa da Antonio è assai promettente - con una terza birra in arrivo -, tanto più che poggia su solide basi.

Un'ultima nota va alla nuova cotta della Contessina dell'Antica Contea, che secondo Costantino dovevo "assolutamente assaggiare": in effetti l'ho trovata affinata soprattutto sotto il profilo dell'aroma, dalle note fresche ed agrumate più forti che in precedenza, così come nell'amaro al retogusto che rimane più secco e netto. Da bere a boccali per togliere la sete, insomma, perché scende che è davvero un piacere...