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sabato 13 settembre 2014

Una Framboise...o quasi

Tra le varie amenità e curiosità che ho trovato a Friulidoc c'è lo stand della Pro Loco di Avasinis: un ridente quanto piccolo paesino ai piedi delle Prealpi Carniche, noto come "Il paese del lampone e del mirtillo" - tanto che ogni anno si tiene ad agosto la relativa e golosa festa - in virtù dei cespugli di questi frutti che crescono spontanei e numerosi nella zona. Oltre a prelibatezze gastronomiche di ogni genere sia dolci che salate a base di questi due prodotti, un vistoso cartello pubblicizzava anche la birra al lampone: sarà pur vero che le lambic e di conseguenza pure le gueuze (per i non adepti: birre a fermentazione spontanea, caratterizzate da un gusto acido) non sono il mio genere, mi sono detta, ma una framboise locale se non altro per curiosità potrebbe starci. Così mi sono avvicinata e ne ho chiesta una.

E quale non è stata la mia sopresa nel vedere che il simpatico signore che mi ha servita ha prima versato dello sciroppo di lampone da una bottiglia, e poi ha aggiunto una "bionda generica" - chiamiamola così - dalla spina lì accanto: orrore, scempio, sacrilegio, m'ha fatto la Radler col lampone! Scherzi a parte, mi è stato spiegato il perché di tale procedimento che con le framboise non ha nulla a che vedere. Gli emigranti di ritorno in paese dal Belgio, numerosi fino tutto il secondo dopoguerra, avevano fatto conoscenza lassù con le birre locali: tra cui appunto la framboise che, manco a dirlo, li aveva fatti sentire un po' a casa. Una volta rientrati, però, ne hanno sentito la mancanza; e non disponendo né delle strutture né delle conoscenze per fare da sé questo genere di birra, hanno trovato l'escamotage di aggiungervi lo sciroppo dei lamponi locali appena spremuti. Insomma, si sono detti, meglio così che niente.

La storia curiosa non era bastata a togliermi la perplessità, ma ormai che la birra era spinata, non berla sarebbe stato un sacrilegio assai più grave che averci aggiunto lo sciroppo di lampone. E liberando per un attimo la mente dagli schemi precostituiti, in effetti ho dovuto ammettere che il tutto aveva un suo senso: anche così si sentiva che quello non è uno sciroppo di lamponi qualunque - della serie: scordatevi quelle specie di melasse in vendita al supermercato -, ma una vera e propria "spremuta" di frutti, che in tutta onestà non si accompagna affatto male ad una birra chiara. Posto, chiaramente, che non vi aspettiate una framboise belga: ma vale la pena provare, magari per un aperitivo.

La birra viene proposta in abbinamento con gli gnocchi e i cjarsons al mirtillo con ricotta affumicata, di cui il simpatico signore di cui sopra ha insistito per offrirmi un assaggio nonostante le mie di insistenze in senso contrario - della serie: ho già mangiato come un lupo, vi prego, chiedo tregua. Oltretutto, avevo seri timori che abbinare una birra così dolce ad un piatto che - pur salato - rimane comunque tendente al dolce risultasse eccessivo. Invece, al di là del fatto che sia gli gnocchi che i cjarsons erano una vera bontà, il salato e l'affumicato della ricotta contrastano il giusto con il dolce del frutto, creando un ulteriore gioco con quello della birra. Gioco ancor più interessante sarebbe naturalmente provare con una vera framboise, in cui l'acido aggiungerebbe un'ulteriore smorzatura al dolce: insomma, toccherà procurarsene una e dire agli amici di Avasinis che accendano i fornelli...

mercoledì 18 settembre 2013

Friulidoc, parte quarta: oca, fritulis di miluç e Freewheelin' IPA

Eravamo rimasti all'ora di pranzo, sulla via per raggiungere il tendone di Morsano al Tagliamento: un paese che, soprannominato un tempo "Morsano delle oche" quasi come una presa in giro, ha saputo valorizzare questa - chiamiamola così - tipicità mettendo in piedi la celebre "Sagra dell'Oca", che il prossimo novembre vedrà l'edizione numero 41. Insomma, ormai è roba collaudata: tanto che la coda alla cassa del chiosco aveva dello scoraggiante.

Se non fosse che già avevamo fatto aperitivo, sarebbe valsa la pena iniziare con uno dei vini della fornitissima enoteca; abbiamo però preferito accompagnarlo al pranzo, dopo una nutrita - beh, non ancora...- discussione su quale piatto scegliere. Il menù infatti era assai vario, con conseguente indecisione; così abbiamo optato per tre piatti diversi da condividere. Io, giusto per andare sul sicuro, ho puntato sugli gnocchi al sugo d'oca: certo non erano le patate di Godia, però l'oca era quella di Morsano, e si capiva che preparare un ragù a dovere è il loro punto di forza. Emanuele invece è rimasto affascinato dal "nido d'oca", nella foto: bocconcini d'oca su letto di polenta e funghi, bello a vedersi oltre che da mangiare. Da ultimo Enrico, che come sempre è andato sul verace: coscia d'oca con polenta, certo abbastanza impegnativa in quanto a pesantezza, ma il sughetto che la accompagnava vinceva su tutto. Insomma, complimenti alle oche - e ai cuochi, ovvio.

Io però, in fin dei conti, sono una tipa da dolce: e poco distante c'era lo stand di Pantianicco, il Pais dal miluç - come recita anche il cartello stradale -, ossia il paese delle mele con relativa mostra regionale e festeggiamenti annessi. Ormai prossima, peraltro, dato che la prossima edizione partirà il 27 settembre fino al 6 ottobre. L'occhio mi è caduto sui tanti dolci disponibili, un vero paese del balocchi per un'appassionata come me: contrariamente alle mie abitudini ho scelto le fritulis, le frittelle, che generalmente escludo appunto perché fritte. Queste però, devo ammettere, erano fatte bene, per niente unte: onore al merito anche a loro, quindi, e alle loro mele.

A quel punto però, per par condicio, serviva il regalo anche per papà: e dato che squadra che vince non si cambia, ci siamo rivolti al chiosco degli amici di Foglie d'erba per una bottiglia di una certezza come la Freewheelin' IPA. Papà, lo so che l'hai già bevuta, inutile che lo neghi: com'era?

sabato 31 agosto 2013

Zahre e patate

Ok, sarà pure una battutaccia; ma quando Enrico mi ha detto che la Sagra delle patate di Godia (Udine) è stata ribattezzata al plurale perché il nome originale di "Sagra della patata" aveva originato qualche doppio senso, non ho potuto trattenere le risate....insomma, i soliti maliziosi! Devo ammettere che inizialmente non ero molto interessata; ma dopo aver dato un'occhiata al sito della sagra in questione, che magnifica la qualità di suddette patate e soprattutto degli gnocchi - fatti a mano sul momento davanti agli occhi degli avventori -, ho deciso che valeva la pena farsi un giro. Dopotutto, da casa mia a Godia si può arrivare in bicicletta, evitando fastidiosi problemi di parcheggio.

Arrivati al tendone, la coda alla cassa per i ticket è stata sorprendentemente corta: ohibò, vuoi vedere che stasera siamo fortunati? Pia illusione: dopo essersi procurati il biglietto dell'ordinazione, ciascun piatto va ritirato al relativo stand, facendo una coda per ognuno di questi - consigliabile essere in gruppo, così ci si divide - staccando il bigliettino come dal salumiere. E qui ho rischiato l'infarto: per gli gnocchi il responso della macchinetta sputanumeri è stato 945, mentre stavano servendo il numero 801. Se non fosse stato per un'anima pia che aveva ritirato un numero in più e mi ha offerto un 871, probabilmente avrei mangiato dopo mezzanotte. Meglio è andata ad Enrico che, per procacciarsi lo stinco al forno e il frico, ha dovuto attendere "solo" una trentina di turni. A onor del vero, c'è da dire che gli inservienti - l'intero paese: in un borgo così piccolo si mobilitano tutti quanti, ed è anche questo il bello - sono lodevolmente veloci, e davvero si fanno in quattro per i clienti.


Ad ogni modo, i piatti sono valsi l'attesa: la generosa porzione di gnocchi al sugo di capriolo ha fatto la felicità di Enrico, che - parametrando qualsiasi piatto a quelli che cucina sua madre - ha garantito che erano davvero buoni, gustosi e morbidissimi. Si vabbè, li ho assaggiati: confermo che erano speciali, ma mi manca il termine di confronto... A fare la felicità mia è invece stato il morbidissimo stinco, ben cotto, saporito e non troppo grasso: e se io lodo la carne di maiale, che tendenzialmente non apprezzo, vuol dire che davvero c'è qualcosa di strano. Ma ancor di più mi hanno soddisfatta le patate al cartoccio, che ancora con la buccia e senza alcun condimento consentono di apprezzare davvero fino in fondo la particolarità della varietà di patate coltivata qui. Ovviamente Enrico non si è fatto mancare il frico, anche questo croccante al punto giusto e non troppo unto, come a volte capita di trovare.

A coronamento del tutto, però, - insieme ad una band divertentissima oltre che molto brava, i Gone with the swing - stava la birra di Sauris: ebbene sì, anche qui, pur non accostata allo speck. Devo ammettere che abbinare la rossa allo stinco non è stata una grande idea, non tanto perché i gusti non si accompagnino - anche se col maiale è meglio l'affumicata -, quanto perché questo non mi ha permesso di apprezzarla fino in fondo. E così ha avuto buon gioco il diavoletto tentatore che me ne ha offerta un'altra dopo cena, procurandomi sogni a colori durante la notte: ma almeno una volta al mese lo stravizio si può fare, e ormai siamo al 31 di agosto...