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giovedì 5 marzo 2015

Il ritorno di Foglie d'Erba

Ce n'è voluto del tempo dato che il nuovo birrificio è stato inaugurato a fine dicembre, ma finalmente - approfittando della serata organizzata alla Birreria Brasserie per la settimana della birra artigianale - sono riuscita a riassaggiare le birre del Foglie d'Erba "nuova versione": non nel senso che siano state drasticamente cambiate le ricette - almeno così ha assicurato il birraio Gino Perissutti, che ha presenziato alla serata - ma nel senso che sono appunto parte di questo "nuovo corso". Per l'occasione la Brasserie ha messo alla spina i pezzi classici del birrificio, ossia la Babèl, la Hot Night at The Village a la Hopfelia; e le prime due, peraltro - come testimonia la foto qui accanto -, sono fresche fresche di secondo premio nelle rispettive categorie al concorso Birra dell'Anno di Unionbirrai.

La punta di diamante - e non sono l'unica a sostenerlo - rimane la Babèl (insieme alla Freehweelin' Ipa, ma questa un'altra storia): una American Pale Ale dalla luppolatura generosa come poche, e dall'aroma che personalmente - in barba a tutte le descrizioni che ne magnificano i toni agrumati - trovo così intenso da virare all'erbaceo tanto è acre. Toni pungenti che si confermano anche al palato, lasciando poi una persistenza amara e secca in cui però ritorna anche l'agrume; facendo sì che anche chi - come me - non apprezza troppo che si esageri su questo fronte possa bersene due pinte senza colpo ferire - e senza nemmeno rendersene conto, soprattutto. Insomma, direi che dopo tanto tempo che non la bevevo ha confermato i buoni ricordi.

Mi ha invece sorpresa - e positivamente - la Hot Night at The Village, la porter di casa Foglie d'Erba: non ricordavo infatti i profumi di vaniglia così netti, che quasi sovrastano il tostato tipico di questo genere. Tostato che però ritorna in forze nel corpo decisamente robusto per una porter, che lascia un lungo finale di caffè particolarmente intenso. Quasi da bere a fine pasto al posto della "tazzulella", insomma: se non altro, invece che nervosi vi renderà piacevolmente rilassati...

martedì 3 marzo 2015

Beer Attraction, parte quarta: di tutto un po'

No, non è per sminuire i birrifici di cui parlerò in questo post, che hanno la stessa dignità di quelli ai quali ho dedicato un post intero; semplicemente, per amor di sintesi, ho deciso di riunire quelli di cui - vuoi perché il tempo ormai stringeva, vuoi per la necessità di conrtollare il tasso alcolico - ho provato una birra sola o al cui stand mi sono fermata poco tempo, ma che ho comunque considerato meritevoli di una menzione.

Iniziamo dal Birrificio Pontino di Latina, al cui stand campeggiavano spine dalle etichette curiose come "La spaccapalato", "La zitella" e "Magic Circe" - naturalmente ciascuna con la sua storia. Come birra più rappresentativa del loro repertorio mi è stata indicata la Runner Ale, una american pale ale pienamente in stile e senza particolari vezzi, dal corpo delicato pur senza risultare annacquato. Anche in questo caso, dunque, una birra "pulita", che prima che per l'originalità mira a farsi apprezzare per il buon risultato raggiunto senza uscire dagli schemi; e c'è da dire che il Pontino in quanto ad originalità comunque non manca, dato che vanta operazioni più audaci come la 41mo parallelo - una fermentazione spontanea con agguinta di brett e kiwi giallo dell'Agro Pontino - e la Orange Poison - una ale con zucca mantovana, mostarda di frutta, senape, pepe, mandorle amare e noce moscata.

E una buona originalità pur senza voler stupire a tutti i costi vanta anche il ferrarese BiRen, di cui ho provato la weizen Charlotte: probabilmente una di quelle che più rende giustizia all'importanza dei lieviti in questo stile, caratterizzata da un notevole aroma di banana. Mi è rimasta quindi la curiosità di assaggiare una delle loro stagionali, la Extra Charlotte, una weizenbock da sette gradi e mezzo ottenuta a partire dalla Charlotte di cui sopra: uno stile che non ho mai provato prima, e dalle buone premesse vista la birra di base.

E sempre rimanendo in tema di weizen, merita una mezione anche quella del birrificio Batzen di Bolzano: anche in questo caso notevoli gli aromi - qui tendenti quasi allo speziato, pur non tralasciando né la corposità del lievito né il fruttato - e piacevolmente rinfrescante, con un finale leggermente più dolce rispetto alla media dello stile. L'ho peraltro trovata ottima in abbinamento al tipico pane altoatesino ai semi di finocchio, proposto come "stuzzichino" in degustazione: le leggere note speziate si sposano egregiamente con il sapore deciso del finocchio, per quanto non l'avrei detto prima di provarlo.

Da ultima quella che definirei in primo luogo una curiosità, ossia l'idea del birrificio La Casa di Cura - "perché i nostri sono elisir curativi" - di Crognaleto (Teramo): ciascun lotto della loro ipa monomalto e monoluppolo - battezzata T.S.O. - vanta infatti un luppolo e una spezia diversi, così che ogni volta è una sorpresa. Si va dal luppolo chinhook con gli aghi di abete douglas, al luppolo amarillo accostato al timo serpillo, all'east kent golding con aroma al melograno. Insomma, un po' come le scatole di cioccolatini, direbbe il buon Forrest Gump: non sai mai quello che ti capita...